Una giornata di merda
L’altra settimana, sarà stato mercoledì sera, siamo usciti a Scoglitti.
Siamo andati a farci una passeggiata serale mentre Pietro incontrava i suoi amici in piazza. Tutto bene, abbiamo visto la piazza finalmente rinnovata e lo sciame di gente fuori per lo struscio classico estivo. Il karaoke e tutto il resto. I gelati, le ragazzine in tiro con i pantaloncini corti e gli stivali. Non oso immaginare cosa ci sia dentro a quegli stivali magari senza calze a metà agosto.
Ma non è questo il punto. E nemmeno che fossi lì senza averne troppa voglia, dopo aver visto quella rissa al parcheggio, avevo ancora nelle orecchie il suono dello schiaffone al pazzo del villaggio.
Ma non voglio parlare di questo. Né dei culoni di quelle due classiche sicule, belle di sopra fino alla vita, ma tragiche quasi di sotto, con il culone di carboidrati che si allarga all’altezza dei fianchi. “Ma quanta pasta si mangiano da queste parti? Ma fin da piccole? Gliela frullano nel biberon?”, domando al vento. Nessuna risposta. Il punto era un altro, nemmeno la mancanza di soldi e le peggiorate condizioni finanziarie che pesano sulla mia quotidianità. Cosa tagliare ancora?
No, il punto era che da qualche ora dovevo finalmente andare al bagno.
Dopo alcuni giorni di costipazione dovuti con ogni probabilità al cambio di scenario e di abitudini culinarie – ci trovavamo in Sicilia, in vacanza – finalmente sentivo che la mia attività di smaltimento rifiuti stava tornando alla normalità. Per questo stavo pregustando una passeggiata serale con rientro serale finalmente in bagno. In santa pace.
Mai speranza fu più vana.
Finita la passeggiata, recuperato Pietro e la sua ospite amica, di cui mantengo il riserbo, ci siamo avviati verso casa in auto.
C’è da dire che l’amica durante la serata era rimasta con noi, ovvero non aveva accompagnato Pietro nella sua opera di tacchinamento seriale di tutte le ragazzine di Scoglitti e circondario con il suo fare finto burino stile Carlo Verdone in Borotalco.
Dopo due settimane di inter rail insieme con lui probabilmente voleva riposarsi un po’.
Lei, l'amica di Pietro, era rimasta con noi e si era fermata un paio di volte in altrettante toilettes di bar e gelaterie nella nostra passeggiata serale. Si vede che era un po’ disturbata, ma non ci ho fatto poi troppo caso.
Tornati a casa mi pregustavo già una certa permanenza in bagno, per scoprire con mio grande disdoro e scorno che era occupato dall’amica di Pietro. Un’occupazione manu militari che mi spingeva a cercare riparo al bagno di sopra, che in realtà avrebbe dovuto essere il bagno di lei. Insomma, uno scambio di bagni.
Lassù mi liberavo soltanto in parte del peso superfluo e per un motivo molto chiaro: il mio cruciverba, che per me ha la funzione di una glicerina in real time, era rimasto di sotto nel bagno occupato da lei. L’usurpatrice del mio bagno.
Tra l’altro, lei occupava il mio bagno per almeno un’ora e dovevo chiedere a Pietro di andarle a bussare per capire se era tutto ok. Sì, tutto ok. Dopo un’ora esce e posso finalmente lavarmi i denti, lo spazzolino era lì dentro, sotto sequestro di lei che era sgattaiolata fuori come una ladra di polli.
Ma a quel punto lo stimolo mio era stato parzialmente soddisfatto nel di lei bagno al piano di sopra. Andavo così a dormire a notte fonda con un senso di incompletezza e insoddisfazione. Come quando ti immagini chissà che e invece incassi il minimo sindacale.
La mattina dopo mi sveglio di buon’ora, constatando che lo stimolo era sempre lì, vivo e vegeto. E finalmente ora potevo andare liberamente nel mio bagno in libertà. Cosa c’è di meglio di una mattina di agosto, una mattina fresca prima della calura sicula per andare solo soletto al bagno con il tuo cruciverba del cuore in modalità fave di fuca.
Mi assetto sul trono e manco il tempo di risolvere le prime righe mi libero con grand dovizia di campane paradisiache in sottofondo. Ne avevo bisogno mamma mia dopo quelle due serate a suon di pesce, cozze, fritto misto, cannoli, torta di ricotta, pasta con le vongole e peperoncino, pignolata di Messina ecc. Per non parlare dell’alcol in corpo. Insomma, una liberazione degna del 25 aprile.
Tiro la catena, e non va giù nulla, anzi il livello dell’acqua si alza pericolosamente.
Madonna non funziona.
Però io devo concludere perché sto morendo e quindi concludo.
Non ti sto a dire cosa c’è in quella tazza in quel momento. Non te lo dico. Ma non va giù.
Cosa avrà fatto la ragazzina la sera prima?
Ci ha buttato dentro un assorbente?
Chi lo sa. Fatto sta che sono le 7 e 20 ed è tutto intasato.
Che fare?
Tirare lo sciacquone non più, il rischio di allagamento è concreto.
L’odore per usare un eufemismo è quello che è.
Insomma, non ho scelta.
Piano piano salgo su e vado dalla mia ex moglie e la sveglio.
Sono le 7 e 20 di mattina. “C’è un problema, il bagno è otturato”, dico. Non va giù ed è pieno.
Sembra la scena del bagno di Scemo e più scemo, se hai presente.
Lei si sveglia e nel giro di un minuto chiama al telefono un numero. “Signor I. c’è un’emergenza, venga subito, il bagno di sotto è otturato”.
Il Signor I., come il più classico dei mister Pink di Pulp Fiction (“io risolvo problemi”) arriva dopo nemmeno mezz’ora. Entra in bagno, guarda la situazione, batte poi su alcuni tubi all’aperto, della colonna centrale della casa, li ausculta e dice “sono vuoti”. Il blocco è vicino al water.
In tutto questo avevo saltato un passaggio un po’ macabro. Prima che mister Pink arrivasse, io sottoscritto me medesimo con un bel paio di guanti di plastica azzurri usa e getta ho infilato più volte le manine sante nel cesso per togliere il grosso di quanto prodotto pochi minuti prima. Insomma, ho svuotato a mano la tazza per non accogliere mister Pink in un mare di m… fumigante.
Vero, l’odore non era del tutto svanito ma al suo arrivo il peggio era già passato.
Mister Pink salta in auto, va da Scribano in centro a Scoglitti a prendere due flaconi di un acido che a quello muriatico gli dà delle piste, e ne versa una direttamente nel water.
Dopo un secondo si sente un glu glu glu tipo un drago che sta digerendo. E poi di nuovo lo sciacquone in funzione come nulla fosse. Mister Pink aveva risolto il problemino, non prima di esprimere un altro verdetto da Sibilla Cumana, molto preoccupante: “Il pozzo nero è al limite, va svuotato al più presto”. Madonna santissima no. Il pozzo nero no. E invece sì.
Già in allarme per lo scampato pericolo mattutino, la mia ex moglie prende il cellulare e chiama un altro dei suoi numeri magici: “Espurgo ragusano srl” o qualcosa del genere, e prende appuntamento in giornata per lo svuotamento.
Tralascio i particolari, ma ad una certa arriva il camion e l’espurgatore – un omone erculeo – prende un tubo flessibile connesso al cassone del camion e comincia l’opera di pulizia del pozzo nero.
Il tutto non dura più di una mezz’ora tanto per dire che la giornata di merda si è conclusa così.
L’amica di Pietro aveva nel frattempo confessato di essere stata male di stomaco la sera prima e di aver certamente utilizzato troppa carta nel mio bagno. Ma di essrsi poi vergognata come una ladra di polli. E di avermi mollato letteralmente nella m... Tutto per dire che la cosa migliore in questi casi è gettare la carta in un sacchetto a parte, come fanno ad Atene mi dicono per non rischiare di otturare lo scarico.


0 Comments:
Posta un commento
<< Home