talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

02 maggio 2026

Bla…Bla…Blatte

La prima blatta morta in camera mia l’ho vista il 23 aprile. Lo so perché l’ho fotografata. Pensavo che fosse un caso estemporaneo. Mi sbagliavo.

Da allora, le blatte morte in camera mia sono diventate una tragica costante. Di solito le trovo sempre morte stecchite, di schiena. La domanda che mi pongo è se muoiano loro sponte, scegliendo di venire a farlo in camera mia, come dei piccoli lemming ma a forma di insetto.

Oppure, mi domando se a farle fuori non sia Mina. Il mio cane che passa gran parte del suo tempo in camera mia.

Questo mio sospetto è ulteriormente sostenuto dal fatto che stamattina il solito cadavere di blatta l’ho trovato di fianco al letto, con Mina di fianco dal mio lato che si trovava esattamente lì vicino e che peraltro annusava l’insetto come sempre messo di schiena.

Oggi non era nemmeno ancora morta la blatta, muoveva le zampette ma molto lentamente. Stava in ogni caso esalando l’ultimo respiro.

Poi, mi sono alzato e come faccio sempre ho preso la scopa e la paletta e ho gettato il cadavere dalla finestra.

Le blatte sono rossastre. In casa non le ho mai viste vive, come dicevo, la mia stanza è diventata per così dire un cimitero di blatte.

I primi giorni ero davvero schifato e scioccato.

L’altra mattina stavo prendendo il caffè in cucina quando ho visto le antennine di un cadavere di blatta nel sacchetto della carta da buttare.

Ho pensato che era stata Gioana, la mia donna delle pulizie a gettarlo via. E in effetti è così. Le ho chiesto quanti cadaveri aveva trovato, mi ha detto tre. Tutti in stanza mia, sotto la finestra. Anche Gioana si è domandata se non sia stata Mina a seccare le blatte.

Ma è lì che la sensazione di disagio è diventata più forte per me. Oramai era chiaro che sono infestato dalle blatte in casa. Dalle blatte in stanza.

Che schifo!

In totale finora ne ho trovate quattro o cinque stecchite in camera mia, più le tre di Giona.

E’ come se mi sentissi violato, violentato. E’ come una violazione di domicilio.

Mi sono confrontato poi con una persona molto comprensiva che ha avuto la bontà di sostenermi psicologicamente nel mio momento di massimo down per colpa delle blatte in casa.

Mi ha detto che mi capisce benissimo perché anche lei ha vissuto una situazione analoga, con le blatte che per due anni le volavano in casa da fuori. Sì, perché le blatte hanno anche le ali.

Anche i miei colleghi al lavoro hanno cominicato a prendermi in giro per la mia paura delle blatte. "Ti voleranno nel letto, di notte, mentre dormi", dicono ridendo. E mi fanno incazzare.

O mio Dio, se me le trovassi nel letto potrei morire. La speranza mia è che Mina sia di fatto la killer delle blatte e che continui nella sua opera di sterminio. L’altro giorno intanto ho acquistato quattro trappole per blatte, della Vape, e le ho posizionate in casa sotto a mobili e lavello. Ho comprato anche un Baygon anti scarafaggi e l’ho spruzzato nelle tubature in bagno, nella doccia, nel lavandino e nel bidet, nonché nel lavello della cucina.

Ho spruzzato anche il Baygon sui muri in casa.

Speriamo bene.

Ho chiamato allarmato e incazzato il mio padrone di casa, che si è detto ignaro del problema. Chissà se finge, non lo saprò mai, tuttavia si è dimostrato alquanto disponibile.

Mi ha dato il numero di telefono del mio vicino di sopra, l’inquilino del numero 8 che sta esattamente sopra di me. Anche lui ha le blatte in casa, da sempre. Oramai ci convive e sembra che non gli dia nemmeno troppo fastidio trovarne “una o due al giorno”.

O mio Dio! Potrei morire.

Mi ha consigliato di acquistare un gel particolare da mettere sui muri e sui battiscopa, dove ci sono possibili crepe nel muro dalle quali probabilmente entrano le blatte, che arrivano immancabilmente di notte ho scoperto, mentre tutto tace, nel buio, come delle ladre.

Maledette.

Ho ordinato il gel che arriva lunedì, oggi è sabato, tocca aspettare.

Ho comunque detto al mio padrone di casa che il problema è strutturale, che non riguarda soltanto me visto che anche il vicino ha le blatte in casa da tempo immemore. Gli ho detto che l’amministratore deve fare una disinfestazione del palazzo, le blatte saranno con ogni probabilità annidate nelle tubature e nelle intercapedini dei muri e stanno uscendo ora perché fa caldo ed è la stagione.

Soltanto che tre mesi o anche più tempo con le blatte in casa non esiste.

Il mio padrone di casa ha scritto all’amministratore, vediamo se ci sarà una celere risposta o se dovrò magari chiamare i vigili e la Asl o comunque un disinfestatore che venga nel mio appartamento. In attesa che al suo rientro a Roma il mio padrone di casa venga, cito, “a chiudere qualunque eventuale crepa o buco presente sotto i battiscopa o sotto i cassettoni degli avvolgibili; mettere insetticida all'esterno delle finestre e chiudere lo spazio sotto la porta d'ingresso con apposita striscia. Ti avviserò qualche giorno prima, intanto metti il gel”.

Insomma, la guerra con le blatte è appena cominciata.

La mia stanza si è trasformata nel cimitero delle blatte.

Finché non ne vedrò qualcuna viva, che esce dal muro, chissà da dove.

Qual è il passaggio?

Però in pochi giorni devo confessare una cosa strana che è già successa. Rispetto al senso di violazione che ho avvertito il primo giorno, quando mi sono reso conto che le blatte ci sono e non era un caso quella che ho visto e fotografato lo scorso 23 aprile, adesso sono molto meno impressionato.

Stamattina quando ho visto il cadavere di fianco al mio letto non mi ha fatto troppa impressione.

E’ vero che adesso, ogni volta che rientro in casa e anche quando entro in stanza mia, controllo sempre se c’è qualche cadavere di blatta in terra o sotto il letto o sotto la credenza. L’altra sera un cadavere l’ho trovato esattamente sotto il letto, dal mio lato.

Però, detto francamente, non sono più così devastato come il primo giorno. E’ un po’ come il mio vicino di sopra, che sembra quasi che le blatte non gli facciano né caldo né freddo. Molto semplicemente se ne fotte.

Anche io comincio a fottermene, anche se adesso ogni volta che mi metto le scarpe le sbatto per vedere se per caso non c’è qualche blatta dentro.

La mia collega, che mi ha consigliato i prodotti da comprare l’altro giorno al mercato vicino al lavoro, mi ha raccontato che da bambina, avrà avuto un 10 anni, si è messa le scarpe e dentro c’era una blatta e ha sentito sui piedi quel “tichitichiti” e così ha lanciato la scarpa a 200 metri di distanza. Ecco, con tutto il bene che gli voglio alle blatte non vorrei mai ritrovarmene una viva nella scarpa.

Potrei morire.

Comunque, se ripercorro il mio passato ho sempre avuto una forte avversione per gli insetti in generale. Avrò preso da mio padre, che se vedeva una formica in casa gli veniva un coccolone secco.

Ricordo una volta, in Sicilia, che sono andato in cucina a notte fonda, avevo sete. Le luci erano tutte spente e ho acceso all’improvviso trovandomi di fronte a pochi centimetri, sul pavimento, uno scarafaggio siciliano, di quelli neri con la corazza bombata, e una blatta, che stavano vicini uno all’atra. Si vede che erano in perlustrazione in cucina.

Mi hanno guardato, ci siamo fronteggiati immobili per qualche secondo, io sono morto, mi si sono drizzati tutti i peli e sono sicuro di essere sbiancato a e di aver perso quanto meno un battito cardiaco. Poi, piano piano, i due si sono dileguati sotto a qualche mobile.

Il giorno dopo ho raccontato l’accaduto a mia suocera che mi ha detto, “bello mio, siamo in piena campagna, è ovvio che ci sono gli insetti in casa”. Insomma, niente di strano. Ha messo un po’ di Baygon e ciccia.

Molto più grave le scorse estati la presenza di un nido di vespe nella casa adiacente a quella padronale, sempre in Sicilia. Quella sì che era una presenza pericolosa. E dire che a me le vespe non fanno per niente schifo, anzi. Però sono pericolose eccome e ogni volta che mangiavamo fuori ci attaccavano impedendoci alla fine di mangiare, tanto che abbiamo dovuto riprendere a pranzare in casa.

Per le vespe abbiamo dovuto chiamare i vigili del fuoco, che mi hanno spedito a comprare un prodotto tipo mastice da mettere nel muro all’interno del quale si trovava il nido, nell’intercapedine di una parete in muratura tutta bucherellata dalla quale fuoriuscivano le vespe.

Tappati i buchi, i pompieri speravano che la regina morisse all’interno lasciando le altre vespe prive della loro guida, costringendole così a migrare altrove. Non so come è finita. Dopo l’estate sono tornato a casa, dalle mie blatte, che alla fine quasi quasi mi fanno compagnia.


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29 aprile 2026

Oggi sono raffreddato

Oggi sono raffreddato, mi bruciano le coane. Sono andato in farmacia e mi sono preso uno spray, speriamo che faccia effetto.

Da un paio di giorni sono un po’ malaticcio, ho le vie aeree infiammate. Mali di stagione.

Sono comunque venuto al lavoro perché tutto il giorno a casa mi rompo. Preferisco sempre dividere lavoro e temo libero anche dal punto di vista fisico, dei luoghi.

Non mi è mai piaciuto lavorare a casa, anche se a volte per comodità e maggior concentrazione lo faccio. Soprattutto per scrivere.

Mina in questi giorni sta bene.

Mangia, dorme e facciamo sempre delle belle passeggiate, ormai l’ex SNIA è una tappa irrinunciabile.

Per il resto, ciccia.


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24 aprile 2026

Mina cane da kebab

Il mio cane ormai non è più un cane da tartufo, ma è diventato un cane da kebab.

E’ vero che ormai da qualche settimana manchiamo dai boschi, in primo luogo a causa del prolungato calore di Mina, ma nel frattempo il mio lagotto romagnolo ha maturato una vera passione per il kebab.

Come ho già detto in precedenza, in via di Acqua Bullicante c’è il famoso Kebabone, un negozio che non lascia molto all’immaginazione, che Mina ha non soltanto adocchiato ma anche adottato come luogo d’elezione delle nostre passeggiate quotidiane.

Passeggiate che orami per abitudine e preferenze gourmet della succitata Mina tendono con una notevole regolarità verso la Prenestina, passando appunto davanti al Kebabone. Lì davanti Mina spazzola tutti i resti dei kebab caduti davanti alle panchine che si trovano davanti alla vetrina del Kebabone.

In realtà, Mina si mette in modalità ricerca tartufi e spazzola ogni residua briciola di carne che si trovi lì sotto, superstite, perduta da qualche panino vi consumato. Mina passa sopra alle scarpe degli avventori seduti a caccia di pezzetti di kebab.

Insomma, è diventata una routine.

A vote mi pare di poter dire che la poveretta si cala anche dei pezzetti di peperoncino, che non le fanno troppo bene. Lo deduco dai quantitativi di acqua da cammello che si beve alla prima fontanella, che di solito è quella del parco dell’ex SNIA dove andiamo ormai quotidianamente.

Lì c’è una bella e ampia area cani dove la nostra lagotta romagnola ama correre e mangiare un bel po’ di malva, a mo’ di insalata, giusto per sciacquarsi la bocca dopo la tappa in movimento al Kebabone.

L’ex SNIA è davvero un polmone verde sempre più apprezzato nella nostra quotidianità che dà il ritmo delle nostre giornate.

Mina l’esploratrice ama poi andare negli angoli più reconditi e nascosti del parco, dove poi la vado a recuperare non senza difficoltà.


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19 aprile 2026

Weekend Bullicante

Ho messo sullo sfondo senza volume l’Ispettore Barnaby, sul 38 così poi spero di non perdere l’inizio di Maigret perché se no non ci capisco niente.

In realtà, non ci capisco mai niente lo stesso anche se vedo tutta la puntata se non mi spiega qualcuno il senso di quello che succede. Mi succede sempre così, vedo i gialli e non capisco una mazza anche se li vedo dall’inizio alla fine.

Stasera poi spero di restare sveglio, di solito Maigret che dura due ore a metà anzi al primo slot pubblicitario saluto e vado a dormire.

Maigret la domenica sera è l’unico appuntamento televisivo fisso che ho.

Poi spesso mi vedo la Ruota della Fortuna e a volte Otto e mezzo. A volte sento – soltanto l’audio – del telegiornale quando mi cucino e mangio in cucina.

Quando mi capita mi vedo Crozza così faccio anche un recap delle ultime notizie di politica.

Questo weekend, molto gradevole, all’insegna di via di Acqua Bullicante, sempre più centrale nella mia vita.

Mina ama questa via che percorriamo ormai quasi ogni volta che si esce, lei ama fare i suoi bisogni in via di Acqua Bullicante e questo fa una bella differenza. Poi, arriviamo dopo l’ospedale e torniamo indietro per via della Marranella compiendo così una svolta a U che mi riporta verso casa mia con un’ellissi perfetta.

Intorno a casa ci sono diversi posti giusti per Mina, oltre Villa De Sanctis c’è l’Ex SNIA Viscosa, sulla Prenestina, che sta diventando anch’essa un punto di riferimento quotidiano.

Lì, oltre all’area cani, ci sono i ragazzi funamboli sull’elastico e i suonatori. Stasera una dei suonatori si è spupazzata Mina.

Belin c’è Barnaby, l’ispettore Barnaby sullo sfondo. E’ come avere un vecchio parente che ti viene a trovare a casa.

Oggi sono andato a fare la spesa. Mi sono ricordato anche di prendere il burro che era fuori lista. Ho preso il Lurpak blu che secondo me è fantastico, anche un po’ salato.

Non c’era la tartare. Ho preso due cotolette impanate Amadori, sembrano molto buone e me le farò domani con una insalata greca, gli ingredienti ce li ho tutti. Alla cassa il cassiere stava facendo il conto alla rovescia, alle 13,00 gli scattava una settimana di ferie e andrà una settimana a Santo Domingo. Che mito, quando torna lo interrogo.

Oggi ero in via dello Statuto con Ugo al guinzaglio e nell’altra mano un sacchetto con delle cose comprate per Mina da Arcaplanet, c’era un tot di gente per strada visto che è domenica. Alle spalle mi arrivano due ragazzini in bici. Uno mi supera, gli dico guarda che devo scendere dal marciapiede, e nel frattempo mi supera anche il secondo.

Il primo, da una certa distanza, mi dice non rompere i coglioni.

Gli dico a voce alta che non rompere i coglioni glielo può dire a sua madre.

Allora, il ciclista si volta e mi dice ma non l’ho detto a te, ma al mio amico.

Al che gli ho detto di non prendermi per il culo.

Allora il secondo ragazzino in bici si ferma e mi dice con aria aggressiva: c’è qualche problema?

Gli rispondo sì il problema è che dovete scendere dal marciapiede con le biciclette.

Gli avrei dato una sberla secca, avranno avuto se va bene 12 anni. Due teste di cazzo patentate, pensa i poveri professori che si devono sorbire tutto il tempo dei maleducati di questa risma.

Che peraltro sono rimasti bella mente sul marciapiede e a distanza hanno continuato a insultarmi ma poi ho cambiato strada.

Pensa che genitori di merda che devono avere sti due ragazzini. Avranno avuto sì e no 11 o 12 anni e sono destinati a diventare ancor più molesti col tempo che passa. Che disastro.

C’è qualche problema, ha avuto la faccia da culo di dirmi quello in bici che si è fermato per fronteggiarmi e guardarmi negli occhi. dopo che due secondi prima il suo compare mi aveva bellamente dato del rompicoglioni. E avranno sì e no 11 o 12 anni.

Come mi sono girati i coglioni. E i genitori se fossero stati lì presenti gli avrebbero dato ragione e mi avrebbero magari anche messo le mani addosso per difenderli. Poveri professori alle prese con ragazzini di merda e genitori altrettanto di merda.

Per il resto, tutto ok.

Ho fatto le mie corse, otto giri, a Villa de Sanctis sabato e domenica.

Siamo andati a cena a San Lorenzo, da Marcello, con Raffaele e la sua gang, mi sono calato rigatoni alla pajata (eccezionali) e coratella (mistica).

Ieri mattina abbiamo accompagnato Pietro di nuovo, è l’ultima volta, al test della Cattolica per l’ingresso a medicina. Vediamo, ma per fortuna è già passato. Ma tentarle tutte è giusto. Magari ti va bene e allora puoi scegliere fra più opzioni che è sempre meglio.


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16 aprile 2026

Il fegato è un bastardo

Gli prudeva il dantien però non si grattava per non fare arrabbiare la maestra che lo stava guardando da dietro gli occhiali spessi.

Cercava di non pensarci, ma il dantien continuava a prudergli allora aveva allertato tutto il qi che aveva nella mano per grattare senza toccare, una cosa da imparare. E con la mano a trenta centimetri era riuscito a grattarsi, chissà come, con lo shen. Certo sto shen sempre in mezzo alle scatole, aveva pensato mentre gli stava prudendo anche la pianta del piede.

A sto giro si era chinato e si era grattato davvero, con la mano sinistra. Quando ce vò ce vò.

Ma poi si era rimesso in tibao e mentre il filo invisibile che dal daimai arriva al centro della fontanella della testa per ricollegarsi con il cielo sembrava tirato al massimo verso spazi siderali, qualcuno da fuori aveva urlato “è pronta la pasta, a tavola!” e gli era passata l’ispirazione. Ma gli era venuta fame, in compenso, e anche un po' di mal di reni. Era il momento di fare un po' di ingingun e di muovere le acque con le mani, come fossero sott'acqua ma sono per aria ma tu non ne sei più così sicuro.

Ora era sempre in tibao, ma stancamente e le mani mandavano verso il fegato un raggio verde pisello sbiadito, quasi giallastro. Un raggetto moscio e giallognolo.

Quello stronzo del fegato si stava facendo i cavoli suoi, come sempre, e non dava retta a nessuno. Deconcentrava tutti e creava problemi a tutto l’organismo con il suo comportamento menefreghista. Si ciucciava il raggio verde come se piovesse ma mai che desse qualcosa in cambio, quel bastardo di un fegato. Un egoista con i fiocchi, quel fegato. Mai una volta che aiutasse il pancreas a portare su la spesa per le scale. E dire che con tutta quella energia quel fegataccio un piccolo sforzo in più lo avrebbe pure potuto fare. La povera cistifellea masticava amaro e spargeva bile a chili.

Ma tant’è tutto nasceva dal suo odio profondo per il cuore. Ma chi l’aveva detto che il cuore era l’imperatore? “L’imperatore di sto c…”, urlava il fegato ai quattro venti e doppio menti.

Tanto più che il fegato, lui, era il nonno di tutti, il papà della milza e lo zio dei polmoni. Insomma, il fegato era stato con tutto il vicinato e anche più, maschi e femmine il fegato non faceva distinzione. E aveva lasciato figli e figliastri un po’ dappertutto, che fluivano in circolo e scassavano il passaggio del qi. Ma il cuore no. Al cuore il fegato gli faceva un baffo.

“Al cuor non si comanda”, diceva il cuore senza nemmeno sforzarsi più di tanto e pompava, con quei baffetti ben curati e azzimati, come un body builder con quelle valvole sempre aperte che non si stancavano mai. Uno svalvolato sto cuore, che ne sapeva una più del diavolo e ammaliava tutti e tutte facendo morire d’invidia il fegato.

Mitralica era la migliore amica dei polmoni e andavano sempre insieme allo stadio. Erano romaniste sfegatate, con le loro bandiere giallorosse, tanto sfegatate nel senso che al fegato non lo invitavano mai con loro alla partita e gli urlavano “scemo, scemo, scemo”.

E poi arrivava la milza, ma chi era costei? Ma chi la conosce la milza? Tutti la vedono e nessuno se la fila poveretta. Tanto che per fare due chiacchiere, la povera milza doveva mettersi a parlare con le papille gustative, con il bolo dei 36 denti poveretta la milza, che si faceva anche dei giri nei mitocondri per scambiare due parole con qualcuno. L’unico che calcolava la milza era quello sfigato del diaframma, uno che alla fine non aveva tante cose da dire se non che mandava giù quello che doveva andare giù, un po’ come al casello autostradale.

A volte uscivano a fare quattro passi in centro, però il diaframma guardava le vetrine ma non comprava mai nulla. La milza allora, che non aveva lo straccio di una lira, faceva il suo suono e per fare quattro soldi per il McDonald’s si era riciclata come doppiatrice delle navi della Tirrenia in ingresso al porto di Genova. Un secondo lavoro, che svolgeva in nero soltanto quando ne aveva voglia, un weekend sì e uno no quando il qi non era in circolazione per il blocco delle targhe alterne che dopo la crisi in Iran era diventato obbligatorio.

Ma poi le cose andavano meglio, anche se il fegato, quel furbacchione, non ce la racconta giusta. E’ il nonno di tutti e lo yang lo sa che potrebbe esserci lui dietro alle orecchie a sventola che gli erano venute fin da bambino. Alla fine, yang si era riciclato pure lui come controfigura nei film di kung fu mentre Yin si era ritirata a vita privata e contemplava l’infinito con un bicchiere di rum e cola, con le noccioline sul tavolino e la messa in piega appena fatta mentre intonava il suo mantra e faceva l’esercizio del cuore pure lei.

Un po’ rosicava Yin quando vedeva quegli automassaggi così portentosi che si facevano i polmoni, gemelli diversi della Bassa Padana in cerca di una parte anche secondaria in un video di qualche rapper di periferia.

Ma al centro di tutto c’è sempre lui, il fegato, quel maledetto impostore che aveva fregato tutti gli amici, tranne il cuore, l’imperatore della porta accanto che batte e non si stanca mai di portare avanti la baracca. E il qi del cielo anteriore mi compare con tutta la sua potenza e mi srotola davanti quello spettacolo primordiale del vulcano e di quelle nubi che si aprono al rosso del fuoco zampillante.


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10 aprile 2026

Corsetta serale

Ieri sera sono andato a correre, fuori da Villa De Sanctis perché mi sono abituato di sera a correre fuori anche se la villa è aperta.

Ho fatto 54 minuti di corsa.

Adesso fra poco vado a casa a trovare Pietro per vedere come stanno gli occhi. Spero bene.

Il tempo è bello, ormai siamo a primavera.

Oggi il marito della China era tutto giulivo perché mi ha notato l’orecchino che non mi aveva mai visto prima.

Si è avvicinato e non capivo cosa voleva, poi ho capito. Non l’ho mai visto ridere così tanto.

Meno male che siamo al weekend, sono bello stanchino in effetti.

Penso di andare via presto così prima vado da Mina e poi da Pietro.


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08 aprile 2026

Graffiti e glicine

Ieri sera riso e lenticchie, ormai è diventato il mio cavallo di battaglia. Poi l’insalata. Ma mi resta una voglia di dolce che mi mangerei un carrello di profiteroles intero.

Riso e lenticchie e stasera se non c’è altro mi faccio le uova fritte con la provola sopra. Buone.

Da un po’ niente tartufi perché Mina è ancora in calore, anche se per fortuna siamo in fase calante e fra poco dovrebbe uscire dalla fase acuta e andare a digradare. Poi sarà sterilizzazione.

Stamattina Mina stalker di un altro cane femmina, non la mollava più, meno male che la cane femmina la ignorava totalmente e che la padrona anche sorrideva di fronte a questo stalkerizzamento totale.

Ieri invece è stata Mina ad essere stalkerizzata da un cane, tale Borbotin (con la in alla francese) che non le mollava più la fichetta. E lei ci stava di brutto, maledetto calore, e mi puntava le zampe così ho dovuto attendere che la proprietaria di questo Borbotin, leccatore assurdo, venisse a prendersi il cane senza guinzaglio. Maledetto.

L’altro giorno al parco una con un cane lupo al guinzaglio mi ha scassato la minchia perché ero con Mina in calore al parco. Un altro cane si è messo a leccare Mina, come sempre senza guinzaglio, ho chiesto al padrone di metterglielo ed è intervenuta questa. Le ho detto, a parte che a te non ti ho detto niente, ma non è vero che è contro la legge andare al parco con il cane in calore. Basta tenerlo al guinzaglio. Maledetti che tenete il cane senza guinzaglio.

Comunque è tempo di sterilizzarla.

Ultimamente quando usciamo per la passeggiata mi porta sempre invariabilmente davanti al Kebabone. Per terra, di fronte alle panchine, trova spesso e volentieri dei pezzetti di kebab e se li cala alla grande.

Stamattina ha trovato anche un pezzo di pizza che si è calata con rapida mossa.

Adesso il pelo le è cresciuto e anche il guinzaglio glielo ho dovuto allargare un bel po’.

Per il resto, ieri sera dopo il lavoro l’ho portata al parco dell’energia, l’ex Snia, molto bello e accessibile in pochi minuti di passeggiata. Un bel giro fattibile anche nei giorni festivi soprattutto adesso che le giornate si sono allungate.

In questi giorni all’ex Snia ci sono dei bellissimi glicini in fiore.

Di fronte a casa, dove parcheggio il motorino, l’altra notte mi sono svegliato e ho visto due graffitari che stavano sprayando il muro. La mattina ho visto il disegno, non male e dava colore, insomma un lavoretto gradevole. Ma ieri sera qualche bel tipo ci ha disegnato sopra una svastica, che fastidio, ora la vedo tutte le volte che vado a riprendere il motorino e mi dà molto fastidio questa svastichella fuori luogo. Pensare che c’è qualcuno che si sveglia e va a disegnare una svastica sui muri mi dà da pensare. Che gentaglia che c’è in giro, mamma mia.


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