talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

20 giugno 2026

Le confessioni di un pigro

Se non l’hai capito te lo dico adesso, io sono pigro. Ma non pigro normale, pigro cronico. Pigro mentale.

La mia pigrizia fa parte di me in ogni momento della mia vita. E’ una pigrizia strutturale. Se fosse per me, non farei un emerito cazzo dal mattino alla sera. Il mio ideale sarebbe essere una piantina sul tuo terrazzino, con te che mi annaffi e stare lì a mettere fuori le foglioline e i pomodorini. Che figata. Un vegetale nullafacente.

Ti faccio un esempio. Sono mesi che voglio scrivere un racconto sulla mia pigrizia ma soltanto oggi mi siedo a farlo, dopo che tu mi hai chiesto di scrivere qualcosa perché il mio blog era fermo. Strano. Per un pigro come me la produzione che ho raggiunto nelle ultime settimane e mesi è clamorosa.

Che cosa scrivo? Scrivo della mia pigrizia, un tema che conosco bene.

Quasi a memoria potrei aggiungere.

Amica pigrizia, mascherata da riflessione e pensiero profondo. Ma era soltanto pigrizia.

Un esempio? Adesso sto scrivendo il meno possibile. Sto cercando di dire quello che voglio dire usando il minor numero di parole possibile. Per fare meno fatica.

Io non so come spiegarlo ma ogni volta che devo fare qualcosa è come se dentro di me ci fosse una lotta interiore. Da una parte, le truppe dell’azione, dall’altra quelle dell’inattività che mi spingono a non fare niente.

Una lotta su tutto.

Ad esempio, adesso avrei sete ma non è che sto morendo di sete. Le truppe mi dicono di andare di là a prendermi un bicchier d’acqua, le altre mi dicono sticazzi, non hai così tanta sete. Puoi stare senza bere.

E io infatti non mi sto alzando.

Lo stesso vale per la fame.

Oggi a pranzo ho mangiato come un maialino e così stasera potrò anche non mangiare, così mi risparmio la menata di prepararmi da mangiare.

Negli ultimi mesi sto perdendo peso perché non ho voglia di cucinarmi. Il Glovo poi non lo concepisco.

Sono talmente pigro che quando ero piccolo mi tenevo la cacca per non andare al bagno.

Ora sono talmente pigro che a volte non mi faccio la doccia e non mi cambio le mutande e le calze.

I pantaloni di solito me li tengo per giorni e giorni, d’inverno anche per delle settimane.

A volte qualcuno dice che sono un conservatore, in realtà sono soltanto pigro.

Ultimamente sono stato costretto a fare un sacco di cose in più e alla fine, stranamente, non mi dispiace nemmeno. Ad esempio, farmi la spesa.

Oggi mi sono sbagliato e ho preso il carrello di un altro al Castoro. Il tizio mi ha ribeccato e se lo è ripreso, ha riconosciuto l’incartamento del pesce per dirmi guarda hai preso il mio carrello.

Mi sono scusato e sono salito su. Ho ritrovato il mio cestino (non ci sono carrelli al Castoro, è troppo piccolo) vicino alla frutta. L’ho ripreso e ho notato che nel retino dei limoni uno era già ammuffito.

Ho avuto un attacco di pigrizia, del tipo che ti frega non cambiare il retino, poi ha prevalso il partito dell’azione e ho preso un altro retino con i limoni ancora verdi così mi durano di più.

A volte sono talmente pigro che non ho nemmeno voglia di litigare con la gente, anche se so di avere perfettamente ragione. Ma non ho voglia di dovermi incazzare. E quindi lascio perdere. Sembro zen ma sono soltanto pigro.

Di fisico sono un seghino, ma non diventerò mai muscoloso perché palestra o pesi non li farò mai. Al massimo il pesetto da un chilo. E anche con lo yoga non so se mai riuscirò a portare avanti questo proposito di fare yoga.

Forse sono pigro perché mi sento pieno di roba da fare, nel senso che ho raggiunto il limite massimo di cose che riesco a fare e non posso pensare di aggiungere altre cose da fare per forza nella mia vita.

Voglio fare soltanto le cose che mi fanno stare bene. Punto.

Certe volte mi sveglio di notte e sono talmente pigro che non vado a fare la pipì. Me la tengo anche se poi alla fine devo andarci per forza perché non riesco a riaddormentarmi.

Sono talmente pigro che non mi compro mai niente di nuovo, vestiti, perché fare shopping mi atterrisce. Meno male che sto ereditando tutto da mio figlio Pietro. E non è una crisi di mezza età, è semplicemente che sono pigro e mi metto quello che mi dà lui, tutto di marca ovviamente. Ho anche il suo orecchino.

Il mio brillantino non so che fine ha fatto, ma sono troppo pigro per immaginare di cercarlo. Chissà dove dovrebbe o potrebbe essere finito. In tutti questi anni. Nell’oblio.

Una volta sono stato talmente pigro che non ho fatto benzina a Milano, sono entrato in autostrada e dicevo la faccio a Binasco. Ma non ci sono arrivato e ho dovuto chiamare il carro attrezzi.

Sono talmente pigro che certe volte non mi siedo a scrivere un racconto, o un romanzo. Dico, tanto me lo ricordo e tanto prima o poi lo scrivo.

Ma sono 20 anni che dico che voglio scrivere un romanzo ma non ho ancora deciso su cosa scriverlo. E’ per questo che ho scelto i racconti brevi.

Scelto. Parole grosse.

E’ per questo che i racconti mi vanno meglio, perché per uno pigro la cosa fondamentale è non dover scrivere tanto. Per pigrizia.

Pensa nella mente di uno scrittore pigro quanti libri non scritti ci sono. Ma nemmeno lui lo sa perché è troppo pigro per mettersi lì a cercarli.

Io sono talmente pigro che mi sono dimenticato tutti i romanzi che volevo scrivere. Però sono tutti dentro di me. Non sono scappati. Soltanto sono imboscati anche loro. Non so dove.

C’era un romanzo sulle condizioni di lavoro sommerso, ma chissà che fine ha fatto. Intanto sembrava già una palla indigeribile, quindi meglio averlo perso chissà dove. C’è un racconto, si intitola “Le mie Madonne”, che voglio scrivere da mesi. Però è anche un reportage e quindi dovrei andare in giro a fotografarle, le mie Madonne, però sono talmente pigro che non ci penso nemmeno. E quindi resta lì. Prima o poi lo farò. Giuro, disse il pigro al bradipo.

A volte sono talmente pigro che mi farei un gelato ma anche quando sono davanti al gelataio non me lo prendo perché non ho voglia di entrare a compramelo.

Non dover lavorare, non dover fare la spesa, non dover parlare con nessuno, non dover litigare, non dover lottare per un parcheggio o per arrivare al casello.

Non dover ricevere più cartelle esattoriali.

Potersi muovere al rallentatore senza che qualcuno ti investa. Il mio idolo è il bradipo di quel cartone animato, in super slow motion, che lavora alle poste.

Sono talmente pigro che d’estate mi metto sul lettino e osservo le persone, soltanto quelle che rientrano nel mio campo visivo perché non muovo nemmeno il collo, e immagino cosa pensano, cosa vogliono fare della loro vita. Li spio per vivere attraverso di loro, perché io di mio sto lì, sdraiato sul lettino, e non muovo nemmeno la testa ma così vivo mille vite diverse attraverso gli altri.

Ma poi per forza mi devo alzare a fare il bagno, perché fa troppo caldo e mi tocca nuotare. Con la maschera però, perché sott’acqua è tutto più silenzioso sembra un altro mondo. I pesci sono pigri pure loro. Vorrei essere una cozza attaccata allo scoglio. Non deve parlare con nessuno e nemmeno fare la Casilina e il Muro Torto.

Avrei tanto altro da dire sulla mia pigrizia, dai rapporti con gli altri totalmente abbandonati alla mia intera esistenza, ma già adesso ho scritto molto più di quanto avessi voglia di scrivere.

Ti dico soltanto che il mio libro preferito è La Montagna incantata, di Tomas Mann, uno che sta per sette anni o forse di più in un sanatorio. Come il libro di Bufalino, Dicerie dell’untore. Questi che essendo malati possono vivere come in una bolla, un po’ mi piacerebbe provare a vedere com’è. Ma senza malattia, però.

Adesso, lasciatelo dire, starei pigramente abbracciato con te e se potessi scegliere mi piacerebbe restare così per settimane. Poi mi andrei a fare un fiordifragola.


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01 giugno 2026

Piccole cose di vestiario che mi urtano e a volte fanno anche un po’ schifo

Partendo dai piedi a salire ti dico cosa mi dà fastidio nel modo di vestire della gente. La prima cosa che mi viene in mente sono le scarpe senza calze. E’ un qualcosa di assolutamente fetido, soprattutto le scarpe da ginnastica.

Ricordo le Superga senza calze della mia gioventù, quando mi capitavano a tiro, soprattutto ragazze che se le toglievano, era da brividi lo schifo.

Una camera a gas legalizzata, con la pappina dentro.

Anche i mocassini senza calze, un suicidio per il piede. Un’altra cosa allucinante, gli stivali senza calze d’estate che le tipe si mettono non si capisce perché. Fa caldo, ci sono 35 gradi, e le tipe, alcune ma non poche, si mettono gli stivali senza calze e i pantaloncini inguinali.

Ma cosa sei scema?

Sei malata di mente?

Altre cose assurde, ieri un tipo con i bermuda, la t-short corta (c’erano 35 gradi) e ai piedi le Timberland alte. Quelle da neve. Le calze ce le aveva addosso, ma comunque anche quel tipo lì, a Piazza Vittorio, era da ricovero in un ospedale psichiatrico.

Ma sei fuori?

Ma mettiti dei sandali con il caldo che fa, degli zoccoli, delle Birkenstock.

Altre cose, una moda degli ultimi tempi un po’ Stranger Things sono le Birkenstock con le calze, le Crocs con le calze, insomma i sandali con le calze. Una cosa da tedeschi che però si è allargata a macchia d’olio nel mondo occidentale. Con mio grande sbigottimento.

Altre cose di scarpe che mi urtano, sono i tipi che si mettono il vestito elegante e le scarpe da ginnastica.

Ma sei fuori?

Che senso ha mettersi le scarpe da ginnastica con il vestito?

Cosa devi dimostrare?

Che sei giovane?

Un’altra cosa da fuori di testa, andare in giro con le stringhe slacciate. Belin, se ci sono le stringhe vuol dire che te le devi allacciare. Se non erano senza stringhe, le scarpe.

E così ci sono questi tipi che vanno in giro con le scarpe slacciate e le stringhe sono alternativamente o assenti (nel senso che sono state tolte) oppure sono infilate dentro alle scarpe o alla peggio lasciate alla brutto Zeus slacciate fuori.

E’ una cosa che mi manda fuori di testa e gliele allaccerei io, a volte, le stringhe se non fosse che mi prenderebbero per un esaurito.

Altre cose di scarpe che mi danno fastidio, i fantasmini.

L’inventore dei fantasmini è da ricovero coatto. I fantasmini sono l’anti calza. Mi si infilano sempre sotto, mi si sfilano come, e restano dentro la scarpa.

Dann un fastidio assurdo e poi diciamocelo, con i mocassini sono un affronto al senso comune. Soprattutto se ti metti il vestito elegante, non puoi indossare i fantasmini. Magari con le Sax o con i mocassini. E’ un insulto al senso comune, un insulto al comune senso del pudore, con il malleolo a vista. Magari fantasmini bianchi.

Al limite posso accettare i fantasmini per andare a correre. Ma nemmeno.

I fantasmini sono un pugno in un occhio.

Elogio invece delle calze lunghe, soprattutto sotto al vestito.

Parlando di vestiti e soprattutto di pantaloni, vorrei dire due parole sui pantaloni a sigaretta. Sono immettibili. La maggior parte delle volte ti si incastra la parte stretta nel polpaccio e tu vai in giro con dei pantaloni alla zuava. Allora, comunica a dare dai colpi per terra con il piede, nella speranza che si mettano a posto e scendano in sede. Ma la maggior parte delle volte restano tirati su, agganciati sopra.

Il mix dell’orrore in questo campo è la combo mocassini + fantasmini + vestito elegante pantaloni a slim a sigaretta che se ti rimangono su resti con tutto il polpaccio nudo. Nudo come un verme. Magari d’invero, ad un convegno, o in moto. Roba da film horror.

Pantaloni, quelli troppo attillati sono da prendere a sberle quelli che te li fanno comprare. Ti restano le palle sempre strettissime, da morire, sei sempre lì a spostarle a rimetterle in sede, a spostare anche il pisello schiacciato e stretto dalla morsa di questi pantaloni troppo stretti.

Chi ha inventato il modello slim e sigaretta è un malato di mente, forse è lo stesso che ha inventato la camicia di forza.

Un’altra cosa di vestiario che per me è inconcepibile sono le magliette polo indossate con il colletto alzato.

E’ una cosa inaccettabile, che senso ha?

Una polo non è mica un impermeabile.

Altre cose, le camicie con il colletto alto e le cravatte con il nodo grande. Che bruttura.

Altre tamarrate, i vestiti eleganti troppo attillati con i pantaloni corti. Non riesco a capire questa moda dei pantaloni corti.

Un’altra cosa che mi dà un fastidio assurdo, la gente che si mette gli stivaletti (di solito quelle scarpe un po’ alte australiane) con i jeans finto trasandati da una parte a coprire lo stivaletto, dall’altra lasciato su, magari dietro. Una mossa finto trasandato, ma calcolatissimo, che mi fa ribrezzo da quanto è artificiale.

Altre cose da schiaffi in faccia, i pantaloni tutti bucati da 150 euro magari. E’ vero che l’altra volta ce n’era un paio che Pietro non usa più e me li stavo per prendere, ma poi non me li hanno più dati. Me li sarei anche messi, però considero comunque l’artificio del buco voluto, dei jeans finto consunti comprati bucati a peso d’oro una vera iattura.

Ultimamente devo invece ammettere che mi piace moltissimo il chiodo classico e che potrei anche comprarmelo.

Devo ammettere infine che ho bisogno di nuove scarpe ma non so mai quali comprarmi.

Le mie scarpe Hoka nere che uso per uscire con il cane, invece, le scarpe di Biden, restano un numero più piccole del necessario per quanto fossero etichettate come 41.

Parlando di macchine invece odio quelli che vanno in giro con tutto il finestrino abbassato e il gomito (ma anche la mano) messo fuori. Gli taglierei la mano anche perché di solito hanno anche la musica a palla e producono un inquinamento uditivo da sanzione pecuniaria.

Odio anche i motorini elettrici e le macchine elettriche perché nel traffico non le senti e non ti accorgi quando ti superano soprattutto a destra.

Ora smetto perché fra cinque minuti comincia Maigret e se mi perdo l’inizio è finita.


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25 maggio 2026

Gita al giardino delle peonie di Vitorchiano

Ieri siamo andati con i compagni del Qi Gong al giardino delle peonie, a Vitorchiano. Bellissima gita però mentre ero lì pensavo al giardino botanico Van Dusen di Vancouver. Dove siamo stati l’anno scorso. Anche lì non si scherza. Anzi.

Ieri a Vitorchiano davvero fiori fantastici e un profumo molto intenso e diverso a seconda del colore degli esemplari.

Siamo entrati gratis perché è fine fioritura, la prossima volta dobbiamo andarci a fine aprile anche se ieri come cosa positiva c’è che non c’era tanta gente.

Poi abbiamo mangiato abbastanza bene, pensavo meglio visto che da settimane mi ero studiato il menu.

Alla fine, ho preso le tagliatelle ala Vitorchiese, come avevo progettato. Buone ma faceva talmente caldo che il secondo non ce l’ho fatta.

La macchina è andata benissimo.

Il viaggio pure, anche se il posto si trova molto lontano, nei monti Cimini.

Il paese, o meglio il Borgo è molto bello e piacevole.

Insomma, bisogna tornarci.

Metto le foto.

Tra l’altro mi sono tornate le blatte in casa e avrei ina serie di racconti da scrivere e reportage ma non ho mai tempo. Ma prima o poi li farò.


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10 maggio 2026

RambMina super tartufina

Stamattina super Mina a tartufi. Siamo andati, pioveva, è inizio stagione e l’altra domenica non abbiamo trovato niente. Nada de nada.

Comunque oggi ho pensato di andare lo stesso giusto per fare quanto meno una passeggiata.

Sveglia alle 5,30 come al solito e le solite maledette blatte in stanza. Due o tre cadaveri, non ricordo, che ho preso con la paletta e la scopa e li ho buttati fuori dalla finestra.

Che schifo.

Sono uscito a far fare un giro a Mina, siamo andati in Bangladesh in via della Marranella, che a lei piace un sacco. Tra l’atro avevo parcheggiato proprio lì, dietro l’angolo, e così ho messo dentro la gabbia che è più sicuro portare il cane in gabbia piuttosto che libera dietro, anche perché se ti fermano i carabinieri e sei senza gabbia o trasportino per il cane in macchina ti danno una lamata.

Io il trasportino non ce l'ho, ma prima o poi me lo voglio comprare.

Tra l’altro in via di Acqua Bullicante, di fronte al Castoro, ho visto che c’è un negozio per animali – lo zoo di qualcosa – dove in bella vista ci sono dei trasportini di plastica.

Penso che me ne comprerò uno, mi sembra utilissimo.

Le blatte continuano a venire a morire in stanza da me, le trovo sottosopra. Assurdo.

Stamattina tra l’altro inavvertitamente una l’ho schiacciata con la pantofola, ho sentito lo scricchiolio. Che schifo.

Poi mentre tornavo da tartufi ho incontrato una vicina che mi ha detto bisogna stare attenti a non schiacciarle perché potrebbero avere le uova in corpo e così, se le schiacci, le porti dappertutto le uova e crei un contagio della Madonna santissima.

Che schifo, ho subito lavato la suola della pantofola ma indubbiamente stamattina l’ho usata prima e quindi potrei aver diffuso uova ovunque. Madonna forse sono io la causa stessa di una mega invasione di blatte in casa mia.

Domani mattina alle 8,30 vinene a casa mia il padrone di casa per una disinfestazione e questo mi fa davvero piacere, perché in casa mi trovo benissimo al di là di questa invasione di blatte e non ho alcuna intenzione di andare via, come mi aveva detto lui, il padrone di casa, che si sente un po' responsabile dell'invasione di blatte anche se dice che non ne sapeva niente di questo problema prima di darmi la casa.

Non so se credergli, però il mio padrone di casa si dimostra una persona seria che cerca di darmi una mano venendo a farmi lui la disinfestazione e questo per me è molto importante.

Ho appena messo su una lavatrice.

Ho starnutito perché c’è la finestra aperta e fa freschetto.

Venerdì è arrivata una raccomandata dai vigili, maledetti, 78 euro di multa perché con il vecchio motorino il primo marzo sono passato su una preferenziale in una traversa della Nomentana.

Maledetti mi hanno pinzato con la telecamera, manco me n’ero accorto, sono passati più di due mesi. Pezzi di merda, quel motorino nel frattempo l’ho dovuto rottamare, ma tant’è mi ha lasciato l’ultimo ricordino post mortem.

Stamattina siamo andati a tartufi con Mina e non avevo alcuna aspettativa.

Pioveva, siamo finiti dentro a dei rovi, a dei cespugli con i rami pieni di spine e ho sguarato in diversi punti il piumino che avevo addosso. Non ci ho pensato, minchia, mentre passavo fra i rovi per stare dietro e Rambo-Mina meglio conosciuta come RambMina che passa ovunque, sotto i rami, dentro ai rovi, fra le rocce ecc. – ma io no e lei non lo vuole capire – sentivo il tessuto leggero del piumino che si sguarava: strap, strap, strap e alla fine ho visto tutto il ripieno, che non sono piume d’oca ma qualcosa di analogo, bianco – sembra cotone – che spuntava. Va ricucito in più punti.

Nel frattempo RambMina si era già mimetizzata dai vietkong, piena di strisce di merda di vacca dappertutto, meno male che l'ho tosata, l'altra settimana aveva il pelo lungo e grondava letteralmente merda di vacca dal pelo lungo e puzzolentissimo.

Sta volta almeno la stronza - di nome e di fatto, vista la quantità di merda che aveva addosso e che si era calata - aveva il pelo corto e più facilmente lavabile.

Siamo arrivati dopo il prefabbricato al punto in cui volevo salire dentro al bosco con Mina già sporca di quintali di merda di vacca dove si era rotolata e aveva fatto scorpacciata. Io con il piumino mezzo aperto dalle spine. Entrambi bagnati fracichi. E manco l’ombra di un tartufo in saccoccia.

Vabè. Cominciamo a salire e subito ho visto RambMina in ottima forma che fiutava come Gesù e come se non ci fosse un domani.

Non ricordo la successione, ma salendo su ne ha trovati in tutto quattro. Uno bello grosso, che in un primo tempo ha morso e sfasciato. Un pezzo è rimasto lì, nella terra della buca scavata. Staccato dal suo morso. Il resto era rimasto incastrato sotto, ancora dentro fra le pietre.

Qui, per la prima volta da quando lo possiedo dall’anno scorso, ho usato il mini-vanghetto per estrarre il tartufo che era rimasto incastrato dentro.

Mi è servito tantissimo.

E’ un bel tartufone, peserà un 70 grammi direi. Una parte l’aveva staccata Mina, che per fortuna non l’ha mangiato. Il resto, tre quarti di tartufone, era rimasto dentro e grazie al mini vanghetto sono riuscito a tirarlo fuori intatto.

Sono molto contento del mini vanghetto, allora serve davvero a qualcosa e oggi me ne sono reso conto.

A un certo punto ho cominciato a scendere di nuovo giù e a scanso di casini ho messo il guinzaglio a RambMina che se no mi fa morire a starle dietro. Ne ha trovato ancora uno anche con il guinzaglio e si è calata tutto il wuerstel Fiorucci di premietto. Strameritato.

Poi, siamo scesi, sono salito su dallo stradone sempre al guinzaglio, abbiamo incrociato una carogna di lupetto mi pareva, un cadaverino maleodorante sul ciglio dello stradone, poi anche due tartufari della domenica come me molto simpatici, con un cuccioletto marrone di lagotto al seguito.

Arrivato al vascone ho fatto lavare Mina e mi sono fotografato i tartufi trovati ma non ho cercato altro. Per oggi è andata benissimo così. Più tardi se li magnamo.

Intanto Mina è cotta, prima si è messa sul tappeto e ora sul letto. Ma ci sta. E’ in realax post cerca e trova del tartufo, deve digerire un pacco da quattro di wuerstel santi e benedetti.

Certo se la vedi ora, appallottolata sul mio cuscino a letto, non le daresti due lire. Ma se la becchi nel bosco stai attento perché ti massacra di tartufi e ti fa fare dei culi assurdi perché passa ovunque e per starle dietro fra i rovi ti devi fare un bucio di culo assurdo. E si riempie di merda.

Quindi, non mi stupisce di avere un dolore alla tibia che mi sarò certamente procurato nel tentativo di marcarla e di non perderla di vista nel bosco sbattendo contro un ramo o chissà cosa. Ma ci sta.


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02 maggio 2026

Bla…Bla…Blatte

La prima blatta morta in camera mia l’ho vista il 23 aprile. Lo so perché l’ho fotografata. Pensavo che fosse un caso estemporaneo. Mi sbagliavo.

Da allora, le blatte morte in camera mia sono diventate una tragica costante. Di solito le trovo sempre morte stecchite, di schiena. La domanda che mi pongo è se muoiano loro sponte, scegliendo di venire a farlo in camera mia, come dei piccoli lemming ma a forma di insetto.

Oppure, mi domando se a farle fuori non sia Mina. Il mio cane che passa gran parte del suo tempo in camera mia.

Questo mio sospetto è ulteriormente sostenuto dal fatto che stamattina il solito cadavere di blatta l’ho trovato di fianco al letto, con Mina di fianco dal mio lato che si trovava esattamente lì vicino e che peraltro annusava l’insetto come sempre messo di schiena.

Oggi non era nemmeno ancora morta la blatta, muoveva le zampette ma molto lentamente. Stava in ogni caso esalando l’ultimo respiro.

Poi, mi sono alzato e come faccio sempre ho preso la scopa e la paletta e ho gettato il cadavere dalla finestra.

Le blatte sono rossastre. In casa non le ho mai viste vive, come dicevo, la mia stanza è diventata per così dire un cimitero di blatte.

I primi giorni ero davvero schifato e scioccato.

L’altra mattina stavo prendendo il caffè in cucina quando ho visto le antennine di un cadavere di blatta nel sacchetto della carta da buttare.

Ho pensato che era stata Gioana, la mia donna delle pulizie a gettarlo via. E in effetti è così. Le ho chiesto quanti cadaveri aveva trovato, mi ha detto tre. Tutti in stanza mia, sotto la finestra. Anche Gioana si è domandata se non sia stata Mina a seccare le blatte.

Ma è lì che la sensazione di disagio è diventata più forte per me. Oramai era chiaro che sono infestato dalle blatte in casa. Dalle blatte in stanza.

Che schifo!

In totale finora ne ho trovate quattro o cinque stecchite in camera mia, più le tre di Giona.

E’ come se mi sentissi violato, violentato. E’ come una violazione di domicilio.

Mi sono confrontato poi con una persona molto comprensiva che ha avuto la bontà di sostenermi psicologicamente nel mio momento di massimo down per colpa delle blatte in casa.

Mi ha detto che mi capisce benissimo perché anche lei ha vissuto una situazione analoga, con le blatte che per due anni le volavano in casa da fuori. Sì, perché le blatte hanno anche le ali.

Anche i miei colleghi al lavoro hanno cominicato a prendermi in giro per la mia paura delle blatte. "Ti voleranno nel letto, di notte, mentre dormi", dicono ridendo. E mi fanno incazzare.

O mio Dio, se me le trovassi nel letto potrei morire. La speranza mia è che Mina sia di fatto la killer delle blatte e che continui nella sua opera di sterminio. L’altro giorno intanto ho acquistato quattro trappole per blatte, della Vape, e le ho posizionate in casa sotto a mobili e lavello. Ho comprato anche un Baygon anti scarafaggi e l’ho spruzzato nelle tubature in bagno, nella doccia, nel lavandino e nel bidet, nonché nel lavello della cucina.

Ho spruzzato anche il Baygon sui muri in casa.

Speriamo bene.

Ho chiamato allarmato e incazzato il mio padrone di casa, che si è detto ignaro del problema. Chissà se finge, non lo saprò mai, tuttavia si è dimostrato alquanto disponibile.

Mi ha dato il numero di telefono del mio vicino di sopra, l’inquilino del numero 8 che sta esattamente sopra di me. Anche lui ha le blatte in casa, da sempre. Oramai ci convive e sembra che non gli dia nemmeno troppo fastidio trovarne “una o due al giorno”.

O mio Dio! Potrei morire.

Mi ha consigliato di acquistare un gel particolare da mettere sui muri e sui battiscopa, dove ci sono possibili crepe nel muro dalle quali probabilmente entrano le blatte, che arrivano immancabilmente di notte ho scoperto, mentre tutto tace, nel buio, come delle ladre.

Maledette.

Ho ordinato il gel che arriva lunedì, oggi è sabato, tocca aspettare.

Ho comunque detto al mio padrone di casa che il problema è strutturale, che non riguarda soltanto me visto che anche il vicino ha le blatte in casa da tempo immemore. Gli ho detto che l’amministratore deve fare una disinfestazione del palazzo, le blatte saranno con ogni probabilità annidate nelle tubature e nelle intercapedini dei muri e stanno uscendo ora perché fa caldo ed è la stagione.

Soltanto che tre mesi o anche più tempo con le blatte in casa non esiste.

Il mio padrone di casa ha scritto all’amministratore, vediamo se ci sarà una celere risposta o se dovrò magari chiamare i vigili e la Asl o comunque un disinfestatore che venga nel mio appartamento. In attesa che al suo rientro a Roma il mio padrone di casa venga, cito, “a chiudere qualunque eventuale crepa o buco presente sotto i battiscopa o sotto i cassettoni degli avvolgibili; mettere insetticida all'esterno delle finestre e chiudere lo spazio sotto la porta d'ingresso con apposita striscia. Ti avviserò qualche giorno prima, intanto metti il gel”.

Insomma, la guerra con le blatte è appena cominciata.

La mia stanza si è trasformata nel cimitero delle blatte.

Finché non ne vedrò qualcuna viva, che esce dal muro, chissà da dove.

Qual è il passaggio?

Però in pochi giorni devo confessare una cosa strana che è già successa. Rispetto al senso di violazione che ho avvertito il primo giorno, quando mi sono reso conto che le blatte ci sono e non era un caso quella che ho visto e fotografato lo scorso 23 aprile, adesso sono molto meno impressionato.

Stamattina quando ho visto il cadavere di fianco al mio letto non mi ha fatto troppa impressione.

E’ vero che adesso, ogni volta che rientro in casa e anche quando entro in stanza mia, controllo sempre se c’è qualche cadavere di blatta in terra o sotto il letto o sotto la credenza. L’altra sera un cadavere l’ho trovato esattamente sotto il letto, dal mio lato.

Però, detto francamente, non sono più così devastato come il primo giorno. E’ un po’ come il mio vicino di sopra, che sembra quasi che le blatte non gli facciano né caldo né freddo. Molto semplicemente se ne fotte.

Anche io comincio a fottermene, anche se adesso ogni volta che mi metto le scarpe le sbatto per vedere se per caso non c’è qualche blatta dentro.

La mia collega, che mi ha consigliato i prodotti da comprare l’altro giorno al mercato vicino al lavoro, mi ha raccontato che da bambina, avrà avuto un 10 anni, si è messa le scarpe e dentro c’era una blatta e ha sentito sui piedi quel “tichitichiti” e così ha lanciato la scarpa a 200 metri di distanza. Ecco, con tutto il bene che gli voglio alle blatte non vorrei mai ritrovarmene una viva nella scarpa.

Potrei morire.

Comunque, se ripercorro il mio passato ho sempre avuto una forte avversione per gli insetti in generale. Avrò preso da mio padre, che se vedeva una formica in casa gli veniva un coccolone secco.

Ricordo una volta, in Sicilia, che sono andato in cucina a notte fonda, avevo sete. Le luci erano tutte spente e ho acceso all’improvviso trovandomi di fronte a pochi centimetri, sul pavimento, uno scarafaggio siciliano, di quelli neri con la corazza bombata, e una blatta, che stavano vicini uno all’atra. Si vede che erano in perlustrazione in cucina.

Mi hanno guardato, ci siamo fronteggiati immobili per qualche secondo, io sono morto, mi si sono drizzati tutti i peli e sono sicuro di essere sbiancato a e di aver perso quanto meno un battito cardiaco. Poi, piano piano, i due si sono dileguati sotto a qualche mobile.

Il giorno dopo ho raccontato l’accaduto a mia suocera che mi ha detto, “bello mio, siamo in piena campagna, è ovvio che ci sono gli insetti in casa”. Insomma, niente di strano. Ha messo un po’ di Baygon e ciccia.

Molto più grave le scorse estati la presenza di un nido di vespe nella casa adiacente a quella padronale, sempre in Sicilia. Quella sì che era una presenza pericolosa. E dire che a me le vespe non fanno per niente schifo, anzi. Però sono pericolose eccome e ogni volta che mangiavamo fuori ci attaccavano impedendoci alla fine di mangiare, tanto che abbiamo dovuto riprendere a pranzare in casa.

Per le vespe abbiamo dovuto chiamare i vigili del fuoco, che mi hanno spedito a comprare un prodotto tipo mastice da mettere nel muro all’interno del quale si trovava il nido, nell’intercapedine di una parete in muratura tutta bucherellata dalla quale fuoriuscivano le vespe.

Tappati i buchi, i pompieri speravano che la regina morisse all’interno lasciando le altre vespe prive della loro guida, costringendole così a migrare altrove. Non so come è finita. Dopo l’estate sono tornato a casa, dalle mie blatte, che alla fine quasi quasi mi fanno compagnia.


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29 aprile 2026

Oggi sono raffreddato

Oggi sono raffreddato, mi bruciano le coane. Sono andato in farmacia e mi sono preso uno spray, speriamo che faccia effetto.

Da un paio di giorni sono un po’ malaticcio, ho le vie aeree infiammate. Mali di stagione.

Sono comunque venuto al lavoro perché tutto il giorno a casa mi rompo. Preferisco sempre dividere lavoro e temo libero anche dal punto di vista fisico, dei luoghi.

Non mi è mai piaciuto lavorare a casa, anche se a volte per comodità e maggior concentrazione lo faccio. Soprattutto per scrivere.

Mina in questi giorni sta bene.

Mangia, dorme e facciamo sempre delle belle passeggiate, ormai l’ex SNIA è una tappa irrinunciabile.

Per il resto, ciccia.


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24 aprile 2026

Mina cane da kebab

Il mio cane ormai non è più un cane da tartufo, ma è diventato un cane da kebab.

E’ vero che ormai da qualche settimana manchiamo dai boschi, in primo luogo a causa del prolungato calore di Mina, ma nel frattempo il mio lagotto romagnolo ha maturato una vera passione per il kebab.

Come ho già detto in precedenza, in via di Acqua Bullicante c’è il famoso Kebabone, un negozio che non lascia molto all’immaginazione, che Mina ha non soltanto adocchiato ma anche adottato come luogo d’elezione delle nostre passeggiate quotidiane.

Passeggiate che orami per abitudine e preferenze gourmet della succitata Mina tendono con una notevole regolarità verso la Prenestina, passando appunto davanti al Kebabone. Lì davanti Mina spazzola tutti i resti dei kebab caduti davanti alle panchine che si trovano davanti alla vetrina del Kebabone.

In realtà, Mina si mette in modalità ricerca tartufi e spazzola ogni residua briciola di carne che si trovi lì sotto, superstite, perduta da qualche panino vi consumato. Mina passa sopra alle scarpe degli avventori seduti a caccia di pezzetti di kebab.

Insomma, è diventata una routine.

A vote mi pare di poter dire che la poveretta si cala anche dei pezzetti di peperoncino, che non le fanno troppo bene. Lo deduco dai quantitativi di acqua da cammello che si beve alla prima fontanella, che di solito è quella del parco dell’ex SNIA dove andiamo ormai quotidianamente.

Lì c’è una bella e ampia area cani dove la nostra lagotta romagnola ama correre e mangiare un bel po’ di malva, a mo’ di insalata, giusto per sciacquarsi la bocca dopo la tappa in movimento al Kebabone.

L’ex SNIA è davvero un polmone verde sempre più apprezzato nella nostra quotidianità che dà il ritmo delle nostre giornate.

Mina l’esploratrice ama poi andare negli angoli più reconditi e nascosti del parco, dove poi la vado a recuperare non senza difficoltà.


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