talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

11 febbraio 2026

Natale a Genova

Sto vedendo in sottofondo le Olimpiadi in tivù, pattinaggio su ghiaccio, però sono senza occhiali e non ci vedo veramente. Sento il commento. Come l’altra sera per il curling. Come vedere le Olimpiadi senza vederle.

Mi sto raccogliendo le idee. Spengo la tele, tanto non la sto guardando.

A Natale sono andato a Genova, non andavo da tanto tempo, da troppo tempo.

Mi fa male il polso destro, penso di aver preso una brutta botta, ma non ricordo. Forse l’altra mattina a tartufi, oppure è stata Mina che mi ha tirato al guinzaglio. Non lo so. Però fa male.

A Natale sono andato a Genova e tutti i giorni che sono rimasto sono andato a correre fino a Boccadasse. Da casa a Boccadasse e ritorno.

Una corsa molto bella, giù da via San Vito, attraversata via Nizza, giù per le scale da San Pietro e poi attraversare sulle strisce e cominciare a correre in Corso Italia.

C’è sempre stato vento ma il tempo era stupendo e terso. Ho corso soprattutto di mattina, appena sveglio. La corsa dura più o meno 47 minuti, e come divisa avevo la felpa nera di Pietro e i suoi pantaloncini corti.

Faceva anche un po’ freddo, ma sopportabile.

La cosa bella sono le mattonelle rosse. Tutte lisce e pulite. Poi tutti i padroni con i cani. I ciclisti un po’ rompiballe se gli invadi la corsia. E che sarà mai. Il mare certo fa la differenza e ti apre gli spazi. Le onde.

Ai San Nazaro guardo sempre il faro e penso a quel mio compagno, suo padre era il guardiano del faro. Chissà poi se è vero, ma non importa. E’ bello pensare che sia così. Poi un po’ di fiatone c’è, perché il primo tratto è in salita. E c’è sempre qualcuno che ti affianca e ti supera. Chissà perché, mi capita ogni volta. Però sono passati i tempi in cui mi mettevo a fare la gara. Me ne resto alla mia andatura e guardo davanti a me, oppure mi volto a guardare qualche nave o qualche super eroe che fa surf nel vento forte che tira.

Guardo di lato, mi ricordo quella volta che fra la spiaggia e il mare ho visto Toninho Cerezo che giocava a pallone con i suoi figli, in lontananza. Avevano un super tele e lui portava le Superga.

Quando arrivo all’altezza del Lido guardo sempre le piscine vuote e mi ricordo quando ci andavamo da piccoli. Nella piscina dei grandi. Quanto ho bevuto, non sapevo mica nuotare troppo bene però mi buttavo lo stesso e bevevo.

Poi vado avanti e arrivo a Boccadasse, tocco la chiesa con la mano e mi volto per tornare indietro. E’ più in discesa il ritorno. Qualcuno mi supera ma vai pure. Poi mentre arrivo ai San Giuliano mi viene in mente che lì ci andavamo anche di notte, sulla spiaggia e i sassi. Il mare sott’acqua di notte le bolle sono troppo strane e diventano enormi sulla tua testa nella luce della luna. Poi torni a galla ma sotto è un’altra visuale più filtrata.

Poi passo davanti a via Piave, dove c’è stata la rivoluzione copernicana, adesso c’è l’Esselunga e questa è una grande figata. Prima c’era soltanto il bar Piave e per questo me la ricordo io, per le serate infinite a boccette e lì vicino la casa di B. dove ci ho passato tre anni del liceo a casa sua. Con lei e le sue sorelle e sua madre che mi hanno sempre trattato come un piccolo principe.

Poi torno giù, sono davanti a Punta Vagno, mi ricordo quando si andava lì a pattinare, ma io non avevo i pattini però ci andavo lo stesso anche se non ero capace. Era bello vedere gli altri pattinare e stare semplicemente lì, con il mare a due passi e le navi della Tirrenia che passavano lente.

Poi attraverso la strada e sono sotto i portici e passo per Piazza Rossetti, mi sembra di sentire in lontananza le voci dei ragazzi che giocano a pallone lì fra le panchine, ma è passato troppo tempo non possono essere davvero loro. Non sono loro, è un suono che mi arriva da dentro e la palla mi arriva tra i piedi, è un super tele. Giro l’angolo, sono in via Brigate Partigiane, vedo altri che vanno a correre, ma sono tutti bardati, io ho un po’ freddo alle gambe, i pantaloncini corti non sono stati una grande idea, ma non ho altro da indossare.

Passo davanti alla Questura, a sinistra c’è il Doria, ma giro a destra e imbocco via Barabino, penso all’odore di trippa che sentivamo tutte le mattine con M. quando a piedi andavamo a scuola. La tripperia non c’è più, però per me è come se fosse ancora lì, quell’odore mi è rimasto talmente impresso che quando ci passo è come se ritornasse in circolo.

E poi sono in piazza Palermo, ai giardinetti, e di fronte al Nautico. In via Monte Suello e via Trebisonda, c’è ancora la Pasticceria Sicula, e la salita fino a via Nizza. L’ultimo sforzo finale, arrivo alla meta. A San Pietro mi fermo e dalla ringhiera, mentre faccio stretching, guardo giù di nuovo in Corso Italia dov’ero fino a poco fa. E lì sotto, in lontananza, mi sembra di vedere lei che va verso Punta Vagno. Deve essere lei ma non ne sono sicuro. Domani forse la vedrò di nuovo.



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08 febbraio 2026

Autolavaggio domenicale

Stamattina mi sono svegliato alle 5,30 per andare a tartufi. Il tempo era bello. Mi sono alzato, tanto ero già sveglio da prima, mi sono vestito e ho portato giù Mina per i suoi bisogni.

Abbiamo fatto un giro, ormai sto prendendo sempre più piede in zona Malatesta, fra poco potrò dire di essere il re dei due mondi: Piazza Vittorio e Malatesta, una enclave italiana o meglio prevalentemente romana, incastrata fra Pigneto e Tor Pignattara, su cui ci sarebbe molto da dire.

La zona la sto imparando con gli occhi di Mina e dei tanti canari che ci sono in giro.

Comunque, ho preso i wuerstelini premietto per Mina e la borraccia e poi bando alle ciance sono partito per i tartufi. Era davvero prestissimo, prima delle sette, stava diventando giorno. Non c'era un'anima a aprte iuna ragazza che non si capiva se stava andando al lavoro o tornand a casa.

Ho fatto benzina, 50 euro, e poi in mezzo ad un paesaggio nebbioso sono arrivato nel bosco.

Ho parcheggiato al solito posto, dove adesso scorre il torrentello visto che le pesanti piogge di questi mesi hanno gonfiato i corsi d’acqua, modificando profondamente la morfologia.

Mi sono ripromesso questa volta di cercare di contenere maggiormente Mina, che l’altra volta mi ha fatto diventare scemo e ha corso come una pazza, mi ha seminato svariate volte, è sparita altrettante volte e ho la sensazione che si sia mangiata una quantità di tartufi assurda, lasciandomene soltanto una frazione.

E così oggi l’ho marcata strettissima, sembravo Pietro Vierchowod. Mina la paragonerei a Galderisi, se ve lo ricordate, un attaccante piccolo ma velocissimo e sgusciante. E anche oggi ha cercato, Mina Galderisi, di dribblarmi con discreto successo, anche se oggi mi sono attaccato alle sue calcagna e in diverse occasioni ho anche salvato dei tartufi che aveva già in bocca estreandoli sani dalle sue fauci fameliche.

Alla fine, oggi Mina, che è una macchina da tartufi, ne ha trovati più di dieci in meno di un’ora e io in meno di un’ora ho terminato i premietti. Così ho deciso di andarmene piuttosto presto. Nel frattempo, l’ho persa di vista soltanto una volta. Per oggi basta e avanza, anche perché ad un certo punto per starle dietro mi sono dovuto sdraiare lungo per terra per passare sotto ad un rovo assurdo e mi sono grattugiato le gambe.

Però bene, sono molto soddisfatto del malloppo. Tra l’atro i brumale sono piccoli ma molto saporiti come tartufi, da gennaio a maggio è il periodo del brumale e andare nel boschetto è un super allenamento vista la difficoltà ambientale.

Spero che a breve il tempo volga al meglio, anche perché la macchina con Mina dentro si è trasformata in un pantano e oggi sono andato dall’auto lavaggio, gestito da un arabo e da un aiutante anch’egli straniero. La macchina era lurida dentro e fuori, soprattutto dentro, visto che Mina si era seduta anche davanti sporca di fango l’altra volta. Mi hanno fatto un ottimo lavoro e ci tornerò anche perché l’apertura domenicale è un plus.

Stasera ho visto un pezzo della partita di curling Italia Gran Bretagna alle Olimpiadi, bellissima. L’Italia ha perso e ha un po’ deluso Mosaner, che alla fine ha ciccato un paio di pezzi decisivi ma ci può stare. Hanno vinto meritatamente gli scozzesi. Doma l’Italia deve vincere contro gli Usa per arrivare in semifinale. Vedremo se ce la farà.



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06 febbraio 2026

Voglia di dolce

Sono a casa, è venerdì sera, ho appena mangiato. Penso che fossero fra 200 e 300 grammi di pasta. Fusilli trafilati al bronzo Barilla, 11 minuti di cottura ma li ho lasciati almeno 15 minuti perché con la piastra elettrica ci vuole sempre di più. Li ho preparati con burro e alici.

Avrei voluto farmi una bella pasta al pesto, però il vasetto del pesto non so come di riffa o di raffa era saltato il sotto vuoto. Così, quando l’ho aperto è uscito tutto. Era spumoso e non era buono, faceva un odore strano. Mi piange il cuore ma l’ho dovuto buttare, anche se me lo stavo già pregustando, e ho dovuto anche lavare la ciotola perché l’avevo messo già dentro. Ma no. Era immangiabile.

Ho ripiegato su burro e alici.

Come dicevo, una quantità di pasta da caserma. Ma alla fine meno male perché mi sono fatto tre piatti di pasta e ci stavano tutti. Avevo una fame assurda, lupigna. Avevo carenza di carboidrati, evidente.

Ho fatto leccare piatto e ciotola a quel lavandino di Mina, che già stasera fuori durante la passeggiata si è mangiata un ampio assortimento di pizza bianca e brioches ecc.

E ci ha messo il carico da novanta a casa, finendo ai quattro palmenti e doppio menti anche le sue crocchette.

Comunque, ho finito di mangiare. Ho fatto i piatti e tutto. E mi sono reso conto che a casa non ho nulla di dolce. Ma nulla. Il vuoto cosmico. Da piangere.

Ho aperto le credenze. Nada.

Sul tavolo di solito ho almeno un palliativo, cioè dei datteri o della frutta secca. Ma li ho fatti fuori ieri sera.

C’è una mela verde, in realtà. Ma è come il metadone per un tossico. Io ora non so cosa darei per una torta di profiteroles. Per una torta pere e cioccolato di Cipriani, intera me la farei fuori, con le mani. Per una torta alle visciole, sempre di Cipriani con la ricotta.

Se fossi giù al bar del porto a Scoglitti, mi farei come aperitivo un cannolo con le scaglie di pistacchio, una cassata, una torta con la ricotta, un macallè. Mio Dio un macallè.

Minchia c’ho l’acquolina in bocca.

Mi farei un vassoio di bigné allo zabaione.

Mi farei una torta alle fragoline di bosco di D’Amore.

Un Maritozzo con la panna.

Un gelato di Fassi con la panna, alla frutta o in alternativa anche alla crema e nocciola.

Mi farei un gelato, cono grande, di Tonitto a Genova marron glacé e crema di riso, grande da 500 lire. Tu che sei boomer sai cosa vuol dire.

Se fossi al supermercato svaligerei il reparto cioccolato. Partirei con le barrette Kinder, poi il Mars, il Lion, il Ciocorì, i mon chéri, i boeri, i biscotti Trésor, due confezioni di Girella Motta, la Fiesta ti tenta tre volte tanto.

Se tornassi giù al bar del porto a Scoglitti mi farei le raviole, un vassoio di raviole con la ricotta e con il pistacchio, a seguire mi farei una granita al limone con la panna.

Poi andrei da Panarello, a Genova, e mi farei una torta Panarello. Un panforte, visto che ci sono, e di scorta a casa mi porterei dei biscotti Panarello e dei Lagaccio, che possono sempre servire.

Tornerei al supermarket e mi prenderei anche del cioccolato Novi, magari quei blocchi grossi al latte. E come rifiutare qualche confezione di Lindt magari alla nocciola, i gianduiotti, sì i gianduiotti. E le caramelle, le Rossana, le mou alla liquirizia, quelle al seltz, quelle di zucchero, quadrate, alla frutta, dalla zia Anna.

Poi i cavolini della domenica, con la panna, e mi ero dimenticato come ho fatto a dimenticarlo, una sacher torte grande come una casa. Mi ci butterei dentro, nuoterei dentro alla sacher torte, fino a trasformarmi un po’, ma non del tutto, nella marmellata della sacher. Questo per non perdermi quel fantastico banana split che ci davano in Austria, o in alternativa l’irish cofee che ha pur sempre un suo perché.

Cavolo ho voglia di dolce, tutta la vita, non so cosa darei per un Toblerone, un bel Toblerone classico e uno bianco. Per un Magnum, bianco e classico. Per una confezione di fior di fragola, mi mangerei dodici fior di fragola così, come fossero cioccolatini.

Ma cosa mi hai fatto venire in mente, una bella scatola di cioccolatini come dire di no. E un ghiacciolo, anzi due, uno al limone e uno all’amarena.

Mi manchi, mi manchi da morire, vorrei annegare in un lago di Nesquik o di Ovomaltina. Una bella mattina di settembre, con un frullato alla banana per mandare giù tutto e una tanica di Coca Cola per digerire.

Mi mangerei un chilo di Bullar dell’Ikea, una stecca di Daim, una confezione di peppar kakor, una bottiglia di Must da un litro e mezzo e saffran bullar come se piovesse. Semla.

Un piggelin. Un vassoio di dolci del Shwarma di via Merulana. Un gelato fritto, del cinese di via Alfieri. Una sbrisolona alla nutella e una crostata all’amarena.

Sto morendo, datemi un frappé alla vaniglia. Una crèpe con lo sciroppo d’acero, la bottiglia dello sciroppo d’acero da berci a canna. Latte e menta. Un after eighth.

Un croccante, un croccante all’amarena, un cornetto Algida, le Morositas, le goleador, un Barattolino Sammontana con il cucchiaio grande senza distrazioni seduto sul bancone, senza nemmeno al tivù. Per gustarlo meglio magari a occhi chiusi.



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05 febbraio 2026

Guanti spaiati

Ieri mattina sono passato davanti ad un cancello a piedi per andare al lavoro e all’improvviso due canetti mi hanno cominciato ad abbaiare contro. Due schnautzer nani neri, ma super rumorosi e aggressivi, che da dietro le sbarre mi hanno abbaiato contro come due forsennati.

Non me l’aspettavo, poi sono passato e a quello dietro di me lo stesso. Due cani in agguato, troppo contenti di fare il loro lavoro di guardie da dietro le sbarre. Poi sono andato al lavoro, però mi veniva da ridere.

L’altra sera ho trovato un guanto spaiato vicino all’area cani di Piazza dei Condottieri.

Un guanto in goretex, di quelli senza le dita, da ciclista forse. Con la chiusura ulteriore in velcro, la chiusura a strappo. Ho detto, sticazzi lo prendo, magari fa il paio con l’altro guanto che mi è rimasto dopo che non l’ho perso l’altra volta a tartufi.

L’unica scommessa era se si trattava del guanto giusto ma non mi ricordavo se avevo perso il destro o il sinistro, dovevo controllare.

Poi, me ne sono andato e ho proseguito verso l’area cani fantasma a Piazza Nuccitelli, ma questa volta l’ho trovata. In realtà, era lì anche le altre volte, soltanto che non me n’ero accorto. Sono un po’ svampito, l’avrai capito ormai.

Comunque, ho trovato l’area canetti a Piazza Nuccitelli, carina e piccolina. Si chiude. Non è troppo grossa, come piace a me, e udite udite non è sporca. Cioè, i padroni dei cani raccolgono le deiezioni dei quattro zampe. Alleluia. Habemus area cani raggiungibile e fruibile.

E’ vero che c’era un canetto che ce l’aveva con me e mi voleva mordere, la mano. Ma magari le prossime volte non c’è più.

Era lunedì, il giorno che è mancata l’acqua in tutto il Pigneto, in tutta Torpignattara e oltre per l’esplosione di una tubatura. C’erano le file alle fontanelle e un’autobotte in Piazza Malatesta, tutta la gente con le taniche d’acqua. Io niente.

Ho riempito due borracce e una bottiglia vuota di birra verso mezzanotte, giù alla fontanella, quando la gente se n’era andata a dormire e la coda si era smaltita.

Il guanto in goretex era giusto, adesso ho di nuovo un paio di guanti anche se sono diversi fra loro. Uno è senza dita, spero che la prossima volta a tartufi non ci siano troppe spine così non mi pungo, ma semmai a caval donato non si guarda in bocca. Semmai me li comprerò nuovo e nel frattempo me li tengo spaiati.

Ieri G. mi ha fatto la lavatrice, poi l’ho svuotata per stendere nello stendino piccolo perché quello grande è occupato, e c’era soltanto una calza grigia.

L’ho cercata dappertutto, non c’è. La lavatrice se l’è mangiata. Io non so perché ma a me la lavatrice ogni volta mi mangia qualcosa, di solito una calza.

Quella superstite me la metto da parte.

Spesso metto insieme delle calze spaiate.

Ma perché si dice un paio di mutande?

Un paio di pantaloni?

Forse perché abbiamo due gambe.

Ma un paio di mutande?

Forse perché abbiamo due palle?

Però si dice un paio di mutande anche per le donne.



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01 febbraio 2026

Ritorno a brumale

Stamattina sono andato a brumale. Non mi ricordavo più bene il mazzo che è andare a brumale, di questi tempi l’anno scorso Mina era incinta e quindi la scorsa stagione del brumale, il tartufo che si trova fra gennaio e aprile, non l’ho fatta. L’ho saltata, visto che poi Mina ha partorito il primo aprile, pesce d’aprile.

Comunque, stamattina mi sveglio alle 5,30. Non piove e quindi posso andare, deo gratias. E’ da dicembre che non vado, e Mina è una bomba a orologeria. Si deve per forza sfogare nel bosco se no mi fa saltare in aria la casa.

Prima cosa stamattina però Mina ha fatto la cacca in salotto.

Brutta sorpresa, si vede che ha mangiato qualcosa che le ha fatto male, di solito non lo fa mai. Se lo fa vuol dire che non si poteva trattenere.

Prendo il mocio Vileda, lo preparo con il detergente, passo lo straccio in salotto e lascio la finestra aperta. Nel frattempo porto giù il cane per i bisogni.

Torno su, colazione, giornale di ieri, niente crocchette a Mina quando si esce nel bosco. Prendo i wuerstel per lei, premietti per i tartufi e partiamo.

Tragitto tutto ok, arriviamo presto prima delle otto direi e prima sorpresa, praticamente la strada solita è occupata da un torrente. Si vede che ha piovuto talmente tanto che ora sulla strada che di solito è acciottolata c’è un corso d’acqua di discrete dimensioni.

Lascio la macchina nel solito posto e con Mina sguinzagliata passiamo di fatto dentro al torrente, seguendo la strada solita, per poi addentrarci nel bosco. Il bosco è sempre lui, una massa fitta di rami e rovi selvaggi e sul terreno molto bagnato cominciano gli scavi di Mina che corre come una pazza.

E’ super eccitata e contenta e si addentra nel fitto della boscaglia. Per starle dietro devo stare sempre chinato, ogni passo è una fatica e una specie di Camel Trophy per evitare le spine e i rami che sono davvero fittissimi con Mina che mi distanzia da subito.

Ecco perché mi alleno normalmente in settimana, per avere la forma fisica necessaria per starle dietro quando andiamo nel bosco. Lei è una scheggia super leggera e piccola, passa ovunque e non ha paura di nulla, è una mini Rambo a caccia di tartufo e non sente ragioni, prosegue e quando la chiamo non mi calcola proprio.

Nel bosco comanda il suo naso che è una specie di sonar per il tartufo.

Per starle dietro corro e mi sono sfregiato la faccia nei rovi, due sbreghi orizzonatli, sembro Rambo ma ero soltanto io a brumale, per inseguire Mina.

Spesso mi sparisce dalla visuale anche per alcuni minuti di seguito e hai voglia a chiamarla: “Minaaa!!!! Minaaa!!!! Vieni, torna”, urlo nel silenzio del bosco circondato da rami appuntiti.

Poi, quando decide lei, eccola che torna magari dalla direzione opposta perché nel frattempo si è fatta il giro panoramico del bosco.

Maledetta. Odio quei periodi di tempo in cui mi sparisce dalla visuale ed è in quei momenti che devo affidarmi alla fede, alla speranza che alla fine sia lei a tornare perché io, di mio, non potrei mai ritrovarla. Alla fine torna sempre, ciò non toglie che oggi mi abbia fatto incazzare non poco perché lei dovrebbe invece ascoltarmi ma non lo fa. Lei ascolta in suo naso, nel bosco, e il suo istinto di ricerca del tartufo è più forte di ogni richiamo.

Oggi non so poi quanti tartufi si sia mangiata lei stessa, senza lasciarmeli. L’ho beccata almeno due volte con il tartufino in bocca già bello che masticato. Lo faceva sempre da cucciola, ma anche ora non scherza.

Oggi poi alla fine ne ha trovati otto o nove, piccolini. Il brumale è piccolissimo e anche nella terra smossa dello scavo a trivella di Mina si confonde con tutta la vegetazione e le pietre che vengono smosse.

Oggi ci siamo ritrovati presso una cascatella che non avevamo mai raggiunto tutte le volte che sono venuto a brumale prima, negli anni scorsi. E poi, come spesso accade, ci siamo persi.

Per fortuna ormai so che quando ci perdiamo devo stare calmo. Sono tornato su, verso l’alto, e alla fine mi sono raccapezzato orientandomi con il fiumiciattolo e sentendo in lontananza il latrato di altri cani, cani che sono in cattività nelle case vicine al bosco.

Ma già allora avevo rimesso il guinzaglio a Mina perché oggi queste sue divagazioni e questi suoi giri in autonomia mi hanno innervosito. Si vede che dobbiamo riprendere un po’ di affiatamento con questo brumale, ma avremo occasione perché la stagione è appena cominciata.

Oggi la cosa che non va bene mi sono perso un guanto. Chissà dove mi è caduto. Prima al casello avevo perso un euro, chissà dove, mi è scivolato di mano quando stavo per pagare nella buca del self.

Megli un guanto perso degli occhiali persi, che nei rovi a un certo punto mi erano scivolati ma per fortuna li ho ritrovati fra le pietre, se no era un problema. Poi siamo tornati.



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31 gennaio 2026

Quadri appesi

Stamattina Mina mi ha svegliato con una loffa silenziosissima e malefica in faccia, eravamo ancora a letto e io ero nel dormiveglia, ho riconosciuto la puzza di polpettine dell’Ikea, ieri gliene avevo data una e me l’ha fatta pagare con gli interessi.

Però poi mi sono alzato e siamo usciti subito. Come sempre tirava come una dannata, Mina. In via di Acqua Bullicante di è mangiata un Magnum bianco, era lì già da ieri nell’aiuola dell’albero e ieri me n’ero accorto e ho fatto in tempo a tirarla via. Oggi no e lei se lo è calato scientificamente, leccandosi anche lo stecchino fino alla fine.

Che dio ce la mandi buona con Mina, dicono che il cioccolato è veleno per i cani. Speriamo di no, l’altro giorno si è mangiata un bel pezzo di ovetto Kinder ma almeno non c’era la sorpresina, se no si mangiava anche quella.

Poi, me ne sono andata a correre a Villa de Sanctis. Anche oggi otto giri, meno di 53 minuti e venti secondi, sono in tutto 10,83 chilometri. Buono.

Però sono arrivato a casa ed ero morto.

Mi sono fatto la doccia con quello shampoo viola che ho, diventi tutto viola con quella schiuma che fa. Però ha un ottimo odore. Promosso.

Sono passato da casa, Pietro sta bene e sono contento per lui.

Mi sono preso un po’ di cose e me le sono portate a casa. Ho preso alcuni quadretti, soprattutto quello dello Yoga fa la sua porca figura in salotto. E il gagliardetto della Sampdoria nell'ingresso ci sta tutto.

In stanza sopra al letto ho messo un quadro che mi aveva regalato Chiara, una visuale di Genova a china direi. La mappa più piccola di Genova l’ho lasciata appoggiata sul mobile nell’ingresso, non c’erano più chiodi, anzi ce n’è uno nell’ingresso ma è troppo in alto e il quadretto affogherebbe nella parete. Se lo lascio giù, invece, ogni tanto posso chinarmi e guardarmelo da vicino per vedere se riconosco le vie e i posti segnati, che sono tutti in zona porto e in zona Principe.

Zena è sempre Zena.

Ho comprato anche il telo copri-asse per stirare e speriamo che sia abbastanza grande, ho preso quello più grande che c’era.

Ho preso anche uno scatolotto per i cavi, me ne servirebbe anche un altro.

Poi ho portato di nuovo fuori Mina, all’ex Snia c’è una bellissima area cani e Mina si è fatta pure il bagno nella vaschetta di pietra che c’è lì. Mina se c’è una vasca o una fontana lei si butta, sempre presente.

Alla fine siamo rientrati, aveva fame, e le ho dato da mangiare presto, verso le 19,00. Domani, se Dio vuole e il meteo non mi tradisce, andiamo a tartufi. Così Mina si sfoga un po’ e vediamo se si trova qualcosa per una pasta o un ovetto.



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30 gennaio 2026

Ossigeno

Ieri sera sono entrato a Villa De Sanctis dalla porticina sulla Casilina, quella che si trova dietro alla fermata dell’autobus.

Erano più o meno le 19,20 e così ho potuto correre i miei otto giri anche in orario serale, post chiusura. Si tratta di una innovazione molto importante perché d’ora in poi potrò andare a correre quando voglio, senza limiti di tempo.

Un po’ come facevo prima a Piazza Vittorio, con la differenza che Villa De Sanctis per correre è fantastica, nel verde, aria pulita e ossigeno tutta la vita. Una vera sciccheria, un salto di qualità importante.

In compenso, stamattina mi sono alzato tutto rotto. I postumi della corsa di ieri sera si sono fatti sentire più del solito. Non so bene perché. Ieri sera, otto giri, circa 11 chilometri, in meno di 54,20 minuti. Una ottima performance.

E poi ho fatto stretching e sono uscito dalla porticina. Il motorino l’avevo lasciato lì, sul marciapiede, un po’ oltre la fermata dell’autobus. Tutto a posto. Poi sono tornato a casa, ho fatto da mangiare, ho terminato il panettone e ho dato una botta ulteriore alla caciotta. Stasera, se Dio vuole, la finisco e basta caciotta per un po’, magari anche per sempre.

Oggi sono tornato a casa presto, ho portato fuori Mina, che ora mi sta guardando dall’angolo del divano in salotto. Tutto a posto.

Tornando a Villa De Sanctis, si tratta di un polmone davvero fantastico. Forse stasera ci torno.



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