talentaccio

mi è tornata voglia di scrivere

31 gennaio 2026

Quadri appesi

Stamattina Mina mi ha svegliato con una loffa silenziosissima e malefica in faccia, eravamo ancora a letto e io ero nel dormiveglia, ho riconosciuto la puzza di polpettine dell’Ikea, ieri gliene avevo data una e me l’ha fatta pagare con gli interessi.

Però poi mi sono alzato e siamo usciti subito. Come sempre tirava come una dannata, Mina. In via di Acqua Bullicante di è mangiata un Magnum bianco, era lì già da ieri nell’aiuola dell’albero e ieri me n’ero accorto e ho fatto in tempo a tirarla via. Oggi no e lei se lo è calato scientificamente, leccandosi anche lo stecchino fino alla fine.

Che dio ce la mandi buona con Mina, dicono che il cioccolato è veleno per i cani. Speriamo di no, l’altro giorno si è mangiata un bel pezzo di ovetto Kinder ma almeno non c’era la sorpresina, se no si mangiava anche quella.

Poi, me ne sono andata a correre a Villa de Sanctis. Anche oggi otto giri, meno di 53 minuti e venti secondi, sono in tutto 10,83 chilometri. Buono.

Però sono arrivato a casa ed ero morto.

Mi sono fatto la doccia con quello shampoo viola che ho, diventi tutto viola con quella schiuma che fa. Però ha un ottimo odore. Promosso.

Sono passato da casa, Pietro sta bene e sono contento per lui.

Mi sono preso un po’ di cose e me le sono portate a casa. Ho preso alcuni quadretti, soprattutto quello dello Yoga fa la sua porca figura in salotto. E il gagliardetto della Sampdoria nell'ingresso ci sta tutto.

In stanza sopra al letto ho messo un quadro che mi aveva regalato Chiara, una visuale di Genova a china direi. La mappa più piccola di Genova l’ho lasciata appoggiata sul mobile nell’ingresso, non c’erano più chiodi, anzi ce n’è uno nell’ingresso ma è troppo in alto e il quadretto affogherebbe nella parete. Se lo lascio giù, invece, ogni tanto posso chinarmi e guardarmelo da vicino per vedere se riconosco le vie e i posti segnati, che sono tutti in zona porto e in zona Principe.

Zena è sempre Zena.

Ho comprato anche il telo copri-asse per stirare e speriamo che sia abbastanza grande, ho preso quello più grande che c’era.

Ho preso anche uno scatolotto per i cavi, me ne servirebbe anche un altro.

Poi ho portato di nuovo fuori Mina, all’ex Snia c’è una bellissima area cani e Mina si è fatta pure il bagno nella vaschetta di pietra che c’è lì. Mina se c’è una vasca o una fontana lei si butta, sempre presente.

Alla fine siamo rientrati, aveva fame, e le ho dato da mangiare presto, verso le 19,00. Domani, se Dio vuole e il meteo non mi tradisce, andiamo a tartufi. Così Mina si sfoga un po’ e vediamo se si trova qualcosa per una pasta o un ovetto.



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30 gennaio 2026

Ossigeno

Ieri sera sono entrato a Villa De Sanctis dalla porticina sulla Casilina, quella che si trova dietro alla fermata dell’autobus.

Erano più o meno le 19,20 e così ho potuto correre i miei otto giri anche in orario serale, post chiusura. Si tratta di una innovazione molto importante perché d’ora in poi potrò andare a correre quando voglio, senza limiti di tempo.

Un po’ come facevo prima a Piazza Vittorio, con la differenza che Villa De Sanctis per correre è fantastica, nel verde, aria pulita e ossigeno tutta la vita. Una vera sciccheria, un salto di qualità importante.

In compenso, stamattina mi sono alzato tutto rotto. I postumi della corsa di ieri sera si sono fatti sentire più del solito. Non so bene perché. Ieri sera, otto giri, circa 11 chilometri, in meno di 54,20 minuti. Una ottima performance.

E poi ho fatto stretching e sono uscito dalla porticina. Il motorino l’avevo lasciato lì, sul marciapiede, un po’ oltre la fermata dell’autobus. Tutto a posto. Poi sono tornato a casa, ho fatto da mangiare, ho terminato il panettone e ho dato una botta ulteriore alla caciotta. Stasera, se Dio vuole, la finisco e basta caciotta per un po’, magari anche per sempre.

Oggi sono tornato a casa presto, ho portato fuori Mina, che ora mi sta guardando dall’angolo del divano in salotto. Tutto a posto.

Tornando a Villa De Sanctis, si tratta di un polmone davvero fantastico. Forse stasera ci torno.



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28 gennaio 2026

Riscatto serale

Una giornata cominciata male e proseguita sullo stesso binario si è trasformata inaspettatamente in una bella serata. Mai disperare, quindi, la svolta è sempre dietro l’angolo quando meno te lo aspetti.

Stamattina giornata cominciata sotto una specie di nubifragio. Ho dovuto prendere la metro qui a Malatesta per arrivare al lavoro e dopo il cambio a San Giovanni c’era talmente tanta gente che ho dovuto aspettare tre treni per riuscire a salire a pressione.

Un delirio, tanto che quando arrivi al lavoro dopo un viaggio della speranza di quel tipo sei già sfatto.

Hanno anche montato delle tende nuove da ufficio, di quelle listellate bianche che devi orientare per creare gli spiragli e vedere fuori. Vabbè, lasciamo perdere. A pranzo tutto ok, insalatona con petto di pollo già tagliato dentro e mozzarella, con l’innovazione degli ultimi tempi cioè pezzetti di frutta che ci stanno molto bene.

Poi ho lavorato e alla fine ciao ciao, sono tornato a casa sempre in metro ovviamente. Per fortuna ha smesso di piovere e al rientro non c’era molta gente. Ho preso Mina a casa, siamo andati a fare la nostra passeggiata serale. L’ho lasciata libera nel parchetto a Piazza Condottieri e quella scema di Mina mi è scappata fuori, non era chiuso bene il cancello. Le ho urlato e per fortuna, deo gratias, è subito rientrata. Se mi scappava per strada erano cazzi amarissimi.

Quindi mi è andata bene.

Le ho subito messo il guinzaglio e ho proseguito il giro a piedi senza mollarla più.

Mentre andavamo, lei si è mangiata anche un pezzetto di ovetto Kinder che qualche bambino ha perso per strada. Spero che non le faccia male, il cioccolato è veleno per i cani.

Tra l’altro oggi la cacca era solida, due sacchettini oggi.

Alla fine siamo rientrati verso le otto ed ero dubbioso se mangiare subito o fare un po’ di Qi Gong e cinque nuove figure di Yoga, per arrivare a venti figure fatte da quando ho cominciato a fare gli esercizi qui a casa. Ho optato per questa seconda strada e sono stato ripagato con gli interessi.

Dopo un’ottima sessione di routine di Qi Gong, con riscaldamento e qualche esercizio blando con posizioni statiche in tibao e chempao, ho fatto l’ingingung per i reni. E’ la mia classica routine, una mezzoretta. Ottimo e abbondante.

Ma poi stasera la scoperta sono state le cinque nuove figure che ho preso dal mio libro di yoga fai-da-te che ho recuperato dalla libreria di mio padre a Genova, a Natale.

Cinque figure che mi hanno rimesso al mondo. Prima la locusta completa, poi la candela – come facevo alle elementari, quando andavo a ginnastica al Gruppo Ginnico Genovese – poi l’aratro e l’arco. Infine, un esercizio più meditativo, per la trasmissione dell’energia dal plesso solare alla testa.

Cinque esercizi che mi sono venuti tutti alla grande, sarà merito del Qi Gong, però per essere un uomo ormai di mezza età avanzata – quando inizia e quando finisce la mezza età? E quando comincia la terza età? – mi sono sentito molto soddisfatto della mia flessibilità corporea. Sono super sciolto.

Penso sinceramente che sia dovuto al Qi Gong che funge da base, da substrato per tutti i movimenti snodati che riesco a fare con una naturalezza che stupisce persino me.

Qi Gong di riffe o di raffe ormai lo pratico da sette o otto anni, e non posso dire altro che ogni volta che faccio Qi Gong, quando finisco, mi sento meglio di prima di iniziare. Molto rilassato e con la testa vuota. Quindi vuol dire che funziona. E ora mi serve anche come trampolino per lo Yoga.

Cosa vuoi di più, e dopo a cena ho mangiato ai quattro palmenti e doppio menti.

Prima un’insalatona con quel che restava di una bustona di insalata mista, un wuerstel freddo di ieri a listelle, pomodorini datterini un po’ andatelli e da mangiare, dulcis in fundo – su suggerimento prezioso di Luca – un po’ di legumi sotto forma di ceci. Ho aperto il barattolo di ceci Bonduel molto ma molto buoni.

Il tutto con Mina che come sempre sembrava un questuante denutrito e un po’ di wuerstel alla fine, come sempre, ho ceduto e gliel’ho dato, speriamo che non le faccia acido con l’ovetto Kinder di prima, e dopo ho estratto anche – indovina – la caciotta e la cotognata.

Gli sto dando davvero una bella botta alla caciotta, ne è rimasto un pezzetto che ho trasferito in un contenitore di plastica con coperchio più piccolo. La cotognata è addirittura finita, l'ho giustiziata stasera. Che bello, non devo più mangiare cotognata per i prossimi vent'anni. Direi che non ne mangerò più per tutta la vita, posso azzardare senza tema di smentita. Anche se mai dire mai.

La prossima volta la caciotta la finisco e non era scontato. Sono giorni che mangio caciotta e cotognata, era diventata la mia mission impossible terminarla, non ne posso più di caciotta.

Mi sento quasi in trasformazione, mi sto trasformando in una grossa mega caciotta e fra poco uscirò in via di Acqua Bullicante e di corsa andrò a gettarmi nel traffico della Casilina per raggiungere infine l’aeroporto di Centocelle e lasciare il paese alla ricerca di nuovi mercati caseari in posti caldi. Però prima devo terminare anche il panettone, domani faccio doppietta e finisco capra e cavoli, caciotta e panettone avete le ore contate.



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27 gennaio 2026

Tornare single

Tornare single a 54 anni dopo più di vent’anni di matrimonio non è una passeggiata. La cosa più strana che mi sta capitando è che in qualche modo mi sembra di essere tornato indietro di vent’anni a quando avevo 34 anni, perché a quell’epoca risale la mia singletudine. Ma non è così, non sono più quello di allora.

Però faccio fatica a ricordarmelo e in certe situazioni mi sono comportato come se ancora avessi 34 anni. E’ un po’ come se uno ritornasse a mettersi un vestito che aveva indossato vent’anni prima, un habitus mentale del passato, ma l’abito devi adattarlo alla tua nuova età senza farti prendere da una specie di allucianzione dell'età, per cui senza rendertene conto ti trasponi nel te stesso che eri l'ultima volta che eri single. Non puoi tornare indietro nel tempo. I capelli che ho perso nel frattempo non è che mi ricrescono.

Non so se sono riuscito a spiegarmi. Single ok, ma sono passati più di vent’anni da quando eri single e tu sei cambiato, non sei più quel single là di vent’anni fa. E’ un po’ come la volta che ho rimesso indosso gli sci dopo dieci anni o forse più che non sciavo.

E’ vero che non ti dimentichi come si fa a sciare, però nel frattempo la tecnologia e tutto il resto è cambiato intorno a te. In primo luogo, gli sci sono diventati più corti. Prima, sciavo con gli sci da due metri più o meno, poi dopo 10 o 15 anni di assenza dalle nevi gli sci si sono accorciati. Lo stile anche è cambiato.

Si scia diverso adesso. Ti devi adeguare. Non puoi più sciare come facevi 20 anni fa con gli sci corti che ci sono adesso in circolazione.

Poi ti devi mettere il casco. Non basta più il cappellino di lana e gli occhiali a specchio.



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25 gennaio 2026

Stamattina pioveva, niente tartufi

Stamattina niente tartufi. Quando mi sono svegliato pioveva di brutto, un muro di pioggia, e mi sono rimesso giù. Bisogna saper desistere quando le cose non vanno come vorresti tu.

E quindi ho ristrutturato la mia domenica. Niente gita a tartufi ma corsa a Villa De Sancits. Otto giri, 55 minuti. Come ieri. E’ una nuova routine ormai digerita. Oggi sono stato poi al parco dell’energia, alias parco ex SNIA, dove c’è un’area cani da paura.

Sul tram 14 per tornare a casa da piazza Vittorio c’è stata una scena di razzismo alla rovescia che vorrei condividere con voi.

Salgo con Mina, un cane lagotto romagnolo di tutto rispetto.

La tengo a guinzaglio corto, ovviamente. Siamo su un mezzo pubblico e non vorrei disturbare nessuno.

Di fronte a me, una famiglia di indiani o bengalesi, non saprei dire. Madre, padre e figlioletta sui 10 anni.

Appena vedono Mina di fronte cominciano ad agitarsi.

La guardano con un misto di schifo o terrore. Da quanto ho capito, ai cingalesi gli animali come i cani non vanno a genio perché per la loro religione sono impuri. E quindi l’allegra famiglia cingalese si sposta e lascia tutti i sedili di fronte vuoti. Contenti voi contenti tutti, ma non penserete che smetterò di portarmi Mina sul tram soltanto per fare un piacere a voi.

C’era anche un’altra vecchia che sembrava himalayana sempre seduta di fronte che guardava male Mina.

L’ho guardata negli occhi per capire se aveva qualcosa da ridire ma no, era al telefono e parlava una lingua indo-cinese indistinguibile e non abbiamo interagito se non per la distanza che teneva dal cane, ripeto tenuto a guinzaglio corto.

Ma la prossima volta mi verrebbe voglia di mollare Mina in libertà sul 14, l’unico problema è che magari me la buttano di sotto. Di italiani sul 14 oggi ci saremo stati soltanto io e Mina.

Ieri sul 5 un uomo di colore si è messo a sbraitare contro un sudamericano. Pare che i sudamericani, ma anche i rumeni secondo lo sfogo dell’uomo di colore, apostrofino sempre le persone di colore con epiteti poco carini legati al colore della pelle.

Non è strano alla fine, la guerra fra poveri è sempre un classico e in questo caso più che mai fra immigrati di diverse provenienze e continenti si replicano sempre le solite dinamiche. Però i neri poveracci sempre nel mirino dappertutto poveracci.

Comunque sul tram sempre storie tese. Le macchinette per timbrare a volte non funzionano, ma c’è il tap & Go, molto comodo.

Peccato che stamattina al Castoro, a fare la spesa – sempre più intelligente la mia spesa – il mio bancomat abbia fatto cilecca. Siamo al 25 del mese e già sono senza bancomat funzionante, devo avere un tetto automatico ma devo chiamare per chiedere di quant’è.

C’è un mio vicino romanista che sta smadonnando contro qualcuno, la Roma tra l’altro ha segnato poco fa e ha urlato come un dannato. Considera che non l’ho mai visto per le scale, ma me lo immagino come Carlo Verdone nei suoi film giovanili quando caricava l’accento e faceva il coatto romano. Uguale, ci manca la Sora Lella ma probabilmente anche lei abita nel mio palazzo, con il sosia di Carlo Verdone.

In questi due giorni mi sarò fatto 50 chilometri a piedi, con Mina stiamo esplorando la zona, sembriamo un tandem formato da Amerigo Vespucci e Caboto o Tasman, o anche Cristoforo Colombo. Oggi ho pure sbagliato strada come Colombo, magari finisco anche io in America, anche se volevo arrivare in Piazza Nuccitelli. Ma non ci sono arrivato.

Ho lasciato il telefono a casa e così niente navigatore. Mi sono perso. Sotto l’acqua.

Ma poi sono tornato a casa. Ho fatto una fantastica lavatrice colorati a 30 gradi.

Nel frattempo ho fatto una sessione di Qi Gong e Yoga, con 5 nuove esercizi. Adesso sono a 15 esercizi di Yoga fatti con il mio manuale di Yoga fai-da-te. Ieri tra l’altro mi sono comprato il libro Yoga di Carrère, è stupendo.

La connessione FTTH di Open Fiber a casa mia funziona benissimo, è una scheggia.

Ragazz* buona notte.

E comunque quando togli il velo dell’illusione è tutto più chiaro e nitido, vedi le cose come stanno veramente. Vivi nella verità, però a volte ti racconti che forse quando c’era ancora un po’ di illusione era un po’ meno cruda la realtà. Però almeno se non c’è più l’illusione a creare un fumogeno la realtà può effettivamente cambiare, una volta che ce l’hai nitida davanti agli occhi.

Quando scrivi, se scrivi sincero veramente, è come mettere nero su bianco dei pezzi di fegato, del tuo fegato, o dei pezzi di carne comunque dei pezzi reali di te nel tuo racconto. Non so chi l’ha detto, mi pare qualche scrittrice, ha detto che quando scrive i suoi libri è come se mettesse nelle pagine tipo due etti del suo fegato. Era Oriana Fallaci a dirlo.

Per fortuna, ovunque tu sia cara Oriana, il fegato è l’unico organo che ricresce.

Il nuovo stendino che ho comprato ieri a 29 euro e novanta in via dello Statuto è fighissimo e grandissimo, ma l'ho dovuto mettere dentro perché piove ancora. Oggi niente tartufi ma domenica prossima rimetto la sveglia.



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24 gennaio 2026

Domani vado nel bosco con Mina

Domani vado nel bosco con Mina, comincia la stagione del brumale. Speriamo che non piova troppo, perché il meteo dice che piove. Ma io vado lo stesso, è da dicembre che non vado e Mina ne ha bisogno.

Stasera siamo andati al parchetto a Piazza Condottieri e Mina ha fatto una buca gigante. Ha voglia di andare nel bosco più di me. Così si foga un po’.

Serp di trovare un paio di tartufini così mi faccio l’uovo fritto col tartufo e magari la caciotta.

Devo trovare un modo per fare fuori la mega caciotta che ho nel frigo.

Metà l’ho mangiata ma l’altra metà è ancora lì e la cotognata sta per finire. Devo trovare un modo di farla fuori e di togliermela dal frigo.

Oggi mi sono comprato lo stendino e il ferro da stiro. Ormai la mia dotazione è praticamente al completo.

Oggi la ragazza che ho incontrato a Piazza Condottieri, proprietaria di un lupetto di nome Diego con cui Mina ha giocato tranquillamente – hanno anche scavato insieme la buca per un po’ – mi ha detto che un’area verde in zona c’è a piazza Nuccitelli, con un’area cani. E’ vicina alla fine e devo provarla.

Oggi con Mina abbiamo preso il tram, il 5, e siamo arrivati a Piazza Vittorio.

Nei giardini Mina sembrava Torna a casa Lessie, a casa sua, e ha voluto per forza andare all’area cani.

Aria, aria di casa mia….Aria, aria di libertà…. Si sentiva così Mina all’area cani di Piazza Vittorio oggi, era da un bel po’ che mancavamo, e lei se l’è goduta anche se pioviccicava e anche se era pieno di pozzanghere che sembravano laghetti. Le ho tirato un po’ di pallette, come al solito, poi è arrivato anche il suo amico Gigi. Si sono annusati.

Poi siamo andati dal cinese in via Alfieri, c’era anche Amadis, che non vedevo da prima dell’estate. Aveva i pantaloni bianchi, chissà perché la gente si mette i pantaloni bianchi quando piove – oggi una signora in via di Acqua Bullicante era tutta bianca, anche gli stivali, sembrava quasi una sposa nel fango – e ad Amadis l’ho salvata perché Mina voleva saltarle addosso a più riprese.

Praticamente l’ho strangolata con il guinzaglio.



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23 gennaio 2026

Salto di qualità nel mio Natale diffuso

Il mio Natale diffuso ha fatto decisamente un salto di qualità notevole stasera a cena, con l’apertura di un panettone Maina classico nuovo di pacca. Fresco e morbido come appena sfornato. Scade a giugno ma penso che non durerà nemmeno tre giorni da quanto è buono.

Me lo sono portato a casa dal lavoro, me l’ha dato la mia capa Silvana, era rimasto lì in giacenza, insieme a diverse altre derrate alimentari natalizie arrivate con pacchi e pacchetti vari. Mi ha detto “prenditelo, te lo mangi a colazione”, ma io a colazione mangio i fiocchi d’avena dei quaccheri, un kiwi e yogurt greco da 150 grammi. Tutti i giorni.

Così come a pranzo mangio l’insalatona dalla China, ci scriverò un racconto con i diversi tipi di insalatona che mangio da lei, spesso le ho fotografate, soprattutto all’inizio quando ero a dieta e me le variava un sacco giorno dopo giorno. Sono anni che ci vado, tutti i giorni a pranzo, da Giulia la China del bar dei Pittori. Per me l’insalatona dalla China è un punto fisso della mia routine, è come una dieta della vita andare da lei. E poi la passeggiata per sgranchirsi un po’ prima di rientrare in ufficio.

Il mio Natale diffuso continua, vorrei fondare un partito con i Nataliani, quelli che vogliono vivere il Natale tutto l’anno. Stavo già pensando al programma l’altro giorno. Al programma di governo dei Nataliani. Ai Re Magi tre dicasteri pesanti: Trasporti, Difesa e Sanità.

Oro, incenso e mirra come se piovesse con i Nataliani al potere. E la manna con la panna. Panettone a domicilio e gratis per tutti. Presepi viventi che ti lavano i vetri al semaforo e Gesù Bambino che a turno si porta il bue e l’asinello a casa della gente e dorme in salotto ricreando il clima Betlemme a casa tua. La stella cometa fissa in zona Malatesta.

La neve fissa anche in agosto, le lenticchie anche a colazione e il Maina sponsor ufficiale della slitta di Babbo Natale, modificata con un motore elettrico green che non inquina più come una volta. Una serie di cloni di Babbo Natale, con l’AI incorporata, che vanno in giro a portare regali a tutti ma tutto l’anno.

La Befana intanto si è ritirata a vita privata, perché le feste non finiscono mai e la sua ragione di vita, portare via tutte le feste, non c’è più. All’inizio, la Befana si era messa in cura psichiatrica dura, poi ha capito che si può rifare una vita soltanto accettando questa nuova situazione e che la vita è cambiamento, bisogna assecondarlo e non mettersi di traverso.

La Befana ha investito i suoi risparmi in un intervento massiccio di rinoplastica, si è fatta in naso come Nancy Brilli, anzi si è rifatta completamente chiedendo di diventare un clone di Nancy Brilli, e adesso si è trasferita in Colorado. A Denver. Ha aperto un negozio di articoli per la casa.

Intanto Babbo Natale sta cercando casa nella mia zona, gli ho consigliato via Da Giussano, vicino alle luminarie fisse di via Malatesta, così non perde la Trebisonda.

Oggi Mina mi ha fatto di nuovo arrabbiare, appena l’ho sciolta nella finta area cani vicino a casa si è presa un osso di pollo lasciato lì e ha divorato in tre secondi ogni minimo residuo di pelle e di carne. Ha frantumato tutto, sentivo il rumore dell'osso sotto ai suoi denti, mentre la inseguivo e lei scappava e le urlavo di mollare l’osso. Maledetta. Spero soltanto che non stia male. Le ossa di pollo sono la cosa peggiore per i cani. Speriamo bene.

Domenica tra l’altro voglio tornare a tartufi, è tempo di brumale. Vado nel posto con il torrentello, non vedo l’ora. L’anno scorso non sono potuto andare perché di questi tempi Mina era in procinto di accoppiarsi ed è rimasta subito incinta. E’ passato già un anno.

Oggi ho fatto di nuovo Qi Gong in casa e poi ho fatto altri cinque esercizi nuovi di yoga. Fra questi il fiore di loto e poi ho ripetuto anche i cinque dell’altra volta. Sono quindi a dieci esercizi di yoga. Sono molto soddisfatto e penso che mi comprerò il libro Yoga di Carrère, probabilmente non c’entra nulla con la pratica dello yoga. Ma penso di comprarmelo ugualmente anche perché sto per terminare il mio giallo scandinavo.

Oggi ho parlato con tre canare in zona, il cane è un medium sociale clamoroso.

Domani mattina è sabato e porterò Mina a Villa De Sanctis all’area cani. Poi la riporto a casa e vado a correre. Otto giri di Villa De Sanctis sui 50 minuti. Niente panettone a colazione, soltanto di sera. A colazione soltanto fiocchi di avena dei quaccheri, un kiwi e uno yogurt greco da 150 grammi se è nel vasetto piccolo, altrimenti due cucchiaiate e anche più se è nel contenitore grande da un chilo. Ma quello è solo bianco.



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22 gennaio 2026

Stamattina Mina quattro sacchettini

Stamattina Mina quattro sacchettini. Stiamo un po’ esagerando, secondo me. Forse devo darle meno da mangiare, anche se in realtà sui quantitativi non mi sembra di aver cambiato nulla di sostanziale. Vedremo nei prossimi giorni.

Per il resto, stamattina ci siamo fatti una bella passeggiata, includendo anche via Ubertini nella nostra routine.

Una via piacevole, con uno spartitraffico ampio e calpestabile fra l’erba e qualche alberello. Alla fine stanno saltando fuori alcune zone più dog friendly anche in mancanza di un giardino o di un parco. Ci arrangiamo. nella foto Mina con Millo, prima che Mina si rasasse.

Ieri sera mi sono mangiato le polpette dell’Ikea, in effetti sono la soluzione più rapida. Però me ne sono fatte troppe, 12, ne ho mangiate soltanto 5. Così stasera mi scaldo il rimanente e sono già avanti.

Ieri sera mi sono visto Cliffhanger, un vecchio film con Sylvester Stallone che fa delle arrampicate libere su pareti verticali sotto la neve e la tempesta in maniche corte. Assurdo ma anche bello. Film anni ’90 direi, senza effetti speciali.

Stamattina mi sono fatto una bella doccia con l’acqua calda, ho spostato la leva dello scaldabagno da low a economy ed è cambiato tutto, l’acqua è bella calda. Molto bene.

Oggi al lavoro vuoto cosmico, c’è soltanto un collega nell’altra stanza. Dopo l’evento tutti in smart working. Ci sta ma oggi preferivo comunque venire.

Preferisco, di norma, dividere anche fisicamente il lavoro dalla vita privata se no diventa tutto un minestrone in cui non c’è più differenza su nulla. Ovvio che anche a me ogni tanto non dispiace stare in smart working, soprattutto in casi particolare quando ho bisogno di restare a casa. Ma non succede poi così spesso.

In questi giorni sto cercando di dargli una botta alla caciotta che mi è arrivata in un pacco natalizio. Con la cotognata. Tocca mangiarla perché sta impregnando il frigo, dove Gioana ha messo un mini contenitore del sale pieno di aceto per neutralizzare quanto più possibile l’odore forte del formaggio.

E così mi sto trasformando quasi in una caciotta con la cotognata perché sto mangiando tocchi di caciotta a raffica. A palla. Però non ho il pane e quindi li mangio con le crocchette di riso. Una sorta di bestemmia culinaria.

A Mina forse hanno dato fastidio i bastoncini che le ho comprato l’altra volta al Castoro, sono verdi per l’alito. Ma lei l’alito non ce l’ha mai avuto cattivo. I bastoncini li ho comunque tutti spezzati in due, come faccio con i Dentastix perché in effetti sono leggermente lassativi come effetto collaterale.

Vediamo.

Fra poco vado a mangiare dalla China (si legge Ciaina). Insalatona. Vediamo se è con tonno, non l’ho avvertita che ci sono quindi magari non me l’ha preparata. Il mio collega in presenza, è di là nell’altra stanza, per comunicare con me usa la chat. Non ho parole. E’ vero che mi voleva mandare un link, però diciamo che ormai i rapporti di lavoro, ma non soltanto quelli, si sono molto dematerializzati. La gente non telefona più nemmeno troppo volentieri. Preferisce scrivere su Whatsapp.



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20 gennaio 2026

Natale diffuso anche a tavola

Il mio fantastico Natale diffuso di gennaio continua anche a tavola. Ho ricevuto e aperto soltanto due giorni fa, postumo, un pacco natalizio che mi hanno mandato e che era rimasto in giacenza dalla mia vicina Laura e in questi giorni mi sto rifacendo del tempo perduto.

Nel pacco c’era una caciotta gigante, una cotognata, un bel pezzo di grana padana, una torta sbrisolona, riso, una mostarda di zucca. Un salame.

La sbrisolona l’ho aperta ieri e già metà me la sono calata sana. Mandorle e non troppo dolce, favolosa.

La caciotta l’ho aperta oggi, con la cotognata, mi sono impiastricciato di brutto le mani ma è fantastica.

A questo punto devo soltanto trovare qualcuno che prepara il bollito, io porto la mostarda di zucca in dote e così siamo pari e patta.

Il Natale diffuso è la mia nuova battaglia personale. Le luminarie sono sempre lì, in zona Malatesta, e così la mia nuova fissa ha motivo di essere.

Oggi con Mina siamo finiti un po’ in giro, ma all’area cani sono rimasto poco perché ci sono dei padroni con la pallina e a scanso di equivoci è meglio andarsene subito.

Come ti viene di portare una pallina all'area cani, è come portare Bo Derek in gradinata Sud.

Poi ho incrociato Millo, l’altro lagotto di zona uguale a Mina ma con la macchia marrone sul collo. Lui tutto vaporoso, era andato a fare lo shampoo oggi, mentre Mina rasata sembra full metal jacket.

Un incontro tra fratelli diversi, fino a ieri sembravano sosia Millo e Mina e oggi invece sono lontanissimi ricordi di una somiglianza che non è più così evidente.

Mi devo comprare uno stendino più grande e anche un ferro da stiro e il sale.

Oggi ho dimenticato di lasciare i soldi a Gioana.

D’ora in poi lascerò tipo 50 euro sul tavolo per ogni evenienza e così non ci dovrò più pensare ai soldi della prossima settimana perché sono già lì.

Stasera ho fatto Qi Gong nella casa nuova, è andata bene e le candele bruciano molto bene.

Poi ho fatto un po’ di yoga.

L’altra volta a Genova mi sono preso una guida allo yoga, era nella libreria di mio padre.

Stasera ho cominciato a fare gli esercizi. Sono molto carini. Ho fatto i primi cinque, con le foto e le spiegazioni di come mettersi in posizione e quanto rimanerci.

Domani ne farò altre cinque, magari, di figure nuove e ripeterò quelle che ho fatto stasera.

Ho spento la tivù, un concorrente della Ruota della fortuna ha appena vinto 200mila euro, pazzesco.

Ieri sono andato all’Eur in motorino, poi ieri sera pioveva e ci ho messo un sacco perché l’acqua non scivola sul parabrezza e mi rende difficile vedere la strada.

Le luci si riflettono sull’acqua e mi tolgono la visuale.

Per fortuna oggi non pioveva e al ritorno ci ho messo poco, anche all’andata. Meno di quanto dicesse il navigatore anche perché lì dove c’è rosso e arancione mi metto esterno, fra le due corsie, oppure sulla preferenziale degli autobus e salto il traffico a pie’ pari.

Uno dei vicini ha un pendolo. Ha appena battuto le ore, sono le 22,00 dieci tocchi.

Un’altra cosa che mi dà fastidio sono gli insaccati senza il pane. Soprattutto la mortadella.

La mortadella secondo me la morte sua è con la pizza bianca.

Domani al lavoro mi rimetto ancora il vestito, siamo ad un evento, finisce domani.

All’Eur.

La parola Eur è spesso nelle parole crociate, anche la parola Ian e la parola Aar, il fiume svizzero di non so dove, anche il fiume Inn e a volte il fiume Ill.

Io l’idea per il mio racconto nuovo ce l’ho, potrebbe anche essere un romanzo. Però per il momento ho soltanto il titolo, anzi di titoli ne ho due per il mio romanzo nuovo.

Però non li dico per non farmi fregare l’idea. Io l’idea ce l’ho il problema è svilupparla.

Due idee ho, me le devo ricordare. Magari me le scrivo. Però non qui. Non voglio dissipare il mio vantaggio competitivo.

Sono due titoli simili, del tipo di tre parole. No uno è di tre parole, l’altro di un po’ di più.

Scrivere adesso mi sembra di essere uno che strimpella la sua chitarra così, un po’ a caso. Giusto perché ha voglia di sentire le corde e pizzicarle.

Ho finito il riscaldamento.

Oggi a Qi Gong in casa mi sono acceso le candele in salotto, una non ci sono riuscito perché lo stoppino è troppo corto e la cera è quasi finita.

Ci ho provato, ma mi bruciavo.

Era la candela verde che è rimasta spenta. Le altre, una bianca e le altre due rosse, si sono accese. Con una bella fiammella potente e guizzante.

Negli esercizi di yoga prima ne ho fatto uno, si chiama il cobra, che devi mettere la fronte per terra e poi la guancia sinistra sul pavimento. Però mi ha strechato per bene la schiena.

Ecco cosa volevo scrivere, me lo sono ricordato ora, stanotte di nuovo ho sentito lo sgocciolamento nel muro del bagno, come l’altra volta che ho chiamato il padrone di casa alla befana che mi ha indicato l’idraulico. Ho preso l’appuntamento, ma poi l’ho disdetto perché lo sgocciolamento si è interrotto e quindi l’avrei fatto venire a casa senza corpo del reato.

Lui fra il serio e il faceto – ma sembrava più che altro infastidito, ironicamente infastidito – mi ha risposto su Whatsapp “alla prossima rottura” con una faccina sorridente che però secondo me era soltanto di facciata e in realtà lui, l’idraulico, era davvero rotto di palle.

Però stanotte lo sgocciolamento nel muro si è riproposto. Ora non c’è più, ma stanotte c’era. Non ho le traveggole, io. Mai avute le traveggole in vita mia.

Però a questo punto ho capito che nel muro del bagno c’è uno sgocciolio intermittente, che la maggior parte del tempo non c’è. Una perdita che però è saltuaria e quindi ho deciso che me la tengo. Non chiamerò più l’idraulico per questo che è un falso problema.

Ti devo confessare, in realtà, che quando lo sgocciolio non c’è un po’ mi manca aguzzo l’orecchio per vedere se per caso in lontananza non ci sia invece e che il mio sia un problema di udito mancato.

Non volevo dirtelo però ho steso le lenzuola fuori, sullo stendino troppo piccolo, ho dovuto piegarle in due e un po’ strusciano per terra domani vediamo se si sono un po’ asciugate.

La lavatrice funziona stasera ho mangiato anche la pasta con tonno.

Mina di nuovo oggi due sacchetti per la cacca, cacca a rate, così con il pelo corto le si vedono di più gli occhi.

E’ un lagotto?

Sì è un lagotto anche se ha il pelo corto, è sempre un lagotto.

Il titolo, anzi i due titoli del mio nuovo racconto – ma in realtà sono due racconti diversi – sono simili e sono anche simili a Piccolo mondo antico. Almeno uno dei due. L’altro è un po’ più lungo. Me li devo ricordare.

Buona notte. Ti dirò se sgocciola.



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18 gennaio 2026

Luminarie a gennaio in via Malatesta

Mi hanno chiesto di scrivere e lo faccio, anche perché avrei delle idee. Però c’è la finale di Coppa d’Africa in corso. Marocco-Senegal. Scrivere sarà difficile mentre guardo la partita.

(E’ la finale e io devo confessare che da settimane guardo la Coppa d’Africa sul 60, il canale 60, ho visto giocare anche il Burkina Faso, il Benin e le Isole Comore che non sapevo nemmeno che si trovassero in Africa).

Cerco di scrivere, quindi, con la finale della Coppa d’Africa in sottofondo, in background, con il volume azzerato.

In questi ultimi giorni ho pensato di scrivere almeno due cose. La prima, che mi piace un sacco questa cosa che a Roma – ma potrebbe essere anche altrove – siamo a gennaio più che inoltrato ma addobbi natalizi, luminarie, alberi di Natale, Babbo Natale sulle facciate dei palazzi, panettoni e torroni al supermarket Castoro di via di Acqua Bullicante – ma immagino che sia così ovunque – sono sempre all’ordine del giorno. E' pieno di roba di Natale in giro, in giacenza. E' un Natale diffuso.

Insomma, è ancora Natale e sono felice di questo, perché un mese di merda come gennaio non c’è al mondo e trasformarlo in questo modo, mascherandolo da qualcosa di diverso da quello che è – un lurido mese di gennaio peraltro piuttosto gelido quest’anno – è un maquillage sociale che adoro. Un gennaio natalizio tutta la vita.

Siamo a gennaio, ma facciamo finta di essere a Natale. Geniale, come direbbe la mia amica Muriel.

Geniale con le luminarie in via Malatesta che mi tracciano la strada fino a Piazza Condottieri, fino al parchetto dove posso sciogliere Mina libera. Sembra una piccola area cani improvvisata e va bene così.

(Il Senegal sta pressando ma non riesco a seguire bene la partita perché hanno la maglia verde come il terreno di gioco e si confondono con il prato, senza occhiali).

Le luminarie in via Malatesta sono un po’ come la via Lattea ed è subito Star Trek.

Mi trovo in un’altra dimensione, dove i cammelli dei Re Magi si stanno abbeverando alla fontana e il sole splende nel cielo.

Poi torno qui e vedo la signora che raccoglie le forze e mentre attraversa la strada dice alla sua amica “Ma come fanno d'inverno in Svezia, ci sono stata una volta, la cosa peggiore non è tanto il freddo quanto il buio”. Evviva le luminarie, lasciamole tutto l’anno con l’albero e il presepe.

L’altro giorno, era sabato sera, ho incontrato due signore nella metro C. Ero a San Giovanni e dovevo andare a Malatesta. Ero con Mina laggiù, sul binario, in attesa del treno per Pantano.

(Il Marocco, esattamente El Kaabi, si è magnato un gol grande come una casa e si sta disperando in slow motion. E quando ti ricapita in finale di Coppa d’Africa un’occasione così, tu che giochi al Pireo con l'Olympiakos).

Le due signore si spupazzano Mina, viene fuori che anche loro hanno dei cani, una parla del suo dalmata. Parliamo, cose da canari, e si inserisce un tot di gente con Mina che si fa fare le carezze da tutti ma poi si irrita e comincia ad abbaiare. E’ un cane leghista, Mina, appena c’è uno straniero gli abbaia e non so come bloccarla. Sarà l’odore diverso o magari sente l'odore della paura.

Fatto sta che poi Mina si calma, ma devo comprarmi una museruola da metterle quando siamo in luoghi pubblici, e le due signore continuano a parlarmi. Mi chiedono dove vivo, si chiedono ma come mai non ti abbiamo ancora visto in giro in zona Malatesta visto che anche loro vivono lì.

Dico che sono lì da poco e poi, un po’ vergognose e un po’ ridendo, mi dicono che loro non scenderanno a Malatesta, ma alla fermata prima, al Pigneto.

Silenzio.

“Perché al Pigneto?”, chiedo io. E loro, un po’ vergognose, “Perché abbiamo parcheggiato lì la macchina per non camminare”, dicono tutto d’un fiato. Non mi trattengo e dico “Ma siete scandalose, dai, per due passi in più”. E anche loro scoppiano a ridere. “Tra l’altro trovare parcheggio di sabato sera al Pigneto è un casino”, dicono. Ma pur di risparmiarsi due passi in più hanno spostato la macchina. Ci salutiamo.

Scendo con Mina e mi trovo in Piazza Malatesta. Ormai le sagome gigantesche dei palazzoni mi stanno diventando familiari. Quasi quasi mi mancavano un po’ e adesso è quasi piacevole rientrare fra i palazzoni verso casa, sembrano degli enormi ciclopi, dei giganti buoni che vegliano su questa piccola umanità varia e avariata che si muove sotto, lì sotto. A volte mi immagino che i palazzi comincino a muoversi, un po' pesanti per la stazza, e si buttino nel traffico di via di Acqua Bullicante.

Mi manchi, è da tantissimo tempo che mi manchi, non so dove sei ma ti sto cercando. Star Trek alla ricerca di nuovi mondi, anzi per meglio dire di nuove forme di vita. Speriamo che sia femmina.

E poi c’è Mina, che fa sempre una cosa che mi fa incazzare, cioè lei fa la cacca a rate. Fa un primo round, cacca dura, e uso un sacchettino. Poi, dopo cinque minuti, fa un secondo round. Cacca più molla, soprattutto se ha mangiato qualcosa che non fossero le sue crocchette. Poi, a volte, fa anche il terzo round. Le sue cagate peripatetiche, in circolo, che si estendono su una superficie enorme fra la gente che passa e io che blocco il passaggio per raccogliere tutto. Il girotondo della cacca di Mina. E i sacchetti volano via che è un piacere, oggi ne ho comprato una confezione da otto a 7,99 euro al Castoro. Mi sembra un buon deal se penso al consumo giornaliero.

(La partita procede, secondo tempo ancora zero a zero. Gioco frammentato, evidente paura di perdere da ambo le parti).

Il canale 60 del digitale terrestre è una figata, anche il 58 Rai Sport. Sul 60 fanno anche le partite della Primavera e a volte me le guardo, e la serie C. Sul 58 fanno gli sport minori, tipo pallanuoto, pallavolo, sci, pattinaggio sul ghiaccio, pattinaggio velocità ecc. Vorrei fare una raccolta firme, un referendum, per dare maggiori o pari diritti e dignità agli sport minori. Figli di un dio minore.

Comunque, io l’idea per un bel racconto ce l’ho, però non la scrivo qui per non bruciarla. Anche se in realtà già in questo racconto c’è stato un accenno a questo nuovo racconto che mi sta frullando per la testa ma che devo cercare di strutturare un po’ meglio, se no lo ammazzo nella culla.

E comunque volevo dirti che ti sto cercando e che però se mi vuoi mandare un segnale te ne sarò grato. Tipo la lanterna per entrare in porto.

Ma di certo non eri tu ieri mattina sul 19, sul tram 19, che ho preso sulla Prenestina direzione Piazza Vittorio. Ho preso il tram sbagliato, perché ha girato sotto il tunnel a Porta Maggiore verso San Lorenzo e sono dovuto scendere con Mina e farmi il tunnel a piedi e prendere il 5. Per fortuna era già lì e l’ho preso al volo.

L’altra sera in Via Malatesta con le luminarie e mentre Mina correva nell’area cani finta, a Piazza Condottieri, ho sentito un rapido, veloce, minimo, momento di felicità. E’ stato un attimo e poi è finita lì. Ma le luci sono ancora accese e gennaio è ancora un Natale mascherato da presepe vivente.

Quando verrai dimmelo, voglio preparare le candele e magari anche il thè, mi sono portato le bustine e lo zucchero c’è. Anche il latte e il limone.

(La finale di Coppa d’Africa è una palla pazzesca, noiosissima. Se finisce ai rigori non la guardo, è un finale insulso ai rigori, tipo la roulette russa).

Mi manchi, se tu fossi qui non ti direi nulla, andrei di là a preparare il thè anche se queste piastre elettriche non mi fanno impazzire, nulla a che vedere con una bella fiamma a gas.

Io lo so cosa vorrei scrivere, ma lo scriverò la prossima volta perché so soltanto poco e mi voglio sforzare di più.

Oggi ho azionato il decoder, non ero da solo, e ho fatto la lavatrice, non ero da solo, poi ho steso la roba e qui ero da solo. Lo stendino è microscopico e l’ho subito riempito in ogni angolo. Quello che non ci stava l’ho messo sulla sedia, anzi su due sedie e sull’ometto.

Lo stendino l’ho messo fuori sul terrazzino con le mollette.

L’altra sera, a Piazza Condottieri, con le luminarie e tutto, con Mina che correva nell’area cani, in quell’attimo di piccola felicità ho pensato che le luminarie le dovrebbero lasciare tutto l’anno, anche ad agosto e che tu potresti anche non arrivare mai e allora ti aspetterò comunque. Che palle però.

(Ti dico solo che hanno dato un rigore al Marocco al 96esimo minuto, che scandalo. Il Var è una cosa abominevole. Un rigore così è un furto a cielo aperto, anche se il difensore l’ha combinata grossa affossando Brahim Diaz. Il Senegal sta abbandonando il campo prima che il Marocco tiri il calcio di rigore inventato, in segno di protesta, ed è un finale diverso).

(L’allenatore del Senegal ora è in campo a protestare con l’arbitro mentre la sua squadra è a bordo campo. Se ne stanno andando negli spogliatoi, il Senegal, in segno di protesta. Tipo quando perdevi la partita al campetto e allora te ne andavi col pallone. Viva la Coppa d’Africa. Ma colpo di scena è tornato il portiere, e anche il Senegal è rientrato in campo. Dopo un quarto d'ora tutto pronto per il calcio di rigore. Se l’è fatto parare, Brahim Diaz, ha tirato una caccola centralissima a due all'ora, con un cucchiaio imbarazzante gliel'ha praticamente passata al portiere, gliel'ha tirata in bocca, forse rosolato dalla tensione e dalla sceneggiata che aveva fatto prima per ottenere il rigore, ed era in lacrime con l’allenatore dopo questo errore che lo segnerà per la vita. Vanno ai supplementari).

(Ha segnato il Senegal).



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16 gennaio 2026

Ikea e altre cose

Ieri sono venuti quelli dell’Ikea. Ero sul terrazzino e non ho sentito il citofono, o per meglio dire l’ho sentito ma non l’ho riconosciuto. Pensavo che fosse il telefono fisso del vicino.

Poi sono saliti, erano le 7,40 di mattina, e hanno montato tutto in quattro e quattr’otto.

La Billy, la libreria più venduta d’Europa, me la sono fatta ancorare al muro perché stava storta. Completamente storta, si vede che il pavimento non è dritto ma in discesa.

A questo punto la casa è pronta. Non manca più nulla. Devo soltanto attivare il decoder con qualcuno.

Di pomeriggio sono andato a correre a Villa De Sanctis. Era già buio ma volevo provare a correre in notturna. Sono arrivato alle 17,45, ho fatto otto giri e ho finito alle 18,30.

Sono uscito a fare un po’ di stretching e ho visto che i custodi hanno chiuso il cancello alle 18,38 senza preavviso né niente.

Quindi tocca stare molto attenti se si va a correre dopo le 18,00 quando c’è buio.



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14 gennaio 2026

Habemus modem

Annuncio vobis, magno cum gaudio, che il modem della fibra Enel dopo innumerevoli giravolte è atterrato a destinazione.

Sono estasiato anche perché non ci speravo più. La finestra di consegna era ormai superata da più di un’ora.

Il corriere l’ho visto al volo, in real time, mentre stavo facendo fare un giretto al cane di fronte a casa.

L’ho inseguito e mi ha dato il pacchetto, che per il momento preferisco non aprire.

Una cosa alla volta.

Poi per la connessione e tutto ci penserò, magari in compagnia.

E’ stato un percorso lungo e difficile, ma alla fine il modem è arrivato a destinazione.

Habemus modem.

Vorrei qui sintetizzare, per punti, alcune angherie che ho dovuto subire per arrivare a questo memorabile risultato.

1. Restare nove minuti in attesa con il numero verde di BRT dall’Albania per conoscere il dettaglio della mia consegna, in ritardo di più di un’ora, per poi buttare giù senza ricevere risposta.

2. Ricevere da BRT una mail mezz’ora prima dell’inizio della “finestra di consegna” di due ore, costringendomi di fatto a fuggire di corsa dal lavoro per precipitarmi a casa in tempo per l'inizio della finestra.

3. Innumerevoli chiamate al numero verde dell’Enel, mittente de facto del modem, ma del tutto impotente rispetto alla consegna.

4. Mettere un adesivo del mio cognome sulla pulsantiera del citofono e rendermi conto che qualcuno dei miei vicini l’aveva strappata.

5. Sentirmi dire da uno dei vicini, anziano con 40 anni di militanza nel palazzo, che “i vicini non amano gli adesivi sulla pulsantiera, perché fa sembrare il palazzo un ritrovo di immigrati”.

6. Dovergli rispondere che io non sono un immigrato, che l’immigrazione con la consegna del mio modem non c’entra nulla, ma evitare la lite perché lui, l’anziano, mi dà una dritta importante: “appiccica l’adesivo con il tuo nome fuori dalla pulsantiera, sotto. Così nessuno dirà nulla e sarai tollerato”. E così ho fatto, mettendo il mio cognome nella terra di nessuno, nella parte sottostante la numerazione ufficiale della pulsantiera. Come esserci senza esserci veramente.

7. Ringraziare il vicino anziano per il suo prezioso consiglio, reprimendo sul nascere ogni impulso di reagire malamente a questa linea di pensiero e di azione di per sé aberrante.

Ma alla fine quello che conta è il risultato finale.



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13 gennaio 2026

Il fantasma di via Perestrello


Mi sono appena finito di mangiare tre uova fritte con la scamorza, una cena di tutto rispetto nella mia nuova casa di via Perestrello.

Apro la finestra della cucina per buttare la bottiglia vuota della birretta artigianale che ha accompagnato il mio lauto pasto nel sacchetto del vetro, che ho deciso di tenere sul terrazzino. Apro la finestra, e il terrazzino è tutto pulito, lindo e tutto è messo in ordine maniacale.

Resto basito, perché il giorno prima, era domenica, il terrazzino era un ammasso schifoso di sporcizia per terra, le crocchette del cane – il sacco grande da 20 kg – era buttato sotto la finestra del bagno, a ostruire il movimento insieme allo stendino aperto senza nessun motivo. Il mocio Vileda chiudeva il casino totale con il sacchetto del vetro gettato sotto il tavolino.

Insomma, il giorno prima il terrazzino era un gran casino ma ieri sera, invece, era tutto in ordine. Per terra pulitissimo, la scopa e la paletta messi sulla sinistra insieme al mocio Vileda e il saccone delle crocchette del cane, su cui è dolcemente appoggiato lo stendino, piegato ordinatamente su se stesso.

Guardo ancora e non mi capacito.

Com’è possibile che sia tutto in ordine?

Ieri avevo detto al telefono a mia moglie che era necessario avvertire la signora delle pulizie che la priorità a casa mia era appunto la pulizia del terrazzino. Ma ora lo trovo pulito che più pulito non si può.

Qualcuno in mia assenza deve essere entrato in casa.

Mi sale la paura e vado di là a controllare nel cassetto della camera, mi avranno rubato i soldi. Ma i soldi sono tutti lì. Nessuno ha toccato i soldi e nemmeno nient’altro è fuori posto. Soltanto il terrazzino è stato rimesso a nuovo in mia assenza.

Ma chi è stato?

E perché soltanto il terrazzino?

Scrivo al mio padrone di casa e poi lo chiamo a più riprese per chiedergli se non sia stato lui, per caso, ad entrare in mia assenza. O se per caso vi siano in giro degli altri mazzi di chiavi di casa mia. Ma il padrone di casa non risponde.

Ma chi è stato allora?

Sono un po’ nel panico e chiamo mia moglie, anzi devo dire ormai ex moglie.

Se mi trovo lì, in via Perestrello, nel mio nuovo appartamento soltanto da pochi giorni è perché dopo 20 anni di matrimonio ci siamo lasciati. Ciò non toglie che sia sempre lei la prima destinataria delle mie elucubrazioni. “Ci sarà qualcuno che ha la mia chiave”, dico. “E chi?”, replica lei.

Penso al padrone di casa, che magari è venuto a vedere come tengo l’appartamento o magari qualcuno si è lamentato di Mina, il mio cagnolino che lascio da solo di giorno. Ma Mina dorme di giorno e non ha mai fatto casino.

Chi altri? “Potrebbe essere la donna delle pulizie del vecchio inquilino, inconsapevole del cambio di situazione”, azzardo. Ma come? Se fosse entrata il cane le avrebbe abbaiato contro. E lei si sarebbe subito accorta che non era più la casa del vecchio padrone.

Ma se fosse stata una donna delle pulizie perché avrebbe dovuto fare soltanto il terrazzino?

Magari si è accorta che non era più la casa abitata dal padrone ma soltanto in un secondo momento.

Mi arrovello, stile commissario Montalbano a caccia del colpevole, faccio congetture che però non stanno né in cielo né in terra.

Mia moglie da Piazza Vittorio dice che secondo lei potrei essere stato io a mettere in ordine e a pulire e che non me lo ricordo.

“Ma sei sicuro di non averlo fatto tu?”, chiede lei dubbiosa.

“Sono rinco ma non fino a questo punto”, le rispondo un po’ piccato.

Tra l’altro non bevo, non fumo, non mi drogo. Sono lucido come un pesce.

Poi sento mio fratello, che vive a Milano, e cominciano a balenarmi in mente idee di fantasmi in casa che fanno le pulizie.

“Qualcuno dal balcone del vicino?”, dice lui.

“Ma è troppo lontano, è impossibile”, gli dico.

Intanto richiamo il padrone di casa, che non risponde. Che fine ha fatto? Ma ormai sono già quasi le dieci di sera. Dovrò aspettare il giorno dopo.

E dire che sto ancora prendendo confidenza con la nuova casa e con il circondario. Mi sembra di essermi trasferito all’estero, da Piazza Vittorio dove sono stato per 20 anni, a questa nuova zona vicino a Piazza Malatesta. Stasera sono andato al Pigneto, con il cane, ed è stata anche una bella passeggiata.

Ma questa del fantasma in casa non ci voleva.

Tra l’altro, dice mio fratello, “almeno è un fantasma che ti vuole bene e che ti mette in ordine le cose”, dice ridendo.

In effetti, è stato carino. Mi siedo davanti alla tivù e mi sintonizzo su Salernitana-Cosenza, una partita di serie C di cui non mi interessa nulla, ma che mi tiene compagnia. Non vorrei essere solo lì, in via Perestrello, io e il fantasma. Meno male che c'è il cane, che però è bello tranquillo.

Che tipo sarà il mio fantasma? Me la immagino come una vecchia signora con la scopa in mano che non ama il disordine e che mi fa capire che un terrazzino così lercio non è ammissibile.

Sento anche mia madre che vive a Genova, è più preoccupata di me.

Mio fratello mi dice di tenere la chiave nella toppa, per evitare che di notte qualcuno possa entrare da fuori.

Lo faccio, e alla fine vado a letto. Mina viene con me e alla fine dormo come un puttino.

Mi sveglio alla mattina, sempre lì con il dubbio del fantasma, che nel frattempo ha preso le fattezze di una sorta di Ghostbuster con l’aspirapolvere per le pulizie. Apro di nuovo il terrazzino, per verificare che durante la notte non sia successo qualcosa di nuovo. E' tutto in ordine e pulito come non mai.

Vado in bagno e dico a voce alta, in modo che il fantasma eventualmente mi senta bene se è in ascolto, che se per caso mi vuole far comparire nel letto una bella donna disponibile, possibilmente con i capelli lunghi e neri, gliene sarei molto riconoscente.

In questo momento, me lo immagino come una sorta di spirito buono della lampada di Aladino, pronto ad esaudire tutti i miei desideri.

Mi sporgo nella stanza ma, ahimé, la donna dei miei sogni non si è materializzata.

Eppure l’avevo vista bene, quella notte, nel mio sogno mattutino e l'immagine era ancora lì nitida, dietro la retina.

Controllo lo smartphone, ma il mio padrone di casa non ha risposto ancora. Sarà ormai in fuga alle Cayman, l'ho smascherato. E’ presto, prendo il motorino e vado a Centocelle. Passo dall’aeroporto, c’è poco traffico, tutte zone nuove nella mia nuova dimensione fra Malatesta, Pigneto e Tor Pignattara io che a Piazza Vittorio ci avevo fatto le radici. E quando arrivo a destinazione ecco il messaggio tanto atteso del padrone di casa compare sullo schermo dello smartphone.

“Buongiorno, purtroppo stavo dove non c'era connessione e linea tel. Non si preoccupi, ho messo una nuova serratura europea e quindi. le nuove chiavi non. ce le ha nessuno. Venerdì sono iniziati i lavori alla facciata con l'edilizia acrobatica. Allego la comunicazione dall'amministratore. Saluti”.

“Si comunica che, in previsione del miglioramento delle condizioni atmosferiche Venerdi 09 Gennaio dalle ore 8.00, inizierà l'allestimento del cantiere per eseguire le lavorazioni di messa in sicurezza approvate nell'ultima assemblea, da parte della ditta di edilizia acrobatica Edilfly”.

Praticamente, è stato un operaio dell’edilizia acrobatica a pulirmi il terrazzino luirdo e il mio fantasma di via Perestrello non lo vedrò più, ma mi ero già affezionato. Un po' mi dispiace, mi faceva già compagnia. Avevo pensato di lasciargli dei bigliettini in casa, con le faccende da sbrigare e i miei desideri più reconditi: la Samp in serie A, la donna con i capelli neri che mi accoglie a braccia aperte, un bel salto dal trampolino e una bella birra in compagnia. Sarà per la prossima volta.



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