talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

10 maggio 2026

RambMina super tartufina

Stamattina super Mina a tartufi. Siamo andati, pioveva, è inizio stagione e l’altra domenica non abbiamo trovato niente. Nada de nada.

Comunque oggi ho pensato di andare lo stesso giusto per fare quanto meno una passeggiata.

Sveglia alle 5,30 come al solito e le solite maledette blatte in stanza. Due o tre cadaveri, non ricordo, che ho preso con la paletta e la scopa e li ho buttati fuori dalla finestra.

Che schifo.

Sono uscito a far fare un giro a Mina, siamo andati in Bangladesh in via della Marranella, che a lei piace un sacco. Tra l’atro avevo parcheggiato proprio lì, dietro l’angolo, e così ho messo dentro la gabbia che è più sicuro portare il cane in gabbia piuttosto che libera dietro, anche perché se ti fermano i carabinieri e sei senza gabbia o trasportino per il cane in macchina ti danno una lamata.

Io il trasportino non ce l'ho, ma prima o poi me lo voglio comprare.

Tra l’altro in via di Acqua Bullicante, di fronte al Castoro, ho visto che c’è un negozio per animali – lo zoo di qualcosa – dove in bella vista ci sono dei trasportini di plastica.

Penso che me ne comprerò uno, mi sembra utilissimo.

Le blatte continuano a venire a morire in stanza da me, le trovo sottosopra. Assurdo.

Stamattina tra l’altro inavvertitamente una l’ho schiacciata con la pantofola, ho sentito lo scricchiolio. Che schifo.

Poi mentre tornavo da tartufi ho incontrato una vicina che mi ha detto bisogna stare attenti a non schiacciarle perché potrebbero avere le uova in corpo e così, se le schiacci, le porti dappertutto le uova e crei un contagio della Madonna santissima.

Che schifo, ho subito lavato la suola della pantofola ma indubbiamente stamattina l’ho usata prima e quindi potrei aver diffuso uova ovunque. Madonna forse sono io la causa stessa di una mega invasione di blatte in casa mia.

Domani mattina alle 8,30 vinene a casa mia il padrone di casa per una disinfestazione e questo mi fa davvero piacere, perché in casa mi trovo benissimo al di là di questa invasione di blatte e non ho alcuna intenzione di andare via, come mi aveva detto lui, il padrone di casa, che si sente un po' responsabile dell'invasione di blatte anche se dice che non ne sapeva niente di questo problema prima di darmi la casa.

Non so se credergli, però il mio padrone di casa si dimostra una persona seria che cerca di darmi una mano venendo a farmi lui la disinfestazione e questo per me è molto importante.

Ho appena messo su una lavatrice.

Ho starnutito perché c’è la finestra aperta e fa freschetto.

Venerdì è arrivata una raccomandata dai vigili, maledetti, 78 euro di multa perché con il vecchio motorino il primo marzo sono passato su una preferenziale in una traversa della Nomentana.

Maledetti mi hanno pinzato con la telecamera, manco me n’ero accorto, sono passati più di due mesi. Pezzi di merda, quel motorino nel frattempo l’ho dovuto rottamare, ma tant’è mi ha lasciato l’ultimo ricordino post mortem.

Stamattina siamo andati a tartufi con Mina e non avevo alcuna aspettativa.

Pioveva, siamo finiti dentro a dei rovi, a dei cespugli con i rami pieni di spine e ho sguarato in diversi punti il piumino che avevo addosso. Non ci ho pensato, minchia, mentre passavo fra i rovi per stare dietro e Rambo-Mina meglio conosciuta come RambMina che passa ovunque, sotto i rami, dentro ai rovi, fra le rocce ecc. – ma io no e lei non lo vuole capire – sentivo il tessuto leggero del piumino che si sguarava: strap, strap, strap e alla fine ho visto tutto il ripieno, che non sono piume d’oca ma qualcosa di analogo, bianco – sembra cotone – che spuntava. Va ricucito in più punti.

Nel frattempo RambMina si era già mimetizzata dai vietkong, piena di strisce di merda di vacca dappertutto, meno male che l'ho tosata, l'altra settimana aveva il pelo lungo e grondava letteralmente merda di vacca dal pelo lungo e puzzolentissimo.

Sta volta almeno la stronza - di nome e di fatto, vista la quantità di merda che aveva addosso e che si era calata - aveva il pelo corto e più facilmente lavabile.

Siamo arrivati dopo il prefabbricato al punto in cui volevo salire dentro al bosco con Mina già sporca di quintali di merda di vacca dove si era rotolata e aveva fatto scorpacciata. Io con il piumino mezzo aperto dalle spine. Entrambi bagnati fracichi. E manco l’ombra di un tartufo in saccoccia.

Vabè. Cominciamo a salire e subito ho visto RambMina in ottima forma che fiutava come Gesù e come se non ci fosse un domani.

Non ricordo la successione, ma salendo su ne ha trovati in tutto quattro. Uno bello grosso, che in un primo tempo ha morso e sfasciato. Un pezzo è rimasto lì, nella terra della buca scavata. Staccato dal suo morso. Il resto era rimasto incastrato sotto, ancora dentro fra le pietre.

Qui, per la prima volta da quando lo possiedo dall’anno scorso, ho usato il mini-vanghetto per estrarre il tartufo che era rimasto incastrato dentro.

Mi è servito tantissimo.

E’ un bel tartufone, peserà un 70 grammi direi. Una parte l’aveva staccata Mina, che per fortuna non l’ha mangiato. Il resto, tre quarti di tartufone, era rimasto dentro e grazie al mini vanghetto sono riuscito a tirarlo fuori intatto.

Sono molto contento del mini vanghetto, allora serve davvero a qualcosa e oggi me ne sono reso conto.

A un certo punto ho cominciato a scendere di nuovo giù e a scanso di casini ho messo il guinzaglio a RambMina che se no mi fa morire a starle dietro. Ne ha trovato ancora uno anche con il guinzaglio e si è calata tutto il wuerstel Fiorucci di premietto. Strameritato.

Poi, siamo scesi, sono salito su dallo stradone sempre al guinzaglio, abbiamo incrociato una carogna di lupetto mi pareva, un cadaverino maleodorante sul ciglio dello stradone, poi anche due tartufari della domenica come me molto simpatici, con un cuccioletto marrone di lagotto al seguito.

Arrivato al vascone ho fatto lavare Mina e mi sono fotografato i tartufi trovati ma non ho cercato altro. Per oggi è andata benissimo così. Più tardi se li magnamo.

Intanto Mina è cotta, prima si è messa sul tappeto e ora sul letto. Ma ci sta. E’ in realax post cerca e trova del tartufo, deve digerire un pacco da quattro di wuerstel santi e benedetti.

Certo se la vedi ora, appallottolata sul mio cuscino a letto, non le daresti due lire. Ma se la becchi nel bosco stai attento perché ti massacra di tartufi e ti fa fare dei culi assurdi perché passa ovunque e per starle dietro fra i rovi ti devi fare un bucio di culo assurdo. E si riempie di merda.

Quindi, non mi stupisce di avere un dolore alla tibia che mi sarò certamente procurato nel tentativo di marcarla e di non perderla di vista nel bosco sbattendo contro un ramo o chissà cosa. Ma ci sta.


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02 maggio 2026

Bla…Bla…Blatte

La prima blatta morta in camera mia l’ho vista il 23 aprile. Lo so perché l’ho fotografata. Pensavo che fosse un caso estemporaneo. Mi sbagliavo.

Da allora, le blatte morte in camera mia sono diventate una tragica costante. Di solito le trovo sempre morte stecchite, di schiena. La domanda che mi pongo è se muoiano loro sponte, scegliendo di venire a farlo in camera mia, come dei piccoli lemming ma a forma di insetto.

Oppure, mi domando se a farle fuori non sia Mina. Il mio cane che passa gran parte del suo tempo in camera mia.

Questo mio sospetto è ulteriormente sostenuto dal fatto che stamattina il solito cadavere di blatta l’ho trovato di fianco al letto, con Mina di fianco dal mio lato che si trovava esattamente lì vicino e che peraltro annusava l’insetto come sempre messo di schiena.

Oggi non era nemmeno ancora morta la blatta, muoveva le zampette ma molto lentamente. Stava in ogni caso esalando l’ultimo respiro.

Poi, mi sono alzato e come faccio sempre ho preso la scopa e la paletta e ho gettato il cadavere dalla finestra.

Le blatte sono rossastre. In casa non le ho mai viste vive, come dicevo, la mia stanza è diventata per così dire un cimitero di blatte.

I primi giorni ero davvero schifato e scioccato.

L’altra mattina stavo prendendo il caffè in cucina quando ho visto le antennine di un cadavere di blatta nel sacchetto della carta da buttare.

Ho pensato che era stata Gioana, la mia donna delle pulizie a gettarlo via. E in effetti è così. Le ho chiesto quanti cadaveri aveva trovato, mi ha detto tre. Tutti in stanza mia, sotto la finestra. Anche Gioana si è domandata se non sia stata Mina a seccare le blatte.

Ma è lì che la sensazione di disagio è diventata più forte per me. Oramai era chiaro che sono infestato dalle blatte in casa. Dalle blatte in stanza.

Che schifo!

In totale finora ne ho trovate quattro o cinque stecchite in camera mia, più le tre di Giona.

E’ come se mi sentissi violato, violentato. E’ come una violazione di domicilio.

Mi sono confrontato poi con una persona molto comprensiva che ha avuto la bontà di sostenermi psicologicamente nel mio momento di massimo down per colpa delle blatte in casa.

Mi ha detto che mi capisce benissimo perché anche lei ha vissuto una situazione analoga, con le blatte che per due anni le volavano in casa da fuori. Sì, perché le blatte hanno anche le ali.

Anche i miei colleghi al lavoro hanno cominicato a prendermi in giro per la mia paura delle blatte. "Ti voleranno nel letto, di notte, mentre dormi", dicono ridendo. E mi fanno incazzare.

O mio Dio, se me le trovassi nel letto potrei morire. La speranza mia è che Mina sia di fatto la killer delle blatte e che continui nella sua opera di sterminio. L’altro giorno intanto ho acquistato quattro trappole per blatte, della Vape, e le ho posizionate in casa sotto a mobili e lavello. Ho comprato anche un Baygon anti scarafaggi e l’ho spruzzato nelle tubature in bagno, nella doccia, nel lavandino e nel bidet, nonché nel lavello della cucina.

Ho spruzzato anche il Baygon sui muri in casa.

Speriamo bene.

Ho chiamato allarmato e incazzato il mio padrone di casa, che si è detto ignaro del problema. Chissà se finge, non lo saprò mai, tuttavia si è dimostrato alquanto disponibile.

Mi ha dato il numero di telefono del mio vicino di sopra, l’inquilino del numero 8 che sta esattamente sopra di me. Anche lui ha le blatte in casa, da sempre. Oramai ci convive e sembra che non gli dia nemmeno troppo fastidio trovarne “una o due al giorno”.

O mio Dio! Potrei morire.

Mi ha consigliato di acquistare un gel particolare da mettere sui muri e sui battiscopa, dove ci sono possibili crepe nel muro dalle quali probabilmente entrano le blatte, che arrivano immancabilmente di notte ho scoperto, mentre tutto tace, nel buio, come delle ladre.

Maledette.

Ho ordinato il gel che arriva lunedì, oggi è sabato, tocca aspettare.

Ho comunque detto al mio padrone di casa che il problema è strutturale, che non riguarda soltanto me visto che anche il vicino ha le blatte in casa da tempo immemore. Gli ho detto che l’amministratore deve fare una disinfestazione del palazzo, le blatte saranno con ogni probabilità annidate nelle tubature e nelle intercapedini dei muri e stanno uscendo ora perché fa caldo ed è la stagione.

Soltanto che tre mesi o anche più tempo con le blatte in casa non esiste.

Il mio padrone di casa ha scritto all’amministratore, vediamo se ci sarà una celere risposta o se dovrò magari chiamare i vigili e la Asl o comunque un disinfestatore che venga nel mio appartamento. In attesa che al suo rientro a Roma il mio padrone di casa venga, cito, “a chiudere qualunque eventuale crepa o buco presente sotto i battiscopa o sotto i cassettoni degli avvolgibili; mettere insetticida all'esterno delle finestre e chiudere lo spazio sotto la porta d'ingresso con apposita striscia. Ti avviserò qualche giorno prima, intanto metti il gel”.

Insomma, la guerra con le blatte è appena cominciata.

La mia stanza si è trasformata nel cimitero delle blatte.

Finché non ne vedrò qualcuna viva, che esce dal muro, chissà da dove.

Qual è il passaggio?

Però in pochi giorni devo confessare una cosa strana che è già successa. Rispetto al senso di violazione che ho avvertito il primo giorno, quando mi sono reso conto che le blatte ci sono e non era un caso quella che ho visto e fotografato lo scorso 23 aprile, adesso sono molto meno impressionato.

Stamattina quando ho visto il cadavere di fianco al mio letto non mi ha fatto troppa impressione.

E’ vero che adesso, ogni volta che rientro in casa e anche quando entro in stanza mia, controllo sempre se c’è qualche cadavere di blatta in terra o sotto il letto o sotto la credenza. L’altra sera un cadavere l’ho trovato esattamente sotto il letto, dal mio lato.

Però, detto francamente, non sono più così devastato come il primo giorno. E’ un po’ come il mio vicino di sopra, che sembra quasi che le blatte non gli facciano né caldo né freddo. Molto semplicemente se ne fotte.

Anche io comincio a fottermene, anche se adesso ogni volta che mi metto le scarpe le sbatto per vedere se per caso non c’è qualche blatta dentro.

La mia collega, che mi ha consigliato i prodotti da comprare l’altro giorno al mercato vicino al lavoro, mi ha raccontato che da bambina, avrà avuto un 10 anni, si è messa le scarpe e dentro c’era una blatta e ha sentito sui piedi quel “tichitichiti” e così ha lanciato la scarpa a 200 metri di distanza. Ecco, con tutto il bene che gli voglio alle blatte non vorrei mai ritrovarmene una viva nella scarpa.

Potrei morire.

Comunque, se ripercorro il mio passato ho sempre avuto una forte avversione per gli insetti in generale. Avrò preso da mio padre, che se vedeva una formica in casa gli veniva un coccolone secco.

Ricordo una volta, in Sicilia, che sono andato in cucina a notte fonda, avevo sete. Le luci erano tutte spente e ho acceso all’improvviso trovandomi di fronte a pochi centimetri, sul pavimento, uno scarafaggio siciliano, di quelli neri con la corazza bombata, e una blatta, che stavano vicini uno all’atra. Si vede che erano in perlustrazione in cucina.

Mi hanno guardato, ci siamo fronteggiati immobili per qualche secondo, io sono morto, mi si sono drizzati tutti i peli e sono sicuro di essere sbiancato a e di aver perso quanto meno un battito cardiaco. Poi, piano piano, i due si sono dileguati sotto a qualche mobile.

Il giorno dopo ho raccontato l’accaduto a mia suocera che mi ha detto, “bello mio, siamo in piena campagna, è ovvio che ci sono gli insetti in casa”. Insomma, niente di strano. Ha messo un po’ di Baygon e ciccia.

Molto più grave le scorse estati la presenza di un nido di vespe nella casa adiacente a quella padronale, sempre in Sicilia. Quella sì che era una presenza pericolosa. E dire che a me le vespe non fanno per niente schifo, anzi. Però sono pericolose eccome e ogni volta che mangiavamo fuori ci attaccavano impedendoci alla fine di mangiare, tanto che abbiamo dovuto riprendere a pranzare in casa.

Per le vespe abbiamo dovuto chiamare i vigili del fuoco, che mi hanno spedito a comprare un prodotto tipo mastice da mettere nel muro all’interno del quale si trovava il nido, nell’intercapedine di una parete in muratura tutta bucherellata dalla quale fuoriuscivano le vespe.

Tappati i buchi, i pompieri speravano che la regina morisse all’interno lasciando le altre vespe prive della loro guida, costringendole così a migrare altrove. Non so come è finita. Dopo l’estate sono tornato a casa, dalle mie blatte, che alla fine quasi quasi mi fanno compagnia.


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29 aprile 2026

Oggi sono raffreddato

Oggi sono raffreddato, mi bruciano le coane. Sono andato in farmacia e mi sono preso uno spray, speriamo che faccia effetto.

Da un paio di giorni sono un po’ malaticcio, ho le vie aeree infiammate. Mali di stagione.

Sono comunque venuto al lavoro perché tutto il giorno a casa mi rompo. Preferisco sempre dividere lavoro e temo libero anche dal punto di vista fisico, dei luoghi.

Non mi è mai piaciuto lavorare a casa, anche se a volte per comodità e maggior concentrazione lo faccio. Soprattutto per scrivere.

Mina in questi giorni sta bene.

Mangia, dorme e facciamo sempre delle belle passeggiate, ormai l’ex SNIA è una tappa irrinunciabile.

Per il resto, ciccia.


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24 aprile 2026

Mina cane da kebab

Il mio cane ormai non è più un cane da tartufo, ma è diventato un cane da kebab.

E’ vero che ormai da qualche settimana manchiamo dai boschi, in primo luogo a causa del prolungato calore di Mina, ma nel frattempo il mio lagotto romagnolo ha maturato una vera passione per il kebab.

Come ho già detto in precedenza, in via di Acqua Bullicante c’è il famoso Kebabone, un negozio che non lascia molto all’immaginazione, che Mina ha non soltanto adocchiato ma anche adottato come luogo d’elezione delle nostre passeggiate quotidiane.

Passeggiate che orami per abitudine e preferenze gourmet della succitata Mina tendono con una notevole regolarità verso la Prenestina, passando appunto davanti al Kebabone. Lì davanti Mina spazzola tutti i resti dei kebab caduti davanti alle panchine che si trovano davanti alla vetrina del Kebabone.

In realtà, Mina si mette in modalità ricerca tartufi e spazzola ogni residua briciola di carne che si trovi lì sotto, superstite, perduta da qualche panino vi consumato. Mina passa sopra alle scarpe degli avventori seduti a caccia di pezzetti di kebab.

Insomma, è diventata una routine.

A vote mi pare di poter dire che la poveretta si cala anche dei pezzetti di peperoncino, che non le fanno troppo bene. Lo deduco dai quantitativi di acqua da cammello che si beve alla prima fontanella, che di solito è quella del parco dell’ex SNIA dove andiamo ormai quotidianamente.

Lì c’è una bella e ampia area cani dove la nostra lagotta romagnola ama correre e mangiare un bel po’ di malva, a mo’ di insalata, giusto per sciacquarsi la bocca dopo la tappa in movimento al Kebabone.

L’ex SNIA è davvero un polmone verde sempre più apprezzato nella nostra quotidianità che dà il ritmo delle nostre giornate.

Mina l’esploratrice ama poi andare negli angoli più reconditi e nascosti del parco, dove poi la vado a recuperare non senza difficoltà.


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19 aprile 2026

Weekend Bullicante

Ho messo sullo sfondo senza volume l’Ispettore Barnaby, sul 38 così poi spero di non perdere l’inizio di Maigret perché se no non ci capisco niente.

In realtà, non ci capisco mai niente lo stesso anche se vedo tutta la puntata se non mi spiega qualcuno il senso di quello che succede. Mi succede sempre così, vedo i gialli e non capisco una mazza anche se li vedo dall’inizio alla fine.

Stasera poi spero di restare sveglio, di solito Maigret che dura due ore a metà anzi al primo slot pubblicitario saluto e vado a dormire.

Maigret la domenica sera è l’unico appuntamento televisivo fisso che ho.

Poi spesso mi vedo la Ruota della Fortuna e a volte Otto e mezzo. A volte sento – soltanto l’audio – del telegiornale quando mi cucino e mangio in cucina.

Quando mi capita mi vedo Crozza così faccio anche un recap delle ultime notizie di politica.

Questo weekend, molto gradevole, all’insegna di via di Acqua Bullicante, sempre più centrale nella mia vita.

Mina ama questa via che percorriamo ormai quasi ogni volta che si esce, lei ama fare i suoi bisogni in via di Acqua Bullicante e questo fa una bella differenza. Poi, arriviamo dopo l’ospedale e torniamo indietro per via della Marranella compiendo così una svolta a U che mi riporta verso casa mia con un’ellissi perfetta.

Intorno a casa ci sono diversi posti giusti per Mina, oltre Villa De Sanctis c’è l’Ex SNIA Viscosa, sulla Prenestina, che sta diventando anch’essa un punto di riferimento quotidiano.

Lì, oltre all’area cani, ci sono i ragazzi funamboli sull’elastico e i suonatori. Stasera una dei suonatori si è spupazzata Mina.

Belin c’è Barnaby, l’ispettore Barnaby sullo sfondo. E’ come avere un vecchio parente che ti viene a trovare a casa.

Oggi sono andato a fare la spesa. Mi sono ricordato anche di prendere il burro che era fuori lista. Ho preso il Lurpak blu che secondo me è fantastico, anche un po’ salato.

Non c’era la tartare. Ho preso due cotolette impanate Amadori, sembrano molto buone e me le farò domani con una insalata greca, gli ingredienti ce li ho tutti. Alla cassa il cassiere stava facendo il conto alla rovescia, alle 13,00 gli scattava una settimana di ferie e andrà una settimana a Santo Domingo. Che mito, quando torna lo interrogo.

Oggi ero in via dello Statuto con Ugo al guinzaglio e nell’altra mano un sacchetto con delle cose comprate per Mina da Arcaplanet, c’era un tot di gente per strada visto che è domenica. Alle spalle mi arrivano due ragazzini in bici. Uno mi supera, gli dico guarda che devo scendere dal marciapiede, e nel frattempo mi supera anche il secondo.

Il primo, da una certa distanza, mi dice non rompere i coglioni.

Gli dico a voce alta che non rompere i coglioni glielo può dire a sua madre.

Allora, il ciclista si volta e mi dice ma non l’ho detto a te, ma al mio amico.

Al che gli ho detto di non prendermi per il culo.

Allora il secondo ragazzino in bici si ferma e mi dice con aria aggressiva: c’è qualche problema?

Gli rispondo sì il problema è che dovete scendere dal marciapiede con le biciclette.

Gli avrei dato una sberla secca, avranno avuto se va bene 12 anni. Due teste di cazzo patentate, pensa i poveri professori che si devono sorbire tutto il tempo dei maleducati di questa risma.

Che peraltro sono rimasti bella mente sul marciapiede e a distanza hanno continuato a insultarmi ma poi ho cambiato strada.

Pensa che genitori di merda che devono avere sti due ragazzini. Avranno avuto sì e no 11 o 12 anni e sono destinati a diventare ancor più molesti col tempo che passa. Che disastro.

C’è qualche problema, ha avuto la faccia da culo di dirmi quello in bici che si è fermato per fronteggiarmi e guardarmi negli occhi. dopo che due secondi prima il suo compare mi aveva bellamente dato del rompicoglioni. E avranno sì e no 11 o 12 anni.

Come mi sono girati i coglioni. E i genitori se fossero stati lì presenti gli avrebbero dato ragione e mi avrebbero magari anche messo le mani addosso per difenderli. Poveri professori alle prese con ragazzini di merda e genitori altrettanto di merda.

Per il resto, tutto ok.

Ho fatto le mie corse, otto giri, a Villa de Sanctis sabato e domenica.

Siamo andati a cena a San Lorenzo, da Marcello, con Raffaele e la sua gang, mi sono calato rigatoni alla pajata (eccezionali) e coratella (mistica).

Ieri mattina abbiamo accompagnato Pietro di nuovo, è l’ultima volta, al test della Cattolica per l’ingresso a medicina. Vediamo, ma per fortuna è già passato. Ma tentarle tutte è giusto. Magari ti va bene e allora puoi scegliere fra più opzioni che è sempre meglio.


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16 aprile 2026

Il fegato è un bastardo

Gli prudeva il dantien però non si grattava per non fare arrabbiare la maestra che lo stava guardando da dietro gli occhiali spessi.

Cercava di non pensarci, ma il dantien continuava a prudergli allora aveva allertato tutto il qi che aveva nella mano per grattare senza toccare, una cosa da imparare. E con la mano a trenta centimetri era riuscito a grattarsi, chissà come, con lo shen. Certo sto shen sempre in mezzo alle scatole, aveva pensato mentre gli stava prudendo anche la pianta del piede.

A sto giro si era chinato e si era grattato davvero, con la mano sinistra. Quando ce vò ce vò.

Ma poi si era rimesso in tibao e mentre il filo invisibile che dal daimai arriva al centro della fontanella della testa per ricollegarsi con il cielo sembrava tirato al massimo verso spazi siderali, qualcuno da fuori aveva urlato “è pronta la pasta, a tavola!” e gli era passata l’ispirazione. Ma gli era venuta fame, in compenso, e anche un po' di mal di reni. Era il momento di fare un po' di ingingun e di muovere le acque con le mani, come fossero sott'acqua ma sono per aria ma tu non ne sei più così sicuro.

Ora era sempre in tibao, ma stancamente e le mani mandavano verso il fegato un raggio verde pisello sbiadito, quasi giallastro. Un raggetto moscio e giallognolo.

Quello stronzo del fegato si stava facendo i cavoli suoi, come sempre, e non dava retta a nessuno. Deconcentrava tutti e creava problemi a tutto l’organismo con il suo comportamento menefreghista. Si ciucciava il raggio verde come se piovesse ma mai che desse qualcosa in cambio, quel bastardo di un fegato. Un egoista con i fiocchi, quel fegato. Mai una volta che aiutasse il pancreas a portare su la spesa per le scale. E dire che con tutta quella energia quel fegataccio un piccolo sforzo in più lo avrebbe pure potuto fare. La povera cistifellea masticava amaro e spargeva bile a chili.

Ma tant’è tutto nasceva dal suo odio profondo per il cuore. Ma chi l’aveva detto che il cuore era l’imperatore? “L’imperatore di sto c…”, urlava il fegato ai quattro venti e doppio menti.

Tanto più che il fegato, lui, era il nonno di tutti, il papà della milza e lo zio dei polmoni. Insomma, il fegato era stato con tutto il vicinato e anche più, maschi e femmine il fegato non faceva distinzione. E aveva lasciato figli e figliastri un po’ dappertutto, che fluivano in circolo e scassavano il passaggio del qi. Ma il cuore no. Al cuore il fegato gli faceva un baffo.

“Al cuor non si comanda”, diceva il cuore senza nemmeno sforzarsi più di tanto e pompava, con quei baffetti ben curati e azzimati, come un body builder con quelle valvole sempre aperte che non si stancavano mai. Uno svalvolato sto cuore, che ne sapeva una più del diavolo e ammaliava tutti e tutte facendo morire d’invidia il fegato.

Mitralica era la migliore amica dei polmoni e andavano sempre insieme allo stadio. Erano romaniste sfegatate, con le loro bandiere giallorosse, tanto sfegatate nel senso che al fegato non lo invitavano mai con loro alla partita e gli urlavano “scemo, scemo, scemo”.

E poi arrivava la milza, ma chi era costei? Ma chi la conosce la milza? Tutti la vedono e nessuno se la fila poveretta. Tanto che per fare due chiacchiere, la povera milza doveva mettersi a parlare con le papille gustative, con il bolo dei 36 denti poveretta la milza, che si faceva anche dei giri nei mitocondri per scambiare due parole con qualcuno. L’unico che calcolava la milza era quello sfigato del diaframma, uno che alla fine non aveva tante cose da dire se non che mandava giù quello che doveva andare giù, un po’ come al casello autostradale.

A volte uscivano a fare quattro passi in centro, però il diaframma guardava le vetrine ma non comprava mai nulla. La milza allora, che non aveva lo straccio di una lira, faceva il suo suono e per fare quattro soldi per il McDonald’s si era riciclata come doppiatrice delle navi della Tirrenia in ingresso al porto di Genova. Un secondo lavoro, che svolgeva in nero soltanto quando ne aveva voglia, un weekend sì e uno no quando il qi non era in circolazione per il blocco delle targhe alterne che dopo la crisi in Iran era diventato obbligatorio.

Ma poi le cose andavano meglio, anche se il fegato, quel furbacchione, non ce la racconta giusta. E’ il nonno di tutti e lo yang lo sa che potrebbe esserci lui dietro alle orecchie a sventola che gli erano venute fin da bambino. Alla fine, yang si era riciclato pure lui come controfigura nei film di kung fu mentre Yin si era ritirata a vita privata e contemplava l’infinito con un bicchiere di rum e cola, con le noccioline sul tavolino e la messa in piega appena fatta mentre intonava il suo mantra e faceva l’esercizio del cuore pure lei.

Un po’ rosicava Yin quando vedeva quegli automassaggi così portentosi che si facevano i polmoni, gemelli diversi della Bassa Padana in cerca di una parte anche secondaria in un video di qualche rapper di periferia.

Ma al centro di tutto c’è sempre lui, il fegato, quel maledetto impostore che aveva fregato tutti gli amici, tranne il cuore, l’imperatore della porta accanto che batte e non si stanca mai di portare avanti la baracca. E il qi del cielo anteriore mi compare con tutta la sua potenza e mi srotola davanti quello spettacolo primordiale del vulcano e di quelle nubi che si aprono al rosso del fuoco zampillante.


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10 aprile 2026

Corsetta serale

Ieri sera sono andato a correre, fuori da Villa De Sanctis perché mi sono abituato di sera a correre fuori anche se la villa è aperta.

Ho fatto 54 minuti di corsa.

Adesso fra poco vado a casa a trovare Pietro per vedere come stanno gli occhi. Spero bene.

Il tempo è bello, ormai siamo a primavera.

Oggi il marito della China era tutto giulivo perché mi ha notato l’orecchino che non mi aveva mai visto prima.

Si è avvicinato e non capivo cosa voleva, poi ho capito. Non l’ho mai visto ridere così tanto.

Meno male che siamo al weekend, sono bello stanchino in effetti.

Penso di andare via presto così prima vado da Mina e poi da Pietro.


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