talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

06 agosto 2026

Viaggio in Sicilia

L’altra settimana, venerdì, siamo partiti per la Sicilia intorno alle 13,00 da Roma. C’erano più o meno 42 gradi, un caldo porco in altre parole. Abbiamo messo l’aria condizionata a palla.

Abbiamo preso l’autostrada A1 dopo Lunghezza e ci siamo subito trovati in un mega ingorgo fra Valmontone e Colleferro. C’era una densità di veicoli assurda, soprattutto Tir. Bisonti della strada inferociti che vanno sempre velocissimo.

Visto che c’era la coda, mi sono mangiato un panino mentre guidavo e forse è stato lì che mi sono danneggiato il palato, che mi fa male ancora adesso. Non so se per colpa della crosta troppo dura e ruvida del pane di quel panino o per il bordo della pizza bianca che mi sono calato sempre lì, al volante in coda intermittente fra un Tir e un’auto che mi superavano a destra.

Comunque, adesso il palato mi fa meno male ma ce l’ho avuto irritato per cinque giorni.

In autostrada sono assurdi quelli che si mettono a 100 all’ora nella corsia centrale. Ma perché non si mettono nella corsia laterale, quella delle auto che vanno piano? Non lo capirò mai. Occupano la corsia centrale a babbo morto e poi arrivano gli zigzagatori, quelli che a 160 all'ora fanno la gimkana fra le macchine, fottendosene delle corsie pur di superare.

Io personalmente mi metto di solito nella corsia più lenta, a destra, ma molte volte mi capita di dover superare da destra i minchioni che vanno troppo piano che si piazzano nella corsia centrale.

A me il viaggio in Sicilia in macchina piace. La macchina è sempre tagliandata e pronta per il viaggio e sembra una NCC da quanto è comoda e sopraelevata per il guidatore. Diciamo che non è una macchina super scattante, ma è molto solida e non perde aderenza ed è centrata.

Guidarla è un piacere.

Io non amo troppo l’aria condizionata ma in viaggio me la devo tenere perché comunque fa calduccio.

Dopo Anagni il traffico si dipana e ci sono meno rallentamenti e quindi si va meglio, senza troppo stress da Tir impazziti.

Ci siamo fermati al primo autogrill mi pare a Cainello se non sbaglio. Ci siamo presi un caffè e ho rifatto il pieno.

Quando ho guardato il telefono, avevo ricevuto un messaggio inaspettato: “Paolo sei su Dago” e in effetti il mio articolo della mattina era stato ripreso su Dagospia. Non mi succede mai, quindi ero felice, e dall’autogrill l’ho comunicato al direttore e abbiamo condiviso questa bella soddisfazione.

Fuori dall’autogrill c’era uno stand della polizia direi, con dei cagnolini in adozione, contro l’abbandono dei cani. Due cagnolini nel caldo ma all’ombra in una gabbietta, un volpino e un altro piccolo. Poi quelli dello stand ci hanno dato un etilometro portatile anti alcol e due ciotoline portatili per i cani.

Siamo ripartiti e il viaggio è proseguito senza grossi intoppi da Avellino a Lago Negro, Cosenza e poi sul Pollino la salita. Una certa sonnolenza ce l’avevo, ma mi sono preso dei Pocket Coffee estivi, quelli con la cannuccia. Troppo buoni, sono una droga.

Abbiamo fatto un paio di mega telefonate in viva voce, poi verso le otto e mezza siamo arrivati a Falerna, la nostra tappa intermedia.

Ci siamo fermati al solito albergo dei camionisti di fianco allo svincolo e come al solito mi sono fatto la mia cena galattica, antipasto di mare, spaghetti alle vongole, fritto di pesce, mezzo litro di bianco, sorbetto a limone, caffè e amaro.

Mi sono rimpinzato come un’oca per il fois gras, come al solito, è una tradizione di inizio vacanze.

Tra l’altro il problema del palato, i graffi che mi hanno attanagliato per questi ultimi cinque giorni, potrebbero derivare dal fritto misto perché come al solito me lo sono divorato senza troppi riguardi e alcune cartilagini fritte dei calamari mi sono finite in bocca nel trituramento collettivo.

Insomma, la mia mangiata un po’ fuori controllo potrebbe essere alla radice di questo piccolo problema al palato che però, ci tengo a dirlo, ormai è in via di guarigione. Di notte non ho dormito bene per colpa dell’aria condizionata, di solito non la tengo mai accesa.

Ho fatto ginnastica sul letto, come mi capita tutte le volte che mi sveglio di notte, quindi molto spesso.

La mattina a colazione ci hanno messo fuori, vista svincolo, e non capivo cosa stava succedendo perché ho ordinato la colazione e poi dopo un minuto la cameriera è tornata a chiedere cosa volevamo. Le ho detto, ma te l’ho appena detto e lei mi ha detto, ok, allora deve essere venuta già mia sorella gemella a prendere l’ordinazione.

Ed in effetti è così. Era già venuta la gemella depressa prima, perché invece la seconda gemella era molto più allegra e affabile. Gemelle diverse.

Colazione un po’ scarsa, yogurt ma niente muesli, si vede che in Calabria i muesli non sono nella top ten delle colazioni, però un bel cornettone alla marmellata. C’era una tavolata di francesi che si mangiava questo mondo e quell’altro, omelettes e panini e mozzarelle. Un lauto pasto alle 8,30 ci mancava soltanto il fiasco di vino.

Il Moment contro il vino bianco della sera prima lo avevo già preso, al bagno non sono andato con principio di “tappo” intestinale da viaggio classico effetto collaterale di ogni allontanamento da casa.

Ho speso più per la cena luculliana che per la stanza. Ci sta.

Siamo ripartiti e abbiamo passato Lamezia Terme, il faro dove abbiamo trovato mille incendi in altri viaggi per fortuna lontani, ci siamo subito fermati all’autogrill per rifare benzina mi pare, poi giù fino a Rosarno non prima di aver fatto la salita panoramica meravigliosa sopra Pizzo Calabro.

Fra un cavalcavia e l’altro, siamo scesi giù verso Messina e ci siamo avvicinati all’uscita per i traghetti.

Come spesso mi capita, ho ceffato l’uscita per il traghetto a Villa San Giovanni, imboccando una falsa corsia. Invece di tornare indietro e rischiare di imboccare per sbaglio l’autostrada per Salerno, mi sono fermato e Pinuccia è andata a piedi a fare il biglietto del traghetto. Per fortuna eravamo davvero vicini e tutto è andato per il meglio.

Nessuna coda al traghetto, siamo saliti subito. Sono sceso e ho comprato un altro must, gli arancini del traghetto per dopo.

Siamo scesi e per uscire dal porto un casino assurdo di traffico ma alla fine ce l’abbiamo fatta. In Viale della Boccetta mi sono fermato dalla pasticceria per la pignolata, un altro must imprescindibile.

In autostrada ci siamo fermati all’autogrill e ci siamo fatti fuori l’arancino.

Poi, tutta una tirata fino a Scoglitti passando per i tunnel malefici dell’autostrada per Catania, dove il buio è totale. Pagato il casello dopo Taormina ecc. siamo passati da Misterbianco, in direzione Lentini – Carlentini e diramazione per Ragusa.

C’era un incendio sulle pendici dell’Etna ma per il resto tutto a posto. Nessuna bomba d’acqua né incendio per strada.

Alla fine eravamo carichi di valigie altrui, ma non troppo. Il mare qui è bello, c’è un problema con l’acqua in casa perché il motorino della cisterna si è danneggiato, pare. Anche se in realtà non si capisce cosa è successo. L’altra volta ci è finito un fulmine sopra. Pare.

Al mare allo scoglio di fuori i pesci sotto con la maschera si vedono bene, sono molto sgargianti e tendenti al blu con riflessi gialli. Ci vado sempre con la maschera, andare sotto mi piace.

Sulla sabbia in acqua ci sono i soliti pescetti che ti mordono le caviglie, quando stai in piedi senza muoverti.

Ieri abbiamo gonfiato un gonfiabile totalmente anti aereodinamico, ha la forma di una poltrona ma è impossibile sedercisi sopra in acqua, e mi sono preso due schienate assurde nel tentativo di sedermici sopra in acqua. Non ci provo più a salirci.


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25 luglio 2026

Viaggetto sull’Aveto ma era il Trebbia

Siamo partiti in macchina per la nostra gita in Val D’Aveto con una certa dose di aspettative che non sono state deluse.

La gita è stata bellissima e avventurosa. Subito siamo andati a fare benzina in Albaro, un bel tuffo nel passato per me che non guidavo in quelle strade da secoli.

Poi Corso Italia, via Brigate Partigiane e poi Brignole e Borgo Incrociati dove ho rivisto il panificio di quelle notti di una vita fa. Che flash.

Il Bisagno è totalmente secco e lo stanno dragando. Paesaggio un po’ lunare e poi lo stadio, Staglieno e un altro flash sulla tomba di mio padre, almeno so che è lì.

Mao, mao, mao, maoooo.

Poi altri posti che comincio a non conoscere tipo Struppa. E poi ancora Molassana e poi si comincia a salire e si passa da Bargagli.

Mi hanno detto che lì vicino c’è Sottocolle e un altro flash, le partite dell’Uisp in quel campo. Una vita e mezzo fa ma che bei ricordi.

Poi si sale ancora e si passa per il paese del giocattolo, Gattorna, e la galleria delle Ferriere, Cicagna, che vuol dire cicogna, e la Scoffera, ma soltanto nei discorsi non per strada perché è altrove. Prato.

Mao, mao, mao, maoooo.

Tutti nomi a me sconosciuti, come sconosciuto mi era tutto questo paesaggio impervio e le strade ripide e piene di tornanti che portano su a Santo Stefano d‘Aveto. Su Google Map alcune tracce del percorso, Burrone, Pianezza, Ottone, Santo Stefano.

E la tappa al lago delle Lame, si chiama così, dove stavano preparando tutto per il rave notturno ma era giorno quando ci siamo andati e mi sono fatto un bel bagno. C’era un grosso zanzarone volante, appeso in mezzo al lago, che vegliava sulle acque e Mina che tirava.

Mao, mao, mao, maoooo.

Le libellule e le api.

Le tappe al bar, la birra dissetante e poi i tacchini, le mucche, le galline e sembrava di essere nella casa della prateria e invece eravamo soltanto lì a farci un altro bagno a un'oretta da Genova.

Zibibbo, il cane sdraiato nel bagno con le mattonelle fresche, e la pozza dove Mina si è fatta il bagno.

Borzonasca, Borgonovo Ligure, Mezzanego.

Rezzoaglio.

Ascona.

Che te lo dico a fare.

E tutto questo viaggio è un trip vero nel verde e nella vegetazione e nel bosco che non ti sembra di essere a un’ora da Genova ma dentro a Jurassic Park.

Mao, mao, mao, maoooo.

La cosa bella poi è andare a fare un bagno nell’Aveto ma poi scoprire che eri a Ottone, sul Trebbia, sotto quel ponte che in effetti ti sembrava diverso da quello che ti ricordavi. Ma alla fine l’acqua è fantastica, bella fredda, con tutte quelle trote e un ponte vale l’altro se l’acqua è così corroborante, fresca e trasparente.



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29 giugno 2026

A spasso con Mina a Tor Pignattara

Oggi col caldo estremo siamo usciti con Mina a un certo punto. Speravo che piovesse e invece è rimasto tutto il caldo appeso in cielo e appiccicato alla maglietta. Ho fatto un esperimento, ho fatto guidare Mina. Che mi ha portato a fare un giro inedito, scelto tutto da lei.

Intanto, siamo usciti e mi ha portato oltre Largo Perestrello verso via Tempesta e invece di girare in via della Marranella, dove giriamo sempre, è andata oltre e ha svoltato in via Pavoni. La parallela.

Era tutto chiuso, tutte le serrande giù e non c’era un’anima in giro. Soltanto un paio di Madonne al muro, nelle loro cripte. Quando farò il mio reportage “Le mie Madonne” devo passare anche di là.

In fondo alla via ho girato in via della Marranella e sono tornato per così dire in un territorio che già conosciamo bene, in pieno Bangladesh. Era pieno di Bangla dappertutto, negozi di frutta aperti ecc. Per i Bangla non è san Pietro e Paolo ma un giorno come un altro.

Alla fine, pensavo di tornare indietro come sempre in via di Acqua Bullicante ma Mina invece mi ha trascinato oltre e per la prima volta abbiamo attraversato il nostro Rubicone, cioè la Casilina. Era verde il semaforo dei pedoni e Mina è andata dritta come se non ci fosse un domani ed eravamo già oltre il Mac Donald’s.

E subito in via di Tor Pignattara ti senti in un altro mondo, molto vivo e pullulante di bangla ma anche di Nepal, c’è un fruttarolo che si chiama Nepal e che aveva una maglietta con scritto Forte Grifone, rossa, o qualcosa del genere.

C’è un Tigre e un “all you can eat” a 19,90 per la pizza e 24,90 per la grigliata, ci devo andare con Pietro prima o poi. C'è anche un negozio di vestiti Guess, però deve essere carissimo perché non ci sono i prezzi.

Tira che tira Mina mi ha portato fino alle mura alessandrine, un acquedotto e c’è un bellissimo parchetto iper attrezzato per la zona con una bella area cani dove Mina si è trovata subito a casa.

Non troppo grande, c’erano diversi palloni da calcio comunitari e una pallina da tennis che Mina subito ha abbrancato.

I padroni molto aperti ed accoglienti. Sicuramente ci tornerò.

Il parco molto ampio e attrezzato anche per i bambini.

Al ritorno ho scattato un po’ di foto dei murales e poi sono ritornato in via di Acqua Bullicante, che un po' è come se fosse casa nostra ormai.
Ho fotografato anche questo manifesto qui sopra sulla remigration. Mi sembra alquanto eloquente, tanto più che se facessero la remigration a Tor Pignattara il quartiere si svuoterebbe completamente.


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Onomastico un rito del Sud

Oggi sono rimasto a casa, è il mio onomastico e quindi è festa a Roma. Ho ricevuto diversi messaggi di auguri, quasi tutti provenienti da amici e conoscenti del Sud, dove l’onomastico è una festa molto sentita mentre al Nord non è la stessa cosa. Chissà perché.

A me l’onomastico piace, sono diventato sempre più del Sud da quando sto a Roma e non mi dispiace per molte cose. Al Nord a volte sono un po’ come dire noiosi. Non so spiegarlo, è più una sensazione.

Stamattina mi sono svegliato e ho portato Mina a fare una bella passeggiata a Villa De Sanctis, passando per le vie del Bangladesh che ci sono sotto casa. Quando sono libero mi piace farle fare un giro più lungo, se lo merita poverina visto che resta sempre in casa durante la settimana.

Forse dovrei organizzarmi per trovare una dog sitter per farle spezzare la giornata.

Vedremo.

Non sono ancora convinto del tutto.

Ieri siamo andati a tartufi e Mina come sempre ha fatto i numeri e ha trovato un tot di tartufi. Troppo brava e RambMina in mezzo ai rovi. A volte per seguirla nella macchia mi graffio soprattutto la testa.

Ma chissene frega.

Oggi a pranzo mi farò insalata con i pomodorini e tartare.

Il pane da un po’ di tempo ho deciso di tenerlo in frigo perché altrimenti se lo tengo in dispensa mi si ammuffisce dopo due giorni.

Fa un caldo porco, stamattina ho fatto una bella sessione di qi gong casalingo e ho sudato come una piccola scrofa. Avevo tutta la maglietta bagnata, adesso si è asciugata.

Qi gong ho fatto anche la camminata e in casa viene molto bene perché il pavimento è liscio e si riesce a strusciare bene i piedi per terra.

Devo procurarmi delle nuove candele, quelle che ho a casa sono dei mozziconi e non ci arrivo ad accenderle con l’accendino, mi brucio dentro ai bicchieri.

Domani andiamo a Napoli per una cosa di lavoro, l’altra settimana sono andato a Milano.

Ogni tanto una trasferta fa piacere.

A Napoli mi mangerei una bella pizza, chissà se avremo tempo ma ne dubito. Il treno di ritorno è sul presto.

E siamo lì per lavorare non per magnare.

In questi giorni fa caldissimo e sto lasciando la sindone nel letto, sul cuscino, sul materasso.

Ormai la temperatura è torrida e resterà così anche tutto il mese di luglio. Tocca farci l’abitudine.

A casa non accendo il condizionatore, di solito mi dà sempre un po’ fastidio l’aria condizionata, certo in questi giorni è torrido.

Questo weekend ho visto un sacco di cose sul 38 e sul 39 che stanno diventando sempre più gli ingredienti principali della mia dieta televisiva ancorata in modo quasi nostalgico al digitale terrestre.

Il mio ispettore preferito è Dalgliesh, ogni volta che lo vedo alla fine sono commosso e mi viene da piangere. E’ molto commovente ogni puntata e lui, Dalgliesh, è un personaggio molto sofisticato. In realtà è un poeta prestato alla polizia.

L'ispettore Barnaby è comunque una certezza, il vecchio Barnaby, ma anche il commissario Maigret e altri personaggi stanno salendo la mia personale hit parade del 38 e del 39.

Maigret l’unico problema è che di solito non capisco chi è l’assassino anche quando Maigret lo scopre. Mi è capitato più di una volta di non capire nulla.

Adesso sto vedendo una serie sul 39 credo con Ambra Angiolini che si intitola “Il silenzio dell’acqua”, non sapevo che fosse una serie e adesso ho paura di perdermi l’ultima puntata. Ieri ho visto la seconda e l’altro ieri la prima. Oggi mi devo mettere lì a vedere se becco l’ultima puntata, sperando tra l’altro che sia davvero l’ultima.

Ho ripreso a sudare, è lo sforzo di scrivere. Mina è qui sotto, sul pavimento, mezza svenuta e sfatta di caldo.

Ieri sera ho visto Ugo e ogni volta che mi vede mi salta davanti e mi abbraccia e mi bacia. Molto più affettuoso Ugo di Mina.

Mi è appena arrivata una telefonata da uno 02….. una voce registrata mi propone un depuratore gratuito. Altre volte mi offrono investimenti oppure la famiglia Berlusconi mi propone qualcosa o Tim un cambio operatore. Ormai però quasi tutte le chiamate sono voci preregistrate.

Un’altra del Sud Italia mi ha fatto gli auguri di buon onomastico, con un vocale. Belin al Sud l’onomastico è importante, al Nord non lo è. Chissà perché.

Io ho fatto gli auguri a Pietro, comunque, un messaggino. Ci sta. Lui a me non li ha fatti ma magari sta ancora dormendo.

Ieri sera ci siamo andati a fare un kebab al piatto da Shawarma Station in via Merulana, molto buono, ottimo e abbondante, piccante e con tutto sì mettici tutto. Quando andiamo lì mi piace anche prendermi la birra analcolica, da buon musulmano. Tra l’altro è buona e sana e non fa venire mal di testa. Poi siamo passati da casa e mi sono fatto due bicchierini di Marsala, non è il massimo ma qualcuno deve pur farlo fuori e mi sacrifico senza grossi problemi.

E due dolci da shawarma, uno quello di latte in frigo con l’uvetta da 1,50 euro, nel bicchiere di plastica, e poi il baklava, favoloso. I dolci me li farei tutti da shawarma, sono quei dolci arabeggianti dolcissimi, tipo quelli siciliani. Minchia che buoni, tipo le cassatine che c’è talmente tanto zucchero che ti si ostruisce un’arteria quasi in tempo reale, te lo senti che lo zucchero ti entra in circolo e fai un po’ fatica a espellerlo.

Sto scrivendo adesso onestamente per non andare subito di là a cucinarmi da mangiare. Voglio resistere un po’ di più se riesco e stamattina mi volevo comprare il giornale ma era chiuso, oggi è San Pietro e Paolo e immagino che moti edicolanti abbiano fatto festa se non tutti.

Così non posso leggere il giornale, cosa che normalmente faccio quando è festa, ma l’onomastico è una festa un po’ sui generis, il mio, che coincide con quella del santo patrono di Roma, Pietro e Paolo. Ma chi è più patrono? Pietro o Paolo? Credo a questo punto Pietro, visto che si dice san Pietro e Paolo, dopo Paolo e prima Pietro. Uno che non aveva problemi in questo senso è Pietro Paolo Virdis, l’attaccante del Milan, ma nemmeno io ne ho visto che mi chiamo Paolo e mio figlio si chiama Pietro. Siamo un po’ come Virdis, ce li abbiamo tutti e due anche noi in famiglia.

Domani vado a Napoli e mi devo sicuramente mettere la camicia, per lavoro. Peccato che la mia camicia preferita bianca di lino l’ho messa in lavatrice l’altro giorno ed è uscita gialla, ma un giallo senape che devo testare prima non ambito lavorativo per vedere se è socialmente accettabile. Non ne sono sicuro.

L’ho lavata con questo mandala vedere acceso che evidentemente si è stinto in parte. Cose che succedono, piccoli incidenti che capitano.

Una cosa bella domestica in questo giorni è il raggiungimento di un “livello blatte zero”, zero blatte viste negli ultimi 10 giorni. Questa è una super notizia, anche se non voglio ancora cantare vittoria perché non si sa mai.


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21 giugno 2026

Tour classico

Oggi fa davvero caldo. La maglietta ci posso fare il brodo. Mina è stramazzata qua sotto il tavolo, almeno sta sul pavimento che dovrebbe essere un po’ più fresco. Non c’è un alito di vento.

Si schiatta. Per fortuna siamo già usciti così ha fatto i suoi bisogni.

Sudo da fermo. Sudo da seduto. Mi suda dietro alle ginocchia.

La schiena sento i rivoli.

Le mutande ce le ho sudate. Per non parlare dei pantaloncini.

Oggi abbiamo magnato a base di tartufo in versione estiva. Tina ha preparato cose fredde. Buone e fresche.

Tutto molto buono. Così ho assunto la mia dose di calorie e non credo che mangerò questa sera.

Forse mi vedo una partita del mondiale, però comincia troppo tardi.

Probabilmente mi vedrò invece Maigret. Oggi è la serata di Maigret.

Ma non so se riuscirò a vedermelo tutto. Fa troppo caldo.

C’è il condizionatore ma non lo voglio accendere.

Negli ultimi giorni sono contento perché di blatte zero. Non lo voglio dire troppo forte ma sono un po’ di giorni che blatte zero.

L’ultima volta ne avevo beccate due di un nuovo modello, molto più piccole.

Sarà la nuova cucciolata?

Però erano belle stecchite. Delle micro blattine che in confronto alle altre sembrano dei chihuahua per capirsi.

Domani è lunedì. Al lavoro il condizionatore c’è. Lo accendiamo sempre.

Stasera sono molto tentato di accendere il condizionatore anche qui. Ma probabilmente non lo farò.

Prima sono uscito di casa per portare Mina a fare il suo giro e c’era una riunione di tipe con il burqa della domenica che occupava il marciapiede. Sembrava di essere non so dove, in Medio Oriente.

Siamo andati al parco dell’ex SNIA, abbiamo fatto il tour classico in via di Acqua Bullicante, meno male che c’è l’ombra altrimenti la povera Mina si fonderebbe le zampe sull’asfalto rovente.

Ieri Mina nel bosco è stata bravissima, come sempre d’altronde. Ha trovato un sacco di tartufi e oggi ce li siamo goduti.

Rivedere Stefano e Tina e Bianca mi ha fatto molto piacere, soprattutto vedere Pietro con Bianca parlare della loro maturità. Hanno passato tanto tempo insieme, hanno tanto in comune anche se magari non si vedono più come un tempo.

Certi rapporti non finiscono mai.

Il tour classico di Mina è uscita di casa, svolta a sinistra in via di Acqua Bullicante direzione Prenestina. Kebabone.

Largo Preneste, che forse è il posto che le piace di più. Le piace perché va d’accordo con la comunità sudamericana di barboni e ubriaconi che occupano gli spazi di Largo Preneste.

Ci va d’accordo e passa con grande nonchalance in mezzo alla selva di bottiglie vuote di Peroni, alla ricerca di qualche residuo di cibo. Ogni volta mi tira in quella direzione anche quando torniamo verso casa. Stasera l’ho assecondata. E ci siamo ripassati.

In questi giorni, dopo una settimana di pseudo dieta, non le ho più dato nulla dal mio piatto. Mi sembra che sia già un po’ dimagrita. Mi sembra più sgonfia. Sarà anche per il caldo. Sta mangiando obiettivamente meno. Ha meno pappagorgia.

Vorrei che tornasse al peso forma di 15 chili a settembre. Vediamo se sarà possibile.


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20 giugno 2026

Le confessioni di un pigro

Se Io sono pigro. Ma non pigro normale, pigro cronico. Pigro mentale.

La mia pigrizia fa parte di me in ogni momento della mia vita. E’ una pigrizia strutturale. Se fosse per me, non farei un emerito nulla dal mattino alla sera. Il mio ideale sarebbe essere una piantina sul terrazzino, con qualcuno che mi annaffi e stare lì a mettere fuori le foglioline e i pomodorini. Che figata. Un vegetale nullafacente.

Un esempio? Sono mesi che voglio scrivere un racconto sulla mia pigrizia ma soltanto oggi mi siedo a farlo, dopo che qualcuno mi chiede espressamente di scrivere qualcosa perché il mio blog era fermo. Strano. Per un pigro come me la produzione che ho raggiunto nelle ultime settimane e mesi è clamorosa.

Che cosa scrivo? Scrivo della mia pigrizia, un tema che conosco bene.

Quasi a memoria potrei aggiungere.

Amica pigrizia, mascherata da riflessione e pensiero profondo. Ma era soltanto pigrizia.

Un esempio? Adesso sto scrivendo il meno possibile. Sto cercando di dire quello che voglio dire usando il minor numero di parole possibile. Per fare meno fatica.

Io non so come spiegarlo ma ogni volta che devo fare qualcosa è come se dentro di me ci fosse una lotta interiore. Da una parte, le truppe dell’azione, dall’altra quelle dell’inattività che mi spingono a non fare niente.

Una lotta su tutto.

Ad esempio, adesso avrei sete ma non è che sto morendo di sete. Le truppe dell'azione mi dicono di andare di là a prendermi un bicchier d’acqua, le altre mi dicono sticazzi, non hai così tanta sete. Puoi stare senza bere. Tienitela.

E io infatti non mi sto alzando.

Lo stesso vale per la fame.

Oggi a pranzo ho mangiato come un maialino e così stasera potrò anche non mangiare, così mi risparmio la menata di prepararmi da mangiare (anzi cucianre che è più corto).

Negli ultimi mesi sto perdendo peso perché non ho voglia di cucinarmi. Il Glovo poi non lo concepisco.

Sono talmente pigro che quando ero piccolo mi tenevo la cacca per non andare al bagno.

Ora sono talmente pigro che a volte non mi faccio la doccia e non mi cambio le mutande e le calze per evitare sbattoni come dice qualcuno.

I pantaloni di solito me li tengo per giorni e giorni, d’inverno anche per delle settimane.

A volte qualcuno dice che sono un conservatore, in realtà sono soltanto pigro.

Ultimamente sono stato costretto a fare un sacco di cose in più e alla fine, stranamente, non mi dispiace nemmeno. Ad esempio, farmi la spesa.

Oggi mi sono sbagliato e ho preso il carrello di un altro al Castoro. Il tizio mi ha ribeccato e se lo è ripreso, ha riconosciuto l’incartamento del pesce per dirmi "guarda, hai preso il mio carrello".

Mi sono scusato e sono salito su. Ho ritrovato il mio cestino (non ci sono carrelli al Castoro, è troppo piccolo) vicino alla frutta. L’ho ripreso e ho notato che nel retino dei limoni uno era già ammuffito.

Ho avuto un attacco di pigrizia, del tipo che ti frega non cambiare il retino, poi ha prevalso il partito dell’azione e ho preso un altro retino con i limoni ancora verdi così mi durano di più.

A volte sono talmente pigro che non ho nemmeno voglia di litigare con la gente, anche se so di avere perfettamente ragione. Ma non ho voglia di dovermi incazzare. E quindi lascio perdere. Sembro zen ma sono soltanto pigro.

Di fisico sono un seghino, ma non diventerò mai muscoloso perché palestra o pesi non li farò mai. Al massimo il pesetto da un chilo. E anche con lo yoga non so se mai riuscirò a portare avanti questo proposito di fare yoga.

Forse sono pigro perché mi sento pieno di roba da fare, nel senso che ho raggiunto il limite massimo di cose che riesco a fare e non posso pensare di aggiungere altre cose da fare per forza nella mia vita.

Voglio fare soltanto le cose che mi fanno stare bene. Punto.

Certe volte mi sveglio di notte e sono talmente pigro che non vado a fare la pipì. Me la tengo anche se poi alla fine devo andarci per forza perché non riesco a riaddormentarmi.

Sono talmente pigro che non mi compro mai niente di nuovo, vestiti, perché fare shopping mi atterrisce. Meno male che sto ereditando tutto il vestiario da mio figlio Pietro. E non è una crisi di mezza età, è semplicemente che sono pigro e mi metto quello che mi dà lui, tutto di marca ovviamente. Ho anche il suo orecchino un po' burino e coattone.

Il mio brillantino non so che fine ha fatto, ma sono troppo pigro per immaginare di cercarlo. Chissà dove dovrebbe o potrebbe essere finito. In tutti questi anni. Nell’oblio della pigrizia, una valle isolata con l'erba altissima e pigra che nessuno mai si è dato la briga di tagliarla ed è diventata una giungla.

Una volta sono stato talmente pigro che non ho fatto benzina a Milano, sono entrato in autostrada e dicevo la faccio a Binasco. Ma non ci sono arrivato e ho dovuto chiamare il carro attrezzi.

Sono talmente pigro che certe volte non mi siedo a scrivere un racconto, o un romanzo. Dico, tanto me lo ricordo e tanto prima o poi lo scrivo.

Ma sono 20 anni che dico che voglio scrivere un romanzo ma non ho ancora deciso su cosa scriverlo e mi resta nella testa. Come il colpo in canna ma senza revolver. E’ per questo che ho scelto i racconti brevi.

Scelto. Parole grosse.

E’ per questo che i racconti mi vanno meglio, perché per uno pigro la cosa fondamentale è non dover scrivere tanto. Per pigrizia.

Pensa nella mente di uno scrittore pigro quanti libri non scritti ci sono. Ma nemmeno lui lo sa perché è troppo pigro per mettersi lì a cercarli.

Io sono talmente pigro che mi sono dimenticato tutti i romanzi che volevo scrivere. Però sono tutti dentro di me. Non sono scappati. Soltanto sono imboscati anche loro. Non so dove. Saranno su un'amaca o direttamente a letto. A dormire.

C’era un romanzo sulle condizioni di lavoro sommerso, ma chissà che fine ha fatto. Intanto sembrava già una palla indigeribile, quindi meglio averlo perso chissà dove. C’è un racconto, si intitola “Le mie Madonne”, che voglio scrivere da mesi. Però è anche un reportage e quindi dovrei andare in giro a fotografarle, le mie Madonne, però sono talmente pigro che non ci penso nemmeno. E quindi resta lì. Sepolto nell'oblio dell'inconscio più remoto. Prima o poi lo farò. Giuro, disse il pigro al bradipo.

A volte sono talmente pigro che mi farei un gelato ma anche quando sono davanti al gelataio non me lo prendo perché non ho voglia di entrare a compramelo e se c'è la codsa manco morto.

Non dover lavorare, non dover fare la spesa, non dover parlare con nessuno, non dover litigare, non dover lottare per un parcheggio o per arrivare al casello.

Non dover ricevere più cartelle esattoriali.

Potersi muovere al rallentatore senza che qualcuno ti investa. Il mio idolo è il bradipo di quel cartone animato, in super slow motion, che lavora alle poste.

Sono talmente pigro che d’estate mi metto sul lettino e osservo le persone, soltanto quelle che rientrano nel mio campo visivo perché non muovo nemmeno il collo, e immagino cosa pensano, cosa vogliono fare della loro vita. Li spio per vivere attraverso di loro, perché io di mio sto lì, sdraiato sul lettino, e non muovo nemmeno la testa ma così vivo mille vite diverse attraverso gli altri. In panavision.

Ma poi per forza mi devo alzare a fare il bagno, perché fa troppo caldo e mi tocca nuotare. Con la maschera però, perché sott’acqua è tutto più silenzioso sembra un altro mondo. Si fa meno fatica, c'è meno attrito in acqua. I pesci sono pigri pure loro. Vorrei essere una cozza attaccata allo scoglio. Non deve parlare con nessuno e nemmeno fare la Casilina e il Muro Torto.

Avrei tanto altro da dire sulla mia pigrizia, dai rapporti con gli altri totalmente abbandonati alla mia intera esistenza, ma già adesso ho scritto molto più di quanto avessi voglia di scrivere. Sono stanco morto.

Per finire, il mio libro preferito è La Montagna incantata, di Tomas Mann, uno che sta per sette anni o forse di più in un sanatorio. Come il libro di Bufalino, Dicerie dell’untore. Questi che essendo malati possono vivere come in una bolla, un po’ mi piacerebbe provare a vedere com’è. Ma senza malattia, però.

Poi mi andrei a fare un fiordifragola.


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01 giugno 2026

Piccole cose di vestiario che mi urtano e a volte fanno anche un po’ schifo

Partendo dai piedi a salire ti dico cosa mi dà fastidio nel modo di vestire della gente. La prima cosa che mi viene in mente sono le scarpe senza calze. E’ un qualcosa di assolutamente fetido, soprattutto le scarpe da ginnastica.

Ricordo le Superga senza calze della mia gioventù, quando mi capitavano a tiro, soprattutto ragazze che se le toglievano, era da brividi lo schifo.

Una camera a gas legalizzata, con la pappina dentro.

Anche i mocassini senza calze, un suicidio per il piede. Un’altra cosa allucinante, gli stivali senza calze d’estate che le tipe si mettono non si capisce perché. Fa caldo, ci sono 35 gradi, e le tipe, alcune ma non poche, si mettono gli stivali senza calze e i pantaloncini inguinali.

Ma cosa sei scema?

Sei malata di mente?

Altre cose assurde, ieri un tipo con i bermuda, la t-short corta (c’erano 35 gradi) e ai piedi le Timberland alte. Quelle da neve. Le calze ce le aveva addosso, ma comunque anche quel tipo lì, a Piazza Vittorio, era da ricovero in un ospedale psichiatrico.

Ma sei fuori?

Ma mettiti dei sandali con il caldo che fa, degli zoccoli, delle Birkenstock.

Altre cose, una moda degli ultimi tempi un po’ Stranger Things sono le Birkenstock con le calze, le Crocs con le calze, insomma i sandali con le calze. Una cosa da tedeschi che però si è allargata a macchia d’olio nel mondo occidentale. Con mio grande sbigottimento.

Altre cose di scarpe che mi urtano, sono i tipi che si mettono il vestito elegante e le scarpe da ginnastica.

Ma sei fuori?

Che senso ha mettersi le scarpe da ginnastica con il vestito?

Cosa devi dimostrare?

Che sei giovane?

Un’altra cosa da fuori di testa, andare in giro con le stringhe slacciate. Belin, se ci sono le stringhe vuol dire che te le devi allacciare. Se non erano senza stringhe, le scarpe.

E così ci sono questi tipi che vanno in giro con le scarpe slacciate e le stringhe sono alternativamente o assenti (nel senso che sono state tolte) oppure sono infilate dentro alle scarpe o alla peggio lasciate alla brutto Zeus slacciate fuori.

E’ una cosa che mi manda fuori di testa e gliele allaccerei io, a volte, le stringhe se non fosse che mi prenderebbero per un esaurito.

Altre cose di scarpe che mi danno fastidio, i fantasmini.

L’inventore dei fantasmini è da ricovero coatto. I fantasmini sono l’anti calza. Mi si infilano sempre sotto, mi si sfilano come, e restano dentro la scarpa.

Dann un fastidio assurdo e poi diciamocelo, con i mocassini sono un affronto al senso comune. Soprattutto se ti metti il vestito elegante, non puoi indossare i fantasmini. Magari con le Sax o con i mocassini. E’ un insulto al senso comune, un insulto al comune senso del pudore, con il malleolo a vista. Magari fantasmini bianchi.

Al limite posso accettare i fantasmini per andare a correre. Ma nemmeno.

I fantasmini sono un pugno in un occhio.

Elogio invece delle calze lunghe, soprattutto sotto al vestito.

Parlando di vestiti e soprattutto di pantaloni, vorrei dire due parole sui pantaloni a sigaretta. Sono immettibili. La maggior parte delle volte ti si incastra la parte stretta nel polpaccio e tu vai in giro con dei pantaloni alla zuava. Allora, comunica a dare dai colpi per terra con il piede, nella speranza che si mettano a posto e scendano in sede. Ma la maggior parte delle volte restano tirati su, agganciati sopra.

Il mix dell’orrore in questo campo è la combo mocassini + fantasmini + vestito elegante pantaloni a slim a sigaretta che se ti rimangono su resti con tutto il polpaccio nudo. Nudo come un verme. Magari d’invero, ad un convegno, o in moto. Roba da film horror.

Pantaloni, quelli troppo attillati sono da prendere a sberle quelli che te li fanno comprare. Ti restano le palle sempre strettissime, da morire, sei sempre lì a spostarle a rimetterle in sede, a spostare anche il pisello schiacciato e stretto dalla morsa di questi pantaloni troppo stretti.

Chi ha inventato il modello slim e sigaretta è un malato di mente, forse è lo stesso che ha inventato la camicia di forza.

Un’altra cosa di vestiario che per me è inconcepibile sono le magliette polo indossate con il colletto alzato.

E’ una cosa inaccettabile, che senso ha?

Una polo non è mica un impermeabile.

Altre cose, le camicie con il colletto alto e le cravatte con il nodo grande. Che bruttura.

Altre tamarrate, i vestiti eleganti troppo attillati con i pantaloni corti. Non riesco a capire questa moda dei pantaloni corti.

Un’altra cosa che mi dà un fastidio assurdo, la gente che si mette gli stivaletti (di solito quelle scarpe un po’ alte australiane) con i jeans finto trasandati da una parte a coprire lo stivaletto, dall’altra lasciato su, magari dietro. Una mossa finto trasandato, ma calcolatissimo, che mi fa ribrezzo da quanto è artificiale.

Altre cose da schiaffi in faccia, i pantaloni tutti bucati da 150 euro magari. E’ vero che l’altra volta ce n’era un paio che Pietro non usa più e me li stavo per prendere, ma poi non me li hanno più dati. Me li sarei anche messi, però considero comunque l’artificio del buco voluto, dei jeans finto consunti comprati bucati a peso d’oro una vera iattura.

Ultimamente devo invece ammettere che mi piace moltissimo il chiodo classico e che potrei anche comprarmelo.

Devo ammettere infine che ho bisogno di nuove scarpe ma non so mai quali comprarmi.

Le mie scarpe Hoka nere che uso per uscire con il cane, invece, le scarpe di Biden, restano un numero più piccole del necessario per quanto fossero etichettate come 41.

Parlando di macchine invece odio quelli che vanno in giro con tutto il finestrino abbassato e il gomito (ma anche la mano) messo fuori. Gli taglierei la mano anche perché di solito hanno anche la musica a palla e producono un inquinamento uditivo da sanzione pecuniaria.

Odio anche i motorini elettrici e le macchine elettriche perché nel traffico non le senti e non ti accorgi quando ti superano soprattutto a destra.

Ora smetto perché fra cinque minuti comincia Maigret e se mi perdo l’inizio è finita.


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25 maggio 2026

Gita al giardino delle peonie di Vitorchiano

Ieri siamo andati con i compagni del Qi Gong al giardino delle peonie, a Vitorchiano. Bellissima gita però mentre ero lì pensavo al giardino botanico Van Dusen di Vancouver. Dove siamo stati l’anno scorso. Anche lì non si scherza. Anzi.

Ieri a Vitorchiano davvero fiori fantastici e un profumo molto intenso e diverso a seconda del colore degli esemplari.

Siamo entrati gratis perché è fine fioritura, la prossima volta dobbiamo andarci a fine aprile anche se ieri come cosa positiva c’è che non c’era tanta gente.

Poi abbiamo mangiato abbastanza bene, pensavo meglio visto che da settimane mi ero studiato il menu.

Alla fine, ho preso le tagliatelle ala Vitorchiese, come avevo progettato. Buone ma faceva talmente caldo che il secondo non ce l’ho fatta.

La macchina è andata benissimo.

Il viaggio pure, anche se il posto si trova molto lontano, nei monti Cimini.

Il paese, o meglio il Borgo è molto bello e piacevole.

Insomma, bisogna tornarci.

Metto le foto.

Tra l’altro mi sono tornate le blatte in casa e avrei ina serie di racconti da scrivere e reportage ma non ho mai tempo. Ma prima o poi li farò.


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