talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

01 febbraio 2026

Ritorno a brumale

Stamattina sono andato a brumale. Non mi ricordavo più bene il mazzo che è andare a brumale, di questi tempi l’anno scorso Mina era incinta e quindi la scorsa stagione del brumale, il tartufo che si trova fra gennaio e aprile, non l’ho fatta. L’ho saltata, visto che poi Mina ha partorito il primo aprile, pesce d’aprile.

Comunque, stamattina mi sveglio alle 5,30. Non piove e quindi posso andare, deo gratias. E’ da dicembre che non vado, e Mina è una bomba a orologeria. Si deve per forza sfogare nel bosco se no mi fa saltare in aria la casa.

Prima cosa stamattina però Mina ha fatto la cacca in salotto.

Brutta sorpresa, si vede che ha mangiato qualcosa che le ha fatto male, di solito non lo fa mai. Se lo fa vuol dire che non si poteva trattenere.

Prendo il mocio Vileda, lo preparo con il detergente, passo lo straccio in salotto e lascio la finestra aperta. Nel frattempo porto giù il cane per i bisogni.

Torno su, colazione, giornale di ieri, niente crocchette a Mina quando si esce nel bosco. Prendo i wuerstel per lei, premietti per i tartufi e partiamo.

Tragitto tutto ok, arriviamo presto prima delle otto direi e prima sorpresa, praticamente la strada solita è occupata da un torrente. Si vede che ha piovuto talmente tanto che ora sulla strada che di solito è acciottolata c’è un corso d’acqua di discrete dimensioni.

Lascio la macchina nel solito posto e con Mina sguinzagliata passiamo di fatto dentro al torrente, seguendo la strada solita, per poi addentrarci nel bosco. Il bosco è sempre lui, una massa fitta di rami e rovi selvaggi e sul terreno molto bagnato cominciano gli scavi di Mina che corre come una pazza.

E’ super eccitata e contenta e si addentra nel fitto della boscaglia. Per starle dietro devo stare sempre chinato, ogni passo è una fatica e una specie di Camel Trophy per evitare le spine e i rami che sono davvero fittissimi con Mina che mi distanzia da subito.

Ecco perché mi alleno normalmente in settimana, per avere la forma fisica necessaria per starle dietro quando andiamo nel bosco. Lei è una scheggia super leggera e piccola, passa ovunque e non ha paura di nulla, è una mini Rambo a caccia di tartufo e non sente ragioni, prosegue e quando la chiamo non mi calcola proprio.

Nel bosco comanda il suo naso che è una specie di sonar per il tartufo.

Per starle dietro corro e mi sono sfregiato la faccia nei rovi, due sbreghi orizzonatli, sembro Rambo ma ero soltanto io a brumale, per inseguire Mina.

Spesso mi sparisce dalla visuale anche per alcuni minuti di seguito e hai voglia a chiamarla: “Minaaa!!!! Minaaa!!!! Vieni, torna”, urlo nel silenzio del bosco circondato da rami appuntiti.

Poi, quando decide lei, eccola che torna magari dalla direzione opposta perché nel frattempo si è fatta il giro panoramico del bosco.

Maledetta. Odio quei periodi di tempo in cui mi sparisce dalla visuale ed è in quei momenti che devo affidarmi alla fede, alla speranza che alla fine sia lei a tornare perché io, di mio, non potrei mai ritrovarla. Alla fine torna sempre, ciò non toglie che oggi mi abbia fatto incazzare non poco perché lei dovrebbe invece ascoltarmi ma non lo fa. Lei ascolta in suo naso, nel bosco, e il suo istinto di ricerca del tartufo è più forte di ogni richiamo.

Oggi non so poi quanti tartufi si sia mangiata lei stessa, senza lasciarmeli. L’ho beccata almeno due volte con il tartufino in bocca già bello che masticato. Lo faceva sempre da cucciola, ma anche ora non scherza.

Oggi poi alla fine ne ha trovati otto o nove, piccolini. Il brumale è piccolissimo e anche nella terra smossa dello scavo a trivella di Mina si confonde con tutta la vegetazione e le pietre che vengono smosse.

Oggi ci siamo ritrovati presso una cascatella che non avevamo mai raggiunto tutte le volte che sono venuto a brumale prima, negli anni scorsi. E poi, come spesso accade, ci siamo persi.

Per fortuna ormai so che quando ci perdiamo devo stare calmo. Sono tornato su, verso l’alto, e alla fine mi sono raccapezzato orientandomi con il fiumiciattolo e sentendo in lontananza il latrato di altri cani, cani che sono in cattività nelle case vicine al bosco.

Ma già allora avevo rimesso il guinzaglio a Mina perché oggi queste sue divagazioni e questi suoi giri in autonomia mi hanno innervosito. Si vede che dobbiamo riprendere un po’ di affiatamento con questo brumale, ma avremo occasione perché la stagione è appena cominciata.

Oggi la cosa che non va bene mi sono perso un guanto. Chissà dove mi è caduto. Prima al casello avevo perso un euro, chissà dove, mi è scivolato di mano quando stavo per pagare nella buca del self.

Megli un guanto perso degli occhiali persi, che nei rovi a un certo punto mi erano scivolati ma per fortuna li ho ritrovati fra le pietre, se no era un problema. Poi siamo tornati.



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31 gennaio 2026

Quadri appesi

Stamattina Mina mi ha svegliato con una loffa silenziosissima e malefica in faccia, eravamo ancora a letto e io ero nel dormiveglia, ho riconosciuto la puzza di polpettine dell’Ikea, ieri gliene avevo data una e me l’ha fatta pagare con gli interessi.

Però poi mi sono alzato e siamo usciti subito. Come sempre tirava come una dannata, Mina. In via di Acqua Bullicante di è mangiata un Magnum bianco, era lì già da ieri nell’aiuola dell’albero e ieri me n’ero accorto e ho fatto in tempo a tirarla via. Oggi no e lei se lo è calato scientificamente, leccandosi anche lo stecchino fino alla fine.

Che dio ce la mandi buona con Mina, dicono che il cioccolato è veleno per i cani. Speriamo di no, l’altro giorno si è mangiata un bel pezzo di ovetto Kinder ma almeno non c’era la sorpresina, se no si mangiava anche quella.

Poi, me ne sono andata a correre a Villa de Sanctis. Anche oggi otto giri, meno di 53 minuti e venti secondi, sono in tutto 10,83 chilometri. Buono.

Però sono arrivato a casa ed ero morto.

Mi sono fatto la doccia con quello shampoo viola che ho, diventi tutto viola con quella schiuma che fa. Però ha un ottimo odore. Promosso.

Sono passato da casa, Pietro sta bene e sono contento per lui.

Mi sono preso un po’ di cose e me le sono portate a casa. Ho preso alcuni quadretti, soprattutto quello dello Yoga fa la sua porca figura in salotto. E il gagliardetto della Sampdoria nell'ingresso ci sta tutto.

In stanza sopra al letto ho messo un quadro che mi aveva regalato Chiara, una visuale di Genova a china direi. La mappa più piccola di Genova l’ho lasciata appoggiata sul mobile nell’ingresso, non c’erano più chiodi, anzi ce n’è uno nell’ingresso ma è troppo in alto e il quadretto affogherebbe nella parete. Se lo lascio giù, invece, ogni tanto posso chinarmi e guardarmelo da vicino per vedere se riconosco le vie e i posti segnati, che sono tutti in zona porto e in zona Principe.

Zena è sempre Zena.

Ho comprato anche il telo copri-asse per stirare e speriamo che sia abbastanza grande, ho preso quello più grande che c’era.

Ho preso anche uno scatolotto per i cavi, me ne servirebbe anche un altro.

Poi ho portato di nuovo fuori Mina, all’ex Snia c’è una bellissima area cani e Mina si è fatta pure il bagno nella vaschetta di pietra che c’è lì. Mina se c’è una vasca o una fontana lei si butta, sempre presente.

Alla fine siamo rientrati, aveva fame, e le ho dato da mangiare presto, verso le 19,00. Domani, se Dio vuole e il meteo non mi tradisce, andiamo a tartufi. Così Mina si sfoga un po’ e vediamo se si trova qualcosa per una pasta o un ovetto.



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30 gennaio 2026

Ossigeno

Ieri sera sono entrato a Villa De Sanctis dalla porticina sulla Casilina, quella che si trova dietro alla fermata dell’autobus.

Erano più o meno le 19,20 e così ho potuto correre i miei otto giri anche in orario serale, post chiusura. Si tratta di una innovazione molto importante perché d’ora in poi potrò andare a correre quando voglio, senza limiti di tempo.

Un po’ come facevo prima a Piazza Vittorio, con la differenza che Villa De Sanctis per correre è fantastica, nel verde, aria pulita e ossigeno tutta la vita. Una vera sciccheria, un salto di qualità importante.

In compenso, stamattina mi sono alzato tutto rotto. I postumi della corsa di ieri sera si sono fatti sentire più del solito. Non so bene perché. Ieri sera, otto giri, circa 11 chilometri, in meno di 54,20 minuti. Una ottima performance.

E poi ho fatto stretching e sono uscito dalla porticina. Il motorino l’avevo lasciato lì, sul marciapiede, un po’ oltre la fermata dell’autobus. Tutto a posto. Poi sono tornato a casa, ho fatto da mangiare, ho terminato il panettone e ho dato una botta ulteriore alla caciotta. Stasera, se Dio vuole, la finisco e basta caciotta per un po’, magari anche per sempre.

Oggi sono tornato a casa presto, ho portato fuori Mina, che ora mi sta guardando dall’angolo del divano in salotto. Tutto a posto.

Tornando a Villa De Sanctis, si tratta di un polmone davvero fantastico. Forse stasera ci torno.



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28 gennaio 2026

Riscatto serale

Una giornata cominciata male e proseguita sullo stesso binario si è trasformata inaspettatamente in una bella serata. Mai disperare, quindi, la svolta è sempre dietro l’angolo quando meno te lo aspetti.

Stamattina giornata cominciata sotto una specie di nubifragio. Ho dovuto prendere la metro qui a Malatesta per arrivare al lavoro e dopo il cambio a San Giovanni c’era talmente tanta gente che ho dovuto aspettare tre treni per riuscire a salire a pressione.

Un delirio, tanto che quando arrivi al lavoro dopo un viaggio della speranza di quel tipo sei già sfatto.

Hanno anche montato delle tende nuove da ufficio, di quelle listellate bianche che devi orientare per creare gli spiragli e vedere fuori. Vabbè, lasciamo perdere. A pranzo tutto ok, insalatona con petto di pollo già tagliato dentro e mozzarella, con l’innovazione degli ultimi tempi cioè pezzetti di frutta che ci stanno molto bene.

Poi ho lavorato e alla fine ciao ciao, sono tornato a casa sempre in metro ovviamente. Per fortuna ha smesso di piovere e al rientro non c’era molta gente. Ho preso Mina a casa, siamo andati a fare la nostra passeggiata serale. L’ho lasciata libera nel parchetto a Piazza Condottieri e quella scema di Mina mi è scappata fuori, non era chiuso bene il cancello. Le ho urlato e per fortuna, deo gratias, è subito rientrata. Se mi scappava per strada erano cazzi amarissimi.

Quindi mi è andata bene.

Le ho subito messo il guinzaglio e ho proseguito il giro a piedi senza mollarla più.

Mentre andavamo, lei si è mangiata anche un pezzetto di ovetto Kinder che qualche bambino ha perso per strada. Spero che non le faccia male, il cioccolato è veleno per i cani.

Tra l’altro oggi la cacca era solida, due sacchettini oggi.

Alla fine siamo rientrati verso le otto ed ero dubbioso se mangiare subito o fare un po’ di Qi Gong e cinque nuove figure di Yoga, per arrivare a venti figure fatte da quando ho cominciato a fare gli esercizi qui a casa. Ho optato per questa seconda strada e sono stato ripagato con gli interessi.

Dopo un’ottima sessione di routine di Qi Gong, con riscaldamento e qualche esercizio blando con posizioni statiche in tibao e chempao, ho fatto l’ingingung per i reni. E’ la mia classica routine, una mezzoretta. Ottimo e abbondante.

Ma poi stasera la scoperta sono state le cinque nuove figure che ho preso dal mio libro di yoga fai-da-te che ho recuperato dalla libreria di mio padre a Genova, a Natale.

Cinque figure che mi hanno rimesso al mondo. Prima la locusta completa, poi la candela – come facevo alle elementari, quando andavo a ginnastica al Gruppo Ginnico Genovese – poi l’aratro e l’arco. Infine, un esercizio più meditativo, per la trasmissione dell’energia dal plesso solare alla testa.

Cinque esercizi che mi sono venuti tutti alla grande, sarà merito del Qi Gong, però per essere un uomo ormai di mezza età avanzata – quando inizia e quando finisce la mezza età? E quando comincia la terza età? – mi sono sentito molto soddisfatto della mia flessibilità corporea. Sono super sciolto.

Penso sinceramente che sia dovuto al Qi Gong che funge da base, da substrato per tutti i movimenti snodati che riesco a fare con una naturalezza che stupisce persino me.

Qi Gong di riffe o di raffe ormai lo pratico da sette o otto anni, e non posso dire altro che ogni volta che faccio Qi Gong, quando finisco, mi sento meglio di prima di iniziare. Molto rilassato e con la testa vuota. Quindi vuol dire che funziona. E ora mi serve anche come trampolino per lo Yoga.

Cosa vuoi di più, e dopo a cena ho mangiato ai quattro palmenti e doppio menti.

Prima un’insalatona con quel che restava di una bustona di insalata mista, un wuerstel freddo di ieri a listelle, pomodorini datterini un po’ andatelli e da mangiare, dulcis in fundo – su suggerimento prezioso di Luca – un po’ di legumi sotto forma di ceci. Ho aperto il barattolo di ceci Bonduel molto ma molto buoni.

Il tutto con Mina che come sempre sembrava un questuante denutrito e un po’ di wuerstel alla fine, come sempre, ho ceduto e gliel’ho dato, speriamo che non le faccia acido con l’ovetto Kinder di prima, e dopo ho estratto anche – indovina – la caciotta e la cotognata.

Gli sto dando davvero una bella botta alla caciotta, ne è rimasto un pezzetto che ho trasferito in un contenitore di plastica con coperchio più piccolo. La cotognata è addirittura finita, l'ho giustiziata stasera. Che bello, non devo più mangiare cotognata per i prossimi vent'anni. Direi che non ne mangerò più per tutta la vita, posso azzardare senza tema di smentita. Anche se mai dire mai.

La prossima volta la caciotta la finisco e non era scontato. Sono giorni che mangio caciotta e cotognata, era diventata la mia mission impossible terminarla, non ne posso più di caciotta.

Mi sento quasi in trasformazione, mi sto trasformando in una grossa mega caciotta e fra poco uscirò in via di Acqua Bullicante e di corsa andrò a gettarmi nel traffico della Casilina per raggiungere infine l’aeroporto di Centocelle e lasciare il paese alla ricerca di nuovi mercati caseari in posti caldi. Però prima devo terminare anche il panettone, domani faccio doppietta e finisco capra e cavoli, caciotta e panettone avete le ore contate.



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27 gennaio 2026

Tornare single

Tornare single a 54 anni dopo più di vent’anni di matrimonio non è una passeggiata. La cosa più strana che mi sta capitando è che in qualche modo mi sembra di essere tornato indietro di vent’anni a quando avevo 34 anni, perché a quell’epoca risale la mia singletudine. Ma non è così, non sono più quello di allora.

Però faccio fatica a ricordarmelo e in certe situazioni mi sono comportato come se ancora avessi 34 anni. E’ un po’ come se uno ritornasse a mettersi un vestito che aveva indossato vent’anni prima, un habitus mentale del passato, ma l’abito devi adattarlo alla tua nuova età senza farti prendere da una specie di allucianzione dell'età, per cui senza rendertene conto ti trasponi nel te stesso che eri l'ultima volta che eri single. Non puoi tornare indietro nel tempo. I capelli che ho perso nel frattempo non è che mi ricrescono.

Non so se sono riuscito a spiegarmi. Single ok, ma sono passati più di vent’anni da quando eri single e tu sei cambiato, non sei più quel single là di vent’anni fa. E’ un po’ come la volta che ho rimesso indosso gli sci dopo dieci anni o forse più che non sciavo.

E’ vero che non ti dimentichi come si fa a sciare, però nel frattempo la tecnologia e tutto il resto è cambiato intorno a te. In primo luogo, gli sci sono diventati più corti. Prima, sciavo con gli sci da due metri più o meno, poi dopo 10 o 15 anni di assenza dalle nevi gli sci si sono accorciati. Lo stile anche è cambiato.

Si scia diverso adesso. Ti devi adeguare. Non puoi più sciare come facevi 20 anni fa con gli sci corti che ci sono adesso in circolazione.

Poi ti devi mettere il casco. Non basta più il cappellino di lana e gli occhiali a specchio.



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25 gennaio 2026

Stamattina pioveva, niente tartufi

Stamattina niente tartufi. Quando mi sono svegliato pioveva di brutto, un muro di pioggia, e mi sono rimesso giù. Bisogna saper desistere quando le cose non vanno come vorresti tu.

E quindi ho ristrutturato la mia domenica. Niente gita a tartufi ma corsa a Villa De Sancits. Otto giri, 55 minuti. Come ieri. E’ una nuova routine ormai digerita. Oggi sono stato poi al parco dell’energia, alias parco ex SNIA, dove c’è un’area cani da paura.

Sul tram 14 per tornare a casa da piazza Vittorio c’è stata una scena di razzismo alla rovescia che vorrei condividere con voi.

Salgo con Mina, un cane lagotto romagnolo di tutto rispetto.

La tengo a guinzaglio corto, ovviamente. Siamo su un mezzo pubblico e non vorrei disturbare nessuno.

Di fronte a me, una famiglia di indiani o bengalesi, non saprei dire. Madre, padre e figlioletta sui 10 anni.

Appena vedono Mina di fronte cominciano ad agitarsi.

La guardano con un misto di schifo o terrore. Da quanto ho capito, ai cingalesi gli animali come i cani non vanno a genio perché per la loro religione sono impuri. E quindi l’allegra famiglia cingalese si sposta e lascia tutti i sedili di fronte vuoti. Contenti voi contenti tutti, ma non penserete che smetterò di portarmi Mina sul tram soltanto per fare un piacere a voi.

C’era anche un’altra vecchia che sembrava himalayana sempre seduta di fronte che guardava male Mina.

L’ho guardata negli occhi per capire se aveva qualcosa da ridire ma no, era al telefono e parlava una lingua indo-cinese indistinguibile e non abbiamo interagito se non per la distanza che teneva dal cane, ripeto tenuto a guinzaglio corto.

Ma la prossima volta mi verrebbe voglia di mollare Mina in libertà sul 14, l’unico problema è che magari me la buttano di sotto. Di italiani sul 14 oggi ci saremo stati soltanto io e Mina.

Ieri sul 5 un uomo di colore si è messo a sbraitare contro un sudamericano. Pare che i sudamericani, ma anche i rumeni secondo lo sfogo dell’uomo di colore, apostrofino sempre le persone di colore con epiteti poco carini legati al colore della pelle.

Non è strano alla fine, la guerra fra poveri è sempre un classico e in questo caso più che mai fra immigrati di diverse provenienze e continenti si replicano sempre le solite dinamiche. Però i neri poveracci sempre nel mirino dappertutto poveracci.

Comunque sul tram sempre storie tese. Le macchinette per timbrare a volte non funzionano, ma c’è il tap & Go, molto comodo.

Peccato che stamattina al Castoro, a fare la spesa – sempre più intelligente la mia spesa – il mio bancomat abbia fatto cilecca. Siamo al 25 del mese e già sono senza bancomat funzionante, devo avere un tetto automatico ma devo chiamare per chiedere di quant’è.

C’è un mio vicino romanista che sta smadonnando contro qualcuno, la Roma tra l’altro ha segnato poco fa e ha urlato come un dannato. Considera che non l’ho mai visto per le scale, ma me lo immagino come Carlo Verdone nei suoi film giovanili quando caricava l’accento e faceva il coatto romano. Uguale, ci manca la Sora Lella ma probabilmente anche lei abita nel mio palazzo, con il sosia di Carlo Verdone.

In questi due giorni mi sarò fatto 50 chilometri a piedi, con Mina stiamo esplorando la zona, sembriamo un tandem formato da Amerigo Vespucci e Caboto o Tasman, o anche Cristoforo Colombo. Oggi ho pure sbagliato strada come Colombo, magari finisco anche io in America, anche se volevo arrivare in Piazza Nuccitelli. Ma non ci sono arrivato.

Ho lasciato il telefono a casa e così niente navigatore. Mi sono perso. Sotto l’acqua.

Ma poi sono tornato a casa. Ho fatto una fantastica lavatrice colorati a 30 gradi.

Nel frattempo ho fatto una sessione di Qi Gong e Yoga, con 5 nuove esercizi. Adesso sono a 15 esercizi di Yoga fatti con il mio manuale di Yoga fai-da-te. Ieri tra l’altro mi sono comprato il libro Yoga di Carrère, è stupendo.

La connessione FTTH di Open Fiber a casa mia funziona benissimo, è una scheggia.

Ragazz* buona notte.

E comunque quando togli il velo dell’illusione è tutto più chiaro e nitido, vedi le cose come stanno veramente. Vivi nella verità, però a volte ti racconti che forse quando c’era ancora un po’ di illusione era un po’ meno cruda la realtà. Però almeno se non c’è più l’illusione a creare un fumogeno la realtà può effettivamente cambiare, una volta che ce l’hai nitida davanti agli occhi.

Quando scrivi, se scrivi sincero veramente, è come mettere nero su bianco dei pezzi di fegato, del tuo fegato, o dei pezzi di carne comunque dei pezzi reali di te nel tuo racconto. Non so chi l’ha detto, mi pare qualche scrittrice, ha detto che quando scrive i suoi libri è come se mettesse nelle pagine tipo due etti del suo fegato. Era Oriana Fallaci a dirlo.

Per fortuna, ovunque tu sia cara Oriana, il fegato è l’unico organo che ricresce.

Il nuovo stendino che ho comprato ieri a 29 euro e novanta in via dello Statuto è fighissimo e grandissimo, ma l'ho dovuto mettere dentro perché piove ancora. Oggi niente tartufi ma domenica prossima rimetto la sveglia.



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24 gennaio 2026

Domani vado nel bosco con Mina

Domani vado nel bosco con Mina, comincia la stagione del brumale. Speriamo che non piova troppo, perché il meteo dice che piove. Ma io vado lo stesso, è da dicembre che non vado e Mina ne ha bisogno.

Stasera siamo andati al parchetto a Piazza Condottieri e Mina ha fatto una buca gigante. Ha voglia di andare nel bosco più di me. Così si foga un po’.

Serp di trovare un paio di tartufini così mi faccio l’uovo fritto col tartufo e magari la caciotta.

Devo trovare un modo per fare fuori la mega caciotta che ho nel frigo.

Metà l’ho mangiata ma l’altra metà è ancora lì e la cotognata sta per finire. Devo trovare un modo di farla fuori e di togliermela dal frigo.

Oggi mi sono comprato lo stendino e il ferro da stiro. Ormai la mia dotazione è praticamente al completo.

Oggi la ragazza che ho incontrato a Piazza Condottieri, proprietaria di un lupetto di nome Diego con cui Mina ha giocato tranquillamente – hanno anche scavato insieme la buca per un po’ – mi ha detto che un’area verde in zona c’è a piazza Nuccitelli, con un’area cani. E’ vicina alla fine e devo provarla.

Oggi con Mina abbiamo preso il tram, il 5, e siamo arrivati a Piazza Vittorio.

Nei giardini Mina sembrava Torna a casa Lessie, a casa sua, e ha voluto per forza andare all’area cani.

Aria, aria di casa mia….Aria, aria di libertà…. Si sentiva così Mina all’area cani di Piazza Vittorio oggi, era da un bel po’ che mancavamo, e lei se l’è goduta anche se pioviccicava e anche se era pieno di pozzanghere che sembravano laghetti. Le ho tirato un po’ di pallette, come al solito, poi è arrivato anche il suo amico Gigi. Si sono annusati.

Poi siamo andati dal cinese in via Alfieri, c’era anche Amadis, che non vedevo da prima dell’estate. Aveva i pantaloni bianchi, chissà perché la gente si mette i pantaloni bianchi quando piove – oggi una signora in via di Acqua Bullicante era tutta bianca, anche gli stivali, sembrava quasi una sposa nel fango – e ad Amadis l’ho salvata perché Mina voleva saltarle addosso a più riprese.

Praticamente l’ho strangolata con il guinzaglio.



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