talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

19 febbraio 2026

Fiera di Roma, cattedrale nel deserto

Oggi siamo stati in uno dei peggiori no man’s land della storia moderna, vale a dire la nuova Fiera di Roma.

Incastonata nel nulla, la fiera si staglia imponente in mezzo alla campagna. Ci mancano le mucche a brucare negli immensi parcheggi che la circondano, nell’erba alta e secca che spunta dall’asfalto. Parcheggi inspiegabilmente inaccessibili.

E dire che oggi di macchine ce n’erano eccome, visto che era in programma il test di ammissione a medicina per il Campus Biomedico. Centinaia di ragazzi con centinaia di genitori al seguito per portarli lì, nel nulla della Fiera di Roma. Un nulla clamoroso, che grida vendetta. Un nulla inspiegabile. Come fa ed essere ridotta in queste condizioni penose di abbandono? E' un luogo spettrale. Osceno.

Un posto così disgraziato difficilmente me le ricordo.

Osceno.

Un tipico esempio di architettura industriale devastata dal tempo, dall'incuria, dall'abbandono, dal fallimento.

Zero manutenzione.

Ruggine a cielo aperto.

Un’opera faraonica totalmente lasciata a se stessa. Tutto chiuso. Manco un baretto sfigato e nessuno spazio di accoglienza previsto per le centinaia di genitori e accompagnaoti delle centinaia di ragazzi che si sono presentati per la prova di ammissione in inglese stamattina. Tutta la mattina nel nulla. Un'esperienza difficile da descrivere. Ti senti ostaggio di una situazione e di un luogo sconcertante per la sua inadeguatezza e inospitalità.

Noi ci siamo presentati in taxi e abbiamo fatto anche bene, molti genitori sono venuti in auto e hanno passato le lunghe ore d’attesa - tutta la mattina - dentro agli abitacoli. Parcheggiati dove non avrebbero potuto, visto che tutti i parcheggi immensi erano non so perché impraticabili e con l’erba alta.

Perché i parcheggi sono chiusi?

La cosa incomprensibile, perché gli organizzatori del test non prevedono degli spazi per i genitori al seguito?

Dove pensano che passino il tempo di attesa in questo nulla, in questa bolla dello spazio-tempo, in questo posto agghiacciante, decadente, immenso e inaccessibile allo stesso tempo?

Con Giusy siamo stati costretti a camminare diversi chilomentri, sferzati dal vento - per fortuna non pioveva - verso la strada alla ricerca di un bar, che abbiamo trovato alla fine in un distributore di benzina.

Lì c’erano altri genitori. Che come noi stavano seduti in questo bar di una stazione di servizio nel nulla più assoluto che, in teoria, non dovrebbe avere niente a che fare con la nuova Fiera di Roma, una cattedrale nel deserto da paura che mi ricorderò per tutta la vita per lo squallore che emana.

E dire che, se va bene, avrà una quindicina di anni. Ridotta male. Abbandonata.

Poi, all’uscita del test verso mezzogiorno passato, siamo andati vero il treno. Ma siamo andati a naso, a intuito. Nessuna indicazione. Pazzesco. Non una freccia. Nel nulla della campagna e delle stradone extra urbane. Per fortuna che abbiamo visto in lontananza i treni passare, così abbiamo intuito la direzione e abbiamo raggiunto la stazione e siamo telati veloci come fulmini.

Domani il nostro Pietro, eroico, ha il test in italiano. Fa doppietta e torna alla Fiera di Roma. Io non sarò della partita, non ce la faccio due giorni di seguito e domani ci saranno oltre tutto 2.500 ragazzi per il test in italiano, oggi erano soltanto 300-400 perché era in inglese. Speriamo che l’esperienza di oggi sia un tesoro per il test di domani per il nostro eroico Pietro. La Fiera di Roma, un'esperienza da non ripetere.