talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

20 giugno 2026

Le confessioni di un pigro

Se non l’hai capito te lo dico adesso, io sono pigro. Ma non pigro normale, pigro cronico. Pigro mentale.

La mia pigrizia fa parte di me in ogni momento della mia vita. E’ una pigrizia strutturale. Se fosse per me, non farei un emerito cazzo dal mattino alla sera. Il mio ideale sarebbe essere una piantina sul tuo terrazzino, con te che mi annaffi e stare lì a mettere fuori le foglioline e i pomodorini. Che figata. Un vegetale nullafacente.

Ti faccio un esempio. Sono mesi che voglio scrivere un racconto sulla mia pigrizia ma soltanto oggi mi siedo a farlo, dopo che tu mi hai chiesto di scrivere qualcosa perché il mio blog era fermo. Strano. Per un pigro come me la produzione che ho raggiunto nelle ultime settimane e mesi è clamorosa.

Che cosa scrivo? Scrivo della mia pigrizia, un tema che conosco bene.

Quasi a memoria potrei aggiungere.

Amica pigrizia, mascherata da riflessione e pensiero profondo. Ma era soltanto pigrizia.

Un esempio? Adesso sto scrivendo il meno possibile. Sto cercando di dire quello che voglio dire usando il minor numero di parole possibile. Per fare meno fatica.

Io non so come spiegarlo ma ogni volta che devo fare qualcosa è come se dentro di me ci fosse una lotta interiore. Da una parte, le truppe dell’azione, dall’altra quelle dell’inattività che mi spingono a non fare niente.

Una lotta su tutto.

Ad esempio, adesso avrei sete ma non è che sto morendo di sete. Le truppe mi dicono di andare di là a prendermi un bicchier d’acqua, le altre mi dicono sticazzi, non hai così tanta sete. Puoi stare senza bere.

E io infatti non mi sto alzando.

Lo stesso vale per la fame.

Oggi a pranzo ho mangiato come un maialino e così stasera potrò anche non mangiare, così mi risparmio la menata di prepararmi da mangiare.

Negli ultimi mesi sto perdendo peso perché non ho voglia di cucinarmi. Il Glovo poi non lo concepisco.

Sono talmente pigro che quando ero piccolo mi tenevo la cacca per non andare al bagno.

Ora sono talmente pigro che a volte non mi faccio la doccia e non mi cambio le mutande e le calze.

I pantaloni di solito me li tengo per giorni e giorni, d’inverno anche per delle settimane.

A volte qualcuno dice che sono un conservatore, in realtà sono soltanto pigro.

Ultimamente sono stato costretto a fare un sacco di cose in più e alla fine, stranamente, non mi dispiace nemmeno. Ad esempio, farmi la spesa.

Oggi mi sono sbagliato e ho preso il carrello di un altro al Castoro. Il tizio mi ha ribeccato e se lo è ripreso, ha riconosciuto l’incartamento del pesce per dirmi guarda hai preso il mio carrello.

Mi sono scusato e sono salito su. Ho ritrovato il mio cestino (non ci sono carrelli al Castoro, è troppo piccolo) vicino alla frutta. L’ho ripreso e ho notato che nel retino dei limoni uno era già ammuffito.

Ho avuto un attacco di pigrizia, del tipo che ti frega non cambiare il retino, poi ha prevalso il partito dell’azione e ho preso un altro retino con i limoni ancora verdi così mi durano di più.

A volte sono talmente pigro che non ho nemmeno voglia di litigare con la gente, anche se so di avere perfettamente ragione. Ma non ho voglia di dovermi incazzare. E quindi lascio perdere. Sembro zen ma sono soltanto pigro.

Di fisico sono un seghino, ma non diventerò mai muscoloso perché palestra o pesi non li farò mai. Al massimo il pesetto da un chilo. E anche con lo yoga non so se mai riuscirò a portare avanti questo proposito di fare yoga.

Forse sono pigro perché mi sento pieno di roba da fare, nel senso che ho raggiunto il limite massimo di cose che riesco a fare e non posso pensare di aggiungere altre cose da fare per forza nella mia vita.

Voglio fare soltanto le cose che mi fanno stare bene. Punto.

Certe volte mi sveglio di notte e sono talmente pigro che non vado a fare la pipì. Me la tengo anche se poi alla fine devo andarci per forza perché non riesco a riaddormentarmi.

Sono talmente pigro che non mi compro mai niente di nuovo, vestiti, perché fare shopping mi atterrisce. Meno male che sto ereditando tutto da mio figlio Pietro. E non è una crisi di mezza età, è semplicemente che sono pigro e mi metto quello che mi dà lui, tutto di marca ovviamente. Ho anche il suo orecchino.

Il mio brillantino non so che fine ha fatto, ma sono troppo pigro per immaginare di cercarlo. Chissà dove dovrebbe o potrebbe essere finito. In tutti questi anni. Nell’oblio.

Una volta sono stato talmente pigro che non ho fatto benzina a Milano, sono entrato in autostrada e dicevo la faccio a Binasco. Ma non ci sono arrivato e ho dovuto chiamare il carro attrezzi.

Sono talmente pigro che certe volte non mi siedo a scrivere un racconto, o un romanzo. Dico, tanto me lo ricordo e tanto prima o poi lo scrivo.

Ma sono 20 anni che dico che voglio scrivere un romanzo ma non ho ancora deciso su cosa scriverlo. E’ per questo che ho scelto i racconti brevi.

Scelto. Parole grosse.

E’ per questo che i racconti mi vanno meglio, perché per uno pigro la cosa fondamentale è non dover scrivere tanto. Per pigrizia.

Pensa nella mente di uno scrittore pigro quanti libri non scritti ci sono. Ma nemmeno lui lo sa perché è troppo pigro per mettersi lì a cercarli.

Io sono talmente pigro che mi sono dimenticato tutti i romanzi che volevo scrivere. Però sono tutti dentro di me. Non sono scappati. Soltanto sono imboscati anche loro. Non so dove.

C’era un romanzo sulle condizioni di lavoro sommerso, ma chissà che fine ha fatto. Intanto sembrava già una palla indigeribile, quindi meglio averlo perso chissà dove. C’è un racconto, si intitola “Le mie Madonne”, che voglio scrivere da mesi. Però è anche un reportage e quindi dovrei andare in giro a fotografarle, le mie Madonne, però sono talmente pigro che non ci penso nemmeno. E quindi resta lì. Prima o poi lo farò. Giuro, disse il pigro al bradipo.

A volte sono talmente pigro che mi farei un gelato ma anche quando sono davanti al gelataio non me lo prendo perché non ho voglia di entrare a compramelo.

Non dover lavorare, non dover fare la spesa, non dover parlare con nessuno, non dover litigare, non dover lottare per un parcheggio o per arrivare al casello.

Non dover ricevere più cartelle esattoriali.

Potersi muovere al rallentatore senza che qualcuno ti investa. Il mio idolo è il bradipo di quel cartone animato, in super slow motion, che lavora alle poste.

Sono talmente pigro che d’estate mi metto sul lettino e osservo le persone, soltanto quelle che rientrano nel mio campo visivo perché non muovo nemmeno il collo, e immagino cosa pensano, cosa vogliono fare della loro vita. Li spio per vivere attraverso di loro, perché io di mio sto lì, sdraiato sul lettino, e non muovo nemmeno la testa ma così vivo mille vite diverse attraverso gli altri.

Ma poi per forza mi devo alzare a fare il bagno, perché fa troppo caldo e mi tocca nuotare. Con la maschera però, perché sott’acqua è tutto più silenzioso sembra un altro mondo. I pesci sono pigri pure loro. Vorrei essere una cozza attaccata allo scoglio. Non deve parlare con nessuno e nemmeno fare la Casilina e il Muro Torto.

Avrei tanto altro da dire sulla mia pigrizia, dai rapporti con gli altri totalmente abbandonati alla mia intera esistenza, ma già adesso ho scritto molto più di quanto avessi voglia di scrivere.

Ti dico soltanto che il mio libro preferito è La Montagna incantata, di Tomas Mann, uno che sta per sette anni o forse di più in un sanatorio. Come il libro di Bufalino, Dicerie dell’untore. Questi che essendo malati possono vivere come in una bolla, un po’ mi piacerebbe provare a vedere com’è. Ma senza malattia, però.

Adesso, lasciatelo dire, starei pigramente abbracciato con te e se potessi scegliere mi piacerebbe restare così per settimane. Poi mi andrei a fare un fiordifragola.