talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

25 luglio 2026

Viaggetto sull’Aveto ma era il Trebbia

Siamo partiti in macchina per la nostra gita in Val D’Aveto con una certa dose di aspettative che non sono state deluse.

La gita è stata bellissima e avventurosa. Subito siamo andati a fare benzina in Albaro, un bel tuffo nel passato per me che non guidavo in quelle strade da secoli.

Poi Corso Italia, via Brigate Partigiane e poi Brignole e Borgo Incrociati dove ho rivisto il panificio di quelle notti di una vita fa. Che flash.

Il Bisagno è totalmente secco e lo stanno dragando. Paesaggio un po’ lunare e poi lo stadio, Staglieno e un altro flash sulla tomba di mio padre, almeno so che è lì.

Mao, mao, mao, maoooo.

Poi altri posti che comincio a non conoscere tipo Struppa. E poi ancora Molassana e poi si comincia a salire e si passa da Bargagli.

Mi hanno detto che lì vicino c’è Sottocolle e un altro flash, le partite dell’Uisp in quel campo. Una vita e mezzo fa ma che bei ricordi.

Poi si sale ancora e si passa per il paese del giocattolo, Gattorna, e la galleria delle Ferriere, Cicagna, che vuol dire cicogna, e la Scoffera, ma soltanto nei discorsi non per strada perché è altrove. Prato.

Mao, mao, mao, maoooo.

Tutti nomi a me sconosciuti, come sconosciuto mi era tutto questo paesaggio impervio e le strade ripide e piene di tornanti che portano su a Santo Stefano d‘Aveto. Su Google Map alcune tracce del percorso, Burrone, Pianezza, Ottone, Santo Stefano.

E la tappa al lago delle Lame, si chiama così, dove stavano preparando tutto per il rave notturno ma era giorno quando ci siamo andati e mi sono fatto un bel bagno. C’era un grosso zanzarone volante, appeso in mezzo al lago, che vegliava sulle acque e Mina che tirava.

Mao, mao, mao, maoooo.

Le libellule e le api.

Le tappe al bar, la birra dissetante e poi i tacchini, le mucche, le galline e sembrava di essere nella casa della prateria e invece eravamo soltanto lì a farci un altro bagno a un'oretta da Genova.

Zibibbo, il cane sdraiato nel bagno con le mattonelle fresche, e la pozza dove Mina si è fatta il bagno.

Borzonasca, Borgonovo Ligure, Mezzanego.

Rezzoaglio.

Ascona.

Che te lo dico a fare.

E tutto questo viaggio è un trip vero nel verde e nella vegetazione e nel bosco che non ti sembra di essere a un’ora da Genova ma dentro a Jurassic Park.

Mao, mao, mao, maoooo.

La cosa bella poi è andare a fare un bagno nell’Aveto ma poi scoprire che eri a Ottone, sul Trebbia, sotto quel ponte che in effetti ti sembrava diverso da quello che ti ricordavi. Ma alla fine l’acqua è fantastica, bella fredda, con tutte quelle trote e un ponte vale l’altro se l’acqua è così corroborante, fresca e trasparente.



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29 giugno 2026

A spasso con Mina a Tor Pignattara

Oggi col caldo estremo siamo usciti con Mina a un certo punto. Speravo che piovesse e invece è rimasto tutto il caldo appeso in cielo e appiccicato alla maglietta. Ho fatto un esperimento, ho fatto guidare Mina. Che mi ha portato a fare un giro inedito, scelto tutto da lei.

Intanto, siamo usciti e mi ha portato oltre Largo Perestrello verso via Tempesta e invece di girare in via della Marranella, dove giriamo sempre, è andata oltre e ha svoltato in via Pavoni. La parallela.

Era tutto chiuso, tutte le serrande giù e non c’era un’anima in giro. Soltanto un paio di Madonne al muro, nelle loro cripte. Quando farò il mio reportage “Le mie Madonne” devo passare anche di là.

In fondo alla via ho girato in via della Marranella e sono tornato per così dire in un territorio che già conosciamo bene, in pieno Bangladesh. Era pieno di Bangla dappertutto, negozi di frutta aperti ecc. Per i Bangla non è san Pietro e Paolo ma un giorno come un altro.

Alla fine, pensavo di tornare indietro come sempre in via di Acqua Bullicante ma Mina invece mi ha trascinato oltre e per la prima volta abbiamo attraversato il nostro Rubicone, cioè la Casilina. Era verde il semaforo dei pedoni e Mina è andata dritta come se non ci fosse un domani ed eravamo già oltre il Mac Donald’s.

E subito in via di Tor Pignattara ti senti in un altro mondo, molto vivo e pullulante di bangla ma anche di Nepal, c’è un fruttarolo che si chiama Nepal e che aveva una maglietta con scritto Forte Grifone, rossa, o qualcosa del genere.

C’è un Tigre e un “all you can eat” a 19,90 per la pizza e 24,90 per la grigliata, ci devo andare con Pietro prima o poi. C'è anche un negozio di vestiti Guess, però deve essere carissimo perché non ci sono i prezzi.

Tira che tira Mina mi ha portato fino alle mura alessandrine, un acquedotto e c’è un bellissimo parchetto iper attrezzato per la zona con una bella area cani dove Mina si è trovata subito a casa.

Non troppo grande, c’erano diversi palloni da calcio comunitari e una pallina da tennis che Mina subito ha abbrancato.

I padroni molto aperti ed accoglienti. Sicuramente ci tornerò.

Il parco molto ampio e attrezzato anche per i bambini.

Al ritorno ho scattato un po’ di foto dei murales e poi sono ritornato in via di Acqua Bullicante, che un po' è come se fosse casa nostra ormai.
Ho fotografato anche questo manifesto qui sopra sulla remigration. Mi sembra alquanto eloquente, tanto più che se facessero la remigration a Tor Pignattara il quartiere si svuoterebbe completamente.


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Onomastico un rito del Sud

Oggi sono rimasto a casa, è il mio onomastico e quindi è festa a Roma. Ho ricevuto diversi messaggi di auguri, quasi tutti provenienti da amici e conoscenti del Sud, dove l’onomastico è una festa molto sentita mentre al Nord non è la stessa cosa. Chissà perché.

A me l’onomastico piace, sono diventato sempre più del Sud da quando sto a Roma e non mi dispiace per molte cose. Al Nord a volte sono un po’ come dire noiosi. Non so spiegarlo, è più una sensazione.

Stamattina mi sono svegliato e ho portato Mina a fare una bella passeggiata a Villa De Sanctis, passando per le vie del Bangladesh che ci sono sotto casa. Quando sono libero mi piace farle fare un giro più lungo, se lo merita poverina visto che resta sempre in casa durante la settimana.

Forse dovrei organizzarmi per trovare una dog sitter per farle spezzare la giornata.

Vedremo.

Non sono ancora convinto del tutto.

Ieri siamo andati a tartufi e Mina come sempre ha fatto i numeri e ha trovato un tot di tartufi. Troppo brava e RambMina in mezzo ai rovi. A volte per seguirla nella macchia mi graffio soprattutto la testa.

Ma chissene frega.

Oggi a pranzo mi farò insalata con i pomodorini e tartare.

Il pane da un po’ di tempo ho deciso di tenerlo in frigo perché altrimenti se lo tengo in dispensa mi si ammuffisce dopo due giorni.

Fa un caldo porco, stamattina ho fatto una bella sessione di qi gong casalingo e ho sudato come una piccola scrofa. Avevo tutta la maglietta bagnata, adesso si è asciugata.

Qi gong ho fatto anche la camminata e in casa viene molto bene perché il pavimento è liscio e si riesce a strusciare bene i piedi per terra.

Devo procurarmi delle nuove candele, quelle che ho a casa sono dei mozziconi e non ci arrivo ad accenderle con l’accendino, mi brucio dentro ai bicchieri.

Domani andiamo a Napoli per una cosa di lavoro, l’altra settimana sono andato a Milano.

Ogni tanto una trasferta fa piacere.

A Napoli mi mangerei una bella pizza, chissà se avremo tempo ma ne dubito. Il treno di ritorno è sul presto.

E siamo lì per lavorare non per magnare.

In questi giorni fa caldissimo e sto lasciando la sindone nel letto, sul cuscino, sul materasso.

Ormai la temperatura è torrida e resterà così anche tutto il mese di luglio. Tocca farci l’abitudine.

A casa non accendo il condizionatore, di solito mi dà sempre un po’ fastidio l’aria condizionata, certo in questi giorni è torrido.

Questo weekend ho visto un sacco di cose sul 38 e sul 39 che stanno diventando sempre più gli ingredienti principali della mia dieta televisiva ancorata in modo quasi nostalgico al digitale terrestre.

Il mio ispettore preferito è Dalgliesh, ogni volta che lo vedo alla fine sono commosso e mi viene da piangere. E’ molto commovente ogni puntata e lui, Dalgliesh, è un personaggio molto sofisticato. In realtà è un poeta prestato alla polizia.

L'ispettore Barnaby è comunque una certezza, il vecchio Barnaby, ma anche il commissario Maigret e altri personaggi stanno salendo la mia personale hit parade del 38 e del 39.

Maigret l’unico problema è che di solito non capisco chi è l’assassino anche quando Maigret lo scopre. Mi è capitato più di una volta di non capire nulla.

Adesso sto vedendo una serie sul 39 credo con Ambra Angiolini che si intitola “Il silenzio dell’acqua”, non sapevo che fosse una serie e adesso ho paura di perdermi l’ultima puntata. Ieri ho visto la seconda e l’altro ieri la prima. Oggi mi devo mettere lì a vedere se becco l’ultima puntata, sperando tra l’altro che sia davvero l’ultima.

Ho ripreso a sudare, è lo sforzo di scrivere. Mina è qui sotto, sul pavimento, mezza svenuta e sfatta di caldo.

Ieri sera ho visto Ugo e ogni volta che mi vede mi salta davanti e mi abbraccia e mi bacia. Molto più affettuoso Ugo di Mina.

Mi è appena arrivata una telefonata da uno 02….. una voce registrata mi propone un depuratore gratuito. Altre volte mi offrono investimenti oppure la famiglia Berlusconi mi propone qualcosa o Tim un cambio operatore. Ormai però quasi tutte le chiamate sono voci preregistrate.

Un’altra del Sud Italia mi ha fatto gli auguri di buon onomastico, con un vocale. Belin al Sud l’onomastico è importante, al Nord non lo è. Chissà perché.

Io ho fatto gli auguri a Pietro, comunque, un messaggino. Ci sta. Lui a me non li ha fatti ma magari sta ancora dormendo.

Ieri sera ci siamo andati a fare un kebab al piatto da Shawarma Station in via Merulana, molto buono, ottimo e abbondante, piccante e con tutto sì mettici tutto. Quando andiamo lì mi piace anche prendermi la birra analcolica, da buon musulmano. Tra l’altro è buona e sana e non fa venire mal di testa. Poi siamo passati da casa e mi sono fatto due bicchierini di Marsala, non è il massimo ma qualcuno deve pur farlo fuori e mi sacrifico senza grossi problemi.

E due dolci da shawarma, uno quello di latte in frigo con l’uvetta da 1,50 euro, nel bicchiere di plastica, e poi il baklava, favoloso. I dolci me li farei tutti da shawarma, sono quei dolci arabeggianti dolcissimi, tipo quelli siciliani. Minchia che buoni, tipo le cassatine che c’è talmente tanto zucchero che ti si ostruisce un’arteria quasi in tempo reale, te lo senti che lo zucchero ti entra in circolo e fai un po’ fatica a espellerlo.

Sto scrivendo adesso onestamente per non andare subito di là a cucinarmi da mangiare. Voglio resistere un po’ di più se riesco e stamattina mi volevo comprare il giornale ma era chiuso, oggi è San Pietro e Paolo e immagino che moti edicolanti abbiano fatto festa se non tutti.

Così non posso leggere il giornale, cosa che normalmente faccio quando è festa, ma l’onomastico è una festa un po’ sui generis, il mio, che coincide con quella del santo patrono di Roma, Pietro e Paolo. Ma chi è più patrono? Pietro o Paolo? Credo a questo punto Pietro, visto che si dice san Pietro e Paolo, dopo Paolo e prima Pietro. Uno che non aveva problemi in questo senso è Pietro Paolo Virdis, l’attaccante del Milan, ma nemmeno io ne ho visto che mi chiamo Paolo e mio figlio si chiama Pietro. Siamo un po’ come Virdis, ce li abbiamo tutti e due anche noi in famiglia.

Domani vado a Napoli e mi devo sicuramente mettere la camicia, per lavoro. Peccato che la mia camicia preferita bianca di lino l’ho messa in lavatrice l’altro giorno ed è uscita gialla, ma un giallo senape che devo testare prima non ambito lavorativo per vedere se è socialmente accettabile. Non ne sono sicuro.

L’ho lavata con questo mandala vedere acceso che evidentemente si è stinto in parte. Cose che succedono, piccoli incidenti che capitano.

Una cosa bella domestica in questo giorni è il raggiungimento di un “livello blatte zero”, zero blatte viste negli ultimi 10 giorni. Questa è una super notizia, anche se non voglio ancora cantare vittoria perché non si sa mai.


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21 giugno 2026

Tour classico

Oggi fa davvero caldo. La maglietta ci posso fare il brodo. Mina è stramazzata qua sotto il tavolo, almeno sta sul pavimento che dovrebbe essere un po’ più fresco. Non c’è un alito di vento.

Si schiatta. Per fortuna siamo già usciti così ha fatto i suoi bisogni.

Sudo da fermo. Sudo da seduto. Mi suda dietro alle ginocchia.

La schiena sento i rivoli.

Le mutande ce le ho sudate. Per non parlare dei pantaloncini.

Oggi abbiamo magnato a base di tartufo in versione estiva. Tina ha preparato cose fredde. Buone e fresche.

Tutto molto buono. Così ho assunto la mia dose di calorie e non credo che mangerò questa sera.

Forse mi vedo una partita del mondiale, però comincia troppo tardi.

Probabilmente mi vedrò invece Maigret. Oggi è la serata di Maigret.

Ma non so se riuscirò a vedermelo tutto. Fa troppo caldo.

C’è il condizionatore ma non lo voglio accendere.

Negli ultimi giorni sono contento perché di blatte zero. Non lo voglio dire troppo forte ma sono un po’ di giorni che blatte zero.

L’ultima volta ne avevo beccate due di un nuovo modello, molto più piccole.

Sarà la nuova cucciolata?

Però erano belle stecchite. Delle micro blattine che in confronto alle altre sembrano dei chihuahua per capirsi.

Domani è lunedì. Al lavoro il condizionatore c’è. Lo accendiamo sempre.

Stasera sono molto tentato di accendere il condizionatore anche qui. Ma probabilmente non lo farò.

Prima sono uscito di casa per portare Mina a fare il suo giro e c’era una riunione di tipe con il burqa della domenica che occupava il marciapiede. Sembrava di essere non so dove, in Medio Oriente.

Siamo andati al parco dell’ex SNIA, abbiamo fatto il tour classico in via di Acqua Bullicante, meno male che c’è l’ombra altrimenti la povera Mina si fonderebbe le zampe sull’asfalto rovente.

Ieri Mina nel bosco è stata bravissima, come sempre d’altronde. Ha trovato un sacco di tartufi e oggi ce li siamo goduti.

Rivedere Stefano e Tina e Bianca mi ha fatto molto piacere, soprattutto vedere Pietro con Bianca parlare della loro maturità. Hanno passato tanto tempo insieme, hanno tanto in comune anche se magari non si vedono più come un tempo.

Certi rapporti non finiscono mai.

Il tour classico di Mina è uscita di casa, svolta a sinistra in via di Acqua Bullicante direzione Prenestina. Kebabone.

Largo Preneste, che forse è il posto che le piace di più. Le piace perché va d’accordo con la comunità sudamericana di barboni e ubriaconi che occupano gli spazi di Largo Preneste.

Ci va d’accordo e passa con grande nonchalance in mezzo alla selva di bottiglie vuote di Peroni, alla ricerca di qualche residuo di cibo. Ogni volta mi tira in quella direzione anche quando torniamo verso casa. Stasera l’ho assecondata. E ci siamo ripassati.

In questi giorni, dopo una settimana di pseudo dieta, non le ho più dato nulla dal mio piatto. Mi sembra che sia già un po’ dimagrita. Mi sembra più sgonfia. Sarà anche per il caldo. Sta mangiando obiettivamente meno. Ha meno pappagorgia.

Vorrei che tornasse al peso forma di 15 chili a settembre. Vediamo se sarà possibile.


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20 giugno 2026

Le confessioni di un pigro

Se Io sono pigro. Ma non pigro normale, pigro cronico. Pigro mentale.

La mia pigrizia fa parte di me in ogni momento della mia vita. E’ una pigrizia strutturale. Se fosse per me, non farei un emerito nulla dal mattino alla sera. Il mio ideale sarebbe essere una piantina sul terrazzino, con qualcuno che mi annaffi e stare lì a mettere fuori le foglioline e i pomodorini. Che figata. Un vegetale nullafacente.

Un esempio? Sono mesi che voglio scrivere un racconto sulla mia pigrizia ma soltanto oggi mi siedo a farlo, dopo che qualcuno mi chiede espressamente di scrivere qualcosa perché il mio blog era fermo. Strano. Per un pigro come me la produzione che ho raggiunto nelle ultime settimane e mesi è clamorosa.

Che cosa scrivo? Scrivo della mia pigrizia, un tema che conosco bene.

Quasi a memoria potrei aggiungere.

Amica pigrizia, mascherata da riflessione e pensiero profondo. Ma era soltanto pigrizia.

Un esempio? Adesso sto scrivendo il meno possibile. Sto cercando di dire quello che voglio dire usando il minor numero di parole possibile. Per fare meno fatica.

Io non so come spiegarlo ma ogni volta che devo fare qualcosa è come se dentro di me ci fosse una lotta interiore. Da una parte, le truppe dell’azione, dall’altra quelle dell’inattività che mi spingono a non fare niente.

Una lotta su tutto.

Ad esempio, adesso avrei sete ma non è che sto morendo di sete. Le truppe dell'azione mi dicono di andare di là a prendermi un bicchier d’acqua, le altre mi dicono sticazzi, non hai così tanta sete. Puoi stare senza bere. Tienitela.

E io infatti non mi sto alzando.

Lo stesso vale per la fame.

Oggi a pranzo ho mangiato come un maialino e così stasera potrò anche non mangiare, così mi risparmio la menata di prepararmi da mangiare (anzi cucianre che è più corto).

Negli ultimi mesi sto perdendo peso perché non ho voglia di cucinarmi. Il Glovo poi non lo concepisco.

Sono talmente pigro che quando ero piccolo mi tenevo la cacca per non andare al bagno.

Ora sono talmente pigro che a volte non mi faccio la doccia e non mi cambio le mutande e le calze per evitare sbattoni come dice qualcuno.

I pantaloni di solito me li tengo per giorni e giorni, d’inverno anche per delle settimane.

A volte qualcuno dice che sono un conservatore, in realtà sono soltanto pigro.

Ultimamente sono stato costretto a fare un sacco di cose in più e alla fine, stranamente, non mi dispiace nemmeno. Ad esempio, farmi la spesa.

Oggi mi sono sbagliato e ho preso il carrello di un altro al Castoro. Il tizio mi ha ribeccato e se lo è ripreso, ha riconosciuto l’incartamento del pesce per dirmi "guarda, hai preso il mio carrello".

Mi sono scusato e sono salito su. Ho ritrovato il mio cestino (non ci sono carrelli al Castoro, è troppo piccolo) vicino alla frutta. L’ho ripreso e ho notato che nel retino dei limoni uno era già ammuffito.

Ho avuto un attacco di pigrizia, del tipo che ti frega non cambiare il retino, poi ha prevalso il partito dell’azione e ho preso un altro retino con i limoni ancora verdi così mi durano di più.

A volte sono talmente pigro che non ho nemmeno voglia di litigare con la gente, anche se so di avere perfettamente ragione. Ma non ho voglia di dovermi incazzare. E quindi lascio perdere. Sembro zen ma sono soltanto pigro.

Di fisico sono un seghino, ma non diventerò mai muscoloso perché palestra o pesi non li farò mai. Al massimo il pesetto da un chilo. E anche con lo yoga non so se mai riuscirò a portare avanti questo proposito di fare yoga.

Forse sono pigro perché mi sento pieno di roba da fare, nel senso che ho raggiunto il limite massimo di cose che riesco a fare e non posso pensare di aggiungere altre cose da fare per forza nella mia vita.

Voglio fare soltanto le cose che mi fanno stare bene. Punto.

Certe volte mi sveglio di notte e sono talmente pigro che non vado a fare la pipì. Me la tengo anche se poi alla fine devo andarci per forza perché non riesco a riaddormentarmi.

Sono talmente pigro che non mi compro mai niente di nuovo, vestiti, perché fare shopping mi atterrisce. Meno male che sto ereditando tutto il vestiario da mio figlio Pietro. E non è una crisi di mezza età, è semplicemente che sono pigro e mi metto quello che mi dà lui, tutto di marca ovviamente. Ho anche il suo orecchino un po' burino e coattone.

Il mio brillantino non so che fine ha fatto, ma sono troppo pigro per immaginare di cercarlo. Chissà dove dovrebbe o potrebbe essere finito. In tutti questi anni. Nell’oblio della pigrizia, una valle isolata con l'erba altissima e pigra che nessuno mai si è dato la briga di tagliarla ed è diventata una giungla.

Una volta sono stato talmente pigro che non ho fatto benzina a Milano, sono entrato in autostrada e dicevo la faccio a Binasco. Ma non ci sono arrivato e ho dovuto chiamare il carro attrezzi.

Sono talmente pigro che certe volte non mi siedo a scrivere un racconto, o un romanzo. Dico, tanto me lo ricordo e tanto prima o poi lo scrivo.

Ma sono 20 anni che dico che voglio scrivere un romanzo ma non ho ancora deciso su cosa scriverlo e mi resta nella testa. Come il colpo in canna ma senza revolver. E’ per questo che ho scelto i racconti brevi.

Scelto. Parole grosse.

E’ per questo che i racconti mi vanno meglio, perché per uno pigro la cosa fondamentale è non dover scrivere tanto. Per pigrizia.

Pensa nella mente di uno scrittore pigro quanti libri non scritti ci sono. Ma nemmeno lui lo sa perché è troppo pigro per mettersi lì a cercarli.

Io sono talmente pigro che mi sono dimenticato tutti i romanzi che volevo scrivere. Però sono tutti dentro di me. Non sono scappati. Soltanto sono imboscati anche loro. Non so dove. Saranno su un'amaca o direttamente a letto. A dormire.

C’era un romanzo sulle condizioni di lavoro sommerso, ma chissà che fine ha fatto. Intanto sembrava già una palla indigeribile, quindi meglio averlo perso chissà dove. C’è un racconto, si intitola “Le mie Madonne”, che voglio scrivere da mesi. Però è anche un reportage e quindi dovrei andare in giro a fotografarle, le mie Madonne, però sono talmente pigro che non ci penso nemmeno. E quindi resta lì. Sepolto nell'oblio dell'inconscio più remoto. Prima o poi lo farò. Giuro, disse il pigro al bradipo.

A volte sono talmente pigro che mi farei un gelato ma anche quando sono davanti al gelataio non me lo prendo perché non ho voglia di entrare a compramelo e se c'è la codsa manco morto.

Non dover lavorare, non dover fare la spesa, non dover parlare con nessuno, non dover litigare, non dover lottare per un parcheggio o per arrivare al casello.

Non dover ricevere più cartelle esattoriali.

Potersi muovere al rallentatore senza che qualcuno ti investa. Il mio idolo è il bradipo di quel cartone animato, in super slow motion, che lavora alle poste.

Sono talmente pigro che d’estate mi metto sul lettino e osservo le persone, soltanto quelle che rientrano nel mio campo visivo perché non muovo nemmeno il collo, e immagino cosa pensano, cosa vogliono fare della loro vita. Li spio per vivere attraverso di loro, perché io di mio sto lì, sdraiato sul lettino, e non muovo nemmeno la testa ma così vivo mille vite diverse attraverso gli altri. In panavision.

Ma poi per forza mi devo alzare a fare il bagno, perché fa troppo caldo e mi tocca nuotare. Con la maschera però, perché sott’acqua è tutto più silenzioso sembra un altro mondo. Si fa meno fatica, c'è meno attrito in acqua. I pesci sono pigri pure loro. Vorrei essere una cozza attaccata allo scoglio. Non deve parlare con nessuno e nemmeno fare la Casilina e il Muro Torto.

Avrei tanto altro da dire sulla mia pigrizia, dai rapporti con gli altri totalmente abbandonati alla mia intera esistenza, ma già adesso ho scritto molto più di quanto avessi voglia di scrivere. Sono stanco morto.

Per finire, il mio libro preferito è La Montagna incantata, di Tomas Mann, uno che sta per sette anni o forse di più in un sanatorio. Come il libro di Bufalino, Dicerie dell’untore. Questi che essendo malati possono vivere come in una bolla, un po’ mi piacerebbe provare a vedere com’è. Ma senza malattia, però.

Poi mi andrei a fare un fiordifragola.


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01 giugno 2026

Piccole cose di vestiario che mi urtano e a volte fanno anche un po’ schifo

Partendo dai piedi a salire ti dico cosa mi dà fastidio nel modo di vestire della gente. La prima cosa che mi viene in mente sono le scarpe senza calze. E’ un qualcosa di assolutamente fetido, soprattutto le scarpe da ginnastica.

Ricordo le Superga senza calze della mia gioventù, quando mi capitavano a tiro, soprattutto ragazze che se le toglievano, era da brividi lo schifo.

Una camera a gas legalizzata, con la pappina dentro.

Anche i mocassini senza calze, un suicidio per il piede. Un’altra cosa allucinante, gli stivali senza calze d’estate che le tipe si mettono non si capisce perché. Fa caldo, ci sono 35 gradi, e le tipe, alcune ma non poche, si mettono gli stivali senza calze e i pantaloncini inguinali.

Ma cosa sei scema?

Sei malata di mente?

Altre cose assurde, ieri un tipo con i bermuda, la t-short corta (c’erano 35 gradi) e ai piedi le Timberland alte. Quelle da neve. Le calze ce le aveva addosso, ma comunque anche quel tipo lì, a Piazza Vittorio, era da ricovero in un ospedale psichiatrico.

Ma sei fuori?

Ma mettiti dei sandali con il caldo che fa, degli zoccoli, delle Birkenstock.

Altre cose, una moda degli ultimi tempi un po’ Stranger Things sono le Birkenstock con le calze, le Crocs con le calze, insomma i sandali con le calze. Una cosa da tedeschi che però si è allargata a macchia d’olio nel mondo occidentale. Con mio grande sbigottimento.

Altre cose di scarpe che mi urtano, sono i tipi che si mettono il vestito elegante e le scarpe da ginnastica.

Ma sei fuori?

Che senso ha mettersi le scarpe da ginnastica con il vestito?

Cosa devi dimostrare?

Che sei giovane?

Un’altra cosa da fuori di testa, andare in giro con le stringhe slacciate. Belin, se ci sono le stringhe vuol dire che te le devi allacciare. Se non erano senza stringhe, le scarpe.

E così ci sono questi tipi che vanno in giro con le scarpe slacciate e le stringhe sono alternativamente o assenti (nel senso che sono state tolte) oppure sono infilate dentro alle scarpe o alla peggio lasciate alla brutto Zeus slacciate fuori.

E’ una cosa che mi manda fuori di testa e gliele allaccerei io, a volte, le stringhe se non fosse che mi prenderebbero per un esaurito.

Altre cose di scarpe che mi danno fastidio, i fantasmini.

L’inventore dei fantasmini è da ricovero coatto. I fantasmini sono l’anti calza. Mi si infilano sempre sotto, mi si sfilano come, e restano dentro la scarpa.

Dann un fastidio assurdo e poi diciamocelo, con i mocassini sono un affronto al senso comune. Soprattutto se ti metti il vestito elegante, non puoi indossare i fantasmini. Magari con le Sax o con i mocassini. E’ un insulto al senso comune, un insulto al comune senso del pudore, con il malleolo a vista. Magari fantasmini bianchi.

Al limite posso accettare i fantasmini per andare a correre. Ma nemmeno.

I fantasmini sono un pugno in un occhio.

Elogio invece delle calze lunghe, soprattutto sotto al vestito.

Parlando di vestiti e soprattutto di pantaloni, vorrei dire due parole sui pantaloni a sigaretta. Sono immettibili. La maggior parte delle volte ti si incastra la parte stretta nel polpaccio e tu vai in giro con dei pantaloni alla zuava. Allora, comunica a dare dai colpi per terra con il piede, nella speranza che si mettano a posto e scendano in sede. Ma la maggior parte delle volte restano tirati su, agganciati sopra.

Il mix dell’orrore in questo campo è la combo mocassini + fantasmini + vestito elegante pantaloni a slim a sigaretta che se ti rimangono su resti con tutto il polpaccio nudo. Nudo come un verme. Magari d’invero, ad un convegno, o in moto. Roba da film horror.

Pantaloni, quelli troppo attillati sono da prendere a sberle quelli che te li fanno comprare. Ti restano le palle sempre strettissime, da morire, sei sempre lì a spostarle a rimetterle in sede, a spostare anche il pisello schiacciato e stretto dalla morsa di questi pantaloni troppo stretti.

Chi ha inventato il modello slim e sigaretta è un malato di mente, forse è lo stesso che ha inventato la camicia di forza.

Un’altra cosa di vestiario che per me è inconcepibile sono le magliette polo indossate con il colletto alzato.

E’ una cosa inaccettabile, che senso ha?

Una polo non è mica un impermeabile.

Altre cose, le camicie con il colletto alto e le cravatte con il nodo grande. Che bruttura.

Altre tamarrate, i vestiti eleganti troppo attillati con i pantaloni corti. Non riesco a capire questa moda dei pantaloni corti.

Un’altra cosa che mi dà un fastidio assurdo, la gente che si mette gli stivaletti (di solito quelle scarpe un po’ alte australiane) con i jeans finto trasandati da una parte a coprire lo stivaletto, dall’altra lasciato su, magari dietro. Una mossa finto trasandato, ma calcolatissimo, che mi fa ribrezzo da quanto è artificiale.

Altre cose da schiaffi in faccia, i pantaloni tutti bucati da 150 euro magari. E’ vero che l’altra volta ce n’era un paio che Pietro non usa più e me li stavo per prendere, ma poi non me li hanno più dati. Me li sarei anche messi, però considero comunque l’artificio del buco voluto, dei jeans finto consunti comprati bucati a peso d’oro una vera iattura.

Ultimamente devo invece ammettere che mi piace moltissimo il chiodo classico e che potrei anche comprarmelo.

Devo ammettere infine che ho bisogno di nuove scarpe ma non so mai quali comprarmi.

Le mie scarpe Hoka nere che uso per uscire con il cane, invece, le scarpe di Biden, restano un numero più piccole del necessario per quanto fossero etichettate come 41.

Parlando di macchine invece odio quelli che vanno in giro con tutto il finestrino abbassato e il gomito (ma anche la mano) messo fuori. Gli taglierei la mano anche perché di solito hanno anche la musica a palla e producono un inquinamento uditivo da sanzione pecuniaria.

Odio anche i motorini elettrici e le macchine elettriche perché nel traffico non le senti e non ti accorgi quando ti superano soprattutto a destra.

Ora smetto perché fra cinque minuti comincia Maigret e se mi perdo l’inizio è finita.


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25 maggio 2026

Gita al giardino delle peonie di Vitorchiano

Ieri siamo andati con i compagni del Qi Gong al giardino delle peonie, a Vitorchiano. Bellissima gita però mentre ero lì pensavo al giardino botanico Van Dusen di Vancouver. Dove siamo stati l’anno scorso. Anche lì non si scherza. Anzi.

Ieri a Vitorchiano davvero fiori fantastici e un profumo molto intenso e diverso a seconda del colore degli esemplari.

Siamo entrati gratis perché è fine fioritura, la prossima volta dobbiamo andarci a fine aprile anche se ieri come cosa positiva c’è che non c’era tanta gente.

Poi abbiamo mangiato abbastanza bene, pensavo meglio visto che da settimane mi ero studiato il menu.

Alla fine, ho preso le tagliatelle ala Vitorchiese, come avevo progettato. Buone ma faceva talmente caldo che il secondo non ce l’ho fatta.

La macchina è andata benissimo.

Il viaggio pure, anche se il posto si trova molto lontano, nei monti Cimini.

Il paese, o meglio il Borgo è molto bello e piacevole.

Insomma, bisogna tornarci.

Metto le foto.

Tra l’altro mi sono tornate le blatte in casa e avrei ina serie di racconti da scrivere e reportage ma non ho mai tempo. Ma prima o poi li farò.


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10 maggio 2026

RambMina super tartufina

Stamattina super Mina a tartufi. Siamo andati, pioveva, è inizio stagione e l’altra domenica non abbiamo trovato niente. Nada de nada.

Comunque oggi ho pensato di andare lo stesso giusto per fare quanto meno una passeggiata.

Sveglia alle 5,30 come al solito e le solite maledette blatte in stanza. Due o tre cadaveri, non ricordo, che ho preso con la paletta e la scopa e li ho buttati fuori dalla finestra.

Che schifo.

Sono uscito a far fare un giro a Mina, siamo andati in Bangladesh in via della Marranella, che a lei piace un sacco. Tra l’atro avevo parcheggiato proprio lì, dietro l’angolo, e così ho messo dentro la gabbia che è più sicuro portare il cane in gabbia piuttosto che libera dietro, anche perché se ti fermano i carabinieri e sei senza gabbia o trasportino per il cane in macchina ti danno una lamata.

Io il trasportino non ce l'ho, ma prima o poi me lo voglio comprare.

Tra l’altro in via di Acqua Bullicante, di fronte al Castoro, ho visto che c’è un negozio per animali – lo zoo di qualcosa – dove in bella vista ci sono dei trasportini di plastica.

Penso che me ne comprerò uno, mi sembra utilissimo.

Le blatte continuano a venire a morire in stanza da me, le trovo sottosopra. Assurdo.

Stamattina tra l’altro inavvertitamente una l’ho schiacciata con la pantofola, ho sentito lo scricchiolio. Che schifo.

Poi mentre tornavo da tartufi ho incontrato una vicina che mi ha detto bisogna stare attenti a non schiacciarle perché potrebbero avere le uova in corpo e così, se le schiacci, le porti dappertutto le uova e crei un contagio della Madonna santissima.

Che schifo, ho subito lavato la suola della pantofola ma indubbiamente stamattina l’ho usata prima e quindi potrei aver diffuso uova ovunque. Madonna forse sono io la causa stessa di una mega invasione di blatte in casa mia.

Domani mattina alle 8,30 vinene a casa mia il padrone di casa per una disinfestazione e questo mi fa davvero piacere, perché in casa mi trovo benissimo al di là di questa invasione di blatte e non ho alcuna intenzione di andare via, come mi aveva detto lui, il padrone di casa, che si sente un po' responsabile dell'invasione di blatte anche se dice che non ne sapeva niente di questo problema prima di darmi la casa.

Non so se credergli, però il mio padrone di casa si dimostra una persona seria che cerca di darmi una mano venendo a farmi lui la disinfestazione e questo per me è molto importante.

Ho appena messo su una lavatrice.

Ho starnutito perché c’è la finestra aperta e fa freschetto.

Venerdì è arrivata una raccomandata dai vigili, maledetti, 78 euro di multa perché con il vecchio motorino il primo marzo sono passato su una preferenziale in una traversa della Nomentana.

Maledetti mi hanno pinzato con la telecamera, manco me n’ero accorto, sono passati più di due mesi. Pezzi di merda, quel motorino nel frattempo l’ho dovuto rottamare, ma tant’è mi ha lasciato l’ultimo ricordino post mortem.

Stamattina siamo andati a tartufi con Mina e non avevo alcuna aspettativa.

Pioveva, siamo finiti dentro a dei rovi, a dei cespugli con i rami pieni di spine e ho sguarato in diversi punti il piumino che avevo addosso. Non ci ho pensato, minchia, mentre passavo fra i rovi per stare dietro e Rambo-Mina meglio conosciuta come RambMina che passa ovunque, sotto i rami, dentro ai rovi, fra le rocce ecc. – ma io no e lei non lo vuole capire – sentivo il tessuto leggero del piumino che si sguarava: strap, strap, strap e alla fine ho visto tutto il ripieno, che non sono piume d’oca ma qualcosa di analogo, bianco – sembra cotone – che spuntava. Va ricucito in più punti.

Nel frattempo RambMina si era già mimetizzata dai vietkong, piena di strisce di merda di vacca dappertutto, meno male che l'ho tosata, l'altra settimana aveva il pelo lungo e grondava letteralmente merda di vacca dal pelo lungo e puzzolentissimo.

Sta volta almeno la stronza - di nome e di fatto, vista la quantità di merda che aveva addosso e che si era calata - aveva il pelo corto e più facilmente lavabile.

Siamo arrivati dopo il prefabbricato al punto in cui volevo salire dentro al bosco con Mina già sporca di quintali di merda di vacca dove si era rotolata e aveva fatto scorpacciata. Io con il piumino mezzo aperto dalle spine. Entrambi bagnati fracichi. E manco l’ombra di un tartufo in saccoccia.

Vabè. Cominciamo a salire e subito ho visto RambMina in ottima forma che fiutava come Gesù e come se non ci fosse un domani.

Non ricordo la successione, ma salendo su ne ha trovati in tutto quattro. Uno bello grosso, che in un primo tempo ha morso e sfasciato. Un pezzo è rimasto lì, nella terra della buca scavata. Staccato dal suo morso. Il resto era rimasto incastrato sotto, ancora dentro fra le pietre.

Qui, per la prima volta da quando lo possiedo dall’anno scorso, ho usato il mini-vanghetto per estrarre il tartufo che era rimasto incastrato dentro.

Mi è servito tantissimo.

E’ un bel tartufone, peserà un 70 grammi direi. Una parte l’aveva staccata Mina, che per fortuna non l’ha mangiato. Il resto, tre quarti di tartufone, era rimasto dentro e grazie al mini vanghetto sono riuscito a tirarlo fuori intatto.

Sono molto contento del mini vanghetto, allora serve davvero a qualcosa e oggi me ne sono reso conto.

A un certo punto ho cominciato a scendere di nuovo giù e a scanso di casini ho messo il guinzaglio a RambMina che se no mi fa morire a starle dietro. Ne ha trovato ancora uno anche con il guinzaglio e si è calata tutto il wuerstel Fiorucci di premietto. Strameritato.

Poi, siamo scesi, sono salito su dallo stradone sempre al guinzaglio, abbiamo incrociato una carogna di lupetto mi pareva, un cadaverino maleodorante sul ciglio dello stradone, poi anche due tartufari della domenica come me molto simpatici, con un cuccioletto marrone di lagotto al seguito.

Arrivato al vascone ho fatto lavare Mina e mi sono fotografato i tartufi trovati ma non ho cercato altro. Per oggi è andata benissimo così. Più tardi se li magnamo.

Intanto Mina è cotta, prima si è messa sul tappeto e ora sul letto. Ma ci sta. E’ in realax post cerca e trova del tartufo, deve digerire un pacco da quattro di wuerstel santi e benedetti.

Certo se la vedi ora, appallottolata sul mio cuscino a letto, non le daresti due lire. Ma se la becchi nel bosco stai attento perché ti massacra di tartufi e ti fa fare dei culi assurdi perché passa ovunque e per starle dietro fra i rovi ti devi fare un bucio di culo assurdo. E si riempie di merda.

Quindi, non mi stupisce di avere un dolore alla tibia che mi sarò certamente procurato nel tentativo di marcarla e di non perderla di vista nel bosco sbattendo contro un ramo o chissà cosa. Ma ci sta.


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