Il maratoneta
Siamo appena tornati con Mina, abbiamo fatto una bella passeggiata a Villa De Santis, non la lascio libera all’area cani perché è prossima al ciclo. In realtà non ho capito se è già in calore o meno, se non lo è ci manca poco e qualche sgocciolamento c’è già stato.
Oggi mi sono fatto un’ottima carbonara. Si può certo fare meglio, ma già quella di oggi è stata ottima e abbondante, mi ero comparo il guanciale e listarelle e oggi me lo sono fatto a regola d’arte, bello abbrustolito.
Due etti di pasta, delle pennette piccole. Tre uova e mezzo pacco di guanciale. Non mi posso lamentare e un po’ l’ho dato anche a Mina, alla fine è weekend anche per lei.
Ora è andata di là a riposarsi, comunque abbiamo camminato tanto. Non ha fatto la cacca, si vede che non le scappava.
L’altra settimana siamo stati a Como per l’evento. Il lago è sempre splendido e il tempo è stato bellissimo. Ci siamo trovati molto bene nell’albergo, all’Hotel San Giuseppe, spero vivamente che se mai ci torneremo riusciremo a stare di nuovo lì.
Le stanze sono carinissime e ci sono dei terrazzini molto gradevoli. Mi sono trovato benissimo, molto meglio dell’altra volta che ci eravamo andati quando eravamo stati all’Hotel Centrale. Una camera doppia da dimenticare, vicino al campanile e si sentiva il tocco della campana come se fosse in casa.
Stavolta poi siano andati a cena al Terzo Crotto e mi sono preso un risotto con l’ossobuco fantastico. Una vera goduria.
In questi giorni sta cambiando il tempo, è arrivato l’autunno ed era anche l’ora. Mi sono preso il raffreddore, ci sta, e mi sono preso la tachipirina ieri e oggi. Adesso mi sono messo a scrivere, è da tanto che non ho tempo per sedermi e fare un po’ i cavoli miei. Sto lavorando tanto in questo periodo, in realtà da quando ho ripreso il 15 agosto, più di due mesi fa, non mi sono mai fermato. Il maratoneta.
E’ così, lo dice Lollo e sono d’accordo con lui, al lavoro l’andatura è quella del maratoneta, non certo quella dello sprinter, per durare bisogna correre e quindi conviene farsi il fiato.
Ogni tanto durante questa corsa è bello anche guardarsi intorno, il paesaggio è interessante e verdeggiante se alzi la testa dall’asfalto, insomma non è che devo sempre guardare per terra mentre corri, puoi alzare lo sguardo e scrutare verso l’orizzonte.
Oggi, per restare in tema, sono anche andato a correre. Non sto andando troppo forte per evitare contratture, poi non voglio sforzare troppo la coscia sinistra, la parte posteriore, è un po’ di tempo che mi fa un po’ male e che ho un risentimento. In realtà, adesso va anche meglio. Però voglio evitare ricadute.
Prima o poi mi piacerebbe portare le mie scarpe da ginnastica in tintoria e farmele lavare. Mi pare di aver sentito che ogni paio di scarpe costa 5 euro. Ne avrei più o meno quattro o cinque paia. Penso che prima o poi lo farò.
L’altra volta mi sono comprato le calze e le mutande nuove. Le mutande sono splendide, in microfibra, bianche. Ne ho anche acquistate di blu, ma per ora ho usato quelle bianche e mi trovo molto bene. Ottimo acquisto.
Le calze, invece, pensavo di aver comprato delle calzette corte e invece sono dei fantasmini. Ora mi ci abituerò però non erano quello che volevo. Vediamo se riuscirò comunque ad abituarmi. Intanto le sto usando.
Ieri sera siamo andati a Monti e ho reincontrato Patrick, un vecchio amico americano che non vedevo da 30 anni. E’ stata una bellissima esperienza, mi ha ricordato quella volta che era venuto a trovarmi e Genova e mio padre gli aveva fatto guidare la Lancia Delta fino a Portofino e Santa Margherita.
Sinceramente non mi ricordavo nulla di questa sua visita, ma lui sì. Se la ricordava bene e l’idea che qualcuno abbia un ricordo così vivido e bello di mio padre mi riempie di gioia profonda. Sper che lo stesso possa capitare anche a mio figlio, magari un giorno si ricorderà di me o qualcuno gli ricorderà di suo padre. Lo spero bene.
Ultimamente abbiamo un rapporto migliore e ci sentiamo abbastanza spesso. Sono sempre io che lo chiamo. E questo ovviamente un po’ mi dispiace ma continuo a chiamarlo anche perché se non lo chiamo io non ci sentiamo. Io mi ricordo che mio padre lo chiamavo solitamente io. E lo chiamavo spesso, per non dire tutti i giorni.
Quando è morto è stato un grosso problema perché ero abituato a sentirlo e a consultarmi con lui costantemente.
Stasera mi faccio l’insalata col tonno.
L’altro giorno, mercoledì sera, mi sono visto X Factor. Mi sono impallato, mi piace un sacco. Soprattutto i giudici e Jake La Furia, chi era costui.
Oggi ho fatto anche un po’ di qi gong, mi devo ricordare di procurarmi un accendino per accendere le candele in casa mentre faccio qi gong.
Vorrei alla lunga riprendere a fare anche un po’ di yoga fai da te a casa. Il libro di istruzioni ce l’ho sempre sul tavolino dell’Ikea qui in salotto.
Ho smesso prima dell’estate con lo yoga fai da te, magari riesco a reintrodurlo nella mia routine, anche se in realtà non ho molto tempo libero alla fine.
Vediamo un po’.
Prima ho scoperto che se mi do delle pacchette sulla pelata fa un suono tipo schiaffetto, sulla chierica sono diventato proprio super pelato e risuona come un schiaffetto sulla guancia, pelle contro pelle.
Però in Turchia a farmi il trapianto non ci andrò mai, non me ne fotte abbastanza. Con i capelli rasati poi non si vede nemmeno troppo, credo. Però lo schiaffetto sonoro sulla pelata è una novità.
Se appoggio il palmo della mano sulla pelata mi si scalda la mano. Anzi, sono io con la mano che scaldo la chiazza della pelata, che di suo essendo più esposta all’aria è anche più fredda.
Ieri sera mi sono mangiato una Napoletana, ora mi farei una pizza ai funghi. Anzi, mi domando perché non mi sono fatto una pizza ai funghi ieri sera.
Siamo andati di nuovo al Chicco di grano, si vede che a Pietro gli piace l’idea che ci andavamo quando lui era piccolo perché ci permettevano di fare casino con lui nel seggiolone che tirava tutte le cose in giro. Lui non si ricorda, ma io sì. Mi ricordo anche che una volta, con Pietro lì al Chicco di grano, parlavamo del povero Pietro Taricone che era tragicamente morto gettandosi con il paracadute. Non so perché mi torna in mente questa cosa, è un’associazione del luogo con quello che era successo. Un ricordo.
Monti è un posto che per me sarà sempre famigliare, mi ricordo quando spingevo il passeggino lì in via Urbana e lì intorno, Piazza Madonna dei Monti e via Leonina, dove stava Muriel. Ci sono dei posti che puoi non andarci per tanto ma che resteranno sempre parte di te, un pezzo di casa tua.
Tutte le volte che siamo stati lì, a bere delle birre e dall’indiano, e poi ci andavo a vedere la Sampdoria nel megaschermo quando ancora era una squadra di Serie A e la carne in via del Boschetto alla trattoria Peroni. E tutto il resto, i vestiti comprati lì, il meccanico del motorino. I mobili, dal tizio e da quello che ha chiuso. Certo ora la Suburra chissà, probabilmente non riapre più, come il pub Marconi, che ora ci hanno aperto un Tonnarello qualunque. Madonna che perdite. Però sono posti che dentro di me non spariranno mai. Restano lì e finché c’è il Chicco di grano ci si potrà tornare pensando che alla fine qualcosa ancora resta aperto, ancora per un po’.
Anche perché la maratona è ancora lunga e sinceramente non è poi così malvagia, anzi.
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