talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

18 febbraio 2012

Settimana bianca


Non nevica più, anzi, oggi era una bella giornata romana di febbraio, tepore, sole, caldo ecc. Siamo usciti presto, verso le 10, per portare i rifiuti ingombranti al punto di raccolta in piazza Vittorio davanti all’Oviesse. Con Giusy e Pietro abbiamo preso la sedia vecchia dell’Ikea, con le rotelle un po’ bloccate, e ci abbiamo caricato sopra le casse dello stereo che non funziona da circa cinque anni. Lo stereo invece l’ho preso io, nel sacchettone blu dell’Ikea, in spalla.

Belin, Pietro voleva guidare la sedia, in mezzo alla strada, fra le buche, carica con le casse. Ha rischiato un paio di volte di rifare la fiancata a qualche macchinone parcheggiato. Per fortuna la Giusy correggeva la traiettoria della sedia a rotelle, che basculava pericolosamente verso le macchine parcheggiate, rischiando di rigare la fiancata delle macchine per colpa di una buca o di Pietro che perdeva il controllo. Per fortuna non ci sono stati incidenti, anche se a un certo punto Pietro si è preso un colpo contro la sedia, una parte metallica sotto l’occhio, perché mentre la spingeva ha preso una buca.

A metà strada, un culo non indifferente di trasporto a piedi, la Giusy si è ricordata che la raccolta dei rifiuti ingombranti è domani. Le ho detto che è lo stesso, andiamo a posare la roba nel posto davanti all’Oviesse, dai cassonetti, se non arriva a domani vuol dire ch qualcuno si prenderà le casse e le stereo vecchio e magari pure la sedia. Non è un problema. Arriviamo sotto i portici di Piazza Vittorio, c’è Paolo Sorrentino il regista che abita in zona che sta guardando le bancarelle. Non è la prima vlota che lo incrocio, l’altra volta sempre in piazza Vittorio c’era pure lui alla festa della porchetta, e ne valeva la pena perché a mezzogiorno io mi ero già scofanato due panini eccezionali con la porchetta e poi mi sono fatto pure quello di Pietro, che non lo voleva più.

A volte becchiamo anche Peter Otoole, che pure lui abita in zona, l’attore quello con la faccia lunga che fa i film di Batman, piace molto alla Giusi che quando lo vede se lo magna con gli occhi. Non sembra nemmeno un attore di Hollywood, sarà alto come me con la faccia lunga, ma de gustibus. Quando va al banco dei prosciutti, al Sir, c’è quello dei prosciutti che gli dice sempre Mister Otoole, c’è Mister Otoole, che te do? La Porchetta?

Abbiamo posato i rifiuti ingombranti, deo gratias, poi siamo andati al parco a piazza Vittorio. Alle giostre ho cambiato la solita cinque euro per Pietro, c’erano pure Giordano, Greta, poi è arrivata Bianca e l’aria era primaverile. Non si sono nemmeno menati troppo, Greta era vestita da Power Rangers e poi siamo andati a mangiare pasta buonissima con il tartufo da Tina e Stefano. Poi Stefano mi ha accompagnato a Termini, ho prelevato mia madre e siamo tornati da loro.

Mia madre mi ha portato un borsone, peso almeno 20 chili, di roba da sciare per la settimana prossima. Un kit da sci anni ’70-’80 da competizione, tutta roba mia o di bacci: piumini due, un McKees degli anni ’70 azzurro e un Gigi Rizzi rosso, maniche staccabili. Pantaloni da sci, tre paia, due attilati – un paio un po’ strettino, sembravo Nureiev il ballerino del Bolshoy. Guanti Dynafit anni ’70. Un paio di occhiali a specchio anni ’70, strettissimi, ma validissimi. Una maschera da sci Carrera, mi ricordo che me l’avevano regalata a Natale forse quando ho compiuto 8 anni. Pietro se l’è messa e non se la toglie più. Ho notato l’altra volta che oggi le maschere da sci sono un gadget che va per la maggiore fra i black block, il vintage metropolitano galoppa.

C’erano poi anche due fasce copri orecchie da panico al volante, una strettina con scritto “Look” sopra, azzurra, e una rossa veramente da madre coraggio. Dulcis in fundo, un ottimo paio di pedule da montagna marroni, praticamente nuove. Per la settimana bianca sono a posto. Belin, ci sono i miei amici con cui vado a sciare che mi hanno detto che faranno finta di non conscermi quando andremo a sciare insieme perché sono troppo vintage. Pietro è appena rientrato, mi ha ridato la maschera Carrera e mi ha detto che posso tenerla perché è troppo vecchia, belin.

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10 febbraio 2012

Dolore ai malleoli


Oggi nevica un po’, non ancora, anzi piove. Dovrebbe nevicare, più tardi. Sono venuto lo stesso al lavoro, perché a casa c’è Pietro e pure la Giusi, gli uffici pubblici e le scuole sono chiusi in vista della neve. Che non c’è ancora, ma c’è ancora tempo.

Una settimana fa ha nevicato sul serio, questa settimana ha fatto freddo, oggi se nevica sono messo bene perché ho le mie Timberland nuove ai piedi. Me le sono comprate domenica scorsa, dopo la nevicata e dopo il gelo ai piedi di venerdì scorso, per colpa delle mie vecchie Dr Martens che ho buttato nel cassonetto dopo cinque e più anni di onorato servizio. Non erano più impermeabili, le mie Dr Martens.

Le Timberland sono impermeabili, però fanno malissimo ai piedi. Esattamente sono due morse e schiacciano i malleoli e di brutto. Il primo giorno, appena me le sono comprate, non riuscivo quasi a camminare, ma mi sono fatto forza, ho pensato che meritano il rodaggio anche perché le desideravo dai tempi dei paninari e non ho mai avuto il coraggio di comprarmele per il prezzo e perché si vedesse che sono uno sensibile ai vestiti di marca, sono il classico consumatore di massa anche se non mi piace che si sappia in giro.

Adesso le ho usate tutti i giorni, tutta la settimana, ormai sono abituato al dolore di sottofondo. Forse va pure un po’ meglio, nel senso che fanno meno male ai piedi, anche se continuano a stringere i malleoli.

Forse le Timberland a scarponcino le producono apposta per farti male ai piedi e io non lo sapevo. Il commesso non mi ha detto niente, ma forse sono come le scarpe che ti danno a militare, che devono sempre farti un po' male, così ti stimolano la disciplina.

In questi giorni sto registrando per strada tutte le espressioni del volto delle persone che hanno indosso un paio di Timberland come le mie, quelle a scarponcino, giallo senape come dice la Giusi, che è un modo per demolire il mio acquisto, anche perché con il dolore al malleolo che sento mi è venuta già voglia di togliermele le Timberland e di buttarle nel cassonetto.

Sto studiando i volti dei proprietari di Timberland a scarponcino per vedere se dai loro sguardi si nota un’espressione di dolore al malleolo, come quella che devo avere io, dipinta sul mio volto da una settimana, anche se sono stoico e cammino piano e tengo i lacci slacciati per allentare la morsa. Per ora, non ho notato nulla di strano sui volti dei paninari che circolano per le strade e i marciapiedi di Roma. Però a me non mi fregano, perché tutti hanno le stringhe slacciate e quindi secondo me anche loro hanno i malleoli ingessati.

Ma chi lo sa, magari fingono anche loro che non gli fanno male i malleoli. Io non fingo, è vero che mi fanno meno male del primo giorno. Però è anche vero che male fanno male e di brutto per essere degli scarponcini da 160 euro. Uno le scarpe dovrebbe mettersele e non pensarci più di averle addosso. Se ci pensi vuol dire che ti fanno male e belin, a me i paninari mi sono sempre stati sulle palle tra l'altro e ho aspettato trent'anni per comprarmi le Timberland per non essere tacciato da paninaro fuori tempo massimo. Oltre il danno la beffa e fanno male ai malleoli.

In questi giorni, controllando le Timberland addosso agli altri, ho visto dei colori di Timberland che forse mi piacciono di più di quelle che mi sono comprato. E’ vero che l’erba del vicino è sempre più verde, però adesso, dopo il male ai malleoli e tutto il resto, non sono più sicuro che il colore che ho scelto, il classico giallo senape da paninaro, come dice la Giusi, sia il colore più bello. Ma ormai è troppo tardi. Giallo senape è un colore malaticcio, che ti ricorda la diarrea tra l'altro, e poi con questi carri armati se per caso pesti una merda sono cazzi tutti tuoi, mi ricordo una mia compagna di classe al ginnasio che ha pestato una merda con le Timberland e l'ha sparsa in tutta la classe e non riusciva più a toglierla in nessun modo da quanto sono profondi i carri armati della Timberland.

Che poi il turcco è usare un bastoncino di legno e togliere la merda dagli interstizi, con l'alcol o l'ammoniaca a portata di mano per disinfettare lo schifo.

La speranza è che usandole si ammorbidiscano, che le due maledettissime cuciture che mi stanno martoriando i malleoli si ammorbidiscano e che io possa mettermi le mie Timberland senza dover soffrire e senza dover fingere che non mi fanno male. Per il resto, le Timberland sono impermeabili e molto calde comode. Il carro armato è di cinque centimetri, e questo è buono perché ti alzano un po’. E ci mancherebbe ancora che non fossero impermeabili, belin, costano come due pepite d'oro e invece sono giallo senape.

Il carro armato delle Timberland è più alto di quello delle Dr Martens. Tra l’altro, questa settimana la fabbrica della Dr Martens è stata messa in vendita. Ho letto che sono scarpe nate dopo la seconda guerra mondiale, per i militari dell’esercito tedesco o forse inglese, le suole le producevano con i vecchi copertoni dei mezzi militari dismessi. Un tipo di scarpa che poi è stato lanciato sul mercato di massa e adottato da gente con lavori tipo il meccanico, l’idraulico, il poliziotto ecc. E alla fine sono diventati uno status symbol, un accessorio cult nel mondo dello spettacolo. E io le ho cacciate via nel cassonetto, belin, non mi hanno mai fatto male ai piedi in vita mia.

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03 febbraio 2012

Le mie DrMartens non sono impermeabili



Le mie DrMartens non sono impermeabili e me ne sono accorto oggi che nevicava. Sono uscito a pausa pranzo per la solita passeggiata da Torre Argentina fino al forno di Campo de’ Fiori e sono arrivato lì con i piedi fradici. Belin, un freddo ai piedi da geloni e poi ti dura tutto il giorno, con i calzini bagnati. Ma il punto non è questo, il punto è se le mie DrMartens siano mai state impermeabili prima, in passato. In realtà, non lo so, non mi ricordo.

Eppure, io dentro di me ho sempre pensato che le DrMartens fossero le mie scarpe per la pioggia ma oggi mi sono reso conto che non è così. Poi, all’uscita dal lavoro, me la sono fatta a piotte, perché non passavano autobus. Da Torre Argentina fino a Piazza Venezia, le piotte erano un lago ghiacciato, navigavo nell’acqua gelata, meno male che mi sono comprato un accendino in un bar, ero senza accendino e non poter fumare quando cammini al freddo, con i piedi gelati e fradici con le sigarette in tasca è un supplizio di Tantalo. Povero Tantalo, se lo incontrassi gli offrirei davvero un bel pranzo ai quattro palmenti alla Suburra.

Quando sono arrivato a piazza Venezia, tutti gli autobus andavano in deposito. Le mie DrMartens oltre tutto sono delle scarpe fredde, non sono così invernali come pensavo, e dire che io le consideravo le mie scarpe per l’invero e per la pioggia, ma non so più cosa pensare delle mie DrMartens. Forse, in realtà, sono delle scarpe estive, al massimo autunnali, che puoi usare quando c’è bel tempo e non fa freddo e mai quando piove anche se sembrano scarpe anti pioggia, ma non è vero.

Belin, ho appena ricaricato lo Zippo, da qualche tempo l’ho riesumato. Mi succede spesso di avere delle cose che metto da parte, come se me le dimenticassi, ma poi le ritiro fuori un bel giorno. Lo Zippo ha bisogno di un bel po’ di manutenzione, fra benzina, cotone incendiario e la pietrina. Ora l’ho ricaricato, non si accendeva, si vede che avevo messo troppa benzina. Alla fine si è acceso, ha fatto una fiammata che se non ci stavo attento mi bruciavo le ciglia. Ma per fortuna ci sono stato attento e poi le ciglia con lo Zippo me le sono già pelate una volta e quindi ci sto attentissimo. Mi piace lo Zippo quando è stracarico, fa delle fiammate da belzebù e poi è anti vento per davvero, non per finta o per pubblicità.

L’altra volta, ero a Torre Argentina, al telefonino. Stavo fumando, un tizio che parlava con una bionda fitto fitto mi ammicca con lo sguardo e mi chiede da accendere. Gli do lo Zippo, gli dico stai attento perché fa una fiammata da belzebù. Lui accendo, passa lo Zippo anche alla tizia con cui parlava, le accende e in tutto questo a me non mi guarda nemmeno. Poi mi restituisce lo Zippo senza manco ringraziare e ci aveva messo almeno un minuto fra accensione, accensione della tizia, conversazione bellamente a farsi i cazzi suoi con il mio Zippo per le mani ecc. L’ho mandato a cagare senza nemmeno passare dal via ma non penso che se ne sia accorto, la bionda era valida e me l'ha fatta pesare e calare dall'alto.

Il problema dello Zippo è che passa dalle stelle alle stalle in pochissimo tempo. Secondo me, consuma troppo con la funzione anti vento e poi rimane subito senza benzina. E' come quelle macchinone tremila di cilindrata, quelle americane, che consumano come delle spugne e poi ti lasciano a piedi in autostrada alle due di notte. Oggi lo Zippo scarico e sotto la neve con le sigarette in tasca mi sono dovuto fermare in un bar con le DrMartens fraciche e i piedi congelati per accattarmi un accendino simil Bic che tra l’altro sarà pure blu di plasticaccia ma è un lanciafiamme.

Poi, dopo che sono andato a piedi per i Fori quasi fino al Colosseo nella poltiglia pantano, ho preso l’autobus. Sul bus c’era la marea di gente, c’era la tele. Il mio oroscopo diceva che devo trovarmi un hobby che mi farà conoscere molta gente. Ho pensato a Facebook, o a qualche social network, ci sono entrato appena sono arrivato a casa e nell’elenco di Facebook ho visto un sacco di amicizie che devo accettare o ignorare. Un 50% delle persone non so chi sono, un altro 30% è gente che non so perché dovrei conoscerla e poi allora ho chiuso la pagina senza accettare né ignorare. Sono tutti lì, sul mio schermo se apro la pagina. Magari prima o poi chiedo o accetto l’amicizia, che poi secondo me Facebook è un lavoro e di hobbystico ha ben poco.

Come hobby, ho il mio blog che però lo sto un po’ trascurando. Anche perché io un hobby ce lo avrei pure, sarebbe quello di scrivere un romanzo. Soltanto che non so su cosa scriverlo e quindi mentre ci penso passa il tempo.

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06 gennaio 2012

E ci cado sempre


E ci cado sempre. Belin, non ci sono più parole per descrivere lo schifo, la pena, la tristezza della Samp. Tifare la Samp oggi, sarebbe meglio essere uno struzzo e mettere la testa sotto due chilometri di sabbia per non sentire e non vedere quello che fanno i blucerchiati stagione 2011-2012.

Bisognerebbe smettere di tifare la Samp, passare ad un’altra squadra, smettere di soffrire e di farti venire il mal di testa per le sigarette che ti fumi sentendo le radiocronache di serie B, il giorno della Befana, dopo uno splendido cotechino che ti va di traverso e ti devi prendere un Moment perché perdi al 93esimo in casa contro il Varese.

Non ci sono più parole, dopo l’anno scorso che contro il Brescia in casa mi sono dovuto prendere tre Moment alla fine, e di sera non riuscivo a dormire perché avevo un mal di testa e una nausea da panico e mi sono messo a piangere nel letto, solo come un cane, e poi mi sono fatto un canarino per vomitare ma non ci sono nemmeno riuscito. Eppure continuo a dimenticarmi come sto dopo e accendo la radio, anche perché grazie a Dio l’abbonamento a Sky per la B quest’anno non me lo sono fatto.

Mi sa che quest’anno si va ai play-out per la serie C, che adesso si chiama Lega Pro. Siamo penosi, mi vergogno di essere doriano e se potessi smetterei domani, ma purtroppo non riesci a smettere di tifare se sei un tifoso vero, è una malattia, l’unica malattia che resiste in un paese dove cambiare casacca e voltare gabbana è uno sport nazionale.

Ma la Samp invece non riesci a smettere di tifare per la Samp, se hai sempre tifato non si può, anche se vivi da un’altra parte e non sarebbe così difficile cambiare squadra, sceglierne una fra Lazio e Roma per dire.

Belin, non ho parole, l’ultima volta 0 a 0 contro la Juve Stabia in casa, poi abbiamo buscato a Pescara, adesso alla ripresa sconfitta in casa contro il Varese. Non ho parole per esprimere la mia incazzatura, sono nero, e dire che dopo Macheda, Biabiany, Maccarone, Cavasin, Curci & Co. pensavo davvero che avessimo toccato il fondo. E invece non c’è limite alla pietà che possono fare questi giocatori, che non si capisce come indossano la nostra maglia.

Anzi, si capisce benissimo come, siamo in un momento peggiore di quello con Mantovani junior e ce ne voleva per arrivare ad un livello tale di pena. Garrone vattene via, vendi, levati, togliti, non è possibile andare avanti a sto modo, cedi, passa la mano.

Dico soltanto che se potessi smetterei di essere doriano, perché è da agosto 2010, da quando abbiamo buscato contro il Werder Brema, che ci prendiamo soltanto dei calci nei denti. Se ripenso al derby dell’anno scorso perso al 97esimo, se ripenso alle ultime partite dell’anno scorso con quei giocatori bolliti in campo mi girano a elica, se penso alle genialate di mercato che abbiamo fatto mi vengono i crampi allo stomaco.

L’altra volta doppietta di Marilungo, che abbiamo cacciato via senza nemeno dirglielo all'Atalanta; e Biabiany che la schiaffa dentro nel Parma, da noi sembrava il fratello minore di Mennea, correva a testa bassa e non si fermava più, finiva in gradinata o lo falciavano via, ma la biglia non la prendeva mai. Paolombo è finito, basta, finché ha mercato datelo via per pietà.

Davvero, può bastare così, l’allenatore non ho parole, è arrivato, ha fatto quattro pareggi e due sconfitte e ha rotto con ste frasi roboanti sulla "forza esplosiva". Oggi in casa con il Varese ha giocato senza punte, ma come fai a vincere senza punte in campo? Sei fuori di melone Iachini? Piovaccari e Pozzi e in panca? E come pensi di segnare? Non se ne può più, veramente, adesso pensiamo a salvarci dalla serie C e pensiamo a programmare l’anno prossimo, per favore.

Vendere le zavorre, via Sensibile e via i Garrone dalla Samp, hanno fatto già troppi danni. Sono due anni che tutti i giorni leggo il forum del Secolo XIX, c’è un mare di gente che ci soffre di brutto per la Samp, non è possibile prendere per i fondelli la gente a sto modo qui. La gente deve smettere di andare allo stadio.

E meno male che non ho l’abbonamento a Sky, perché l’anno scorso certe partite che ho visto me le ricorderò sempre, tipo quella con il Napoli, abbiamo buscato 4 a 0, quella con il Cesena in casa, persa, scontro diretto buttato nel cesso. Giaccherini sembrava Maradona. Quella con il Brescia, ultima spiaggia, da morire. Per fortuna l’anno scorso almeno il derby non l’ho visto.

Ma certe cose però uno se le domanda: ma Piovaccari non era il capocannoniere della B l’anno scorso? E Bertani? E Juan Antonio, che è arrivato adesso dal Brescia, ma chi è??? Perché non abbiamo comprato un regista di centrocampo, che sono anni che ci ostiniamo a far fare il play maker a Palombo, che è un incontrista per di più sul viale del tramonto e ha i piedi che sono due ferri da stiro??

Ho letto che alcuni tifosi hanno scritto a Mancini per chiedergli un intervento degli sceicchi per salvare la Samp, penso che sarebbe una delle poche chances che ci restano per non finire all’inferno del calcio, non c’è limite allo squallore in cui siamo finiti. Ma Koman non era un buon giocatore? E Bentivoglio? Maccarone per favore datelo via, porta sfiga. E Semioli, che fine ha fatto? E' sempre rotto, da tre anni è sempre rotto. Doveva essere il valore aggiunto, è sempre rotto.

Belin, come siamo finiti in basso, che schifezza. E dire che scarponi ne abbiamo visti, da Loris Pradella a Possanzini a Dieng a Hugo, Ortega, Klinsmann, Signori e Inzaghi che quando sono venuti da noi sembravano le controfigure dell’originale ecc. Palmieri non era certo un fenomeno, però in confronto a Bertani & Co. almeno usciva dal campo con la maglia fradicia e la faccia stravolta dalla fatica. Ma così scarsi, e tutti in una volta, non me li ricordo. Giuro, non me li ricordo. Mi ricordo certi scarponi tipo Mauro Ferroni e Vullo, gente che non la schiaffava mai dentro tipo Nick Zanone e Silas, ma gente così scarsa nemmeno Renato Buso e Zanini erano così grammi. Però almeno si sbattevano, questi qua non si sbattono nemmeno, oppure sono talmente scarsi che non ce la fanno proprio ma allora è anche più grave, vuol dire che il comitato strategico non ci capisce niente.

Che dire, è una pena infinita, e siamo sempre in mezzo ad un tunnel che non finisce mai. Ma la cosa peggiore è stata quella di dire che la Samp avrebbe ammazzato il campionato prima dell'inizio della stagione, un errore di questo tipo lo devi pagare Sensibile e Garrone, perché delle due l’una: o prendi per i fondelli i tifosi e una piazza che ha appena vissuto un anno da ricovero per colpa tua, oppure di calcio non ci capisci niente.

Belin, oggi per l’ennesima volta ci sono cascato, tutto il calcio minuto per minuto, segnano tutti, il Pescara ne fa quattro, Immobile capocannoniere; il Sassuolo segna e vince, tra l’altro Pea l’allenatore del Sassuolo era nostro della primavera, ma noi preferiamo gente come Atzori e Iachini. Segnano tutti, almeno ci provano, il Gubbio segna due gol a partita e lotta, fa punti, noi non segnamo mai e perdiamo al 93esimo in casa con il Varese, gol di uno di Arenzano entrato da tre minuti in campo.

E dire che c’è stata tutta la manfrina del potenziamento atletico nelle vacanze di Natale di Iachini. Guarda, sono talmente incarognito che se potessi cambierei squadra, ma lo capisci come sto messo per colpa vostra??

La mia vicina mi ha appena portato su un piatto di polenta e formaggio, me la farò fuori questa sera, insieme all’avanzo di cotechino che mi sono fatto oggi, mi sa che mi conviene buttarla sul cibo perché se aspetto la Samp resto a bocca asciutta e pancia vuota chissà ancora per quanto. Fate pena. E ci cado sempre.

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30 ottobre 2011

Zeman e Atzori, in comune solo la "z"


Stamattina mi sono visto Zemanlandia, il documentario sul Foggia dei miracoli e ho goduto a rivedere i vari Signori, Rambaudi, Baiano, Kolivanov, Shalimov Codispoti e i gradoni dello Zaccheria ecc. Già l’altra sera mi ero visto il Pescara massacrare il Bari al San Nicola, Zeman è un grande. Certi giocatori da serie C sembrano Maradona con lui, l’altra sera al San Nicola c’erano due giocatori, Zanon il terzino destro del Pescara, mai sentito, che sembrava Oddo dei bei tempi, e un certo Gessa che faceva di tutto in campo. Poi vabbè, Insigne è già un grande, sembra Cassano.

La Samp invece ha buscato contro la Nocerina, non ho parole per definire il gorgo in cui si trova un tifoso blucerchiato che tra l’altro è costretto a seguire le vicissitudini della squadra a distanza. Perdere con la Nocerina senza rischiare nemmeno di raddrizzare la partita è davvero l’ultima umiliazione. Dicono che Atzori resterà, belin, non ho parole per descrivere lo stato d’animo.

Cos'hanno in comune Zeman e Atzori? Niente, anzi, la "z" nel cognome.

Non oso immaginare cosa penserà il povero Romero, che secondo me è davvero un gran portiere: si domanderà cosa ci fa in una squadra di zombi, è pure vero che da quando è arrivato sono più le partite che ha saltato perché era convocato in nazionale di quelle che ha giocato.

Certo, prendere quattro pere a Nocera Inferiore non lo andrà a raccontare a Messi.

Ieri era una giornata perfetta, mi sono visto Chelsea-Arsenal, relax dal mattino alla sera, poi apro internet e vedo il risultato: Nocerina Sampdoria 4-2. Belin, non si può. Davvero, è too much e dire che già l’anno scorso è stato un calvario, anche quest’anno così è pazzesco. Ho letto pure che la società vuole dare un’altra possibilità ad Atzori, si gioca martedì contro il Crotone (sigh!), ma allora vuol dire che alla società questo andazzo gli va bene.

E’ vero che Delio Rossi alla Samp non ci vuole venire, è vero che Del Neri magari costa, ma ci sono Iachini e Donadoni liberi. Urge una scossa alla squadra, quanto meno per non sprofondare ancora più giù. Per dire, adesso per consolarsi uno guarda il catania e giosce per Montella, oppure vede il Manchester City e giosice per Mancini, oppure vedi Cassano e Pazzini e ti ricordi che fino a poco fa erano in campo con la Samp. Ma come cazzo si fa a perdere contro la Nocerina?

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17 luglio 2011

Minchionissimo me


Ero tutto contento perché pensavo che sgorgasse dal suo cuoricino di piccolo bambino di 4 anni. E invece, come capita spesso, ho dovuto presto fare i conti con la realtà. Non è il cuore che detta la linea affettiva di mio figlio, ma la tivù.

Stamattina mio figlio di 4 anni, si chiama Pietruzzo, mi getta le braccia al collo e mi sussurra all’orecchio “Papà, ti voglio bene”. Una dichiarazione d’affetto struggente, anche perché eravamo all’aeroporto, prima della security, lui stava partendo e io restavo. Una dichiarazione che manderebbe in brodo di giuggiole il più freddo dei freddi. Ed in effetti sono andato in brodo di giuggiole in un nanosecondo ci sono andato.

Parlando con la Giusy, rimembravo tutto intenerito quello che mi sembrava un gesto di grande affetto filiale. Ma la doccia fredda è arrivata tanto inattesa quanto inequivocabile: “Guarda che quella frase, ‘papà ti voglio bene’, Pietruzzo l’ha sentita l’altro ieri nel film “Cattivissimo me” e l’ha ripetuta così, a pappagallo, perché il film gli è piaciuto tanto e i protagonisti ad un certo punto lo dicono al cattivo del film”.

Silenzio. Ci sono rimasto un po’ di sale, poi mi sono detto che in ogni caso è stato piacevole sentirselo dire, rispondere, prendersi quel bacetto e quella tenera sussurata nell’orecchio. Certo, la fonte (Pietruzzo) ha perso un po’ di quella naturalezza che le avevo attribuito, ma non per questo mi è andata di traverso questa dichiarazione di affetto filiale.

La domanda vera è quanto di tutto quello che facciamo noi e di quello che fanno i bambini è figlio della tivù, del video, di atteggiamenti che vediamo e che loro vedono in tivù o al cinema o su youtube. Mi dirai che se ci interroghiamo su cose del genere non ne usciamo più vivi, però un po’ la domanda aleggia nell’aria del ventilatore. Quante cose facciamo e diciamo perché le abbiamo viste fare in una fiction di qualche genere? Quanto incide la fiction sul nostro modo di sentire e soprattutto sul modo di esprimere quello che sentiamo? Mi sa che la tivù detta la linea e non poco.

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Roma-Fiumicino


Stamattina mi sono svegliato alle otto, per accompagnare la Giusi e Pietro all’aeroporto. Ero un po’ stanco, ieri sera ho visto i quarti della Copa America, Argentina-Uruguay. E’ finita ai rigori, ha vinto la Celeste, certo che Messi in nazionale è peggio di Mancini quando lo chiamavano in azzurro. Ci sono giocatori che non ci dovrebbero andare, in nazionale. Messi è da psicanalisi, quando va in nazionale fa pena. Fa quasi tenerezza, quasi, perché in molti ci godono a vederlo così inutile. Chissà cosa gli passa per la testa, quando si mette la maglia dell’Argentina. Dalla faccia sembra che gli stiano facendo un clistere di glicerina.

Abbiamo preso il taxi per Fiumicino alle 8,30 e il tragitto è stato ok. Pietro era tranquillo, ieri sera non voleva saperne di dormire. A mezzanotte era ancora sveglio, che si rivoltava nel letto come una frittella. E poi scalcia sul muro, sembra un mulo come le emorroidi quando sta nel letto senza dormire. Gli ho raccontato la solita favola che farebbe addormentare anche un cellulare carico, “Non dormi piccolo orso?”, grugnì Grande orso. “No, non dormo, ho paura del buio”, disse per l’ottantesima volta Piccolo orso. Alla fine, Pietro l’ho mollato da solo, con il cavallo che c’è dentro di lui, a scalciare nel muro. Quando mi sono messo davanti a Sky, l’Uruguay vinceva già uno a zero. Si è addormentato prima del pareggio di Higuain, cavallo pazzo.

All’aeroporto check in spettacolare, non c’era nessuno in fila. Poi, siamo andati su a fare colazione, caffè e pan au chocolat. Mi sono comprato la Repubblica, di domenica costa un euro ed è il giorno della settimana che lo leggo di più, il quotidiano. La cosa bella della domenica con la Repubblica è che non ci sono panini o allegati, le pagine sono anche meno.

Insomma, la domenica è un euro speso bene, anche perché c’è l’editoriale di Scalfari che di riffe o di raffe fa sempre piacere leggerlo. Una tantum ti fa il riassunto delle puntate precedenti, sembra un po’ come Un posto al Sole, che prima dell’episodio ti dicono in sintesi che cosa è successo nelle puntate che magari ti sei perso. Non lo vedo da cinque o sei anni, Un posto al sole, però so che se lo rivedessi domani dopo una settimana saprei cosa è successo.

La Repubblica di domenica ti dà lo stesso servizio, lo leggi e poi sai cosa ti sei perso, anche se sinceramente due giorni fa Bossi aveva detto: “Papa in galera”, ma ieri ha fatto retromarcia “Papa niente galera”. Insomma, se mi compravo la Repubblica ieri mi ero perso una puntata abbastanza importante, che incide sul risultato finale. Altrimenti cosa li pubblicano a fare i quotidiani, se non per dirti esattamente cosa fanno i nostri campione du mundo.

Ho salutato Pietro e Giusi prima della security, Pietro mi ha detto “Domani tagliati la barba”, si vede che lo pungevo mentre ci davamo un bacino di saluto. Prima mi aveva detto “Ti voglio bene”, un bel paraculino precoce, Pietruzzo, e allora gli ho detto che anche io gli voglio bene abbracciandolo forte.

Al ritorno ho preso il treno fino a Termini. Mi sono letto il giornale fino alla stazione. Poi, si aprono le porte e la gente al binario cominciava a salire con i bagagli e tutto senza prima lasciar scendere chi era a bordo. Sono uscito di brocca e ho cominciato a dire a voce alta: “Fate scendere prima di salire”, una francese che era salita con le valigie extra larga diceva “Pardon, pardon”, ma lo dice va come quelli che ti dicono “Scusa”, ma in realtà intendono dire “Ma non rompere”. Allora le ho risposto “Pardon un cavolo, prima fai scendere e poi sali”. Allora la gente che doveva scendere ha capito, ha cominciato a scendere senza troppi complimenti per la massa di gente che pressava nel senso opposto.

Voglio un po’ vedere se arrivo alla Gare du Nord e salgo su un treno prima di aver fatto scendere la gente, mi prendono e mi cacciano giù con tanto di “voilà les italiens” che sinceramente mi sono rotto di sta cosa per cui se sono italiano, e ne vado più fiero di quanto non dica in giro, mi devo sempre sentire insultare da qualcuno mentre questi francesi, svizzeri, cinesi, giapponesi, americani che vengono da noi fanno quello che vogliono e se sono a Roma per turismo si piazzano in mezzo alla strada, al Colosseo, e quando attraversano non guardano nemmeno se arriva qualche macchina. L’altro giorno al Colosseo c’era una turista, obesa, che si è rotta i legamenti all’incrocio con via Labicana.

E’ dovuta venire l’ambulanza per sollevarla e toglierla dalla strada, aveva bloccato il traffico e non riuscivano nemmeno a spostarla dalle corsia preferenziale dei bus che non riuscivano a passare verso i Fori. E nessuno che batteva ciglio. Italiani che scendevano dal bus sotto 35 gradi all’ombra con il traffico bloccato per un quarto d’ora per questa turista obesa, spiaggiata davanti al Colosseo in mezzo alle strisce. Se succedeva a Tokio cosa facevano? La asfaltavano? E a Berlino? Però il downgrade ce lo danno a noi e agli altri Pigs. Belin, se vedo uno di Moody’s mi danno il cartellino rosso perché gli faccio un’entrata a gamba tesa stile Vierkowood.

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15 giugno 2011

Non succede tutti i giorni


Erano le 9,30 di mattina, ero appena uscito di casa, in via dello Statuto 44, ma quando sono arrivato alla metro c’era qualcosa che non andava. Dal sottopassaggio saliva una fiumana di gente, tutti di corsa con lo sguardo nel vuoto. Nessuno parlava, sembravano tutti sotto choc. Allora sono sceso giù, nel sottosuolo di Piazza Vittorio, e lungo il tunnel si vedeva il fumo nero che saliva su. A metà strada faccio dietrofront. E torno su all’aperto. Di sotto c’era stato il tamponamento della metro, c’erano un casino di feriti, insanguinati. Un vagone fermo alla stazione era stato tamponato da un altro, che arrivava veloce dietro, in direzione Spagna.

Mi sono messo a parlare con la gente che veniva da sotto, ho chiamato rinforzi, Gianfranco con la macchina fotografica, poi alla spicciolata sono arrivati tutti gli altri cronisti e colleghi. Mi chiamano da Cagliari, io sono già lì da almeno tre quarti d’ora, non ti preoccupare è tutto sotto controllo, ero lì prima delle agenzie. Per caso, ma c’ero. Alla fine, io ho fatto il pezzo sulla gente, il pezzo della strada, con i commenti delle vecchiette e dei cinesi sotto i portici, che portavano le sedie di plastica alle vittime dell’incidente, lì nel sottosuolo di Piazza Vittorio. Ed è stato così che è cominciato tutto. Per caso. Una ragazza è morta, il macchinista è ancora sotto processo, pare che avesse ricevuto chiare direttive di non rispettare il semaforo rosso, per accelerare il servizio.

Ora che tutto è finto, ora che ci sono anche gli indagati per evasione fiscale in odore di bancarotta fraudolenta, ci sono cose che mi tornano in mente. Sembra un’altra vita.

E-Polis è durato quattro anni della mia vita e per ora è il lavoro più lungo che ho avuto.

Il telelavoro non lo rimpiango, però il giornale sì. Come quella volta che sono andato in Campidoglio dopo quell’incidente della metro, c’era un consiglio straordinario sulla morte della povera ragazza. Veltroni contrito, l’aula in lutto. E alla fine, quando esco, qualcuno dei colleghi nella calca mi aveva fregato il casco. Allora io senza pensarci due volte ne ho rubato uno a caso, nel mucchio, e sono volato al pc per scrivere il pezzo. Do ut des, mors tua vita mea, ora uso sempre quel casco, ci ho messo sopra una copertura con la bandiera della Giamaica, sono passati quasi cinque anni. Tra l’altro stringe un po’ il casco, ma nemmeno troppo.

Mi ricordo Zovirax, quel ragazzo napoletano che ogni tanto gli veniva l’herpes, napoletano ma tiene per la Roma. Ora sta a Milano, ciao Zovirax. Mi ricordo Cagliari, che da lontano sembrava Genova, da vicino si mangiano delle bistecche di cavallo meravigliose.

Mi ricordo tutti i sit-in sotto la Regione Lazio e l’occupazione del San Giacomo. E tutti quei pezzi di degrado, la cancellata anti-clochard al Colosseo, i centurioni romeni al Pantheon e le file di gente alla Gerit, i casini quotidiani, le tubature saltate, l’alluvione del Tevere, il cavallo morto al Colosseo, e i colleghi che mi prendevano per il culo perché non uscivo mai dal I Municipio, mi hanno dato la cittadinanza onoraria qui all’Esquilino.

Quei giri di nera alle undici di sera, da casa. E quando è morto il telefonino, con tutta la rubrica dentro, che ero in lutto, manco mi fosse morto il cane. E quando gli è venuto un infarto a mio padre e non sono nemmeno andato a casa perché stavo lavorando e allora, visto che è fuori pericolo, allora tanto vale che resto qui, perché domani esce il giornale.

E la protesta alla Stazione Tiburtina, con i comitati avvelenati con l’alta velocità e le Fs con il Comune che cacciano il grano per le compensazioni, chissà se quei soldi alla fine sono arrivati. La serrata dei taxi, i lavori della metro C, l’edicola spostata con la gru in piazza Malatesta, le soffiate, i tavolini selvaggi, i parcheggi assurdi, i miasmi alla Centrale del Latte di Casal Monastero, le aziende massacrate dall’Aniene nella Tiburtina Valley, il pedaggio sul Gra. Le quattrocento famiglie lasciate in un residence, dopo che il loro palazzo a Cinecittà era andato a fuoco.

La cosa bella era in via Merulana, dal benzinaio c’era sempre il pacco di copie di E-Polis. E vedevi le vecchiette il giorno delle Palme, in una mano il rametto d’ulivo e nell’altra E-Polis. E il 2 maggio, il numero con “The day after”, le foto delle bottiglie di Beck’s vuote dopo il concertone a San Giovanni. E al TG3 la gente ai sit-in con E-Polis in mano, mentre protesta, magari per il rumore dei binari del tram 8. E il senzatetto davanti al Sir, il sabato mattina, che dava via il giornale alla gente che usciva dalla spesa con i sacchetti in mano. Il comando di Polizia in via Petrarca con il mucchio di giornali allo sportello. E il pacco dal macellaio che alle nove era già finito. Le pagine del giornale usate per i lavori di ristrutturazione dei negozi a Monti. E per incartare il pesce o coprirti il culo dal sellino bagnato del motorino.

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