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mi è tornata voglia di scrivere

23 agosto 2026

Cavallo di Troia da brividi nell' Odissea di Nolan

Ieri ho visto Odissea di Christofer Nolan e mi è piaciuto da morire. Secondo me è un capolavoro, un film fantastico da vedere a tutti i costi.

Matt Damon interpretazione da Oscar, a parte i muscoli e il fisico che aveva e avrà la mia età sui 55 anni.

Il film mi ha emozionato dall’inizio alla fine, è avvincente e le storie che sono stranote vengono reinterpretate in modo molto personale da Nolan.

Le cose che mi hanno colpito di più sono il cavallo di Troia, che è il vero protagonista del film.

Fin dalla prima scena, un cavallo che tecnologicamente è molto diverso da come ce lo siamo sempre immaginati leggendo l’Odissea a scuola.

Non voglio spoilerare, ma la modalità in cui è realizzato il cavallo, la tecnologia e tutte le scene che riguardano il cavallo fuori e dentro Troia sono geniali e hanno un che di onirico.

Fin dalla prima scena sulla spiaggia, il cavallo mi ha ricordato la Statua della Libertà nel film Il Pianeta delle Scimmie con Charlton Heston, uno dei film con il finale più clamoroso e inaspettato della storia del cinema.

Non voglio spoilerare, ma per chi non ha visto Il Pianeta delle scimmie è arrivato il momento di farlo. E’ un varo capolavoro anche quello e l’Odissea di Nolan non è da meno.

Altre cose che mi sono piaciute sono come è stato reso Polifemo, il gigante con un occhio solo e la sua grotta dove Ulisse e i suoi si trovano imprigionati. La scena con Circe e la trasformazione degli uomini di Ulisse.

Charlize Theron nei panni di Calipso e Zendaya nei panni di Atena, due attrici letteralmente divine. Chi meglio di loro per vestire i panni di due dee? Soprattutto Charlize Theron davvero azzeccata come dea. Ti faceva venire in mente la pubblicità del Chanel quando entra dentro alle acque della spa, acque immobili in cui entra con una grazia divina.

Quello che mi ha colpito, in generale, è stata l’interpretazione di Matt Damon. Il suo Ulisse è un uomo distrutto dalla guerra, sulle sue spalle pesa il senso di colpa per la devastazione di Troia, è un uomo che soffre e i sette anni con Calipso in balia del loto per dimenticare mi hanno fatto pensare alla Montagna Incantata di Thomas Mann o alle Dicerie dell’untore di Bufalino, dove i protagonisti si rifugiano nella malattia per estraniarsi da una realtà troppo dura da affrontare.

Un Ulisse sofferente, che nel ricordare la sua identità, soffre come un cane. Ulisse uno di noi nel senso che attraverso le sofferenze arriva a capire il senso del disastro di quello che ha provocato la su astuzia. La vittoria dei popoli del mare rappresenta la fine della civiltà troiana, distrutta barbaramente dai Greci. E il senso di colpa è un fardello pesantissimo da sopportare per Ulisse.

Un eroe umano, troppo umano. Il film mi ha fatto piangere a più riprese, è davvero potente. Difficile trattenere le lacrime.

Altri passaggi che mi hanno colpito sono stati l’incontro con Tiresia negli Inferi e i diversi animali – fra cui la tigre e il leone – nel sentiero che portava alla casa di Circe.

Sì perché Ulisse mi ha ricordato anche l'Inferno Dante. Il suo viaggio negli Inferi, dove incontra Agamennone e tutti i suoi soldati morti senza sepoltura e senza onore, ricorda da vicino quello di Dante nell’Ade con Virgilio. Entrambi, Ulisse e Dante, sono costretti a viaggiare nel mondo dei morti per poter riemergere poi e mettersi per così dire in salvo.

Un viaggio nelle profondità di loro stessi dal quale sono usciti ma soltanto a carissimo prezzo. Ulisse ha perso tutti i suoi uomini, vittime peraltro di loro stessi e della loro matta bestialità, come la chiamava Dante.

L’analisi finale di Nolan che mostra un Ulisse devastato dopo il massacro di Troia è più che mai attuale, e questo lo avevo letto in qualche analisi prima di vedere il film. La distruzione di una qualsiasi civiltà, come nel caso di Troia letteralmente sterminata dai Greci, è un imbarbarimento della civiltà umana.

Nessun nemico merita di essere cancellato dalla faccia della Terra, sembra il messaggio sotteso da parte del regista. Nemmeno quello che ti fa passare 10 anni su una spiaggia a marcire durante un assedio che sembra non finire mai. Ma la violenza e la distruzione fanno parte di noi, della nostra storia, e la redenzione finale con il viaggio verso occidente per onorare tutti gli uomini morti senza sepoltura, la rinuncia al trono in favore del figlio e il tentativo di riscattare così il suo destino distruttivo sono una espiazione tardiva e consolatoria sono di fatto lo specchio del destino di tutti noi.

Una vita a combattere per capire che stavamo soltanto seguendo un destino prefissato dalla legge di Zeus, su cui noi abbiamo scarsa voce in capitolo.

Ma il riscatto è possibile. Non è mai troppo tardi, ma non sarà una passeggiata di salute per nessuno.