Luminarie a gennaio in via Malatesta
Mi hanno chiesto di scrivere e lo faccio, anche perché avrei delle idee. Però c’è la finale di Coppa d’Africa in corso. Marocco-Senegal. Scrivere sarà difficile mentre guardo la partita.
(E’ la finale e io devo confessare che da settimane guardo la Coppa d’Africa sul 60, il canale 60, ho visto giocare anche il Burkina Faso, il Benin e le Isole Comore che non sapevo nemmeno che si trovassero in Africa).
Cerco di scrivere, quindi, con la finale della Coppa d’Africa in sottofondo, in background, con il volume azzerato.
In questi ultimi giorni ho pensato di scrivere almeno due cose. La prima, che mi piace un sacco questa cosa che a Roma – ma potrebbe essere anche altrove – siamo a gennaio più che inoltrato ma addobbi natalizi, luminarie, alberi di Natale, Babbo Natale sulle facciate dei palazzi, panettoni e torroni al supermarket Castoro di via di Acqua Bullicante – ma immagino che sia così ovunque – sono sempre all’ordine del giorno. E' pieno di roba di Natale in giro, in giacenza. E' un Natale diffuso.
Insomma, è ancora Natale e sono felice di questo, perché un mese di merda come gennaio non c’è al mondo e trasformarlo in questo modo, mascherandolo da qualcosa di diverso da quello che è – un lurido mese di gennaio peraltro piuttosto gelido quest’anno – è un maquillage sociale che adoro. Un gennaio natalizio tutta la vita.
Siamo a gennaio, ma facciamo finta di essere a Natale. Geniale, come direbbe la mia amica Muriel.
Geniale con le luminarie in via Malatesta che mi tracciano la strada fino a Piazza Condottieri, fino al parchetto dove posso sciogliere Mina libera. Sembra una piccola area cani improvvisata e va bene così.
(Il Senegal sta pressando ma non riesco a seguire bene la partita perché hanno la maglia verde come il terreno di gioco e si confondono con il prato, senza occhiali).
Le luminarie in via Malatesta sono un po’ come la via Lattea ed è subito Star Trek.
Mi trovo in un’altra dimensione, dove i cammelli dei Re Magi si stanno abbeverando alla fontana e il sole splende nel cielo.
Poi torno qui e vedo la signora che raccoglie le forze e mentre attraversa la strada dice alla sua amica “Ma come fanno d'inverno in Svezia, ci sono stata una volta, la cosa peggiore non è tanto il freddo quanto il buio”. Evviva le luminarie, lasciamole tutto l’anno con l’albero e il presepe.
L’altro giorno, era sabato sera, ho incontrato due signore nella metro C. Ero a San Giovanni e dovevo andare a Malatesta. Ero con Mina laggiù, sul binario, in attesa del treno per Pantano.
(Il Marocco, esattamente El Kaabi, si è magnato un gol grande come una casa e si sta disperando in slow motion. E quando ti ricapita in finale di Coppa d’Africa un’occasione così, tu che giochi al Pireo con l'Olimpiakos).
Le due signore si spupazzano Mina, viene fuori che anche loro hanno dei cani, una parla del suo dalmata. Parliamo, cose da canari, e si inserisce un tot di gente con Mina che si fa fare le carezze da tutti ma poi si irrita e comincia ad abbaiare. E’ un cane leghista, Mina, appena c’è uno straniero gli abbaia e non so come bloccarla. Sarà l’odore diverso o magari sente l'odore della paura.
Fatto sta che poi Mina si calma, ma devo comprarmi una museruola da metterle quando siamo in luoghi pubblici, e le due signore continuano a parlarmi. Mi chiedono dove vivo, si chiedono ma come mai non ti abbiamo ancora visto in giro in zona Malatesta visto che anche loro vivono lì.
Dico che sono lì da poco e poi, un po’ vergognose e un po’ ridendo, mi dicono che loro non scenderanno a Malatesta, ma alla fermata prima, al Pigneto.
Silenzio.
“Perché al Pigneto?”, chiedo io. E loro, un po’ vergognose, “Perché abbiamo parcheggiato lì la macchina per non camminare”, dicono tutto d’un fiato. Non mi trattengo e dico “Ma siete scandalose, dai, per due passi in più”. E anche loro scoppiano a ridere. “Tra l’altro trovare parcheggio di sabato sera al Pigneto è un casino”, dicono. Ma pur di risparmiarsi due passi in più hanno spostato la macchina. Ci salutiamo.
Scendo con Mina e mi trovo in Piazza Malatesta. Ormai le sagome gigantesche dei palazzoni mi stanno diventando familiari. Quasi quasi mi mancavano un po’ e adesso è quasi piacevole rientrare fra i palazzoni verso casa, sembrano degli enormi ciclopi, dei giganti buoni che vegliano su questa piccola umanità varia e avariata che si muove sotto, lì sotto. A volte mi immagino che i palazzi comincino a muoversi, un po' pesanti per la stazza, e si buttino nel traffico di via di Acqua Bullicante.
Mi manchi, è da tantissimo tempo che mi manchi, non so dove sei ma ti sto cercando. Star Trek alla ricerca di nuovi mondi, anzi per meglio dire di nuove forme di vita. Speriamo che sia femmina.
E poi c’è Mina, che fa sempre una cosa che mi fa incazzare, cioè lei fa la cacca a rate. Fa un primo round, cacca dura, e uso un sacchettino. Poi, dopo cinque minuti, fa un secondo round. Cacca più molla, soprattutto se ha mangiato qualcosa che non fossero le sue crocchette. Poi, a volte, fa anche il terzo round. Le sue cagate peripatetiche, in circolo, che si estendono su una superficie enorme fra la gente che passa e io che blocco il passaggio per raccogliere tutto. Il girotondo della cacca di Mina. E i sacchetti volano via che è un piacere, oggi ne ho comprato una confezione da otto a 7,99 euro al Castoro. Mi sembra un buon deal se penso al consumo giornaliero.
(La partita procede, secondo tempo ancora zero a zero. Gioco frammentato, evidente paura di perdere da ambo le parti).
Il canale 60 del digitale terrestre è una figata, anche il 58 Rai Sport. Sul 60 fanno anche le partite della Primavera e a volte me le guardo, e la serie C. Sul 58 fanno gli sport minori, tipo pallanuoto, pallavolo, sci, pattinaggio sul ghiaccio, pattinaggio velocità ecc. Vorrei fare una raccolta firme, un referendum, per dare maggiori o pari diritti e dignità agli sport minori. Figli di un dio minore.
Comunque, io l’idea per un bel racconto ce l’ho, però non la scrivo qui per non bruciarla. Anche se in realtà già in questo racconto c’è stato un accenno a questo nuovo racconto che mi sta frullando per la testa ma che devo cercare di strutturare un po’ meglio, se no lo ammazzo nella culla.
E comunque volevo dirti che ti sto cercando e che però se mi vuoi mandare un segnale te ne sarò grato. Tipo la lanterna per entrare in porto.
Ma di certo non eri tu ieri mattina sul 19, sul tram 19, che ho preso sulla Prenestina direzione Piazza Vittorio. Ho preso il tram sbagliato, perché ha girato sotto il tunnel a Porta Maggiore verso San Lorenzo e sono dovuto scendere con Mina e farmi il tunnel a piedi e prendere il 5. Per fortuna era già lì e l’ho preso al volo.
L’altra sera in Via Malatesta con le luminarie e mentre Mina correva nell’area cani finta, a Piazza Condottieri, ho sentito un rapido, veloce, minimo, momento di felicità. E’ stato un attimo e poi è finita lì. Ma le luci sono ancora accese e gennaio è ancora un Natale mascherato da presepe vivente.
Quando verrai dimmelo, voglio preparare le candele e magari anche il thè, mi sono portato le bustine e lo zucchero c’è. Anche il latte e il limone.
(La finale di Coppa d’Africa è una palla pazzesca, noiosissima. Se finisce ai rigori non la guardo, è un finale insulso ai rigori, tipo la roulette russa).
Mi manchi, se tu fossi qui non ti direi nulla, andrei di là a preparare il thè anche se queste piastre elettriche non mi fanno impazzire, nulla a che vedere con una bella fiamma a gas.
Io lo so cosa vorrei scrivere, ma lo scriverò la prossima volta perché so soltanto poco e mi voglio sforzare di più.
Oggi ho azionato il decoder, non ero da solo, e ho fatto la lavatrice, non ero da solo, poi ho steso la roba e qui ero da solo. Lo stendino è microscopico e l’ho subito riempito in ogni angolo. Quello che non ci stava l’ho messo sulla sedia, anzi su due sedie e sull’ometto.
Lo stendino l’ho messo fuori sul terrazzino con le mollette.
L’altra sera, a Piazza Condottieri, con le luminarie e tutto, con Mina che correva nell’area cani, in quell’attimo di piccola felicità ho pensato che le luminarie le dovrebbero lasciare tutto l’anno, anche ad agosto e che tu potresti anche non arrivare mai e allora ti aspetterò comunque. Che palle però.
(Ti dico solo che hanno dato un rigore al Marocco al 96esimo minuto, che scandalo. Il Var è una cosa abominevole. Un rigore così è un furto a cielo aperto, anche se il difensore l’ha combinata grossa affossando Brahim Diaz. Il Senegal sta abbandonando il campo prima che il Marocco tiri il calcio di rigore inventato, in segno di protesta, ed è un finale diverso).
(L’allenatore del Senegal ora è in campo a protestare con l’arbitro mentre la sua squadra è a bordo campo. Se ne stanno andando negli spogliatoi, il Senegal, in segno di protesta. Tipo quando perdevi la partita al campetto e allora te ne andavi col pallone. Viva la Coppa d’Africa. Ma colpo di scena è tornato il portiere, e anche il Senegal è rientrato in campo. Dopo un quarto d'ora tutto pronto per il calcio di rigore. Se l’è fatto parare, Brahim Diaz, ha tirato una caccola centralissima a due all'ora, con un cucchiaio imbarazzante gliel'ha praticamente passata al portiere, gliel'ha tirata in bocca, forse rosolato dalla tensione e dalla sceneggiata che aveva fatto prima per ottenere il rigore, ed era in lacrime con l’allenatore dopo questo errore che lo segnerà per la vita. Vanno ai supplementari).
(Ha segnato il Senegal).



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