Un incontro bellissimo
Oggi è il mio compleanno, 55 anni. Mi ricordo da ragazzino quando vedevo qualcuno che aveva 55 anni, tipo mia zia e poi anche mio padre dopo, pensavo che erano dei vecchi catorci decrepiti.
Oggi ci sono arrivato anche io ma non mi vedo così, anzi. Mi sento più giovane oggi a 55 anni di una ventina o trentina di anni fa.
Ieri in motorino glielo dicevo a Luca che stava dietro che dentro di me non è cambiato nulla e che mi sento lo stesso di sempre, lo stesso di quando ero un ragazzino.
Magari con un po’ più di esperienza, nel senso che sono passati tutti questi anni e tutta questa vita, ma per il resto non mi sembra che sia cambiato nulla dentro di me. Mi sento lo stesso di quando ero un ragazzino e mi dirai forse è normale così.
La differenza è ovviamente l’aspetto, la pelata incipiente, l’artrite, il rimbelinimento, il fatto che non mi ricordo un belino e che ormai ho la memoria a breve termine di un canarino.
Invecchiare alla fine è restare uguali dentro di te mentre il tuo corpo diventa un catorcetto anche se nel mio caso devo dire che sono più in forma ora di una decina di anni fa.
Oggi ci sto molto più attento, vado a correre, mangio meno, non mi compro alcolici per non bere così non cado in tentazione. Non fumo più da 7 anni.
Insomma, sono quello che si suol dire un giovane vecchio. O un vecchio giovane. Sono entrato in quella categoria di gente che ha fatto il suo ingresso nella vecchiaia, nella terza età, ma in quella categoria è fra i più giovani. Sono vecchio, ma per essere vecchio sono giovane.
E’ vero anche che probabilmente quando ero giovane ero un vecchio dentro, ma questo è un altro discorso e poi non mi ricordo molto bene come ero da giovane. A volte penso che questa cosa che ti dimentichi di tutto è positiva.
Comunque, oggi nel giorno del mio compleanno mi è successa questa cosa curiosa. Praticamente, ero sotto casa che stavo facendo uno squat (uno yogi squat ho scoperto, lo faccio senza sapere di farlo, ma comunque lo faccio, mi viene spontaneo) dopo aver finito di correre. Mi tiro su e c'è un signore con gli occhi azzurrissimi che mi guarda e mi fa: "Ammazza, come fai a stare giù così", tutto ammirato. Me lo guardo e gli dico "Sai sto sempre al computer, così mi sciolgo un po' i muscoli". Lui mi chiede: "Quanti anni hai?". Gli dico 55. E lui mi fa: "Io ne ho 80". Sono stupito, "non li dimostri proprio", gli dico. E lui allora mi si avvicina e con la mano alla bocca, un po' sottovoce, con la mano a conchetta mi dice nell’orecchio "Il mio segreto, non ho mai lavorato troppo", e ridacchiando se ne va. Un incontro bellissimo.
Un mito, un segno inconfutabile del destino, un messaggio dall’aldilà con tutti i crismi. So cosa devo fare per il resto della mia esistenza, che sarà certamente ancora lunga e intensa. I miei primi 55 anni.
Oggi siamo andati a Monti con Pietro. Volevamo festeggiare alla Suburra, ma stranamente e in modo inatteso era chiusa. Allora siamo finiti al Chicco di grano, un ristorante dove andavamo sempre quando Pietro era piccolissimo, perché gli mettevano il seggiolone dentro, ed essendo grande il locale poteva fare tutti i suoi casini senza problemi. Senza che nessuno si lamentasse e in quel ristorante erano tolleranti con i bambini piccoli casinisti. Pietro nemmeno se lo ricordava, io sì. A me sembrava davvero che fosse ieri con quel seggiolone e i suoi casini di bambino piccolo. Ma sono passati quasi 20 anni, lui è un giovane uomo e io sono un giovane vecchio.


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