talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

06 settembre 2026

Sto usando le mie Crocs come scarpe da tutti i giorni. Faccio bene?

Un paio di settimane fa sono stato costretto a buttare le mie Birkenstock per raggiunti limiti di età. Quei sandali mi accompagnavano da diversi anni, non so quanti, ed erano assolutamente arrivati al capolinea.

Le mie Birkenstock in fase terminale stavano perdendo la gomma sotto, che si stava staccando dal sughero, che a sua volta si stava tutto bucherellando.

Per sostituire le Birkenstock ho cominciato ad usare le Crocs anche in città. Considera che fino a quel momento le Crocs le avevo usate soltanto nel periodo estivo al mare e d’inverno come ciabatte, in casa. Mai fuori come scarpe per uscire normalmente in città.

Adesso invece ho cominciato a usarle anche per uscire, così come delle altre ciabatte azzurre, di plastica, simil Birkenstock che mi piacciono molto e che ho pagato 6 euro al supermercato Super Conveniente.

Con le Crocs fuori mi trovo abbastanza bene, anche se sono danneggiate ed entrambe hanno perso la linguetta. Una delle due linguette l’ha mangiata ancora il cane Ugo, mentre la seconda l’ho dovuta tagliare io perché era rimasta appesa con lo scotch. Adesso almeno sono simmetriche, entrambe senza linguetta.

Oggi, dopo una discreta camminata con le Crocs, mi è venuta una piccola vescichetta laterale dove c’è il bottoncino interno della linguetta.

La domanda del sondaggio è chiara: faccio bene ad usare le Crocs (ma anche le finte Birkenstock di plastica a ciabatta) come scarpe per uscire tutti i giorni in città?

Visto che ci sono aggiungo anche una seconda domanda al sondaggio: le Crocs (ma anche le finte Birkenstock di plastica) possono essere utilizzate con le calze?



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Domenica relax

Praticamente, non so cosa fare allora scrivo sul blog. Oggi è domenica, mi sono svegliato presto e subito sono uscito con Mina. Ne ho approfittato che erano ancora le sette più o meno così non faceva ancora troppo caldo e ho fatto una bella passeggiata.

Mina contenta. Ha odorato tutte le pisciate del quartiere e anche di più. Contentezza.

Poi siamo tornati a casa, ha fatto la pappa mentre io facevo colazione.

Ho letto su Instagram che lo yogurt greco gonfia e il fekir no. Ma sarà vero?

Io lo yogurt greco lo mangio tutti i giorni. Non mi sembra che gonfi.

D’altra parte io sono lo stesso che diceva di me stesso “sono un po’ calvo” ma mi sono sentito dire “no, non sei un po’ calvo, se proprio calvo”. Quindi potrei essere super gonfio di yogurt greco a mia insaputa.

Poi mi sono finito di leggere il giornale di ieri, la Stampa.

Poi, ho fatto qi gong sdraiato. Ho fatto pesi, con i pesi da un chilo la mia solita routine, mi sta venendo un fisico pazzesco, ma magari poi mi diranno che non è vero. Vediamo.

Nel frattempo Mina mi si è messa sul letto, sdraiata sul giornale, al mi posto, ci mancava che si mettesse le mie mutande e diventava la mia controfigura. Mina l’usurpatrice.

Poi, sono uscito ancora un secondo, a comprarmi il giornale di oggi, la Stampa era finita e ho comprato il Messaggero, era l’unico rimasto. Non c’era nemmeno più il Correre della Sera.

Il Messaggero è un quotidiano d’altri tempi, sembra un quotidiano anni ’90 come format. Sembra un quotidiano da bar, con tutto l’inserto di Cronaca di Roma che praticamente è un altro giornale nel giornale.

E’ talmente un giornale da bar, che adesso vedendo il Messaggero sul tavolo di casa mi sembra di essere al bar e magari fra un po’ arrivano gli avventori e cominciano a parlare della vittoria della Roma al 93esimo di ieri sera.

Io ieri sera sono andato a letto presto, però per i due gol della Roma all’89esimo e al 93esimo mi sono svegliato di soprassalto per le urla belluine del mio vicino di casa romanista. Un esaurito vero, che urla come un pazzo ogni volta che la Roma segna o subisce un gol.

Maledetto, mi ha svegliato. “Goool, goool, mortacci tua, gooool”, urlava. Maledetto, stavo già sognando e mi ha svegliato tra l’altro di soprassalto e non me ne potrebbe fregare di meno visto che non tifo per la Roma.

Alle 15,00 oggi c’è al finale per il secondo e terzo posto dei campionati femminili di pallavolo, Serbia-Polonia. Non penso di vederla. Vedrò invece alle 18,00 la finale Turchia contro Italia, a Istanbul. Devo ammazzare ancora tre ore e mezza per arrivarci, ma non penso che sarà un problema.

Probabilmente mi ammazzerò di televisione. La televisione al pomeriggio della domenica ci sta sempre.

Il mio problema è lo zapping compulsivo, per fortuna ho i miei canali preferiti cha sono il 38 e il 39 del digitale terrestre, Giallo e Top Crime.

Giallo e Top Crime sono i miei canali preferiti, sono la colonna portante della mia dieta mediatica. I miei programmi preferiti sono su questi due canali Mediaset sicuramente troppo sottovalutati dal grande pubblico, ma fondamentali per la mia tenuta psichica e quotidiana. Fra i miei programmi preferiti ci sono l’Ispettore Barnaby (il vecchio, non il nuovo anche se pure lui non è disprezzabile); il commissario Maigret (quando riesco a vederlo dall’inizio, la domenica sera, e quando riesco a capirlo, non sempre); Delitti ai Caraibi; l’ispettore Morse; Law & Order (tutte le sessantadue serie); Closer. Non mi piacciono invece Shetland, Vera, l’ispettore di Chelsea, quello neozelandese (Brockenwood?).

Barnaby è il mio idolo, peccato che di solito lo becco già iniziato. La cosa che mi piace di più di Barnaby, e il motivo per cui lo guardo anche se è cominciato da ore, è il pub. Spesso e volentieri ci sono delle scene girate nei vari pub del villaggio e dei villaggi vicini e i pub inglesi ti fanno venire voglia di essere lì, a farti una pinta mentre giochi a freccette durante la puntata.

Non so cosa darei per essere una comparsa in una puntata di Barnaby, mentre gioco a freccette in sottofondo con la mia pinta mezzo bevuta di fianco.

A questo punto, è arrivato il vero motivo per cui sto scrivendo oggi. Vorrei lanciare una petizione su Change.org per imporre l’inizio del prime time televisivo sulla Rai al massimo entro le 20,30.

Una volta era così, ormai l’andazzo è cambiato completamente e il prime time di Rai Uno e Rai Due non comincia mai prima delle 22,00 o giù di lì. E’ assurdo. La Rai è servizio pubblico e costringe i telespettatori, che pagano il canone, ad aspettare i comodi loro dei giochi per cominciare il film o il programma della prima serata. A me questa cosa impatta il lunedì sera, quando ci sono su Rai Uno le repliche del Giovane Montalbano. Io il Giovane Montalbano me lo vedo, è un programma che mi piacerebbe tantissimo che spostassero su Giallo o Top Crime, ma me lo devo sorbire sulla Rai dove la pubblicità è un po’ meno però se mi cominci il programma alle 22,00 prima delle 23,40 a letto non ci posso andare. E il giorno dopo quando mi alzo alle 6,30 è un problema.

Lo stesso problema mi si pone anche la domenica sera quando danno Maigret sul Top Crime.

Altri canali che mi piacciono il Tivù, sul digitale terrestre, sono il 58 e il 60, rispettivamente Rai Sport e Sportitalia. Quando faccio zapping il mio ordine pre-costituito è: 38, 39, 58, 60 e poi riparto dall’1 a seguire. Un canale che ultimamente mi attira molto è il 35, Focus. Facendo zapping, in questi giorni ho visto che fanno diverse trasmissioni sugli Ufo. Ci sta tutta. In realtà, su Focus il sito e la rivista ci lavorerei molto volentieri. In questi giorni gli mando il curriculum spontaneo.

Devo ammazzare ancora un bel po’ di tempo prima delle 18,00, adesso sono le 14,45. Scriverò da più o meno una mezzoretta.

Faceva talmente caldo adesso che mi sono tolto la maglietta e i pantaloni corti e sono rimasto in mutande.

Si schiatta ancora.

Fra un po’ torno a letto a riposarmi.

Prima verso l’una ho mangiato, avevo fame e mi sono fatto tre uova fritte con il formaggio. Buone. Ci vogliono cinque minuti a prepararle. Mentre erano lì in padella ho riempito la saliera, era vuota da otto mesi nel senso che non l’avevo ancora riempito il porta sale. Ci ho aggiunto anche qualche chicco di riso. L’unica cosa, come si fa a riempire il salino senza rovesciare il sale? Io ho fatto piano piano sul lavandino, però un po’ lo rovesciato fuori. Probabilmente esiste un modo per farlo senza rovesciare niente.

Da un po’ di giorni ho un leggero dolorino al retto femorale sinistro che si riacutizza ogni volta che vado a correre. So che l’unico modo per farlo passare sarebbe smettere di correre finché non sparisce. Però non penso che lo farò. Vediamo se non passa da solo. Ieri ci ho messo un po’ di arnica, mi ha fatto bene. Dovrei comprarmela.

Ma non penso che lo farò.


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04 settembre 2026

Una bella magnata

L’altra settimana gran bella magnata di addio alle vacanze all’Hotel Magic di Atena Lucana.

Primo, gli ziti alla genovese sono un famosissimo primo piatto della tradizione napoletana, costituito da un saporito ragù bianco a base di carne e una grandissima quantità di cipolle cotte a fuoco lento per ore.

Poi, nell’attesa, i panuozzi.

Da bere un bianco, Fiano.

Di secondo, un kebab alla greca di pollo, un mix fra kebab e insalata alla greca. O meglio, un’insalata alla greca con il kebab.

Per finire, un dolce al cioccolato con il cuore caldo e il Jefferson con l’alloro, tocco chic.

Il Magic sempre una sicurezza dal punto di vista culinario.


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Una pinta di birra

Ieri sera siamo usciti e ci siamo fatti ina Guinnes. A me la Guinnes piace, ogni tanto. E’ un po’ amara, in realtà. Però una volta ogni tanto mi piace.

Ultimamente per altri motivi ho bevuto qualche volta la Tennent's. Mi piace anche se è piuttosto forte.

A me di solito la birra in bottiglietta da 33 cl non mi fa impazzire. Però la Corona si può bere soltanto in bottiglietta, con dentro la fettina di limone e il sale intorno all’imboccatura.

La Corona mi piace, è dissetante.

Mi piace anche la Messina, quest’estate abbiamo comprato la Messina al melograno, non era male ma alla fine sembrava più che altro una trovata pubblicitaria. Sapeva di birra normale.

Mi piace anche la Nastro Azzurro, la Moretti e la Peroni. Però queste birre di solito sono in bottiglia da 66 cl.

Da 33 cl non mi dispiace la Heineken e la Tuborg, anche se alla fine queste sono birre che trovi anche da 66 cl o in lattina.

Le birre in lattina sono più ignoranti, tipo la Wuber. La Dreher, che mi ricordo anche da 66 cl.

C’è poi la Ichnusa, in bottiglietta da 33 cl, da 66 cl ma anche in lattina.

La Guinnes in lattina nera è una rarità.

Poi ci sono le lattine grandi di FAXE, sia quella bianca sia quella nera. Molto belle quelle lattine così grandi.

Però direi che il modo migliore di bersi la birra è nel bicchiere, alla spina chiara. Una pinta. Il classico bicchiere da pinta è un’opera d’arte, secondo me. Mezzo litro di birra bevuto nel modo più giusto, nella pinta.

Adesso una birra me la farei tranquillamente.

Un momento molto bello per bersi una birra è anche dopo aver corso, è molto dissetante.

In effetti, se hai sete la birra è una bevanda ottima.

Ultimamente ho bevuto anche dei radler, che sono la birra più la limonata, sono buoni.

E’ buona anche la birra Poretti, che come boccale ha il classico boccale con un manico di vetro. Me lo ricordo dalla birreria Poretti a Milano, vicino allo Smeraldo. Anni fa ci sono andato. La Kronembourg, la Paulaner, la Franziskaner, la DAB, la Foster. La Ceres.

Invece, il mio pub preferito a Roma, il Marconi vicino a Santa Maria Maggiore, lo hanno chiuso la scorsa state e sostituito con un posto turistico che si chiama Tonnarello. Una tragedia vera.

C’era anche il gulash nel menù, anche se di solito prendevo sempre il misto di wuerstel. Con i crauti.


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23 agosto 2026

Cavallo di Troia da brividi nell' Odissea di Nolan

Ieri ho visto Odissea di Christofer Nolan e mi è piaciuto da morire. Secondo me è un capolavoro, un film fantastico da vedere a tutti i costi.

Matt Damon interpretazione da Oscar, a parte i muscoli e il fisico che aveva e avrà la mia età sui 55 anni.

Il film mi ha emozionato dall’inizio alla fine, è avvincente e le storie che sono stranote vengono reinterpretate in modo molto personale da Nolan.

Le cose che mi hanno colpito di più sono il cavallo di Troia, che è il vero protagonista del film.

Fin dalla prima scena, un cavallo che tecnologicamente è molto diverso da come ce lo siamo sempre immaginati leggendo l’Odissea a scuola.

Non voglio spoilerare, ma la modalità in cui è realizzato il cavallo, la tecnologia e tutte le scene che riguardano il cavallo fuori e dentro Troia sono geniali e hanno un che di onirico.

Fin dalla prima scena sulla spiaggia, il cavallo mi ha ricordato la Statua della Libertà nel film Il Pianeta delle Scimmie con Charlton Heston, uno dei film con il finale più clamoroso e inaspettato della storia del cinema.

Non voglio spoilerare, ma per chi non ha visto Il Pianeta delle scimmie è arrivato il momento di farlo. E’ un varo capolavoro anche quello e l’Odissea di Nolan non è da meno.

Altre cose che mi sono piaciute sono come è stato reso Polifemo, il gigante con un occhio solo e la sua grotta dove Ulisse e i suoi si trovano imprigionati. La scena con Circe e la trasformazione degli uomini di Ulisse.

Charlize Theron nei panni di Calipso e Zendaya nei panni di Atena, due attrici letteralmente divine. Chi meglio di loro per vestire i panni di due dee? Soprattutto Charlize Theron davvero azzeccata come dea. Ti faceva venire in mente la pubblicità del Chanel quando entra dentro alle acque della spa, acque immobili in cui entra con una grazia divina.

Quello che mi ha colpito, in generale, è stata l’interpretazione di Matt Damon. Il suo Ulisse è un uomo distrutto dalla guerra, sulle sue spalle pesa il senso di colpa per la devastazione di Troia, è un uomo che soffre e i sette anni con Calipso in balia del loto per dimenticare mi hanno fatto pensare alla Montagna Incantata di Thomas Mann o alle Dicerie dell’untore di Bufalino, dove i protagonisti si rifugiano nella malattia per estraniarsi da una realtà troppo dura da affrontare.

Un Ulisse sofferente, che nel ricordare la sua identità, soffre come un cane. Ulisse uno di noi nel senso che attraverso le sofferenze arriva a capire il senso del disastro di quello che ha provocato la su astuzia. La vittoria dei popoli del mare rappresenta la fine della civiltà troiana, distrutta barbaramente dai Greci. E il senso di colpa è un fardello pesantissimo da sopportare per Ulisse.

Un eroe umano, troppo umano. Il film mi ha fatto piangere a più riprese, è davvero potente. Difficile trattenere le lacrime.

Altri passaggi che mi hanno colpito sono stati l’incontro con Tiresia negli Inferi e i diversi animali – fra cui la tigre e il leone – nel sentiero che portava alla casa di Circe.

Sì perché Ulisse mi ha ricordato anche l'Inferno Dante. Il suo viaggio negli Inferi, dove incontra Agamennone e tutti i suoi soldati morti senza sepoltura e senza onore, ricorda da vicino quello di Dante nell’Ade con Virgilio. Entrambi, Ulisse e Dante, sono costretti a viaggiare nel mondo dei morti per poter riemergere poi e mettersi per così dire in salvo.

Un viaggio nelle profondità di loro stessi dal quale sono usciti ma soltanto a carissimo prezzo. Ulisse ha perso tutti i suoi uomini, vittime peraltro di loro stessi e della loro matta bestialità, come la chiamava Dante.

L’analisi finale di Nolan che mostra un Ulisse devastato dopo il massacro di Troia è più che mai attuale, e questo lo avevo letto in qualche analisi prima di vedere il film. La distruzione di una qualsiasi civiltà, come nel caso di Troia letteralmente sterminata dai Greci, è un imbarbarimento della civiltà umana.

Nessun nemico merita di essere cancellato dalla faccia della Terra, sembra il messaggio sotteso da parte del regista. Nemmeno quello che ti fa passare 10 anni su una spiaggia a marcire durante un assedio che sembra non finire mai. Ma la violenza e la distruzione fanno parte di noi, della nostra storia, e la redenzione finale con il viaggio verso occidente per onorare tutti gli uomini morti senza sepoltura, la rinuncia al trono in favore del figlio e il tentativo di riscattare così il suo destino distruttivo sono una espiazione tardiva e consolatoria sono di fatto lo specchio del destino di tutti noi.

Una vita a combattere per capire che stavamo soltanto seguendo un destino prefissato dalla legge di Zeus, su cui noi abbiamo scarsa voce in capitolo.

Ma il riscatto è possibile. Non è mai troppo tardi, ma non sarà una passeggiata di salute per nessuno.


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22 agosto 2026

Perché demonizzare Instagram è sbagliato

Sono iscritto a Instagram da appena due settimane e mi piace moltissimo. Non sono d’accordo con chi demonizza Instagram e i social media in genere e ti dico perché e qual è la mia personale esperienza e il mio punto di vista.

Mi sono iscritto a Instagram per un motivo molto semplice e pratico, volevo vedere cosa stava facendo mio figlio in inter rail. Ho pensato che era molto più facile vedere cosa faceva tramite Instagram piuttosto che con un contatto diretto con lui, sempre molto complicato.

Ho avuto ragione e in più ho migliorato il rapporto con mio figlio. E non me lo aspettavo.

Quando mi sono iscritto ho cominciato a seguire tutti i post di mio figlio e così sapevo sempre dove si trovava nel suo viaggio e cosa stava facendo. In più, mettendogli i like commentando i suoi post, mi sono molto più avvicinato a lui.

Ho visto che apprezza quando gli commento i video e che interagiamo molto di più così, via Instagram, tanto che, udite udite, un giorno mi ha addirittura telefonato per parlare di un commento che gli avevo messo.

Considera che non mi chiama mai. Quindi, per me Instagram ottimo veramente.

Poi, vero che può essere come una droga. Ho notato anche io che quando cominci a scrollare non la finiresti più. E una funzione come questa dello scroll infinito è deleteria per chi non riesce a regolarsi. Lì è vero che bisognerebbe introdurre un limite, magari un timer per cui dopo una certa si blocca e si spegne proprio.

Detto questo, secondo me Instagram è una figata vera, l’altro giorno ho visto un video di Belen che faceva yoga ed era fighissimo, uno spot vero per lo yoga.

E poi ieri ho visto anche la news di una politica che seguo, che ha postato una cosa che sicuramente userò lunedì per scriverci un pezzo sul sito, per il mio lavoro giornalistico. Quindi, da quello che intravedo, può essere anche un ottimo strumento di lavoro.

Il maxi processo contro Meta in corso negli Usa, con una richiesta di risarcimento da 200 miliardi di dollari, mi pare davvero una panzana. I social vanno regolati, su questo non ci piove, così come è stato regolato l’uso del tabacco e dell’alcol. Ma demonizzarli non ha senso. Se usati nel modo giusto sono una fonte di informazioni e di scambio interpersonale. Uno strumento che arricchisce la conoscenza e che allarga gli orizzonti.

E’ ovvio che se viene usato nel modo sbagliato può avere effetti collaterali negativi e nocivi, ma questo vale un po’ per tutto. Io mi sono ricreduto sui social, anche perché ho visto che mi può aiutare a migliorare il rapporto con mio figlio.


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Ritorno in Bangladesh

Domenica scorsa sono rientrato in Bangladesh, è così che ho ribattezzato casa mia a Roma. La mia nuova casa in zona a larga prevalenza bangla, stretta fra la Casilina a la Prenestina all’altezza di Tor Pignattara.

Il rientro a casa è stato molto positivo, molto meglio di quanto avessi potuto sperare.

In primo luogo, sono tornato a casa e zero blatte. Questa è stata la sorpresa più bella, non ho trovato nemmeno una blatta in casa dopo due settimane di assenza. Avevo temuto di trovare qualche cadavere, come mi è capitato più di una volta nei mesi precedenti, ma questa volta zero blatte. Vuol dire che, non lo dico troppo forte, la disinfestazione ha funzionato finalmente così come il gel che ho lasciato nei battiscopa a casa.

Comunque, non lo dico troppo forte ma questa è una notizia fantastica perché la presenza delle blatte in casa era diventata davvero una cosa pesantissima.

E’ pur vero che anche adesso continuo a guardare per terra e a controllare sotto il letto e negli angoli se per caso non trovo qualche cadavere di blatta. E’ vero anche che non vado a piedi nudi per casa, non sia mai che per caso calpesto una maledetta blatta come mi è capitato una volta, involontariamente, e per fortuna avevo addosso le pantofole.

E’ vero anche, infine, che quando vado in bagno di notte accendo sempre la luce, per non trovarmi magari qualche blatta al buio. Quest’estate giù in Sicilia ne ho beccate due nere, di notte, nel bagno di giù ma ormai sono talmente allenato con quelle di casa mia che le ho lasciate andare via tranquille verso i loro buchi nel bidet. Non sono le mie blatte, alla fine. Blatte sicule sono.

L’altra cosa bella del ritorno a Roma è stato ritrovare il motorino tranquillo, intonso. L’unica cosa, mi avevano lasciato un barattolino di Actimel bevuto nel cassettino vicino all’accensione. Ma poca roba, niente di grave.

Terza cosa, nessuna perdita, l’acqua funziona regolarmente, il frigo pure, anche la lavatrice. La tivù funziona, il Castoro è aperto e domenica mi sono fatto la spesa regolare. Questo weekend dovrò tornarci.

Per il resto, ora che è agosto qui in Bangladesh ci sono alcune cose un po’ diverse. Per prima cosa, la Casilina è chiusa per lavori e così per andare al lavoro devo prendere la Prenestina che non prendo mai. Va bene lo stesso, l’unico inconveniente è che ci sono molti più semafori.

L’altro giorno al semaforo mi sono trovato davanti uno scooterone, la donna dietro stava fumando e mi sono beccato tutto il suo fumo per tutta la Prenestina, che schifo. E non riuscivo a superarlo e lui nel contempo non andava abbastanza veloce per seminarmi.

Un’altra cosa assurda in questo periodo è la chiusura di via Santa Corce in Gerusalemme per l’occupazione del centro sociale Spin Time. E’ incredibile, praticamente tutta la strada è bloccata e ci dormono anche in tenda fuori, sull’asfalto. Non è percorribile e a presidio ci sono anche diverse forze dell’ordine.

Io ci passo davanti e sono costretto a prendere la strada successiva per reimmettermi su viale Manzoni per poi proseguire verso Piazza Vittorio. E lì c’è fissa una camionetta della Polizia con una decina di agenti anti sommossa bloccati lì per presidiare questa occupazione abusiva dello Spin Time.

Uno spreco assurdo di risorse pubbliche visto che i poliziotti li vedo sempre lì a ciondolare con lo smartphone in mano vicino alla camionetta. Ma ti sembra normale che da più di un mese via Santa Croce in Gerusalemme sia bloccata al traffico?

Non ho seguito la vicenda, ma se questa è la capacità di mediazione della nostra amministrazione non siamo messi benissimo. Essere costretti a presidiare una occupazione di questo tipo in centro a Roma non mi sembra uno spot per la Capitale e nemmeno per il Governo. Né quello locale di Roma Capitale ma nemmeno quello centrale del Viminale. Ma forse mi sbaglio e non conosco la situazione, che in effetti non seguo da vicino, soltanto perché sono costretto a cambiare strada per andare al lavoro tutti i giorni.

Per il resto, la città è ancora mezza vuota. L’altro giorno sono passato da Piazza Dante e c’era una marea di parcheggio, sembrava un’immagine surreale considerato che di solito durante l’anno non c’è un buco nemmeno se preghi. Che bello.

In questi giorni sono andato a correre e ho sudato le sette camicie. Da strizzarmi. Mi sono dovuto mettere nudo su una sedia seduto su un asciugamano per sudare tutto quello che avevo da sudare. E ce n’è voluto di tempo per sudare tutto.

Oggi che è sabato sono andato dal giornalaio qui in via di Acqua Bullicante ma è chiuso per ferie. Dovrò andare altrove, non so bene se comprare la Stampa o il Corriere della Sera. L’altra volta al mare mi sono comprato il Corriere e mi è piaciuto molto, mentre ultimamente la Stampa è un po’ come dire deludente. Vedremo all’edicola dopo. Per il resto, mi manca un po’ il cane. Da solo a camminare non ci vado, non mi viene naturale. Ma intanto fra poco lo riprendo.


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18 agosto 2026

Una giornata di merda

L’altra settimana, sarà stato mercoledì sera, siamo usciti a Scoglitti.

Siamo andati a farci una passeggiata serale mentre Pietro incontrava i suoi amici in piazza. Tutto bene, abbiamo visto la piazza finalmente rinnovata e lo sciame di gente fuori per lo struscio classico estivo. Il karaoke e tutto il resto. I gelati, le ragazzine in tiro con i pantaloncini corti e gli stivali. Non oso immaginare cosa ci sia dentro a quegli stivali magari senza calze a metà agosto.

Ma non è questo il punto. E nemmeno che fossi lì senza averne troppa voglia, dopo aver visto quella rissa al parcheggio, avevo ancora nelle orecchie il suono dello schiaffone al pazzo del villaggio.

Ma non voglio parlare di questo. Né dei culoni di quelle due classiche sicule, belle di sopra fino alla vita, ma tragiche quasi di sotto, con il culone di carboidrati che si allarga all’altezza dei fianchi. “Ma quanta pasta si mangiano da queste parti? Ma fin da piccole? Gliela frullano nel biberon?”, domando al vento. Nessuna risposta. Il punto era un altro, nemmeno la mancanza di soldi e le peggiorate condizioni finanziarie che pesano sulla mia quotidianità. Cosa tagliare ancora?

No, il punto era che da qualche ora dovevo finalmente andare al bagno.

Dopo alcuni giorni di costipazione dovuti con ogni probabilità al cambio di scenario e di abitudini culinarie – ci trovavamo in Sicilia, in vacanza – finalmente sentivo che la mia attività di smaltimento rifiuti stava tornando alla normalità. Per questo stavo pregustando una passeggiata serale con rientro serale finalmente in bagno. In santa pace.

Mai speranza fu più vana.

Finita la passeggiata, recuperato Pietro e la sua ospite amica, di cui mantengo il riserbo, ci siamo avviati verso casa in auto.

C’è da dire che l’amica durante la serata era rimasta con noi, ovvero non aveva accompagnato Pietro nella sua opera di tacchinamento seriale di tutte le ragazzine di Scoglitti e circondario con il suo fare finto burino stile Carlo Verdone in Borotalco.

Dopo due settimane di inter rail insieme con lui probabilmente voleva riposarsi un po’.

Lei, l'amica di Pietro, era rimasta con noi e si era fermata un paio di volte in altrettante toilettes di bar e gelaterie nella nostra passeggiata serale. Si vede che era un po’ disturbata, ma non ci ho fatto poi troppo caso.

Tornati a casa mi pregustavo già una certa permanenza in bagno, per scoprire con mio grande disdoro e scorno che era occupato dall’amica di Pietro. Un’occupazione manu militari che mi spingeva a cercare riparo al bagno di sopra, che in realtà avrebbe dovuto essere il bagno di lei. Insomma, uno scambio di bagni.

Lassù mi liberavo soltanto in parte del peso superfluo e per un motivo molto chiaro: il mio cruciverba, che per me ha la funzione di una glicerina in real time, era rimasto di sotto nel bagno occupato da lei. L’usurpatrice del mio bagno.

Tra l’altro, lei occupava il mio bagno per almeno un’ora e dovevo chiedere a Pietro di andarle a bussare per capire se era tutto ok. Sì, tutto ok. Dopo un’ora esce e posso finalmente lavarmi i denti, lo spazzolino era lì dentro, sotto sequestro di lei che era sgattaiolata fuori come una ladra di polli.

Ma a quel punto lo stimolo mio era stato parzialmente soddisfatto nel di lei bagno al piano di sopra. Andavo così a dormire a notte fonda con un senso di incompletezza e insoddisfazione. Come quando ti immagini chissà che e invece incassi il minimo sindacale.

La mattina dopo mi sveglio di buon’ora, constatando che lo stimolo era sempre lì, vivo e vegeto. E finalmente ora potevo andare liberamente nel mio bagno in libertà. Cosa c’è di meglio di una mattina di agosto, una mattina fresca prima della calura sicula per andare solo soletto al bagno con il tuo cruciverba del cuore in modalità fave di fuca.

Mi assetto sul trono e manco il tempo di risolvere le prime righe mi libero con grand dovizia di campane paradisiache in sottofondo. Ne avevo bisogno mamma mia dopo quelle due serate a suon di pesce, cozze, fritto misto, cannoli, torta di ricotta, pasta con le vongole e peperoncino, pignolata di Messina ecc. Per non parlare dell’alcol in corpo. Insomma, una liberazione degna del 25 aprile.

Tiro la catena, e non va giù nulla, anzi il livello dell’acqua si alza pericolosamente.

Madonna non funziona.

Però io devo concludere perché sto morendo e quindi concludo.

Non ti sto a dire cosa c’è in quella tazza in quel momento. Non te lo dico. Ma non va giù.

Cosa avrà fatto la ragazzina la sera prima?

Ci ha buttato dentro un assorbente?

Chi lo sa. Fatto sta che sono le 7 e 20 ed è tutto intasato.

Che fare?

Tirare lo sciacquone non più, il rischio di allagamento è concreto.

L’odore per usare un eufemismo è quello che è.

Insomma, non ho scelta.

Piano piano salgo su e vado dalla mia ex moglie e la sveglio.

Sono le 7 e 20 di mattina. “C’è un problema, il bagno è otturato”, dico. Non va giù ed è pieno.

Sembra la scena del bagno di Scemo e più scemo, se hai presente.

Lei si sveglia e nel giro di un minuto chiama al telefono un numero. “Signor I. c’è un’emergenza, venga subito, il bagno di sotto è otturato”.

Il Signor I., come il più classico dei mister Pink di Pulp Fiction (“io risolvo problemi”) arriva dopo nemmeno mezz’ora. Entra in bagno, guarda la situazione, batte poi su alcuni tubi all’aperto, della colonna centrale della casa, li ausculta e dice “sono vuoti”. Il blocco è vicino al water.

In tutto questo avevo saltato un passaggio un po’ macabro. Prima che mister Pink arrivasse, io sottoscritto me medesimo con un bel paio di guanti di plastica azzurri usa e getta ho infilato più volte le manine sante nel cesso per togliere il grosso di quanto prodotto pochi minuti prima. Insomma, ho svuotato a mano la tazza per non accogliere mister Pink in un mare di m… fumigante.

Vero, l’odore non era del tutto svanito ma al suo arrivo il peggio era già passato.

Mister Pink salta in auto, va da Scribano in centro a Scoglitti a prendere due flaconi di un acido che a quello muriatico gli dà delle piste, e ne versa una direttamente nel water.

Dopo un secondo si sente un glu glu glu tipo un drago che sta digerendo. E poi di nuovo lo sciacquone in funzione come nulla fosse. Mister Pink aveva risolto il problemino, non prima di esprimere un altro verdetto da Sibilla Cumana, molto preoccupante: “Il pozzo nero è al limite, va svuotato al più presto”. Madonna santissima no. Il pozzo nero no. E invece sì.

Già in allarme per lo scampato pericolo mattutino, la mia ex moglie prende il cellulare e chiama un altro dei suoi numeri magici: “Espurgo ragusano srl” o qualcosa del genere, e prende appuntamento in giornata per lo svuotamento.

Tralascio i particolari, ma ad una certa arriva il camion e l’espurgatore – un omone erculeo – prende un tubo flessibile connesso al cassone del camion e comincia l’opera di pulizia del pozzo nero.
Il tutto non dura più di una mezz’ora tanto per dire che la giornata di merda si è conclusa così.

L’amica di Pietro aveva nel frattempo confessato di essere stata male di stomaco la sera prima e di aver certamente utilizzato troppa carta nel mio bagno. Ma di essrsi poi vergognata come una ladra di polli. E di avermi mollato letteralmente nella m... Tutto per dire che la cosa migliore in questi casi è gettare la carta in un sacchetto a parte, come fanno ad Atene mi dicono per non rischiare di otturare lo scarico.


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06 agosto 2026

Viaggio in Sicilia

L’altra settimana, venerdì, siamo partiti per la Sicilia intorno alle 13,00 da Roma. C’erano più o meno 42 gradi, un caldo porco in altre parole. Abbiamo messo l’aria condizionata a palla.

Abbiamo preso l’autostrada A1 dopo Lunghezza e ci siamo subito trovati in un mega ingorgo fra Valmontone e Colleferro. C’era una densità di veicoli assurda, soprattutto Tir. Bisonti della strada inferociti che vanno sempre velocissimo.

Visto che c’era la coda, mi sono mangiato un panino mentre guidavo e forse è stato lì che mi sono danneggiato il palato, che mi fa male ancora adesso. Non so se per colpa della crosta troppo dura e ruvida del pane di quel panino o per il bordo della pizza bianca che mi sono calato sempre lì, al volante in coda intermittente fra un Tir e un’auto che mi superavano a destra.

Comunque, adesso il palato mi fa meno male ma ce l’ho avuto irritato per cinque giorni.

In autostrada sono assurdi quelli che si mettono a 100 all’ora nella corsia centrale. Ma perché non si mettono nella corsia laterale, quella delle auto che vanno piano? Non lo capirò mai. Occupano la corsia centrale a babbo morto e poi arrivano gli zigzagatori, quelli che a 160 all'ora fanno la gimkana fra le macchine, fottendosene delle corsie pur di superare.

Io personalmente mi metto di solito nella corsia più lenta, a destra, ma molte volte mi capita di dover superare da destra i minchioni che vanno troppo piano che si piazzano nella corsia centrale.

A me il viaggio in Sicilia in macchina piace. La macchina è sempre tagliandata e pronta per il viaggio e sembra una NCC da quanto è comoda e sopraelevata per il guidatore. Diciamo che non è una macchina super scattante, ma è molto solida e non perde aderenza ed è centrata.

Guidarla è un piacere.

Io non amo troppo l’aria condizionata ma in viaggio me la devo tenere perché comunque fa calduccio.

Dopo Anagni il traffico si dipana e ci sono meno rallentamenti e quindi si va meglio, senza troppo stress da Tir impazziti.

Ci siamo fermati al primo autogrill mi pare a Cainello se non sbaglio. Ci siamo presi un caffè e ho rifatto il pieno.

Quando ho guardato il telefono, avevo ricevuto un messaggio inaspettato: “Paolo sei su Dago” e in effetti il mio articolo della mattina era stato ripreso su Dagospia. Non mi succede mai, quindi ero felice, e dall’autogrill l’ho comunicato al direttore e abbiamo condiviso questa bella soddisfazione.

Fuori dall’autogrill c’era uno stand della polizia direi, con dei cagnolini in adozione, contro l’abbandono dei cani. Due cagnolini nel caldo ma all’ombra in una gabbietta, un volpino e un altro piccolo. Poi quelli dello stand ci hanno dato un etilometro portatile anti alcol e due ciotoline portatili per i cani.

Siamo ripartiti e il viaggio è proseguito senza grossi intoppi da Avellino a Lago Negro, Cosenza e poi sul Pollino la salita. Una certa sonnolenza ce l’avevo, ma mi sono preso dei Pocket Coffee estivi, quelli con la cannuccia. Troppo buoni, sono una droga.

Abbiamo fatto un paio di mega telefonate in viva voce, poi verso le otto e mezza siamo arrivati a Falerna, la nostra tappa intermedia.

Ci siamo fermati al solito albergo dei camionisti di fianco allo svincolo e come al solito mi sono fatto la mia cena galattica, antipasto di mare, spaghetti alle vongole, fritto di pesce, mezzo litro di bianco, sorbetto a limone, caffè e amaro.

Mi sono rimpinzato come un’oca per il fois gras, come al solito, è una tradizione di inizio vacanze.

Tra l’altro il problema del palato, i graffi che mi hanno attanagliato per questi ultimi cinque giorni, potrebbero derivare dal fritto misto perché come al solito me lo sono divorato senza troppi riguardi e alcune cartilagini fritte dei calamari mi sono finite in bocca nel trituramento collettivo.

Insomma, la mia mangiata un po’ fuori controllo potrebbe essere alla radice di questo piccolo problema al palato che però, ci tengo a dirlo, ormai è in via di guarigione. Di notte non ho dormito bene per colpa dell’aria condizionata, di solito non la tengo mai accesa.

Ho fatto ginnastica sul letto, come mi capita tutte le volte che mi sveglio di notte, quindi molto spesso.

La mattina a colazione ci hanno messo fuori, vista svincolo, e non capivo cosa stava succedendo perché ho ordinato la colazione e poi dopo un minuto la cameriera è tornata a chiedere cosa volevamo. Le ho detto, ma te l’ho appena detto e lei mi ha detto, ok, allora deve essere venuta già mia sorella gemella a prendere l’ordinazione.

Ed in effetti è così. Era già venuta la gemella depressa prima, perché invece la seconda gemella era molto più allegra e affabile. Gemelle diverse.

Colazione un po’ scarsa, yogurt ma niente muesli, si vede che in Calabria i muesli non sono nella top ten delle colazioni, però un bel cornettone alla marmellata. C’era una tavolata di francesi che si mangiava questo mondo e quell’altro, omelettes e panini e mozzarelle. Un lauto pasto alle 8,30 ci mancava soltanto il fiasco di vino.

Il Moment contro il vino bianco della sera prima lo avevo già preso, al bagno non sono andato con principio di “tappo” intestinale da viaggio classico effetto collaterale di ogni allontanamento da casa.

Ho speso più per la cena luculliana che per la stanza. Ci sta.

Siamo ripartiti e abbiamo passato Lamezia Terme, il faro dove abbiamo trovato mille incendi in altri viaggi per fortuna lontani, ci siamo subito fermati all’autogrill per rifare benzina mi pare, poi giù fino a Rosarno non prima di aver fatto la salita panoramica meravigliosa sopra Pizzo Calabro.

Fra un cavalcavia e l’altro, siamo scesi giù verso Messina e ci siamo avvicinati all’uscita per i traghetti.

Come spesso mi capita, ho ceffato l’uscita per il traghetto a Villa San Giovanni, imboccando una falsa corsia. Invece di tornare indietro e rischiare di imboccare per sbaglio l’autostrada per Salerno, mi sono fermato e Pinuccia è andata a piedi a fare il biglietto del traghetto. Per fortuna eravamo davvero vicini e tutto è andato per il meglio.

Nessuna coda al traghetto, siamo saliti subito. Sono sceso e ho comprato un altro must, gli arancini del traghetto per dopo.

Siamo scesi e per uscire dal porto un casino assurdo di traffico ma alla fine ce l’abbiamo fatta. In Viale della Boccetta mi sono fermato dalla pasticceria per la pignolata, un altro must imprescindibile.

In autostrada ci siamo fermati all’autogrill e ci siamo fatti fuori l’arancino.

Poi, tutta una tirata fino a Scoglitti passando per i tunnel malefici dell’autostrada per Catania, dove il buio è totale. Pagato il casello dopo Taormina ecc. siamo passati da Misterbianco, in direzione Lentini – Carlentini e diramazione per Ragusa.

C’era un incendio sulle pendici dell’Etna ma per il resto tutto a posto. Nessuna bomba d’acqua né incendio per strada.

Alla fine eravamo carichi di valigie altrui, ma non troppo. Il mare qui è bello, c’è un problema con l’acqua in casa perché il motorino della cisterna si è danneggiato, pare. Anche se in realtà non si capisce cosa è successo. L’altra volta ci è finito un fulmine sopra. Pare.

Al mare allo scoglio di fuori i pesci sotto con la maschera si vedono bene, sono molto sgargianti e tendenti al blu con riflessi gialli. Ci vado sempre con la maschera, andare sotto mi piace.

Sulla sabbia in acqua ci sono i soliti pescetti che ti mordono le caviglie, quando stai in piedi senza muoverti.

Ieri abbiamo gonfiato un gonfiabile totalmente anti aereodinamico, ha la forma di una poltrona ma è impossibile sedercisi sopra in acqua, e mi sono preso due schienate assurde nel tentativo di sedermici sopra in acqua. Non ci provo più a salirci.


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25 luglio 2026

Viaggetto sull’Aveto ma era il Trebbia

Siamo partiti in macchina per la nostra gita in Val D’Aveto con una certa dose di aspettative che non sono state deluse.

La gita è stata bellissima e avventurosa. Subito siamo andati a fare benzina in Albaro, un bel tuffo nel passato per me che non guidavo in quelle strade da secoli.

Poi Corso Italia, via Brigate Partigiane e poi Brignole e Borgo Incrociati dove ho rivisto il panificio di quelle notti di una vita fa. Che flash.

Il Bisagno è totalmente secco e lo stanno dragando. Paesaggio un po’ lunare e poi lo stadio, Staglieno e un altro flash sulla tomba di mio padre, almeno so che è lì.

Mao, mao, mao, maoooo.

Poi altri posti che comincio a non conoscere tipo Struppa. E poi ancora Molassana e poi si comincia a salire e si passa da Bargagli.

Mi hanno detto che lì vicino c’è Sottocolle e un altro flash, le partite dell’Uisp in quel campo. Una vita e mezzo fa ma che bei ricordi.

Poi si sale ancora e si passa per il paese del giocattolo, Gattorna, e la galleria delle Ferriere, Cicagna, che vuol dire cicogna, e la Scoffera, ma soltanto nei discorsi non per strada perché è altrove. Prato.

Mao, mao, mao, maoooo.

Tutti nomi a me sconosciuti, come sconosciuto mi era tutto questo paesaggio impervio e le strade ripide e piene di tornanti che portano su a Santo Stefano d‘Aveto. Su Google Map alcune tracce del percorso, Burrone, Pianezza, Ottone, Santo Stefano.

E la tappa al lago delle Lame, si chiama così, dove stavano preparando tutto per il rave notturno ma era giorno quando ci siamo andati e mi sono fatto un bel bagno. C’era un grosso zanzarone volante, appeso in mezzo al lago, che vegliava sulle acque e Mina che tirava.

Mao, mao, mao, maoooo.

Le libellule e le api.

Le tappe al bar, la birra dissetante e poi i tacchini, le mucche, le galline e sembrava di essere nella casa della prateria e invece eravamo soltanto lì a farci un altro bagno a un'oretta da Genova.

Zibibbo, il cane sdraiato nel bagno con le mattonelle fresche, e la pozza dove Mina si è fatta il bagno.

Borzonasca, Borgonovo Ligure, Mezzanego.

Rezzoaglio.

Ascona.

Che te lo dico a fare.

E tutto questo viaggio è un trip vero nel verde e nella vegetazione e nel bosco che non ti sembra di essere a un’ora da Genova ma dentro a Jurassic Park.

Mao, mao, mao, maoooo.

La cosa bella poi è andare a fare un bagno nell’Aveto ma poi scoprire che eri a Ottone, sul Trebbia, sotto quel ponte che in effetti ti sembrava diverso da quello che ti ricordavi. Ma alla fine l’acqua è fantastica, bella fredda, con tutte quelle trote e un ponte vale l’altro se l’acqua è così corroborante, fresca e trasparente.



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