Stamattina pioveva, niente tartufi
Stamattina niente tartufi. Quando mi sono svegliato pioveva di brutto, un muro di pioggia, e mi sono rimesso giù. Bisogna saper desistere quando le cose non vanno come vorresti tu.
E quindi ho ristrutturato la mia domenica. Niente gita a tartufi ma corsa a Villa De Sancits. Otto giri, 55 minuti. Come ieri. E’ una nuova routine ormai digerita. Oggi sono stato poi al parco dell’energia, alias parco ex SNIA, dove c’è un’area cani da paura.
Sul tram 14 per tornare a casa da piazza Vittorio c’è stata una scena di razzismo alla rovescia che vorrei condividere con voi.
Salgo con Mina, un cane lagotto romagnolo di tutto rispetto.
La tengo a guinzaglio corto, ovviamente. Siamo su un mezzo pubblico e non vorrei disturbare nessuno.
Di fronte a me, una famiglia di indiani o bengalesi, non saprei dire. Madre, padre e figlioletta sui 10 anni.
Appena vedono Mina di fronte cominciano ad agitarsi.
La guardano con un misto di schifo o terrore. Da quanto ho capito, ai cingalesi gli animali come i cani non vanno a genio perché per la loro religione sono impuri. E quindi l’allegra famiglia cingalese si sposta e lascia tutti i sedili di fronte vuoti. Contenti voi contenti tutti, ma non penserete che smetterò di portarmi Mina sul tram soltanto per fare un piacere a voi.
C’era anche un’altra vecchia che sembrava himalayana sempre seduta di fronte che guardava male Mina.
L’ho guardata negli occhi per capire se aveva qualcosa da ridire ma no, era al telefono e parlava una lingua indo-cinese indistinguibile e non abbiamo interagito se non per la distanza che teneva dal cane, ripeto tenuto a guinzaglio corto.
Ma la prossima volta mi verrebbe voglia di mollare Mina in libertà sul 14, l’unico problema è che magari me la buttano di sotto. Di italiani sul 14 oggi ci saremo stati soltanto io e Mina.
Ieri sul 5 un uomo di colore si è messo a sbraitare contro un sudamericano. Pare che i sudamericani, ma anche i rumeni secondo lo sfogo dell’uomo di colore, apostrofino sempre le persone di colore con epiteti poco carini legati al colore della pelle.
Non è strano alla fine, la guerra fra poveri è sempre un classico e in questo caso più che mai fra immigrati di diverse provenienze e continenti si replicano sempre le solite dinamiche. Però i neri poveracci sempre nel mirino dappertutto poveracci.
Comunque sul tram sempre storie tese. Le macchinette per timbrare a volte non funzionano, ma c’è il tap & Go, molto comodo.
Peccato che stamattina al Castoro, a fare la spesa – sempre più intelligente la mia spesa – il mio bancomat abbia fatto cilecca. Siamo al 25 del mese e già sono senza bancomat funzionante, devo avere un tetto automatico ma devo chiamare per chiedere di quant’è.
C’è un mio vicino romanista che sta smadonnando contro qualcuno, la Roma tra l’altro ha segnato poco fa e ha urlato come un dannato. Considera che non l’ho mai visto per le scale, ma me lo immagino come Carlo Verdone nei suoi film giovanili quando caricava l’accento e faceva il coatto romano. Uguale, ci manca la Sora Lella ma probabilmente anche lei abita nel mio palazzo, con il sosia di Carlo Verdone.
In questi due giorni mi sarò fatto 50 chilometri a piedi, con Mina stiamo esplorando la zona, sembriamo un tandem formato da Amerigo Vespucci e Caboto o Tasman, o anche Cristoforo Colombo. Oggi ho pure sbagliato strada come Colombo, magari finisco anche io in America, anche se volevo arrivare in Piazza Nuccitelli. Ma non ci sono arrivato.
Ho lasciato il telefono a casa e così niente navigatore. Mi sono perso. Sotto l’acqua.
Ma poi sono tornato a casa. Ho fatto una fantastica lavatrice colorati a 30 gradi.
Nel frattempo ho fatto una sessione di Qi Gong e Yoga, con 5 nuove esercizi. Adesso sono a 15 esercizi di Yoga fatti con il mio manuale di Yoga fai-da-te. Ieri tra l’altro mi sono comprato il libro Yoga di Carrère, è stupendo.
La connessione FTTH di Open Fiber a casa mia funziona benissimo, è una scheggia.
Ragazz* buona notte.
E comunque quando togli il velo dell’illusione è tutto più chiaro e nitido, vedi le cose come stanno veramente. Vivi nella verità, però a volte ti racconti che forse quando c’era ancora un po’ di illusione era un po’ meno cruda la realtà. Però almeno se non c’è più l’illusione a creare un fumogeno la realtà può effettivamente cambiare, una volta che ce l’hai nitida davanti agli occhi.
Quando scrivi, se scrivi sincero veramente, è come mettere nero su bianco dei pezzi di fegato, del tuo fegato, o dei pezzi di carne comunque dei pezzi reali di te nel tuo racconto. Non so chi l’ha detto, mi pare qualche scrittrice, ha detto che quando scrive i suoi libri è come se mettesse nelle pagine tipo due etti del suo fegato. Era Oriana Fallaci a dirlo.
Per fortuna, ovunque tu sia cara Oriana, il fegato è l’unico organo che ricresce.
Il nuovo stendino che ho comprato ieri a 29 euro e novanta in via dello Statuto è fighissimo e grandissimo, ma l'ho dovuto mettere dentro perché piove ancora. Oggi niente tartufi ma domenica prossima rimetto la sveglia.


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