talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

28 febbraio 2026

Incontri occasionali

L’altra sera avevo portato Mina a fare la sua solita passeggiata. Stavo tornando indietro dall’area cani e su via Malatesta ad un certo punto una donna esce da un negozio e mi si affianca.

Vedo che Mina è tutta contenta e si struscia sulle gambe di questa sconosciuta, che comincia a farle un sacco di coccole e ad accarezzarla come se si conoscessero già.

E’ vero che Mina è espansiva ma in questo caso la confidenza era davvero clamorosa. Tant’è che ci siamo messi a parlare con la donna, che a questo punto si è messa a camminare al mio fianco come fossimo conoscenti.

E spiritualmente lo eravamo, perché suo padre era padrone di non so quanti lagotti in campagna e lei li adora i lagotti.

Mi ha raccontato le gite di suo padre in montagna a tartufi, le cucciolate, mi ha descritto i cuccioli nati ad agosto. Io di mio le ho parlato della nostra cucciolata, di Ugo pasta al sugo e delle mie tartufate della domenica.

Cammina cammina, arriviamo ad un semaforo rosso per i pedoni e siamo anche contenti così possiamo continuare a parlare senza problemi, prolungando questa intimità improvvisa ed immediata.

Lei mi dice che è massaggiatrice e che con questa sua caratteristica è amatissima dai lagotti di su padre perché se li pastrugna a più non posso e anche Mina vedo che apprezza il tocco.

Poi, a Piazza Malatesta, le nostre strade si dividono. Nel giro di 500 metri fianco a fianco abbiamo raggiunto una confidenza quasi amicale se non parentale, il tutto è durato se va bene cinque minuti e poi è finito tutto in un secondo. Un nanosecondo e la massaggiatrice è stata ingoiata dal sottosuolo, penso che abbia preso la metropolitana.

Non la rivedrò mai più però livelli di questo tipo di confidenza si riservano a persone che si conoscono da lungo tempo e in profondità.

La nostra è stata una intimità che è durata un baleno. Sparita nel nulla. Ma lo scambio indubbiamente c’è stato e la maggior parte delle volte, nella vita, puoi conoscere qualcuno anche per anni senza che vi sia alcuno scambio reale pur frequentandosi per secoli.

Strano ma vero.

E così è tutta una successione di brevi inattesi momenti di inattesa e involontaria intimità, spontanea, per lo più con degli sconosciuti che non rivedrai mai più. Prima di questo momento intimo con la misteriosa massaggiatrice, personaggio vero lo posso giurare, ho assistito ad un litigio pazzesco a Piazza dei Condottieri. Ero lì che passavo con Mina e vedo questa copia di mezza età che sta litigando.

Potevano essere degli harleyisti, vestiti entrambi di pelle nera. Lui alto più di uno e ottanta, lei una nanetta se va bene di un metro e sessanta. Piccola ma incazzata come una iena con lui.

Chissà cosa avrà combinato, dalla tragicità e dalle storie tese della situazione sarà stata una serissima storia di corna oppure lui le ha fatto perdere una marea di soldi.

Fatto sta che prima i due si fronteggiano, lei gli sibila degli improperi contro, a voce bassa ma tesissima. Lui muto. Poi, a una certa, lei salta e gli dà una testata in faccia. Una mossa alla Antonio Inoki in piena regola, improvviso, e lui muto. Se l’è presa e porta a casa. Zitto si teneva il naso.

Poi hanno attraversato, hanno camminato fianco a fianco e lei era furibonda. Lui zitto.

Poi sono entrati in un portone, lui cercava di calmarla ma non credo che ci sia riuscito perché lei era fuori di sé. Chissà come è andata a finire.




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26 febbraio 2026

Yoga fai-da-te

Noemi ti amo Toni. Ognuno vorrebbe essere Noemi amata da Toni (scritto in caratteri più piccoli, neri). Scritta in rosso in via di Acqua Bullicante.

Oggi a correre lungo il perimetro di Villa de Sanctis, 54 minuti per 11 chilometri circa. Molto contento anche perché non avevo tanta voglia di correre.

Ieri in treno sono finito nel vagone con una scolaresca di Caserta, tre ore di viaggio nel bordello più totale. Ma anche bello.

Quando sono uscito a Termini sono andato nella direzione sbagliata, forse ero un po’ stordito.

Pietro ha passato il test di med tech e sono davvero fiero di lui. E’ stato molto bravo, tutta farina del suo sacco e sono cose importanti queste.

Il festival di San Remo quest’anno è imbarazzante. Ho cambiato canale.

Oggi è giovedì è quasi fine mese. Ottimo. Siamo quasi al weekend così mi riposo un po’. Sono un po’ stanco.

L’altra sera ho fatto il primo programma di yoga, bello e impegnativo. Yoga fai-da-te.

Ho le mani secche e screpolate, appena finisco di scrivere mi metto la crema per mani. Ho tagliato il tubetto perché non usciva più e sto pescando i rimasugli sulle pareti interne.

Ora vado a dormire.




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22 febbraio 2026

Carnevale cinese a Piazza Vittorio

Oggi c’è il carnevale cinese a Piazza Vittorio, me ne sono accorto bene perché sono arrivato in macchina e c’erano le strade chiuse. Si vedeva il corteo di China con il dragone sullo sfondo, ma di lì non si passa.

Ho girato come una trottola, sono andato di qua e di là, ma non ho trovato un buco manco a pregare in cinese. Sono finito praticamente a Colle Oppio, nada de nada. Me ne sono tornato verso casa e qui sotto ho trovato comodamente un parcheggio extra large.

Comodo e abbondante.

Sono salito a casa e mi sono fatto un super pranzo della domenica.

Tartare di scottona con tartufo brumale doc.

Pasta con pomodorini, olio, peperoncino e grana.

Caffè e frutta secca disidratata.

Ottimo e abbondante.

Poi, ho visto di sbieco la nazionale femminile svedese di curling vincere la finale olimpica contro la Svizzera. Troppo forti le svedesi. Ostiche.

Comunque, nel frattempo Portonaccio sta diventando sempre più casa mia soprattutto dal GRA ma non soltanto perché oltre Largo Preneste c’è questa opzione di Portonaccio che apre la strada verso nuove avventure.

Ieri sono passato al Carlo Felice e al bar c’è ancora quello che c’era quando Pietro era piccolo e imparava ad andare in bici lì. E’ un po’ più ciccio, ma neanche troppo. Saranno passato 10 che dico 12 anni.

Fra poco mi vorrei vedere la finale di hockey Usa-Canada. Se non altro per vedere le mazzate che si daranno.

Promettono scintille.




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19 febbraio 2026

Fiera di Roma, cattedrale nel deserto

Oggi siamo stati in uno dei peggiori no man’s land della storia moderna, vale a dire la nuova Fiera di Roma.

Incastonata nel nulla, la fiera si staglia imponente in mezzo alla campagna. Ci mancano le mucche a brucare negli immensi parcheggi che la circondano, nell’erba alta e secca che spunta dall’asfalto. Parcheggi inspiegabilmente inaccessibili.

E dire che oggi di macchine ce n’erano eccome, visto che era in programma il test di ammissione a medicina per il Campus Biomedico. Centinaia di ragazzi con centinaia di genitori al seguito per portarli lì, nel nulla della Fiera di Roma. Un nulla clamoroso, che grida vendetta. Un nulla inspiegabile. Come fa ed essere ridotta in queste condizioni penose di abbandono? E' un luogo spettrale. Osceno.

Un posto così disgraziato difficilmente me le ricordo.

Osceno.

Un tipico esempio di architettura industriale devastata dal tempo, dall'incuria, dall'abbandono, dal fallimento.

Zero manutenzione.

Ruggine a cielo aperto.

Un’opera faraonica totalmente lasciata a se stessa. Tutto chiuso. Manco un baretto sfigato e nessuno spazio di accoglienza previsto per le centinaia di genitori e accompagnaoti delle centinaia di ragazzi che si sono presentati per la prova di ammissione in inglese stamattina. Tutta la mattina nel nulla. Un'esperienza difficile da descrivere. Ti senti ostaggio di una situazione e di un luogo sconcertante per la sua inadeguatezza e inospitalità.

Noi ci siamo presentati in taxi e abbiamo fatto anche bene, molti genitori sono venuti in auto e hanno passato le lunghe ore d’attesa - tutta la mattina - dentro agli abitacoli. Parcheggiati dove non avrebbero potuto, visto che tutti i parcheggi immensi erano non so perché impraticabili e con l’erba alta.

Perché i parcheggi sono chiusi?

La cosa incomprensibile, perché gli organizzatori del test non prevedono degli spazi per i genitori al seguito?

Dove pensano che passino il tempo di attesa in questo nulla, in questa bolla dello spazio-tempo, in questo posto agghiacciante, decadente, immenso e inaccessibile allo stesso tempo?

Con Giusy siamo stati costretti a camminare diversi chilomentri, sferzati dal vento - per fortuna non pioveva - verso la strada alla ricerca di un bar, che abbiamo trovato alla fine in un distributore di benzina.

Lì c’erano altri genitori. Che come noi stavano seduti in questo bar di una stazione di servizio nel nulla più assoluto che, in teoria, non dovrebbe avere niente a che fare con la nuova Fiera di Roma, una cattedrale nel deserto da paura che mi ricorderò per tutta la vita per lo squallore che emana.

E dire che, se va bene, avrà una quindicina di anni. Ridotta male. Abbandonata.

Poi, all’uscita del test verso mezzogiorno passato, siamo andati vero il treno. Ma siamo andati a naso, a intuito. Nessuna indicazione. Pazzesco. Non una freccia. Nel nulla della campagna e delle stradone extra urbane. Per fortuna che abbiamo visto in lontananza i treni passare, così abbiamo intuito la direzione e abbiamo raggiunto la stazione e siamo telati veloci come fulmini.

Domani il nostro Pietro, eroico, ha il test in italiano. Fa doppietta e torna alla Fiera di Roma. Io non sarò della partita, non ce la faccio due giorni di seguito e domani ci saranno oltre tutto 2.500 ragazzi per il test in italiano, oggi erano soltanto 300-400 perché era in inglese. Speriamo che l’esperienza di oggi sia un tesoro per il test di domani per il nostro eroico Pietro. La Fiera di Roma, un'esperienza da non ripetere.




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18 febbraio 2026

Un po’ di Qi Gong

La carbonara è Yang e Rita è Yangissima quando fa Chué.

Lory, tu sei talmente Yang che quasi non entri nella sala da ballo del centro anziani da quanto sei Yang, ma continua così nella tua yangitudine. Ci piaci così, super Yang.

La minestrina è Yin e anche la tisana, la birra è Yang il Negroni è Yangissimo.

Lo shen veleggia e il fegato è il nonno di tutti, secondo me, anche se non lo sapeva.

Insomma, il fegato non ce la racconta giusta.

Il daimai me lo ricordo, è il meridiano cintura.

Le palline nei polmoni anche me le ricordo, le visualizzo. E il giallo della milza e il verde del fegato pure.

Il cavallo super Yang bisogna dargli una camomilla Yin.

Il tibao è Yin.

Camminare all’indietro è Yin, la doccetta energetica è Yang.

Il cuore è l’imperatore.

Lunga vita al cuore e tutto questo per dire che il mercoledì è sempre un bel giorno e che ti vogliamo bene Lory, anche se il nonno dei reni non si sa che è.

Il fegato non ce la racconta giusta, però.

E' il nonno di tutti, ma non lo sapeva.




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15 febbraio 2026

The elephant in the house

Ho appena finito di mangiare. Un’insalatina con mezza mela verde e tre pomodorini. Cosa buona e giusta dopo la scofanata di oggi non mi ci stava altro.

Oggi ho mangiato, a pranzo, nell’ordine: quiche ai porri (un buon quantitativo), un piattone di pasta al tartufo, straccetti alla amatriciana con pane, dolce di arance (una fettona), tutto condito da vino bianco Pecorino. Dulcis in fundo, un caffè americano.

Ottimo e abbondante.

Nel mentre ci siamo visti la seconda manche del gigante di Cortina alle Olimpiadi, Federica Brignone ha vinto per distacco alla grande. Ha sciato con una grande naturalezza e leggerezza, meritatissima.

Mi spiace sinceramente per Sofia Goggia, che era terza nella prima manche ed è finita decima. Peccato. A queste Olimpiadi ha preso un bronzo in discesa libera, è uscita in Super G dove stava andando molto bene ed era in vantaggio sulla Brignone che poi ha vinto e oggi ha finito così, indietro.

Mi spiace perché per me la Goggia è fortissima ma forse è arrivata a fine carriera. D’altra parte le prime medaglie le ha vinte nel 2018. La Brignone invece non aveva ancora vinto, ha 35 anni, era l’ultima chiamata per lei alle Olimpiadi e si è guadagnata i due ori con gli interessi.

Soprattutto pensando all’infortunio che ha avuto, è stata davvero eroica.

The elephant in the house. Oggi Pietro mi ha fatto morire dal ridere spiegandomi questa espressione, che in italiano si traduce con avere un elefante nella stanza. Non l’avevo mai usata in italiano, e quando Pietro l’ha tirata fuori di fronte ad una cosa che ho fatto notare mentre portavamo fuori Ugo a fare un giro mi ha fatto molto ridere.

Oggi mi ha fatto piacere, come sempre, rivedere Ugo. Ogni volta che arrivo a casa mi salta addosso con le zampe in alto, come se volesse abbracciarmi e mi dà dei leggeri baci in bocca. E’ sempre super profumato, non come quella puzzona di Mina.

Poi, siamo andato all’area cani a Piazza Vittorio e ormai Ugo si muove in autonomia e naturalezza. E’ cresciuto molto e gli è venuto un uccello enorme rispetto a prima. E’ diventato davvero bellissimo, anche se sembra un po’ un vecchietto.

Stamattina sono andato a tartufi e Mina ne ha trovati una decina. L’ho marca a uomo e però stavolta dopo una mezzoretta abbiamo finito. Le ho dato tutti i wuerstelini ma dopo una mezzoretta ero sfatto di starle dietro e l’ho presa e ce ne siamo andati a casa.

Mina in quel boschetto a brumale mi uccide perché è fittissimo e lei ha l’argento vivo addosso, corre di qual e di là come una pazza e starle dietro è dura. Però oggi non l’ho mai persa di vista.

Il brumale è più piccolino ma non per questo meno soddisfacente. E’ anche buono.

Quando sono tornato a casa ho fatto la spesa al Castoro.

Belin, ha appena segnato la Roma e il vicino ha fatto un cinema. Goool, goool, con l’accento romano.

Al Castoro ho fatto la solita spesa: pomodorini, insalata, frutta secca, yogurt, pane ecc. la roba per Mina. Ho speso 42 euro oggi, la metà di quello che spendo di solito. Non ho preso né carne né birra.

Anzi, di birra ne ho ancora in frigo ma la prendo ogni tanto, prima avevo preso l’andazzo di bermene una ogni sera ma mi gonfiavo e poi cosa vado a correre a fare se poi mi sfondo di birre?

Non ho preso nemmeno il cioccolato. Sono passato dagli scaffali senza girare lo sguardo.

Poi a casa ho fatto una lavatrice, ho messo dentro anche il giaccone che ho usato a tartufi, era lurido di terra oltre tutto. E il berretto di lana. Ora ho steso tutto sul nuovo stendino grande, sul terrazzino.

Poi sono andato a correre, ma forse è stata una mossa un po’ azzardata perché ero già stanco dalla tartufata nel bosco. Fatto sta che ho fatto i miei solito otto giri ma oggi ho fatto molto più fatica del solito.

La giornata oggi era splendida, soleggiata, finalmente. Dopo settimane di pioggia ci stava.

Stasera ho portato fuori Mina, verso le otto e mezza, e ho visto che una donna col burka entrava in casa, con un bambino di 7 o 8 anni al seguito, nel portone di fronte a casa mia. La cosa mi ha preso discretamente male. Il burka davvero è capo di vestiario che secondo me andrebbe abolito in Italia.

Forse ho anche capito dove vive la tipa col burka. Di fronte a casa, all’altezza del mio piano, c’è un appartamento con le persiane sempre chiuse o semichiuse. Vivono come tappati dentro.

Penso che la Roma abbia subito un gol, perché ho sentito il vicino tirare una sequela di bestemmioni da paura.



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13 febbraio 2026

Mega carbonara

Stasera mi sono fatto una carbonara gigante. Buona anche se il guanciale era un po’ crudo. Però non mi lamento.

L’unico problema, nella foga, mi sono morsicato la lingua. Abbastanza.

Però dai, va bene lo stesso.

Mi sono bevuto una Franziskaner.

Prima sono andato a correre. Il parco, Villa De Sanctis, di sera la chiudono. Anche la porticina laterale in via Casilina c’è una catena blu e la chiudono.

E così ho corso fuori, come l’altra volta, di fianco al parco e di fianco al supermercato Oasi. Fino alla fermata Gordiani e al campo di calcio e ritorno.

Ho fatto 10 chilometri, 52 minuti.

E poi a casa una valanga di carbonara.

Ci stava tutta. Anche Mina ha gradito.

Mi fa male il polso.

Mi fa male la lingua.

Mi vado a mettere l’arnica nel polso e forse mi prendo un Moment per il dolore.

Sto guardando le Olimpiadi. Di sbieco.



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