talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

12 ottobre 2019

Un sabato diverso

Stamattina sono uscito con la Giusy per andare a fare il solito giro del sabato mattina. Abbiamo accompagnato Pietro a Inglese e poi siamo andati verso via dello Statuo per ritirare delle cose in tintoria. Ci eravamo portati dietro la borsa della pallanuoto di Pietro perché si è rotta la lampo e siamo quindi andati dal calzolaio di via San Vito per la riparazione.

Lì di fianco c’è uno di questi negozi Chinaman, che vendono di tutto, come ce ne sono a decine all’Esquilino. Abbiamo guardato la vetrina, c’era uno di quei gatti che muovono meccanicamente la zampa, che li vedi sempre nei ristoranti cinesi che ti fanno sempre ciao ciao con la zampa.

A me sti gatti non piacciono, l’ho detto apertamente alla Giusy. Ma nella vetrina di fianco c’era questo Budda enorme che ride, con il sorriso e tutto agghindato, bellissimo, con il catenone e in mano questa barchetta o arca e mi sono illuminato perché è bellissimo.

La Giusy è entrata, l’ho guardato bene in vetrina questo Budda, tutto vestito con il vestito della festa e i lobi delle orecchie enormi e il catenone d’oro e mi è piaciuto tantissimo. Sono entrato al negozio del Chinaman e Giusy aveva già concluso la transazione. Abbiamo pagato, anzi, li ha pagato ("se aspetto te non entri mai per comprarlo perché sei troppo braccino", mi ha detto) e poi ho chiesto al Chinaman alla cassa, che stava incartando il mega Budda in un giornale chinaman e in un sacchetto chinaman, “cosa vuol dire questa barchetta d’oro che tiene sopraelevata il Budda?”.

E lui mi ha risposto “Soti, soti”.

“Soti soti” che tradotto dal Chinaman vuol dire “soldi, soldi”. Buono così, un bel Budda che ride e che fa un buongiorno al sole col catenone d’oro e un’arca piena zeppa di soldi in mano spero davvero che sia un buon segno e io a queste cose ci credo, lo sai, mi conosci, a me le coincidenze non mi ingannano. Secondo me le coincidenze non esistono, soprattutto per chi ha gli occhi per vedere quello che succede e mettere insieme, due più due, le connessioni (che non sono mai coincidenze) fra gli avvenimenti che secondo me lo ribadisco non sono mai casuali.

Comunque, prendo in mano il sacchetto con il Budda appena comprato, tutto contento. Stavamo decidendo dove metterlo in casa, perché è un bell’oggetto di stazza non indifferente, io ho pensato che in salotto per terra nell’angolo morto ci sta comunque bene perché:

• Nessuno lo può urtare, visto che sta nell’angolo morto dove non ci passa quasi mai nessuno
• Non si trova in un punto sopraelevato e quindi non rischia di cadere e di rompersi in mille pezzi, visto che è di ceramica
• Per ora non mi viene in mente nessun altro punto dove metterlo
• In quella posizione lì si trova esattamente di fronte a dove guardo quando faccio Qi gong in piedi in salotto
• Non voglio spostare l’altro Budda di legno che abbiamo sempre avuto nel salotto vicino al bonsai per fare spazio al Budda che ride

Mentre tornavamo a casa, sotto ai portici di piazza Vittorio, per terra ho visto un bigliettino della fortuna, di quelli che stanno chiusi nei biscotti della fortuna dei ristoranti cinesi, dove c’era scritto questo: “You have the ability to adapt to different situations”.

Belin che bel messaggio, tutto per me, che arriva dal pavimento di Piazza Vittorio mentre trasporto a casa questo Budda nuovo di pacca.

Un messaggio molto positivo, il Budda ha subito avuto un effetto positivo sulla giornata e mi ha contagiato il sorriso, a me e alla Giusy!!!

Ora, dimmi tu se anche questa del biglietto della fortuna per terra ti sembra una coincidenza. A me no. Anzi, mi sembra un altro segno bello e buono e chiaro di una mattinata all’insegna del Chinaman e del destino Chinaman tutto fuorché casuale, anche perché il sabato mi era cominciato, come quasi sempre succede, con una bella sessione di Qi gong Chinaman totale con tanto di suoni per fegato, milza, cuore, reni, polmoni e che i suoni per il cuore sono stati meravigliosi oggi.


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14 aprile 2019

Passeggiate

Stamattina sono uscito presto, per andare a fare la mia solita passeggiata. Dopo l’intervento cardiaco, i medici mi hanno detto che devo fare mezzora o tre quarti d’ora di moto al giorno, scegliendo fra cyclette, tapis roulant e passeggiate. Ho scelto le passeggiate così almeno sono all’aperto.

Nell’ultima settimana ho fatto la mia passeggiata quattro volte al Carlo Felice e tre volte a Colle Oppio.

Oggi, che è domenica, sono andato a Colle Oppio. Sono uscito alle 7.30, ero già sveglio da almeno un’ora e mezza. Quando sono uscito le strade erano deserte, a parte una coppia di ‘China man’ dell’Esquilino che ho incrociato in via Ferruccio, donna e uomo, che stavano andando a camminare pure loro.

Belin, camminavano velocissimo, sembrava che stessero marciando, con la massima naturalezza, camminavano a passo spedito e intanto parlavano fitto in cinese. Un’energia mattutina davvero invidiabile. So che i China man in generale ci tengono molto alla forma fisica, e si vede anche qui all’Esquilino. Sono molto motivati nel loro fitness quotidiano, si tratti di Qi gong, camminata, ginnastica o ballo perché molto spesso li vedi che ballano – dal valzer al liscio al rock, non importa quale genere, ballano di tutto – con la musica fai-da-te che si accendono soprattutto a Piazza Vittorio con radio e radioline e smartphone adibiti a colonna sonora.

Comunque, stamattina a Colle Oppio ho incrociato di nuovo la coppia di China man di via Ferruccio che continuavano a marciare, la donna in salita davanti dal Colosseo faceva pure lo zig zag in salita e camminava velocissimo parlando con l’altro compagno e si era aggregato anche un terzo China man con i capelli un po’ più lunghi. All’altezza dei giochi di Colle Oppio, poi, c’era un gruppo sempre di China man che faceva Qi gong con la radio accesa e musica China man di sottofondo che si spandeva fra gli alberi.

Quadretto molto rilassante.

In realtà, c’era anche un altro che faceva Qi gong, non era un China man, era da solo dal lato dove ci sono le aiuole delle rose e faceva delle evoluzioni molto aggraziate.



Sempre a proposito di China man, l’altro giorno anche al Carlo Felice c’erano dei China man che camminavano ginnicamente. Due signore di mezza età, che camminavano veloce. Poi ad un certo punto le ho viste che facevano stretching e una delle due era snodatissima, sembrava una ginnasta professionista da quanto alzava la gamba tesa prima di flettere con naturalezza il busto. Belin sti China man ci danno le piste a ginnastica.


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26 febbraio 2019

Memorie di un malato di cuore

Non sapevo nemmeno di avere un cuore fino a un mese fa, poi mi è venuta la fibrillazione atriale e mi è cambiata la vita all’improvviso. Un mese fa mi è cambiata la vita, quando il cuore ha cominciato a galopparmi nel petto, sembrava un cavallo che scalciava da dentro il corpo eppure ero fermo davanti allo specchio a farmi la barba.

Ho fatto finta di niente, ho pensato fra poco smette e invece continuava a sbattermi il cuore e a galoppare a cento all’ora. Non mi era mai capitato e anche in motorino continuava a sbattere fortissimo e veloce. Mi sono spaventato, ho prenotato gli esami, ma l’elettrocardiogramma l’ho fatto soltanto dopo qualche giorno e il dottore mi ha detto fibrillazione atriale in corso, vada subito al pronto soccorso.

Sono andato al pronto soccorso del San Giovanni, mi hanno dato un codice giallo e c’era un mare di gente in attesa. Quando mi ha visitato la cardiologa mi ha subito spostato in reparto, perché oltre alla fibrillazione mi ha trovato un difetto congenito all’atrio, un DIA (Difetto interatriale).

Tutti i medici mi chiedevano se stavo bene, se non ero affannato, se riuscivo a respirare e io gli ho risposto che stavo bene. Erano un po’ straniti i medici, perché in teoria mi sarei dovuto sentire completamente spossato.

Insomma, un mesetto fa ho scoperto che ho un difetto cardiaco dalla nascita e che mi devo operare per correggerlo. L’operazione la farò entro un paio di settimane e ora sono in attesa dell’intervento, in cura ma almeno sono a casa.

Cosa è cambiato da quando ho scoperto di avere un problema cardiaco.

Da quando sono stato male sono successe alcune cose importanti. Prima cosa, ho smesso di fumare. Prima fumavo più o meno un pacchetto di sigarette al giorno, adesso non fumo più da tre settimane abbondanti e senza troppi sforzi. Ho avuto una tale paura con la fibrillazione e me la sto facendo talmente addosso per l’intervento che le sigarette sono l’ultimo dei miei pensieri.

Non ho più lo stimolo di fumare, incredibile visto che prima invece mi accendevo una sigaretta appena sveglio, con il caffè, e alle 9,30 di mattina mi ero già fumato almeno quattro o cinque sigarette.

Ho smesso anche di bere caffè, in realtà me ne faccio uno alla mattina, per il caffè latte della prima colazione, un’altra novità della mia nuova vita. Niente più caffè, che mi agitava troppo, e caffè latte con fette biscottate e marmellata oppure biscotti secchi a colazione.

Non bevo più, almeno per ora in attesa dell’operazione. Prima bevevo tutti i giorni a cena, vino rosso. Ora mi bevo soltanto acqua. Ho bevuto un paio di volte vino bianco e birra nell’ultimo mese, un bicchiere ogni tanto si può fare. Un bel cambiamento visto che prima mi bevevo vino rosso come se fosse acqua. Non dico che non tornerò a bere un po’ dopo l’intervento, ma per ora mi tengo senza che sia un sacrificio troppo grande.

Da quando sono stato male mangio più dolci, ma non posso mangiare il cioccolato perché mi fa galoppare il cuore. Si vede che il cioccolato è un eccitante, fatto sta che mi fa un effetto piuttosto immediato al cuore, un po’ come quello che di norma fa il caffè con la sigaretta. Una bella sveglia al cuore.

Prima non avevo mai pensato alla conformazione del cuore, ora mi ritrovo a pensarci e quando mi stanco un po’ sento il sangue dentro al cuore che si muove come se fosse shakerato, da una parte all’altra del cuore, e sbatte sulle pareti, come le onde del mare che si infrangono sugli scogli. E allora freno e mi fermo del tutto se sto camminando per riportare il cuore ad una velocità tranquilla di crociera.

Da quando sono stato male un mese fa sto anche attento a cosa mangio. Certe verdure a foglia larga non le devo mangiare, ad esempio gli spinaci, peccato perché gli spinaci mi piacciono. Invece posso mangiare le melanzane, che invece mi fanno abbastanza schifo, però le mangio lo stesso. In generale, sto mangiando molto bene e forse sto anche un po’ ingrassando, ma me ne fotto abbastanza. Semmai ci penserò dopo l’intervento se avrò qualche chilo di troppo, anche se non mi sembra per il momento.

Da quando sono stato male, mi stanco di più quando cammino soprattutto se faccio una salitina per strada mi viene il fiatone subito. Sembro un anziano, ma forse io sono sempre stato un anziano anche prima di sapere che avevo un problema al cuore.

Dentro di me mi immagino che la mia fantomatica lentezza che ho sempre avuto dipenda dal problema cardiaco che ho sempre avuto, e mi immagino che dopo l’intervento, quando finalmente il mio cuore comincerà a funzionare come un cuore normale, sarà una strana, nuova e bella sensazione sentire il sangue che gira bene nel cuore e che si ossigena come dio comanda, non come adesso che invece mi hanno detto che è mezzo inquinato di anidride carbonica e non è mai davvero ossigenato perché il sangue venoso si mischia sempre con quello arterioso puro.

Vedremo, però se davvero avrò finalmente il cuore a posto e il sangue pulito le cose dopo l’intervento dovrebbero nettamente migliorare.


2 marzo 2019

Stamattina mi sono svegliato presto, verso le sei e mi sono preparato la colazione. Da quando sono stato male, ho cambiato abitudini. Di mattina prendo il caffè latte con qualcosa di secco, fette biscottate o biscotti, questa mattina c’era crostata di ciliegie. Oggi per la prima volta da quando sono stato male ho rimangiato uno yogurt all’albicocca e per la prima volta da secoli ho sentito il gusto dell’albicocca.

Ho smesso di fumare da quattro settimane e sto cominciando a risentire di nuovo tutti gli odori e i gusti che prima erano coperti dal fumo. E’ una bella sensazione.

Il caffè la mattina lo preparo nella caffettiera piccola perché ormai ne bevo molto poco rispetto a prima quando cominciavo la giornata con una doppietta micidiale di caffè-sigaretta, caffè-sigaretta ripetuto per due se non per tre volte. Di solito entro le nove di mattina avevo già tre o quattro sigarette in corpo prima. Ora non più.

Stamattina mi sono preso anche metà Lasix, il diuretico, e la medicina del mattino. Poi fra poco mi dovrò fare l’iniezione di eparina che sto prendendo al posto dell’anti coagulante che ho dovuto interrompere in vista della prossima menata che mi tocca fare mercoledì prossimo, cioè l’estrazione dei due incisivi di sopra in vista dell’intervento di metà mese al cuore.

Belin, l’ultima sorpresina è che mi devono togliere due denti per evitare rischi di infezione durante e dopo l’intervento al cuore. Immagina come sono contento di questa rottura di palle dei denti inattesa.

Comunque, se si deve fare si farà. Ieri sono andato dal dentista per farmi il calco dei denti sostitutivi provvisori che mi dovranno mettere. Sarò come Joe Jordan, the shark, lo squalo del Milan anni ‘80, che giocava senza protesi la domenica. Magari quando sarò senza denti mi faccio una foto e la metto online, forse.


Per il resto, la sera vado a letto presto perché mi viene un sonno fulminante e mi sento completamente spossato. Una stanchezza invincibile che è anche abbastanza piacevole perché non puoi fare nient’altro che buttarti a letto a dormire.


12 marzo 2019

La mia giornata tipo è ormai quasi fissa. Di solito mi sveglio intorno alle 5.30 di mattina. Fuori è ancora buio. Devo andare in bagno, l’effetto del diuretico si fa sentire. A volte torno a letto e faccio un po’ di Qi Gong, in modo blando. Oppure mi alzo direttamente e faccio colazione.
La prima colazione è così composta: caffè latte, fette biscottate e marmellata (come in ospedale) e yogurt. Negli ultimi giorni mi sono calato lo yogurt da bere, quello da mezzo litro. Buono. Invece il Mueller con i pezzetti di cioccolato non lo prendo perché il cioccolato mi dà fastidio, ha un effetto troppo eccitante.

Con il cioccolato ho smesso, così come con il caffè, l’alcol e le sigarette, queste ultime senza rimpianti.
A colazione mi prendo le prime due pillole, poi verso le otto mi faccio la prima puntura di eparina. Ormai ho superato le resistenze e le punture me le faccio con una certa naturalezza grazie al pizzicotto che mi faccio sulla pelle della pancia per abituarmi al pizzico dell’ago prima di farmi la puntura. L’espediente funziona, ormai l’ago me lo infilo in profondità e va tutto bene. All’inizio invece era un problema, ma ora non più.

Dopo faccio un bel po’ di cruciverba e mi leggo il giornale. A volte il giornale del giorno prima se non ho avuto tempo o voglia di leggerlo il giorno prima.

Nei cruciverba come al solito non faccio i rebus, perché non sono mai stato capace anche se mi piacerebbe imparare, e non faccio mai i sudoku, che non ho mai provato a risolvere e in realtà non mi interessano. Non faccio nemmeno il labirinto, mi sembra troppo una cavolata, mentre faccio sempre “unisci i puntini” e il disegno che viene fuori colorando le zone con il puntino dentro.

Ieri mattina ho cominciato a leggermi Moby Dick, di Melville. Non l’avevo mai letto in età adolescenziale. Mi hanno detto che in realtà è un libro per ragazzi, ma mi piace molto lo stesso. Forse perché sono mentalmente un ragazzo. O forse perché molto semplicemente si tratta di un gran bel libro ed è logico che mi prenda così bene.

Ieri Moby Dick me lo sono portato anche all’allenamento di pallanuoto di Pietro, ogni giorno ci vado a vederlo l’allenamento da quando devo stare a casa per il mal di cuore in attesa della chiamata per l’intervento cardiaco.
A volte mi dimentico che non sono in vacanza in questo periodo, anche se in realtà questo periodo di attesa ha molto in comune con una vacanza o quanto meno con una sospensione della vita lavorativa. Ieri Pietro mi diceva sei in vacanza, in questo periodo, beato te e gli ho risposto non esattamente, sono in attesa.

Poi ieri sera ci siamo visto un film, John Wick, con Keanu Reeves, di una violenza inaudita e di fatto più simile ad un video game che ad un film. Alle 10.30 ero già a letto. Stasera invece usciamo, siamo fuori a cena….



CONTINUA...


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27 ottobre 2018

La Samp di quest’anno

La Samp di quest’anno non mi fa impazzire, ma non è tutto da buttare e ti dico perché. Siamo alla nona giornata, con 15 punti e sono tanti non mi posso lamentare, più del previsto considerate le premesse. La premessa però è una sola, che la squadra è stata smantellata.

La squadra anche quest’anno ha venduto i pezzi migliori e di certo questo andazzo che si ripete ormai ogni anno non può far piacere a chi tifa blucerchiato. La cessione di Zapata è stata una mazzata non indifferente, soprattutto perché non preventivata, e sommata a quella di Torreira rischiava di essere deflagrante. Ma ormai si vede che mister Giampaolo ha sposato questo schema basato sulla plusvalenza, che ai tifosi sinceramente non può certo far fare i salti di gioia.

Si è ormai capito che l’obiettivo della società è valorizzare i giocatori e venderli salati non appena sbocciano nelle sapienti mani tattiche di Giampaolo.

Il risultato però almeno dopo questo inizio di campionato è migliore del previsto, per quanto mi riguarda, anche se i rimpianti e la delusione per l’atteggiamento della società non vengono certo cancellati dalle prestazioni gagliarde della squadra.

In difesa, per ora, Audero non fa rimpiangere Viviano e mi sembra un buon acquisto anche se in più di un’occasione l’ho visto incerto, non mi sembra un fenomeno.

I nuovi centrali Andersen e Tonelli non fanno rimpiangere la coppia dello scorso anno Silvestre e Ferrari. E questa forse è la sorpresa principale e più gradita di quest’anno. Colley finora non si capisce perché sia stato acquistato a prezzi così alti. Quando l’ho visto giocare non mi è spiaciuto, probabilmente tornerà utile quando i titolari dovranno tirare il fiato.

Non si capisce l’acquisto del terzino sinistro brasiliano (Tavares?) pagato a peso d’oro che fa panca dietro a Murru. Oltre tutto pare che sia uno di quei terzini di spinta alla Dodo che non piacciono a Giampaolo.

Non si capisce il mantenimento in rosa di Sala, che evidentemente non è un terzino destro. Se si rompe Bereszinsky non c’è un degno sostituto. Spero che quest’anno Murru non ripeta gli errori, troppi, dello scorso anno. Resta da capire perché lo scorso anno Strinic sia stato accantonato così prematuramente da un Giampaolo che a volte sembra un po’ troppo perentorio nelle scelte e nei giudizi sui giocatori.

A centrocampo l’acquisto del jolly svedese Ekdal di fatto sta coprendo in modo decoroso il vuoto lasciato dal metronomo Torreira. Ekdal non è un fenomeno, però si è inserito rapidamente ed è funzionale al gioco di squadra. Poteva andare molto peggio quindi in questo caso ottima soluzione, super economica per la squadra. Restano i dubbi sull’innamoramento di Giampaolo per Barreto e per il livello di gioco di Praet che, per quanto migliorato in questi anni, non mi sembra un fenomeno soprattutto in fase costruttiva e conclusiva. Non segna mai.

Insondabili per il momento i super acquisti milionari di Jankto, che rischia di trasformarsi nel pacco dell’anno, e di Vieira. Quest’ultimo a onor del vero mi sembra più comprensibile. Jankto non si capisce perché non venga schierato titolare al posto di Barreto, se non gli dai nemmeno una chance è ovvio che il ragazzo si deprime e si abbruttisce in panchina. Se non è pronto, vuol dire che non sei stato in grado di prepararlo. Fatto sta che milioni di euro della Samp stanno marcendo in panchina.

In attacco, dopo la ferale cessione di Zapata – secondo me al secondo anno avrebbe fatto anche meglio dello scorso campionato – cessione ad una direttissima concorrente e per questo ancor meno comprensibile, l’acquisto di Defrel finora si è rivelato azzeccato. Speriamo che continui a segnare, anche se la scorsa partita contro il Sassuolo si è divorato un gol clamoroso che grida vendetta.

Il povero Quagliarella quest’anno fatica molto, d’altra parte la carta d’identità non mente e sono 35 anni suonati. Kovnacki non mi sembra un cecchino, ha sulla coscienza il rigore sbagliato a Cagliari (avremmo due punti in più se l’avesse segnato) e quindi davanti mi sembra che siamo un po’ leggerini anche perché Caprari è sempre altalenante. Caprari è un giocatore intermittente, più ombre che luci finora.

In attacco secondo me siamo carenti, ci manca un attaccante che segna in rosa. Meno male che quest’anno stiamo prendendo molti meno gol.

Per quanto riguarda il fantomatico trequartista, il titolare dovrebbe essere tutta la vita Saponara se sta bene. Saponara è davvero fortissimo. L’ho visto giocare mezzora contro il Napoli prima che lo rompessero per più di un mese e un quarto d’ora contro il Sassuolo. E’ fenomenale. Classe pura. Secondo me potrebbe fare anche qualche gol, tipo Bruno Fernandez, cinque o sei gol quest’anno.

Ramirez invece si sta rivelando sempre più la controfigura di Ricki Alvarez, lento e per di più polemico e falloso. Caprari trequartista non so, secondo me Caprari è troppo piccolo fisicamente. Per il resto, il fondamentalismo tattico di Giampaolo è esasperante, è una specie di piccolo Sarri, convintissimo di sé e a volte indisponente.

Spero che Quagliarella in qualche modo riesca a tenere tutta la stagione, penso che sarà la sua ultima e dico purtroppo perché Quagliarella è davvero un signor giocatore anche a 35 anni per questa squadra.

A me personalmente resta comunque il rimpianto Zapata, a meno che non avesse problemi fisici gravi che non si conoscono o dissapori con Giampaolo che peraltro lo scorso anno lo ha tenuto più di una volta inspiegabilmente in panchina. Speriamo che Defrel non sia un fuoco di paglia.

Analizzando le partite, solita sconfitta da babbi di minchia a Udine. Pareggio agghiacciante a Cagliari, con rigore sbagliato al 92esimo e due punti persi. Sconfitta assurda in casa contro l’Inter al 94esimo. In compenso, grande vittoria con il Napoli, bella vittoria con la Spal, tre punti d'oro a Bergamo contro l’Atalanta e bella vittoria a Frosinone. Invece, deludente pareggio interno contro il Sassuolo lunedì scorso, quando la Samp si è mangiata la possibilità di avvicinare in modo consistente le prime quattro per mancanza di coraggio. Insomma, secondo me è stata un’occasione sprecata col Sassuolo, altro che la solita menata della gara tattica.


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02 aprile 2018

Pasqua a Staglieno


Se vai a Staglieno occhio all'orario di chiusura, i servizi cimiteriali sono come gli uffici comunali, chiudono esatti all'orario e restare chiusi dentro è un attimo se sei uno che non pensa al fatto che anche i cimiteri hanno un orario.

Te lo dico per te, occhio agli orari del cimitero monumentale di Staglieno a Genova, il più grande museo d'Europa, se non stai attento passi la giornata col morto, al limite portati dei panini per un picnic per sicurezza.

Io ci ho passato la Pasqua, con mia madre a Staglieno, chiuso dentro. E meno male che non sono un turista tedesco perché se no ci passavo anche la Pasquetta, visto che il cimitero di Staglieno fa il ponte nelle feste ma non c'è scritto da nessuna parte e figurati se c'è scritto in inglese o tedesco.

Oggi è Pasqua ed è anche il primo di aprile, ma non è un pesce d'aprile quello che è successo a me e mia madre a Staglieno. Oggi sono andato con mia madre al cimitero per portare un fiore sulla tomba di mio padre e dei miei zii che sono lì vicino.

Il tempo era bellissimo, abbiamo preso il bus numero 13 davanti al teatro della Corte.

Borgo Incrociati, Bisagno, Marassi, bus pieno di gente in gingheri per il pranzo pasquale.

Siamo arrivati intorno a mezzogiorno, ho comprato tre garofani, dai fiorai, siamo entrati all'ingresso dei fioristi, che a quanto ne so io (ma non sono un habitué di Staglieno) è l'ingresso principale.

All'entrata, ho chiesto al custode dove andare per il lotto 89, ala destra, sembrava che gli avessi chiesto un'eresia in aramaico, mi ha liquidato in modo piuttosto sbrigativo (per usare un eufemismo) dicendomi che non può sapere dove sono tutte le tombe del cimitero.

Belin, ma non è il suo lavoro?

Ok, amen, simpatia.

Mi ricordavo più o meno la strada, l'ultima volta ci sono andato l'anno scorso con un amico, e siamo andati con mia madre verso destra, in mezzo ai cipressi e alle tombe dal viale centrale che passa dal Pantheon dei genovesi illustri.

Tempo splendido, grande pace, io e mia madre a braccetto contenti di condividere con mio padre un rarissimo momento di festa.

Te l'ho detto, a Genova ormai ci vengo col contagocce, la mia città belin è lontana da Roma.

E va già bene che ora hanno messo il Freccia Argento che da Roma a Genova ci mette soltanto 4 ore e non più 5 e mezzo.

Comunque, raggiungiamo il nostro lotto 89, sole splendente, pulisco un po' la foto di mio padre e della Mimina e Luis, mettiamo i garofani dalla zia Mimina e dallo zio Luis, poi da Gimmi. Faccio due preghiere, possiamo andarcene.

C'è il vespasiano, faccio due gocce, torniamo verso l'ingresso. Con mia madre parliamo serenamente, non c'è anima viva, ”saranno tutti a fare il pranzo pasquale” dico a mia madre. Siamo tranquilli e sereni, compiaciuti di questa serenità pasquale.

Arriviamo all'ingresso e ammutoliamo. E' tutto sbarrato, tutto chiuso, tutto strachiuso con lucchetti e una cancellata alta 12 metri con le punte in cima.

Panico.

E mo' come direbbero a Roma? Che famo?

Mia madre ha 75 anni, è svedese, comincia a dire che dalle sue parti i cimiteri sono sempre aperti. Io dico, belin, qui non siamo in Svezia siamo a Zena, e noi poveri ingenui non abbiamo considerato gli orari. Vedo poi che c'è un cartello stradale, su un treppiedi, di fianco al cancello sbarrato, dove appiccicato su un foglio c'è scritto piccolo piccolo che l'ultima uscita a Pasqua è alle 13.00. Sono le 13.09. E siamo chiusi dentro.

Vado sul sito con lo smartphone di Staglieno, vedo che l'orario di chiusura sono le 12,30 con ultima uscita alle 13,00. Pasquetta chiuso.

Siamo chiusi dentro a Staglieno, soli come due anime in pena.

Cammino lungo il muro, dietro ai wc, e vedo che volendo potremmo scavalcare. Basterebbe mettersi in piedi sul cassonetto e scavalcare.

Ma mia madre dice che non se ne parla e ha ragione.

Guardo dallo spiraglio del portone dei fioristi di Staglieno, vedo la fioraia che sta smontando tutto per andare al pranzo pasquale, la chiamo dallo spiraglio del portone e le dico ”signora fioraia sono rimasto chiuso dentro, mi da una mano??”.

Nulla, continua a sbaraccare e finge di non sentire. La richiamo, idem. O è sorda come una campana oppure è davvero l'indifferenza fatta fioraia. L'ultima fioraia, quella più vicina all'ingresso dei fioristi.


Niente, non c'è altro da fare, prendo lo smartphone e chiamo il 112.

Mi rispondono subito e mi dicono che devo chiamare la polizia locale, i vigili, allo 010/5570.
Obbedisco, chiamo e una ragazza mi dice che mi mandano qualcuno ad aprire e che mi fa richiamare al più presto. Ha preso il mio nominativo e il mio cellulare ce l'ha registrato.

Mia madre si siede su dei gradini, di fianco alle tombe del Coni e dei Caduti per la Patria.

Sono un po' sollevato.

Mentre aspetto, vedo il foglio appeso vicino alla guardiola del custode, quello simpatico che non mi ha voluto indicare dove si trova la tomba di mio padre (ma non è il suo lavoro?), con scritto che Staglieno è il più grande museo d'Europa, e le istruzioni per scaricare la app e la copertura wifi del cimitero.

Che me ne faccio ora?

Vedo gli orari d'ufficio del cappellano, lì di fianco. Vedo gli orari delle cremazioni.

Tutto chiuso, non c'è un'anima a parte la pace dei morti.

Sul portone di ferro verde dell'ingresso vedo che c'è scritto di chiamare quel numero della Municipale, in caso si resti chiusi dentro: 0105570. Allora è giusto quello che mi ha detto il 112, penso dentro di me.

Mi sento sollevato. Fra poco arrivano e aprono questo cancello verde alto 12 metri con le punte in cima e la pigna centrale. Sembra il cancello di una prigione di massima sicurezza.

Il tempo passa, cammino avanti e indietro, le fontanelle hanno l'acqua che però non è potabile (perché?). Poi, dopo una decina di minuti mi squilla lo smartphone.

E' un vigile del comando di Molassana, quello competente per Staglieno, che mi dice che sta partendo dalla centrale con delle chiavi del cimitero per aprirmi il portone. Però, aggiunge al telefono, non è sicuro che siano quelle giuste, perché a volte quelli del cimitero cambiano i lucchetti ma non gli danno le chiavi nuove. ”Ma ne parliamo quando arrivo”, dice.

Non ci faccio troppo caso a quest'ultimo dettaglio telefonico, forieri di nuovi e creativi casini cimiteriali, dico dentro di me Deo gratias, almeno mi hanno chiamato e sanno che sono qui.

Prima o poi usciremo.

Arriva dopo una ventina di minuti il vigile, il sole splende su Staglieno, Pasqua di Resurrezione, saranno più o meno le 14,00.

Mi passa la chiave, provo ad aprire il lucchetto del portone centrale dei fioristi, ma si vede subito che è sbagliata.

Mi dice di provare con la chiave all'altro portone sulla destra, a metà del viale centrale del cimitero. Ci vado, nada de nada. Non funziona.

Provo allora l'altro cancello, quello ancora più centrale. Funziona, il lucchetto si pare, si toglie il blocco della catenella. Ma il portone di ferro, 12 metri con punte di ferro in cima, è bloccato che più bloccato non si può.

Provo ad armeggiare con una barra di ferro appoggiata di fianco, maniman funziona. Maniman c'è il trucco. Ma niente trucco. Mi sono fatto una sudata mondiale ma la porta di ferro non si apre. La chiave dei vigili gira, ma non apre il portone di ferro.

Perché?

Mistero della fede.

Il vigile, con la sua collega, è molto gentile. Mi portano due bottigliette d'acqua. Fa caldo. Mia madre si è seduta lì di fianco. Aspettiamo.

Giro le foto del lucchetto aperto, della sbarra di ferro, del portone serrato al vigile di Molassana, ma alla fine della fiera siamo bloccati dentro.

Il vigile chiama il servizio cimiteriale. L'addetto reperibile è in autogrill in autostrada, ma non si sa quale.
Ahia. E mo'? Che famo?

Poi mi dice che arriva uno da Genova e che lui ci aspetta lì fuori in macchina finché non arriverà.
Mia madre comincia a sclerare, io fumo come una ciminiera sembro il forno crematorio, MS rosse, le ho quasi finite e mia madre mi dice fattele durare perché qui famo notte.

Sono le 15,00 e guardo la statua della Madonna, con dietro il monumento dei genovesi famosi che hanno reso superba la superba, le palle mi girano a elica ma fumo lo stesso. Ho ancora due sigarette e finché ho da fumare almeno fumo.

Sul portone c'è scritto che l'ultima uscita è alle 17,00 ma ormai questi sono dettagli inutili. Siamo dentro.

Dico a mia madre che questo è il pesce di aprile di mio padre e di mia zia Mimina, che ci hanno fatto lo scherzetto di Pasqua. Dolcetto scherzetto penso dentro di me, ma quella è un'altra festa, quella di Halloween, che con il cimitero monumentale di Staglieno non c'entra niente, il più grande museo d'Europa chiuso a Pasqua e Pasquetta mentre da fuori sento i turisti americani e tedeschi che chiedono ai vigili quando apre il cimitero e loro che dicono che è chiuso. Anche domani, Pasquetta, anche se non c'è scritto niente davanti, e figurati se lo scrivono in inglese.

Belin, ma se uno straniero resta chiuso a Staglieno come fa?

Se uno si sente male a Staglieno verso l'orario di chiusura quando se ne accorgono? Quando lo trovano mummificato?

Ma una sirena per avvertire la gente, nel più grosso cimitero d'Europa, che è l'ora di scattare verso l'uscita no? Costa troppo? Ma i custodi del cimitero che ti vedono entrare a mezzogiorno quando l'orario di chiusura sono le 12,30 ed è scritto piccolissimo su un foglio appiccicato con lo scotch ad un cartello stradale, non dovrebbero dirti occhio che chiudiamo fra mezzora e che se non ti mesci resti dentro anche domani che è Pasquetta (e questo non c'era scritto da nessuna parte, visto che una marea di turisti si è avvicinata ai vigili per chiedergli l'orario)?

Comunque, nel frattempo il vigile vuole i miei documenti, glieli passo sotto al cancello di ferro, mia madre si è dimenticata la carta d'identità.

Gli dico al vigile, "che dice, scavalchiamo? Mi da una mano con mia madre?". Mi guarda un po' storto dalla fessura del cancello e mi dice "Non vorrà mica che questa giornata si chiuda in tragedia....".
Alle 15,30 mi dice il vigile che sta arrivando in macchina a prenderci.

E' arrivato bontà sua il custode, quello simpatico, che dopo il suo pranzo pasquale si è palesato.

La vigilessa mi chiede "a che ora sei arrivato", le dico verso mezzogiorno, le dico che ho anche chiesto informazioni al custode, quello simpatico, per raggiungere la tomba di mio padre (informazioni che non mi ha dato) ma che non mi ha detto nulla sul fatto che dopo mezzora me ne sarei dovuto uscire di corsa se no mi chiudeva dentro a Pasqua, me e mia madre.

All'uscita, c'è il simpatico custode del cimitero di Staglieno, anche lui deve fornire le sue generalità per il rapporto dei vigili, presumo. Non mi ha nemmeno salutato, né a me né a mia madre che ha 75 anni ed è straniera, né mi ha detto una parola, non dico scusa, ma una parola. Zero assoluto, lui se l'è cavata dicendo che c'era scritto all'ingresso chiaramente (sul ciclostile attaccato con lo scotch su un cartello stradale rimediato) che l'orario di chiusura erano le 12,30 con ultima uscita alle 13,00. Poi si è dileguato all'interno. Fra le tombe del Coni, secondo me vive da qualche parte dentro al cimitero di Staglieno.

Io gli ho detto che la chiave dei vigili apriva il lucchetto, lui però ha candidamente ammesso che aveano messo il chiavistello. Ma allora a cosa serve che i vigili abbiano la chiave per le emergenze, con il numero scritto e appeso sul portone di Staglieno, se poi quelli del cimitero chiudono il portone col chiavistello e la chiave dei vigili non serve a nulla?

Ai vigili gli ho detto ”ma perché non vi fate dare la chiave giusta dal cimitero di Staglieno, così magari se capita la prossima volta che qualcun resta chiuso dentro potete aprire?”.

Sono stati un po' evasivi (ma in che rapporti sono i servizi cimiteriali con i vigili, che una volta facevano le ronde al cimitero e ora non più?) la frittata era fatta ormai, il vigile molto gentile vista la situazione un po' antipatica che si era creata mi ha detto poi ”ho visto che sei un giornalista” dalla carta d'identità, gli ho detto di sì e poi abbiamo parlato dei giallisti svedesi di noir perché anche mia madre ha dovuto dare le sue generalità, è svedese e mi sa che il noir scandinavo fra i vigili va di brutto. I loro preferiti sono Stig Larsson, Nesbo, Lagerbaek, Lagerkranz.

Sapevano tutto di noir svedese, gli ho detto andate a Stoccolma, con Ryanair non costa poi così caro, dicevano che non hanno i soldi, ma gli ho detto di fare un po' di straordinari in più così ce la facevano a farsi un weekend per vedere i percorsi dei gialli di Stig Larsson a Stoccolma. Ridevano, ci hanno chiesto dove dovevamo andare, in centro, hanno detto "no, non possiamo accompagnarvi, abbiamo una chiamata", e allora ce ne siamo andati verso la fermata del 13.

Siamo arrivati a casa alle 16,30, mia madre ha fatto le costine di agnello buonissime, comprate ieri da Giacomino a San Nicola (ottimo veramente). Ci siamo bevuti una Bonarda e il sole continuava a splendere su Genova, la mia città, su Staglieno, il museo più grande d'Europa dov'è sepolto mio padre al lotto 89 ala destra vicino a Luis e Mimina, ma anche sul custode simpatico che non chiede scusa se ti chiude dentro e sulla fioraia sorda che fa finta di non sentire te che sei chiuso dentro, sarà un'amica del custode a occhio e croce.

E poi sono andato a dormire.


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26 novembre 2017

Paulinho è tornato in Italia

Ragazzi, ho sentito che Paulinho è tornato in Italia. Belin, per me Paulinho è fortissimo dai tempi del Livorno, ora gioca in serie B nella Cremonese dopo tre anni in qualche campionato di sceicchi.
Io un pensierino per la Samp ce lo farei a gennaio, ho letto che potrebbe finire all’Atalanta e Gasperini ci vede lungo come sempre e con Petagna e Cornelius sicuramente Paulinho gli farebbe comodo alla Dea.
Non so, è un’idea, a me Paulinho mi è sempre piaciuto tantissimo, la Samp lo ha corteggiato allo stremo ai tempi di Garrone, ma Spinelli non ce l’ha voluto dare. Boh, io la butto lì, Paulinho in blucerchiato fantascienza? Osti lo sapevi? Viperetta pensaci!!


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Tre sberle a Bologna me lo sentivo

Tre sberle a Bologna e ritorno della Samp sulla terra. Dire che me l’aspettavo è dire poco, troppo entusiasmo intorno ai blucerchiati che pagano dazio e confermano la loro idiosincrasia per le trasferte.

Me lo sentivo e ieri invece di guardare la partita sono andato all’allenamento di pallanuoto di Pietruccio evitando accuratamente di sentire o vedere qualsiasi telecronaca, radiocronaca o altro della partita del Dall’Ara. Uno stadio che ci porta male da sempre e la cabala non è un’opinione, purtroppo.

A parte la retrocessione ai tempi di bomber Montella, mi ricordo che l’anno scorso la Samp a Bologna aveva buscato di brutto subendo un gol incredibile di Verdi, al volo con Viviano immobile. Ieri Viviano ha concesso il bis, una mezza papera con quella respinta corta che ha propiziato l’uno a zero sempre di Verdi, corta respinta su cui il nostro portiere poteva certo fare di meglio. Al terzo minuto di gioco…

Poi ho visto che la Samp ha giocato tutto il secondo tempo in superiorità numerica ma non è riuscita a segnare.

Meno male che non l’ho vista, comunque meglio perdere tre o quattro a zero che uno a zero immeritatamente, almeno ti metti il cuore in pace. Però peccato.

Allora, niente drammi. Una sconfitta ci sta. Niente illusioni e testa bassa e pedalare. E’ ormai evidente che l’arma in più della Samp è Marassi, la squadra sta facendo benissimo in casa, però se mancano un paio di titolari – ieri non c’era l’ottimo Praet, azzoppato proditoriamente dall’entrata killer di Lichsteiner – e Strinic si è subito rotto, paghiamo dazio. Purtroppo abbiamo seconde linee che non sono all’altezza dei titolari. Verre e Murru non valgono i titolari, almeno per ora, e non ho capito perché Linetty è restato in panchina tutta la partita. Barreto poi certe volte…

Poi ho sentito che Giampaolo ha messo Alvarez, e questo è un suo vecchio tic, di solito il maravilla non cambia l’inerzia delle partite. Mettici ancora che ieri Ramirez ha fatto pietà, il giocatore purtroppo sembra discontinuo, e la frittata è fatta.

Niente drammi, perdere a Bologna ci sta, dal 2003 non si vince in Emilia, partita rognosa da sempre, speriamo che i ragazzi si riprendano subito a Marassi con la Lazio e comunque vada le cose stanno andando mille volte meglio del previsto.

Certo che la mezza cappella di Viviano sul primo gol e Verdi tutto solo per il tap in (ma Strinic dov’era? Non doveva marcarselo lui Verdi? Era forse già rotto il croato?) ha ammazzato subito la partita. Poi non si può certo pretendere che Quagliarella sia sempre a cento all’ora, ma comunque dispiace.

Diciamo per onestà intellettuale che la Samp ha avuto un discreto fondo schiena in diverse partite casalinghe finora, mi riferisco ai match con Atalanta e Chievo, vinti con risultati bugiardi. Se fossimo una squadra più smaliziata, avremmo fatto tre punti a Verona e a Torino contro il Toro. Ma ripeto il concetto, quest’anno finora stiamo andando ben al di là delle più rosee aspettative. Vediamo se sarà possibile restare in questa situazione di classifica.


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12 novembre 2017

Alberi a Roma

Andare in motorino a Roma può essere un’esperienza davvero bella. Lo dico perché lo so sulla mia pelle, nei percorsi che faccio tutti i giorni fra semafori che ormai conosco molto bene. Fra San Giovanni e Piazzale Flaminio, quanti semafori ci sono.

E non sempre un semaforo rosso significa che ti sei fermato veramente, perché alla fine anche fermo lì al semaforo succedono un sacco di cose. Ad esempio ci sono gli alberi, tu li guardi e ti danno una grossa mano a carburare.

A Roma ci sono alberi bellissimi, in giro per la città. Sulla via del Mare fino a Ostia c’è un filare di alberi maestosi sbattuti dal vento e guardarli mentre vai ti fa sentire bene.

A Porta Pinciana anche ci sono dei grandissimi alberi, maestosi e ben piantati nel terreno, quando mi fermo al rosso alzi lo sguardo e li vedi e ti senti già molto più forte e pronto per buttarti nel traffico.

Io di solito li guardo, prima del verde, e regolarizzo il respiro e poi il Muro Torto mi sembra un po’ più dritto. Anche il muro Torto in motorino è un bel tragitto, la temperatura è sempre un po’ più fresca perché è immerso nella natura e ti dà ossigeno anche se ci sono sempre un mare di macchine e ti devi mettere nella corsia centrale – immaginaria, ma per i motorini c’è eccome – e procedere lento ma veloce per scorrere fra le auto in fila.

Anche a San Giovanni e sulla Tuscolana ci sono dei begli alberoni svettanti, fermo al rosso me li osservo sempre e mi dà forza vedere come stanno belli piantati nel terreno, radicati.

Altri alberi frondosi al vento li puoi vedere un po’ ovunque a Roma, guardo gli alberi e regolarizzo il respiro e quando scatta il verde mi sento già molto meglio. Via Merulana dice la sua, certo gli alberi in Svezia d’autunno con le foglie rosse e gialle sono un altro spettacolo della natura che sono contento di ricordare come sto facendo ora, con gratitudine e pace che mi riconciliano con la vita.


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